Archivio mensile:Maggio 2023

Mara Venuto, Vora

a cura di Alberto Fraccacreta

Mara Venuto, Vora

Alla terra perpendicolare la caduta,
la vergogna dei cani deposti a marcire.
Vagare innocenti a due a due,
sui talloni il peso del domani e il suo travaglio,
la lucida sapienza delle viole.
In eredità lasciarsi calici dove nessuno beve
e restano come un danno nelle mani.

*

Forse il termine delle cose
è il piccolo osso sulla nuca,
la nocca di un indice
che dal buio chiede di aprire.
Bussare incastrati nel tempo
una pretesa carezza.

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La vita oltre la vita


Un uomo mi ha detto che durante la sua “morte”:

La voce mi ha rivolto una domanda: «Ne è valsa la pena? » E voleva dire se la vita che avevo condotto mi sembrava, ora che sapevo quello che sapevo, degna di essere vissuta.

Incidentalmente, tutti sottolineano il fatto che la domanda, per quanto definitiva e profonda nel suo impatto emotivo, non suona mai come una condanna. L’essere non rivolge la domanda per accusare o minacciare, perché il morente continua a sentire da parte della luce un amore e un’accettazione totali, indipendentemente dalla risposta. La domanda sembra piuttosto intesa a far riflettere il morente sulla sua vita. In un certo senso è una domanda socratica, rivolta non per ottenere un’informazione, ma per aiutare l’altro ad avviarsi da solo sul sentiero della verità.

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Francesco Vitale, Lo spirito cuoce

a cura di Alberto Fraccacreta

Francesco Vitale, Lo spirito cuoce

Giorno dopo giorno

Immagina l’immagine
dei tuoi orizzonti
interpreta simulacri
che nuvole osano mostrare

saranno indizi
di un domani
domani?

Sospensione

Il tempo lacerato
lasciamolo ai suoi passi
come tele surreali
di una persistente memoria.

Play!
Billie Holiday
saprà come finire.

Francesco Vitale, Lo spirito cuoce, Edizioni Efesto.

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Incontri VII

Erich Fried (Germania, 1921-1988)

Le misure

Si ammazzano i pigri
il mondo si fa diligente

Si ammazzano i brutti
il mondo si fa bello

Si ammazzano i folli
il mondo si fa saggio

Si ammazzano gli ammalati
il mondo guarisce

Si ammazzano i tristi
il mondo si fa allegro

Si ammazzano i vecchi
il mondo ringiovanisce

Si ammazzano i nemici
il mondo si ingentilisce

Si ammazzano i cattivi
il mondo si fa buono

Gianni Rodari (Italia, 1920-1980)

Bambini, imparate a fare cose difficili
È difficile fare le cose difficili:
parlare al sordo,
mostrare la rosa al cieco.
Bambini, imparate a fare cose difficili:
dare la mano al cieco,
cantare per il sordo,
liberare gli schiavi che si credono liberi. Continua a leggere→

Arianna Galli, Il deserto di Milano

[foto di Fabio Samoirago]

a cura di Alberto Fraccacreta

Arianna Galli, Il deserto di Milano

Ritratto (Modigliani) 

Hai realizzato solo per me un ritratto profondo
tu che dicevi che non sapevi dipingere una donna,
perché non le comprendevi.
Le altre, dicevi – erano donne trasparenti.

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Differenza e Pluralità – Giuseppe Panella (Prato, 27 maggio)

Sabato 27 maggio
Biblioteca Lazzerini, Sala conferenze (via Puccetti 3 – Prato)
dalle ore 10 alle ore 18

Giornata di studio dedicata a Giuseppe Panella a cura della Sezione SFI (Società Filosofica Italiana) di Prato in collaborazione con la Biblioteca Lazzerini e con il patrocinio della sezione SFI di Firenze, Gruppo Quinto Alto e Salotto Conti di Sesto Fiorentino.

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro. Quinta domenica di Pasqua

“Io sono” (Egò eimì, in greco) è il Nome di Colui che manda Mosè a liberare il popolo di Israele. Così i LXX traducono in greco quello che in ebraico, in realtà, è meno definitorio e meno assertivo. Ehyeh asher ehyeh (Es 3,14) implica una affermazione che non è ontologica, ma che definisce ciò che si è a partire dalla storicità del coimplicarsi, del divenire storico, del farsi per e con il popolo.

