Archivio mensile:Novembre 2015

L’occasione di Giuseppe Panella

Giuseppe Panella, L’occasione della poesia. Poesie 2007-2014, Interlinea, Novara 2015, pp. 96, euro 14,00.

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di Andrea Galgano

Il nuovo libro di Giuseppe Panella (1955), docente di Estetica presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, L’occasione della poesia. Poesie 2007-2014, edito dalla novarese Interlinea, è l’esito di una gestazione autentica che modula il tessuto vocalico con forza e scoperta.

L’interiore inseguimento che il poeta percorre, cerca l’indizio di un’occasione per compiersi e dirsi in tutta la portata del suo dettato e del suo grido.

La ricchezza verbale e le letture assorbite in questi anni rappresentano l’arsi di una scena asseverativa e descrittiva che si pone come voce ultima, come spazio connesso alla chiarezza estrema del quotidiano, dove la poesia cerca le sue armi e pone le sue gioie e i suoi dolori ultimati.

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L’attimo di una farfalla. Sulla poesia di Monica Martinelli

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di Lucianna Argentino

Durante la presentazione a Roma, lo scorso maggio, del libro di Monica Martinelli “L’abitudine degli occhi” (Passigli, 2015), Claudio Damiani tra le tante cose interessanti ha detto anche che la nuova poesia si è, finalmente, accorta che c’è un “fuori” per cui lo sguardo del poeta si è rivolto all’esterno. Ora non è questa la sede in cui discutere approfonditamente su questo stimolante tema che, tra l’altro, mi riporta alla mente Michel Foucault e il suo “Il pensiero del fuori” là dove il filosofo scrive che “l’essere del linguaggio appare di per se stesso solo nella scomparsa del soggetto”. Continua a leggere→

Vivalascuola. La paghetta

Un bonus di 500 euro agli insegnanti a tempo indeterminato. E’ un dettaglio nel mare magnum del sistema scolastico italiano. Eppure è la spia di un pensiero e di una politica, per questo gli dedichiamo una puntata di vivalascuola. “Il bonus è arrivato. Umiliante la grancassa mediatica che lo ha accompagnato. Restituirlo al mittente? Sì, se fossimo in grado di riproporre su Matteo il Giovane la pioggia di monete che si scatenò su Craxi all’ Hotel Raphael. Piuttosto cerchiamo, a partire dal bonus, di far crescere il dissenso verso la Legge 107. E vediamo di capire se si può dar corso ad un gesto collettivo di disobbedienza civile, se siamo in grado di rifiutarci di documentare le spese, visto che quei soldi sono nostri e costituiscono una parte infima di quel che ci hanno tolto con un blocco contrattuale di sei anni“. (Giovanna Lo Presti) Continua a leggere→

VICTORIA CÁCERES, “LA FUGA DE POLLOCK”

Introduzione e traduzione dallo spagnolo di Giovanni Agnoloni 

Quarta puntata della serie dedicata agli scrittori internazionali da me conosciuti durante la residenza letteraria presso H.A.L.D. Hovedgaard.

Oggi parliamo di Victoria Cáceres, scrittrice argentina nata a Buenos Aires. Laureata in Lettere e Filosofia e autrice di romanzi, racconti e saggi (tradotti in numerose lingue), è stata ospite di residenze internazionali negli Stati Uniti, in Cina e, appunto, in Danimarca. Ricordo in particolare le sue raccolte di racconti El baño turco (Urania, 1997) e Monasterio (Orbital, 2000), e i romanzi Sentimiento Oceánico (Orbital, 2006) e La fuga de Pollock (Textosintrusos, 2014).

