Archivio mensile:Gennaio 2014

Nome al tavolo Blackjack ” di Valter Binaghi. Recensione Giovanna Marras

valter binaghi

 

 Chi è Blackjack, il personaggio chiave dell’ultimo romanzo “ Nome al tavolo Blackjack ” di Valter Binaghi, morto nel Luglio del 2013.

Forse qualcuno che abbiamo conosciuto, un eroe, oppure l’antieroe di manzoniana memoria.

Blackjack è un uomo solo, che in modo scanzonato cerca di cavalcare le onde tempestose della sua esistenza. Lo fa in maniera apparentemente facile, gioco d’azzardo, donne e intrighi sembrano essere il fulcro della vicenda, ma è solo questo?  No, è ben altro! Il romanzo è una metafora su come affrontare la vita, su come ogni giorno sia una lotta per restare saldi ai propri principi, il gioco è solo uno dei modelli. Il baro, l’uomo che da sempre sta sul crinale, è colui che guarda bene in faccia il proprio destino. Non chiede sconti, nessuna pietà, solo qualche attimo di pace per il riposo, parentesi che spesso gli è negata. Egli non può e non deve distrarsi: basta un attimo e la partita è persa. Continua a leggere

Intervista a Erri De Luca, di Giuseppe Granieri

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De Luca, se fosse un ragazzo di 25 anni, con la sua prima raccolta di racconti, o con il primo romanzo finito, quindi alla sua prima esperienza editoriale, pubblicherebbe con un editore a pagamento o con uno dei servizi online di self-publishing?

“Sconsiglio editori a pagamento che promettono inesistenti distribuzioni in librerie e promozione stampa. Pubblicarsi in rete è un modo per lanciare il proprio sassolino nello stagno, un modo per comprare un biglietto della lotteria, dunque se fossi un esordiente di oggi punterei sulla divulgazione in rete, evitando le incresciose attese di risposta da una casa editrice”. Continua a leggere

“LA CUCINA DELL’ANIMA”, DI GIUSEPPE CONTE E MARIA ROSA TEODORI

Recensione di Marino Magliani, intervista di Giovanni Agnoloni

La cucina dell’anima. 99 ricette sapienziali, di Giuseppe Conte e Maria Rosa Teodori (ed. Ponte alle Grazie)

Giuseppe ConteTrovare solo la Liguria quando si leggono certe pagine liguri di Giuseppe Conte è impossibile, per lui è sempre il mondo intero, anche lungo una mulattiera polverosa di sbarbariana memoria. Pure, si può provare a sostenere il contrario: non c’è un verso di Giuseppe Conte, una prosa che canta il mare e l’universo, e i popoli, e persino nella cucina (come nel saggio-prefazione a questo ottimo La cucina dell’anima. 99 ricette sapienziali, uscito da non molto per Ponte alle Grazie) e persino nelle pagine di amicizia, non c’è luce e profumo in cui non si trovi il vento che frasca nelle fronde dei pini liguri, e il tramonto che polverizza ogni cosa e la fa vibrare ancora un istante, e il salino che incrosta le ringhiere e i grumi ferrosi sul mare ligure, e le ardesie unte d’umido.

A Conte non interessa mostrare la Liguria o nasconderla, per quelli come lui funziona alla perfezione la grande lezione di Miguel Torga e il suo contrario: cos’è l’universale se non il locale senza i muri? L’introduzione a questo libro inizia con i ricordi dell’infanzia, le fettine di vitello del dopoguerra, le merende liguri, e la cura con cui le mamme preparavano le cose, cui segue il distacco, la cucina della libertà, gli studi, il mondo, e infine, assieme a tutto questo, l’amore. Continua a leggere

24. L’importanza decisiva

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da qui

Il sacerdote che mi era stato affidato era dotato di un fascino di fronte al quale non restavo indifferente. Lo conoscevo da diversi anni, ma i nostri rapporti erano stati frammentari, fino allora. Non temevo una relazione approfondita: mi sentivo sicura di me stessa, avendo cooperato a stretto contatto con diversi preti. Ero abituata a dare grande valore al sacerdozio; lo stesso don Mario gliene dava: non mi meraviglierei, mi disse, se il Signore mi avesse chiesto di fondare il Centro giovanile col solo scopo di generare vocazioni. Continua a leggere

Vivalascuola. Viaggio della memoria

Presentiamo i racconti del “viaggio della memoria” a Mauthausen, Gusen e Hartheim che gli studenti della 5A del Liceo Scientifico Tecnologico dell’IIS “Giovanni Giorgi” di Milano hanno compiuto tra il 29 e il 31 gennaio 2013, introdotti da una riflessione di Stefano Levi Della Torre. Un grazie di cuore a ragazze e ragazzi e a tutti, uno per uno, l’augurio di rispettare, quando saranno adulti, “i sogni della giovinezza” (F. Schiller, Don Carlos).

