Trattare gli altri come si tratterebbe Gesù: è uno scenario inedito che apriamo. L’andare oltre della Pasqua cristiana.
Archivio mensile:Giugno 2025
Frammenti di Cinema # 89

di Pasquale Vitagliano
Ci sono film come quelli ispirati al Grande sonno, tratto dal romanzo di Raymond Chandler, che sono diventati cult e hanno dato origine anche ad un genere come il cinema Hard Boiled. Sono diventati talmente canonici da aver originato alla fine, per contrasto, numerosi tentativi di decostruzione. Sullo stesso piano, ma con un’operazione diversa, ci muoviamo con una storia che è diventata una vera e propria messa in abisso, a conferma che il cinema, specie quello grande, racconta sempre sé stesso. Anche in questo caso la fonte è un libro, Il talento di Mr. Ripley, romanzo di Patricia Highsmith. Ne esistono, infatti, molte versioni. A far riemergere questa storia è la riuscita mini-serie Netflix, Ripley, diretta da Steven Zaillian. La versione più famosa, tuttavia, resta quella di Anthony Minghella del 1999, con una particina persino per Fiorello. La prima versione al cinema è del 1960. Il film è francese, girato da René Clément e con Alain Delon, col titolo Delitto in pieno sole. Negli anni 2000 sono usciti addirittura due adattamenti: uno nel 2002 Il gioco di Ripley con John Malkovich, diretto dalla nostra Liliana Cavani, e Il ritorno di Mr. Ripley del 2005 con Barry Pepper, di Roger Spottiswoode. Per l’esattezza, si ispira al romanzo Il sepolto vivo, secondo di una saga di cinque romanzi con lo stesso protagonista. Analogamente, a L’amico americano di Wim Wenders del 1977, ispirato ad un altro titolo della stessa serie.
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Luigi Maria Corsanico legge Cesare Pavese. 8
La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Claudio Moica

La poesia, di fronte all’imminenza di una fine – collettiva o individuale – si trasforma in un atto di resistenza e interrogazione radicale. Non importa se la catastrofe è storica (guerre, estinzioni, pandemie) o intima (la dissoluzione di un amore, il crollo di un’identità): il linguaggio poetico diventa un luogo di condensazione, dove il caos si fa significato e il silenzio trova una forma. È un gesto che attraversa epoche e culture: dai canti funebri delle civiltà antiche, incisi su tavolette per sfidare l’oblio, alle opere di Paul Celan, che trasformano l’orrore della Shoah in ritmo e metafora, fino agli haiku giapponesi, brevi come un respiro prima del vuoto. Continua a leggere
POESIA E POLITICA.10. Rita PACILIO