Victoria Cáceres

Victoria Cáceres

Proprio da La fuga de Pollock – una fantasmagoria di percezioni e angosce scaturenti dall’immaginarsi della scrittrice all’interno di una delle opere del maestro dell’espressionismo astratto americano, fuori da qualsiasi riferimento spazio-temporale – traggo questo estratto (le pagine iniziali), da me tradotto dallo spagnolo. Continua a leggere→

11. Il filo d’oro

Dio degli eserciti
Non mi rendevo conto, in quel periodo, del privilegio di poter celebrare in ore di massima affluenza. Quando cambiò il vento, e fui assegnato a messe destinate a rari mattinieri, dovetti prenderne coscienza amaramente. Nel frattempo avevo riavviato i contatti con il don, in via d’uscita dal trauma della fuga seguita alle pressioni intollerabili. Mi stupivo della sua mitezza, del sorriso triste sul volto emaciato dallo stress. Nonostante dolori e delusioni, aveva ancora una capacità di accoglienza sorprendente, un ascolto in grado di mettere da parte le sue angosce, per dedicarsi all’altro. Soffrivo, pensando alla sua pena, ma entrambi intuivamo l’esistenza di un filo d’oro in bilico tra un presente cupo e un futuro in cui tutto si sarebbe attuato nel modo voluto dal Signore. La fede ricevuta da don Mario risorgeva in me come un ricordo trasformato in realtà viva, in energia che conteneva in sé la forza stessa dell’Onnipotente, lo tsunami del cielo pronto a rovesciarsi sulla terra. Guardando il don, la sua faccia scavata dalle veglie, vi leggevo una luce misteriosa, le tracce invisibili di una prossima vittoria che si faceva strada in mezzo ai dubbi, le crisi, le paure.

Lo scrittore dei “matti” che raccontava la follia

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di Nicola Vacca

Mario Tobino, tra i più grandi scrittori del secondo Novecento, merita una riscoperta. Nonostante gli sia stato dedicato nel 2007 un Meridiano,  lo scrittore – psichiatra di Viareggio è stato quasi dimenticato.

I suoi libri, per la maggior parte ambientati nel manicomio dove lo scrittore ha esercitato la professione, raccontano l’esperienza della follia. Tobino ha dedicato tutta  la sua vita  a questo,  cercando di comprendere  l’umanità  dei pazienti che lui amava curare con la particolare attenzione del rispetto e della dignità

I  libri migliori di Mario Tobino  germogliano in manicomio,  dove egli per vocazione ha vissuto l’ intera  vita insieme ai suoi “matti”, per dimostrare  che loro sono creature degne d’amore. Ispirato da una psichiatria umana scrive  e lavora per dimostrare che i malati di mente meritano un trattamento dignitoso, vanno trattati, e soprattutto bisogna prestare cura e attenzione  per la loro vita spirituale e per la loro libertà.

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Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. La rivelazione

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Rivelazione

Caro Giovanni,
Sono stato io a mentirti. Perdonami, Giovanni. A Caserta noi due non dovevamo essere soli. E una volta lì, in quella anonima città io non ho fatto alcun incontro inatteso. Comprendi adesso? Ma nessuno mi ha spiegato, giustificato la tua assenza. Nemmeno tu. Mi sentii abbandonato e non so dire se fu più forte il rammarico o l’irritazione. Dovevamo vederci a Caserta. Io, tu e Rosaria. Continua a leggere→

10. Strati

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Le vicende si incrociavano a ritmo incalzante. Nell’ex parrocchia e al Centro giovanile sembravano procedere serenamente: l’amministratore pareva tener conto della storia e del contesto che per un anno gli venivano affidati. Non era chiaro, per loro, se io dovessi ritornare: il clima era sospeso tra un passato ricco di esperienze esaltanti e condivise e un futuro incerto, in cui si cercava di scrutare e decifrare qualche segno del destino. Noi due avevamo la certezza morale che il Signore ci volesse qui, al Divino Amore; le conferme si moltiplicavano, nella preghiera intensa in cui Dio comunicava il suo Progetto. Il mio impegno si svolgeva tra il Santuario e l’attività pastorale e catechetica nella chiesa della Santa Famiglia, in cui elargivo a piene mani la Parola di Dio, suscitando in catechisti e animatori, aperti al nuovo, un’adesione che nessuno avrebbe più potuto soffocare. Le forze avverse lavoravano nell’ombra: ogni tanto scorgevo conciliaboli tra sacerdoti e laici preoccupati seriamente per la nostra attività. Cercavano alleanze – anche ad alto livello – per stroncare i tentativi di cambiare, spargevano zizzania, coprendo di discredito le nostre intenzioni e iniziative. L’atmosfera si presentava a strati non comunicabili: la goia e la speranza convivevano con l’odio e col rancore, in un conflitto destinato a esplodere, a venire allo scoperto.