Il coraggio di ricordare
di Stefano Levi Della Torre

L’impegno di tanti studenti e docenti nell’affrontare la tragedia dei campi di concentramento e di sterminio nel cuore dell’Europa è quasi eroico, non solo per l’argomento ma anche per la condizione in cui è stata ridotta la scuola italiana, la cui qualità si affida sempre più alla buona volontà di chi vi partecipa. Continua a leggere

Ritratti di poesia, Edizione VIII

Invito-elettronico

Ritratti di Poesia
Edizione VIII- 2014

Roma, 12 febbraio 2014, Tempio di Adriano- Piazza di Pietra.

Uno sguardo alla diversità delle voci. L’oralità, la poesia metropolitana.
L’irruzione del fumetto e di Twitter.
Premiati Giampiero Neri e Adam Zagajewski.

Il Tempio di Adriano ospiterà il prossimo mercoledì 12 febbraio l’ottava edizione di «Ritratti di Poesia», progetto nato come osservatorio sulla poesia contemporanea e divenuta negli anni uno dei più rilevanti appuntamenti dedicati a questa espressione artistica. Quest’anno, tra i protagonisti, i candidati al Nobel Adam Zagajewski e Yang Lian. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.64: Remote stanze, voci più vicine. Letizia Dimartino, “Ultima stagione”

Letizia Dimartino, Ultima stagioneRemote stanze, voci più vicine. Letizia Dimartino, Ultima stagione, Borgomanero (Novara), Giuliano Ladolfi Editore, 2012

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di Giuseppe Panella

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Accompagnata dal viatico di numerose presentazioni e note critiche (una lettera di Renato Minore, una presentazione di Guido Oldani, una Nota critica di Matteo Vecchio al termine del testo, una quarta di copertina di Francesca Mastruzzo), il volume di Luciana Dimartino è una raccolta di liriche dal tono e dal taglio coordinato e intensamente rilevato in cui a squarci lirici di lacerante profondità si accoppiano letture della realtà di più ampio respiro.

Non a caso Renato Minore parla di «un diario anche assillante e force, ma senza risentimento, quel dialogo continuo con un tu sempre in scena, quasi che l’altra voce sia quella dell’accompagnamento che, rispettando il ritmo e il respiro, sostiene una melodia, la prepara, la raccoglie e talvolta ad essa s’intreccia senza mai cercare di contrastarlo o disorientarlo, “la voce che vorrei / la voce che calma / il sorriso che non ha sapore”»[1].

Oldani, invece, più legato a una sorta di movimento pittorico della scrittura e al suo ondularsi coloristico e lucente, ritrova nella poesia di Letizia Dimartino una dimensione rappresentativa umbratile e ferma nello stesso tempo.

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Poesie di Max Ponte – tradotte in francese da Camilla Gastaldi

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L’età minoica

Ora che ho scoperto
l’estetica minoica e la scimmia azzurra
sono fermamente risolto
a far reagire i miei liquidi con i tuoi

Tale cromostoria
consisterà nel fatto che
nella piena applicazione dei principi
della stechiometria, della termodinamica
e dell’art. 43 del contratto collettivo nazionale
precipiterò inevitabilmente dentro di te Continua a leggere

VORREI CHE NEL MONDO

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Nella mia città la gente passeggia. Girano sui marciapiedi del centro, sul lungomare, sulla camminata mai finita del porto. La gente passeggia, s’incontra, si saluta, si ferma a parlare, ricomincia a passeggiare. I giovani se ne stanno sulle panchine a fumare e a guardare chi passeggia e chi si ferma a discutere. Se ne stanno lì, a giurare che mai e poi mai finiranno anche loro a passeggiare. Le panchine su cui stanno sono le stesse su cui sedevano i loro genitori trent’anni fa. Ma di tanto in tanto anche i giovani si staccano dalle panchine e vanno a fare due passi. Nella piazzetta davanti al mare ci sono due cavallini a molla, uno scivolo e una casetta di plastica ricoperta di scritte spray. I bambini sono troppi, aspettano il proprio turno, talvolta imparano a farsi furbi e a passare avanti, crescono prendendo confidenza con quelle file (alla banca, al comune, alle poste, negli uffici, all’asl, ovunque ci sia un servizio o uno sportello) a cui i loro genitori sono da tempo abituati. Tra il porto e il centro si è da poco liberato un vasto spazio pubblico. “Che ci faranno?” mi sono chiesto, “uno skatepark?, dei campetti da pallacanestro?, un’area giochi per bambini?”. Ci hanno fatto un parcheggio. Per la gente che va a passeggiare.
Nella città dove vivevo prima, invece, che è dall’altra parte dell’oceano e che ha cento volte gli abitanti della mia città, ogni quartiere ha uno skatepark e dei campetti da basket e delle aree giochi per bambini. La gente passeggia e vede i giovani andare sullo skateboard e tirare a canestro e correre. Ti fa sentire come se stesserro restituendo qualcosa al posto in cui vivono. Ti fa sentire come parte di una città che non vuole che i suoi cittadini passeggino e basta. In questa grande città un artista ha Continua a leggere