Tregua
Rimani l’espiazione di ogni forma vuota,
lo spazio di una stella aperta al nulla.
L’esercizio della disciplina
a cui l’infermità ti ha preparato
stabilisce una tranquillità anestetizzata, Continua a leggere
La Vita Desta, di Giovanni Scarafile. 7
Ci sono momenti in cui ti rendi conto che le decisioni che cambieranno la tua vita sono già state prese. Non sei stato ascoltato, nessuno ti ha chiesto nulla. Semplicemente, è accaduto. E tu, che pure eri coinvolto in prima persona, non eri lì. Ti manca qualcosa – non solo il potere di decidere, ma anche quello di dire: “Aspetta, io esisto”.
Non è solo questione di essere esclusi. È sentirsi spostati di lato, come se la tua prospettiva non contasse. È quel tipo di invisibilità che non si nota subito, ma che si deposita lentamente e cambia il modo in cui ti guardi allo specchio. Ti chiedi se sei ancora qualcuno che ha voce, oppure se sei diventato soltanto uno a cui le cose accadono.
La filosofia di Ricoeur ci ricorda che raccontarci è una parte essenziale di chi siamo. Eppure, quando la narrazione viene spezzata da scelte altrui – scelte che ti riguardano, ma di cui sei stato spettatore muto – nasce una ferita strana, fatta di rabbia, incredulità e senso di irrealtà. Come se la tua stessa vita avesse preso una piega che non riconosci più.
Serve allora uno sforzo in più: riconoscere che queste esperienze non sono incidenti, ma segnali. E che la domanda “cosa ne pensi?” dovrebbe tornare ad avere valore, anche quando chi abbiamo davanti è fragile, in disaccordo, o semplicemente non allineato. Perché è da lì che si costruisce davvero una comunità: non dal consenso, ma dalla disponibilità a consultarsi.
Ci sono giorni in cui ti sembra di essere il protagonista di una commedia scritta da altri, ma senza nemmeno la cortesia di ricevere il copione in anticipo. Ti accorgi che il tuo ruolo è già stato assegnato, e non l’hai scelto tu. L’applauso finale, se arriva, non ti riguarda.
Viviamo in un’epoca in cui le decisioni sembrano arrivare dall’alto, sempre più lontane. Ma forse proprio per questo dovremmo ricominciare a coltivare il rispetto per chi ha qualcosa da dire. E chiedere, ogni volta che possiamo: “Dimmi la tua”. È lì che si misura, in fondo, la qualità umana di una società.
L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 36
Perdonare
Kenneth Rexroth
di Giorgio Stella
“… quando vorrai distrarre tua madre dalla sua terribile solitudine, ti racconto cosa facevo io di solito, Che la portavo a fare una lunga passeggiata in campagna, a raccogliere fiori di campo, fermandoci sotto l’ombra degli alberi, tra l’armonia del vivido fiume e la tranquillità di Madre Natura, e io sono sicuro che lei ne sarebbe molto contenta, e che anche tu saresti felice. Non dimenticarti mai, Dante: nel gioco della felicità non usarla tutta solo per te, ma guarda appena sotto di te, al tuo fianco e aiuta i deboli che gridano aiuto, aiuta il perseguitato e la vittima; perché sono tuoi amici, sono i compagni che lottano e cadono come tuo padre e Bartolo lottarono e caddero ieri, per la conquista della gioia della libertà per tutti e per i poveri lavoratori. Così nella lotta per la vita tu scopri- rai più amore e verrai amato”.
Nicola Sacco al figlio Dante, 18 Agosto 1927
Angst und Gestalt und Gebet – Rilke Continua a leggere
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
Il peso insopportabile
(m. rothko)
«In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà». [Gv 16,12-15] Continua a leggere
Giorgio Scapigliati
di Giorgio Stella
Solo il mistero dell'amore, Dio,
sia la misura della mia miseria!
Come la fonte nascosta nell'ombra,
veramente riposa
la carne l'umor suo che non mentisce l'inganno;
ma lo spirito guarda,
Ti cerca non tace.
(Misericordes oculos tuos
ad spiritum meum defige...)
Se anche la buona memoria
rimorde nel porto delle ombre,
quassù coscienza a giorno si consuma
per afferrarTi il lembo di una fibra.
I soli
Terra d’esilio, di Luca Pizzolitto 3. Sophia de Mello Breyner Andresen
Sophia de Mello Breyner Andresen
Poesie da Come un grido puro (Crocetti 2013)
Le fonti
Un giorno spezzerò tutti i ponti
Che legano il mio essere, vivo e totale,
All’agitarsi del mondo dell’irreale,
E calma salirò fino alle fonti.
Andrò fino alle fonti dove dimora
La pienezza, il limpido splendore
Che mi fu promesso ad ogni ora,
E nel volto incompleto dell’amore.
Andrò a bere la luce e del sole il sorgere,
Andrò a bere la voce della promessa
Che a volte come un volo mi attraversa,
E là compirò tutto il mio essere.
Cuore
Gottfried Benn
C’è un giardino che ogni tanto scorgo,
a est dell’Oder, dove la pianura è grande,
un fosso, un ponte e io che sto vicino
a trepidi azzurri lillà.
C’è un ragazzo che ogni tanto rimpiango,
che va sul lago, tra le canne e i flutti,
ancora fermo il fiume di cui tremo,
che gioia si chiamava e poi oblio.
C’è un motto su cui spesso ho meditato,
che dice tutto poiché non promette niente
l’ho intessuto dentro questo libro
sta sopra una tomba: “tu sais” – tu sai.
Fame
Luigi Maria Corsanico legge Hermann Hesse. 2
La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Letizia Dimartino
Vorrei scrivere di olivi.
Bassi e con la chioma cadente.
Di foglie argentate e impolverate.
Di tronchi torti, di ombre
con sprazzi di luce.
Di un pianto, di un loro pianto.
Questa estate li guardavamo gli alberi antichi,
mio figlio ne scostava i rami fruscianti, pulendo il terreno sottostante.
Un uliveto va osservato tutto: dal cielo alla terra.
Lui ne parla ancora, come si parla
di parenti, di persone ferite,
nell’attesa della pioggia e mi chiede infatti la sera se è piovuto da noi,
mentre il mare è lucido e vicino. E la notte, se sentirà piovere sarà contento.
E dormirà più tranquillo.
L’umidità della terra va controllata,
mentre le gazze si aggirano
e si fermano nei punti più alti degli eucalipti,
e la cornacchia non si stanca mai di emettere il suo verso.
Oggi ho assaggiato l’olio nuovo, aveva l’aspro e il dolce dell’anno trascorso,
con i nostri pensieri e con l’amore.
Il pane di farina gialla inzuppato a pulire il piattino
e il tempo che si è fermato, bello.
E come eterno
POESIA E POLITICA. 9. Barbara DELLA NOTTE

Invitiamo i poeti a proporci, sul tema, una o più poesie e una breve nota biobibliografica da inviare all’indirizzo: [email protected]
La luna nel lucernaio
È un mirino stanotte il lucernaio
Inquadra una luna che non danza
Tonda muta
Arresa
Oltre lo schermo
Gli afflitti
I senza niente Continua a leggere














