Archivi autore: fabrizio centofanti

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Giorgio Linguaglossa. La poesia nell’età della Catastrofe permanente

 

Dalla poesia degli anni Zero alla nuova fenomenologia del poetico, la Poetry kitchen a cura di Giorgio Linguaglossa

 

dal mio libro di critica: Dopo il Novecento. Monitoraggio della poesia italiana contemporanea (2000-2013), Società Editrice Fiorentina, 2013 Firenze, pp. 150 € 15.

 

Nella poesia [italiana] degli Anni Dieci è evidente che il linguaggio tende a stare dalla parte della «cosa», più vicina alla «vita», e quest’ultima si scopre irrimediabilmente lontana dal «quotidiano»; sembra come per magia, allontanarsi dalla «vita» per via, direi, di un eccesso di intensità e di velocità. La polivalenza polifunzionale degli stili emulsionati raggiunge qui il suo ultimo esito: una sorta di fantasmagoria dialettica della realtà e della fantasia: una dialettica dell’immobilità dove scorrono le parole come fotogrammi sulla liquida superficie del monitor globale-immaginario caratterizzate dalla impermanenza e dalla instabilità. È la forma-poesia che qui né implode né esplode ma si disintegra come sotto l’urto di forze soverchianti e disgregatrici. Continua a leggere→

La parola ai poeti. Alberto Fraccacreta

 

La donna che si nasconde dietro Delia

Della donna che si nasconde dietro Delia, benché io abbia tutte le migliori intenzioni e sebbene desideri apportare necessarie chiarificazioni scritte onde evitare indebite identificazioni, non posso dire molto per ragioni ovvie. Si perderebbe il canzoniere a chiave. Andrebbe a ramengo l’illusione poetica (o meglio la fictio). Spiegherei troppo. Potrei ricevere una multa (salata) sui diritti d’immagine e un’ingiunzione carceraria dalla diretta interessata. Quindi, è meglio tacere.

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La parola ai poeti. Antonio Fiori

 

La poesia è un’infermiera, ovvero colei che somministra il farmaco. Ci viene in soccorso per lenire il dolore delle ferite della vita, quelle che non guariscono, quelle che restano sempre oscenamente aperte, che tentiamo di nascondere, di cui cerchiamo di ricordare l’origine. È dunque un’infermiera che non può curarci realmente, né tantomeno salvarci l’anima ma può offrirci, questo sì, un unguento prezioso che ci aiuta a sopravvivere, ad avere il coraggio di guardare e interrogare la ferita. Lei è l’infermiera di chi scrive ma si prende anche cura di chi legge, proponendo lo stesso unguento anche al lettore (quando parlai di questa infermiera a Vivian Lamarque durante la presentazione del suo libro più intimo – Madre d’inverno, Mondadori, 2016 – ne rimase colpita e condivise con entusiasmo). Continua a leggere→

Peninsulario, di Marino Magliani, recensione di Riccardo Ferrazzi

 

 La poetica di Marino

 

È uscito, per i curatissimi tipi di Italo Svevo, prelibata casa editrice triestina, un libro di racconti (o forse sarebbe più corretto dire: novelle) di Marino Magliani. La dotta prefazione di Filippo Tuena mette in luce i punti di contatto della poetica di Magliani con la lezione di Calvino, scava nella psicologia del ritorno al luogo natale (il nostos) e nella punta di amaro che ci sgomenta ogni volta che torniamo alle nostre Itache. Continua a leggere→

Riposo


È inutile illudersi d’essere se stessi senza l’Altro. Bisogna uscire per entrare, perdersi per potersi ritrovare. Il viaggio di Abramo è quello di ogni uomo e di ogni donna che hanno compreso dove andare, per trovare riposo.

Al più presto


Nutrire gli altri per nutrire se stessi: ogni parte del corpo si dona, perché l’organismo si conservi in vita. È dando che si riceve, come disse qualcuno. L’egoismo è il circolo vizioso da cui uscire al più presto.