In questo senso, la lettura dell’affermazione presente nel vangelo di questa domenica (Io sono la via, la verità e la vita) si apre a considerazioni sempre più provocanti per noi.

La solennità dell’affermazione è data proprio dall’incipit: Io sono. Non si può non pensare ad un riferimento al Nome di IHWH. Siamo di fronte ad una manifestazione di come si deve intendere Dio. Continua a leggere→

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Lucio Mayoor Tosi. Primo pomeriggio


di Giorgio Linguaglossa

Primo pomeriggio

Un sottopentola, o tovaglietta. Di paglia, un po’ sfrangiata ai bordi.
Per forza di colore bordò. Chiaramente usata.

Anche farsi una sigaretta. Tavolo con casamenti per l’intero universo.
Nessun profilo, tutte le cose messe di fronte.

Quando d’improvviso. / È l’ora dei nani, tre quattro mosse
in paradiso di coscienza. E lì scavare, scavare.

Grigio, colore dominante. Acqua di colonia. Blu e nero
il monitor confinante col cimitero.

Un campo di luce più ristretto di quello del sole. Ora
primo pomeriggio. Raggi dal sottosuolo bene attivi.

Fermo come impalcatura ascolto. Se cuore e bellezza
siano confinanti.

«Confina con me. Il sottopentola» dissi. Quindi lei
sbattè la porta. E giurò di non vedermi mai più.

L’importanza di ogni cosa è misurabile scandendo
ogni sillaba del prontuario “Nuovo tempo”. Metodi

per il soccorso giornaliero. Homo sapiens. Prima
del digiuno. Lui e la sua coorte di oggetti. Continua a leggere→

20 righe (per niente) facili di Pasquale Vitagliano

Il centro angolare della raccolta di Giulio Laurenti, In circostanze normali (Ensamble, 2023) è il paradosso di Zenone che lui riprende in uno dei suoi pezzi. La poesia è la tartaruga. Lei è lenta ma ha lo spazio che gioca in suo favore. Achille, per quanto possa correre non la raggiungerà mai. Eppure, corre lo stesso. Questo è quello che conta. Perché il desiderio vuol crederlo lesto. L’esperienza di incompiutezza di Achille dovrebbe essere propria di ogni poeta onesto. Senza effetto di frustrazione. Anzi, con una ironica consapevolezza che lo rilancia nella sua corsa. In me svanisce tutto il ciarpame/ trabocco di gioia per la sua gioia/ restando con la faccia d’un salame.

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Intervista ad Anita Piscazzi


di Luca Pizzolitto

Poetessa e musicista, due manifestazioni che caratterizzano il tuo percorso artistico e di vita. Poesia e musica, che spesso si sfiorano, si intersecano; altre volte, invece, percorrono sentieri distanti tra loro.

Che importanza hanno, nella tua vita, queste due anime e in che modo, nella tua esperienza, si sfiorano, si intersecano o si distanziano? Continua a leggere→

5 maggio


Ti guardo da quest’ultima frontiera,

tra la vita e la morte, come un filo

che tendi da quel cielo avvicinato

tra lacrime e ferite, nella gioia

che arriva dal silenzio, dal mistero,

da una vita che supera quel tempo

passato insieme, e sempre ritrovato.

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Il mio amico Huck Finn, di Riccardo Ferrazzi

Per tradurre The adventures of Huckleberry Finn non si può prescindere da ciò che al testo è stato premesso dall’autore. Lo riporto integralmente perché anche il burlesco “Avviso” iniziale è indispensabile per chiarire quale deve essere il tono della narrazione.   

 

                                                    Avviso

 

Chiunque cerchi di trovare uno scopo in questo romanzo sarà incriminato; chiunque pretenda di trovarci una morale sarà proscritto; 

chiunque si azzardi a trovarci un senso sarà fucilato.

 

                                                                    Per ordine dell’autore

 

                                                                    Firmato              G.G.

                                                                               Comandante in capo dell’Artiglieria (*)

 

(*) N.d. T.  Si suppone che questo G.G. fosse un tale George Griffin, negro nato schiavo e reso libero dalla Proclamazione di Emancipazione dopo essere stato attendente del generale Devens durante la Guerra di Secessione. A partire dal 1874 fu per diciassette anni maggiordomo in casa di Samuel Clemens (vero nome di Mark Twain). Si dice che abbia ispirato il personaggio del negro Jim. Continua a leggere→