Corvi e profeti

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“Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio d’Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io».
A lui fu rivolta questa parola del Signore: “Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. Verrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare». Egli partì e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente”(1Re 17,1-6).

I corvi, a volte, sono gli unici a far vivere la profezia.

GUIDO CATALANO, LA POESIA ALLA DERIVA

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di Max Ponte

E’ di questi giorni un dibattito che riguarda la poesia di Guido Catalano. Il confronto è nato da un mio post su Facebook  nel quale denunciavo, esaminando alcuni versi dell’autore citato, un pericolosissimo abbassamento del livello poetico, auspicando un intervento responsabile di lettori e critici su questo tipo di scrittura. Continua a leggere→

IL TERZO SGUARDO n.49

Emiliano Alessandroni, Ideologia e strutture letterarieEmiliano Alessandroni, Ideologia e strutture letterarie, prefazione di Emanuele Zinato, Roma, Aracne, 2015

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di Giuseppe Panella*

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Emanuele Zinato chiarisce bene, fin da subito, la missione critica del secondo libro di Emiliano Alessandroni (di lui avevo già recensito positivamente il precedente La rivoluzione estetica di Antonio Gramsci e György Lukács, prefazione di Pietro Cataldi, Padova, Il Prato, 2011) :

«L’iiriducibilità della letteratura all’ideologia, che si palesa nelle icursioni estetiche di Marx e di Engels, è che informa di sé la tesi principale del libro di Alessandroni, è fondata su una nozione di ideologia come falsa coscienza soggettiva, ignoranza, inganno e mistificazione. L’ideologia, però, ha un doppio volto, come negli anni Venti ha dimostrato la ricerca di Pavel N. Medvedev, che chiamò idologemi (concetto-termine utilizzato ampiamente, ma con accezione negativa e in opposizione a Ferruccio Rossi-Landi, anche in Ideologie e strutture letterarie) quelle formazioni “parte della realtà sociale materiale che circonda l’uomo” imparentate con altri concetti, come temi e motivi socialmente condivisi, che pur essendo esterni alle categorie estetiche, costuiscono buona parte del “materiale grezzo” con cui si costruiscono i testi» (p. 19).

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Pasolini l’implacabile. A quarant’anni dalla morte

Pasolini
di Augusto Benemeglio

1. Una voce malata

Pier Paolo Pasolini, – scrittore, poeta, regista, giornalista, editorialista, ma anche filosofo e pittore , ritenuto uno dei più grandi intellettuali italiani del ventesimo secolo, – lo rivedo ora in televisione, in bianco e nero, dopo più di quarant’anni, forse poco tempo prima del suo assassinio nell’idroscalo di Ostia, il 2 novembre 1975. Continua a leggere→

Defoe inedito

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Daniel Defoe ha nutrito un vivo interesse per le condizioni sociali dell’Inghilterra tra la fine del XVII secolo e l’inizio del XVII secolo. In ogni suo scritto la realtà londinese è stata al centro di osservazioni critiche e puntuali. Pochissimi autori del suo tempo sono riusciti a analizzare così a fondo il tessuto politico e sociale dell’Inghilterra.

L’attività del Defoe pubblicista non è meno importante dell’attività del Defoe romanziere e scrittore. Soprattutto quando l’autore di «Moll Flanders» si occupa direttamente di realtà criminale.

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