Letture amiche: “L’acqua tace”, Pelagio D’Afro

l'acqua taceMi fa piacere riprendere una vecchia abitudine persa solo per mancanza di tempo, non per mancanza di volontà o di materiale. L’abitudine, mantenuta per anni, di mettere nero su bianco le mie impressioni di lettura. Alcuni libri, infatti, non lasciano niente dopo la parola fine. Altri invece fanno pensare. Alcuni divertono, altri commuovono. Talvolta, pescati nell’immane offerta di questi anni, pur essendo stati graditi si finisce con lo smarrirne la memoria, ed è un peccato. Me ne sono resa conto quando un’amica mi ha chiesto di parlarle di un paio di romanzi che, come io stessa le avevo detto, mi erano piaciuti molto. Sì, però, a raccontarli… quasi non ricordavo più niente, a parte il fatto che mi erano piaciuti. Un po’ poco, certo. Ecco perché, tempo permettendo, vorrei riprendere questa sana abitudine. Una volta che hai scritto, la memoria resta (scripta manent, dicevano gli antichi) e se qualcuno domani mi chiedesse un parere su qualcosa che ho letto potrei rimandarlo al… link apposito. Continua a leggere

Pasquinata

Pasquinata
Vorrei spiegarti tutto il mio futuro
con queste poche, misere parole,
che a malapena ammiccano dal bianco
dello schermo. Capirei se esitassi
a immaginare il vento sollevato
dal messaggio che piove nelle nostre
serre, sempre protette da paure
ancestrali, dall’Alto Ministero
delle stolte certezze. Comprenderei
perfino l’illusione di fermare
il tempo, solamente per gustare
le gratificazioni di una seria
competenza. Ma dare dell’illuso
a chi vede il futuro nel presente
mi sembra troppo, cara luminare.
Mi puzza assai di abuso di pazienza.

Inizio

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da qui

Il muso del Conero si distende
nell’acqua. Non avevo sentito mai
il rumore del mare. Ci voleva
questo inverno dei sogni, l’assoluta
rinuncia ad ogni forma di potere
sulla vita, la spada che trafigge
il cuore ad ogni inizio di Progetto
per udire la Voce, quel respiro
librato sull’abisso del peccato
mortale, quel vagito sulla croce.

“Quartiere non è quartiere”. Un’intervista a Luciano Curreri a cura di Marino Magliani

Luciano Curreri, Quartiere non è un quartiereQuartiere non è quartiere. Luciano Curreri, Quartiere non è un quartiere. Racconto con foto quasi immaginarie, Venezia-Mestre, Amos, “Calibano”, 2013, pp. 120, 12 euro

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di Marino Magliani

 

Quando si prende in mano Quartiere non è un quartiere di Luciano Curreri – uscito per Amos edizioni, nel novembre del 2013 – l’impressione è di avere a che fare con una ristampa, perché sulla quarta di copertina appaiono alcuni commenti che sembrano tratti da diverse recensioni ma che di fatto veicolano una specie di “quarta collettiva”, che “mixa” le opinioni di ben sei autori diversi. L’idea mi sembra geniale, e non sto a dirvi chi firma gli “strilli”, non è importante, anche se son davvero bei nomi, tutti, e alcuni addirittura grandi.

Un’altra cosa del libro, da dire, subito, guardandolo da fuori, appoggiandolo sulla scrivania o rigirandolo tra le mani, è che è curatissimo. Ma questa, a dir il vero, non è una novità: i libri di Amos sono ben riconoscibili per sobrietà e eleganza, caratteristiche (oggi non troppo diffuse) con cui Michele Toniolo ha dato vita a collane dove trovano posto pagine selezionate di letteratura italiana e straniera e autori e artisti – talora in doppia veste, talora in tandem compositivo, fra scrittura e materiali iconografici – come James Baldwin, Roberto Ferrucci, Vladimir Kantor, Tiziano Scarpa, Jean-Philippe Toussaint, Kenneth White, Julio Llamazares.

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