Intervista a Manuel Lantignotti


di Luca Pizzolitto
1) Questa, Manuel, è la tua raccolta di esordio. Tu hai 28 anni. E nella vita, leggendo il tuo curriculum, ti dedichi anche ad altre forme di espressione artistica. Perché (e quando) hai sentito la necessità di investire sulla poesia e scegliere di pubblicare una raccolta?
Il mio approccio al teatro, alla musica, al cinema e alla poesia è sempre lo stesso. L’arte ha qualcosa che la vita non può dare, e cioè l’esperienza amplificata. Con questa espressione intendo indicare il potere che ha una storia, un componimento o l’interpretazione di un ruolo di proiettarti al di fuori della tua singola esistenza che, per quanto piena di esperienze, sarà sempre limitata. In questo modo tu puoi essere un ragazzo di periferia, il capotreno dell’Orient Express, un astronauta, credere in una religione che non ti appartiene, camminare tra gli edifici dell’Atene ellenistica e altre infinite possibilità. Con la poesia vi è uno step in più. Nello spazio di poche righe puoi proiettare il lettore direttamente nell’anima dell’esperienza universale che vuoi far rivivere. La poesia è l’unica forma d’arte che rappresenti nella sua essenza il ricordo, tema centrale di tutta la raccolta e l’unica che in poche righe riesce a intrappolare piccoli frammenti di senso, che una vita intera non riesce a cogliere. Ho sempre amato leggere e scrivere poesia, raggiunta una certa consapevolezza sia tematica che stilistica, ho deciso di mettermi all’opera e creare qualcosa che potesse avvicinarsi a quello che cerco dall’arte.

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Il segreto


Gesù ha bisogno di noi. L’amore ha bisogno, ha desiderio. Religione falsa è quella dei doveri, dei riti, delle cose fatte per forza, e magari controvoglia. Come disse Gesù: c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Il segreto è tutto qui.

Frutti


Gesù ha sofferto, è indiscutibile. Ha sofferto più di tutti, come Dio. Ha sofferto per tutti, al punto da dare un senso a ogni dolore. Da Lui in poi, non c’è bisogno di fuggire: la sofferenza è una terra feconda, che produce i frutti più pregiati.

Vivere


Solo Dio basta: grande intuizione questa di Teresa, propria di chi è approdato all’essenziale. Dio basta perché solo con Lui c’è tutto il resto: se avessimo tutto, ma vivessimo al buio, non servirebbe a nulla. Apriamoci alla luce, decidiamo di vivere.

La voce degli ultimi. Amore a Dio e amore agli altri

Condividiamo un’altra testimonianza di Carlo Sansonetti, uomo di missione, uomo degli ultimi. Vi invito caldamente a leggere questo libro, che dice molto di lui:

Perciò

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Quando si mantengono separati – anche fosse a livello verbale – l’amore a Dio e l’amore agli altri, si crea una scissione, una frattura e una rottura nell’amore stesso. Prevale ciò che mi o ci conviene, prevale l’Uomo su Dio; allora scompare Dio e si erge l’Uomo, anche quando afferma di amare Dio.

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La voce degli ultimi. Gesù ci insegna a seguire lo Spirito

Gesù, nella sua vita, fu impregnato di uno spirito di sottomissione alla famiglia, di amore al lavoro, ma contemporaneamente anche dello spirito di amore alla verità, che lo portava di volta in volta sempre più in là, sempre oltre, e diventava così, questo spirito che viveva, uno spirito di fuoco, uno spirito di desiderio profondo del regno di Dio, di desiderio intimo di liberare questo mondo dal giogo della morte. E così ha continuato a vivere lo spirito della fedeltà anche nei momenti più bui, e dunque dello spirito della perseveranza, dello spirito di preghiera, dello spirito di ribellione verso un sistema che lo voleva omologare a sé. Ma contemporaneamente, era pieno dello spirito di sottomissione al Padre suo e Dio suo. 

E così, alla fine, il suo desiderio più profondo è stato esaudito, perché fu invaso – dopo la sua morte – dello spirito di risurrezione, che non ha tenuto per sé, ma lo ha effuso su coloro che vivevano (e quelli che vivono ancora) l’esperienza della croce. 

In questo modo, lo spirito di risurrezione diventa il punto d’arrivo, la pienezza e il compimento di ogni altro spirito. Gesù non poteva possederlo del tutto fino a che non avesse offerto la sua vita in obbedienza ai diversi spiriti che la verità gli riversava nel cuore di volta in volta, di esperienza in esperienza, sempre in funzione del compimento del regno di Dio.