da qui
Archivi autore: fabrizio centofanti
Invocare
(Un mese che non ci sei più) di Raffaela Fazio
Capire
Il segreto
Le parole della settimana. Fëdor Dostoevskij
La scelta
Le parole della settimana. Ildegarda di Bingen
![]()
«Giungeranno tempi in cui le donne per conseguire la santità dovranno spogliarsi della loro natura. Poiché l’uomo è stato creato dal fango, mentre la donna è stata plasmata dalla carne e dal sangue. L’uomo al principio era nudo come un simulacro, per questo chiese alla donna affinché lo vestisse con la carne e con il sangue. L’opera fu uno stampo perfetto, come era nelle intenzioni del Grande Vasaio. Ma i tempi cambieranno. Si chiederà alle donne di dimenticare il corpo, vedendo in esso poco più dell’impaccio di una scorza. Come dice Aristotele, che la deformità della donna non fa parte dell’ordine naturale delle cose, il santo tanto più sarà innalzato quanto più si distaccherà dalla gabbia delle viscere. Le donne sante diventeranno pneumi. Dio, invece, che ama in ogni cosa la discrezione e l’armonia, non ha creato l’anima perché stesse a sospirare, ma affinché albergasse nel corpo, come l’ape nella sua arnia di miele. Ma questo mio intendimento non avrà fortuna, nei tempi a venire, in cui alla discrezione si preferirà l’eccesso e alla misura la vertigine».
Così disse e io un poco quietai la malinconia che mi visitava ogni tanto come un’eclissi di sole. Il mio cruccio era di sentirmi lontana dalla santità, sempre fuori luogo, come quegli esuli che chiedono ovunque asilo senza sentirsi mai a casa, figli dell’orfanezza. Ora cominciavo a comprendere che, piuttosto che diventare santa, dovevo diventare donna. Ildegarda aveva impiegato tutta la vita per esserlo.
[da Lucia Tancredi, “Ildegarda, la potenza e la grazia”, Città nuova]
L’impossibile possibile
La parola ai poeti. Gian Piero Stefanoni


Credo, semplicemente, come autore ma soprattutto come uomo in una parola e in un ascolto che sia al centro delle cose e del mondo, a partire dunque dalle dinamiche che ci determinano a noi stessi e agli altri. Soli non siamo nulla, mi ripeto e avverto continuamente. Soli non ci salviamo. E se la verità dell’uomo è nella condivisione, la natura e la forza di ogni vera poesia è dare dignità e racconto a questo vincolo fatto del medesimo respiro e del medesimo tormento. Io provo a muovermi in questa direzione, conscio della cura e dell’amore ma soprattutto della responsabilità che abbiamo negli accenti che andiamo a riporre nel percorso. Continua a leggere
Dal di dentro
Un gesto
Lirico terapia. David Maria Turoldo
E dunque
Anche se il Nulla ti circonda come un oceano,
anche se mai la Nube si scioglierà
e nessuno mai a occhio nudo
ti potrà vedere,
ti raggiunga il canto del cuore,
il canto colmerà l’abisso.
***
La cosa che vale è che Tu ci conosci
come noi non ci conosciamo:
Tu, luce della nostra coscienza.
Anche di amarti a noi è negato
se Tu non semini in noi l’amore,
sola fine della tua e nostra solitudine.
***
L’illusione dell’autosufficienza svanisce con naturalezza nei “Canti ultimi” di Turoldo: la saggezza monastica del memento mori diventa respiro quotidiano.
Sartoria
Luigi Maria Corsanico legge Salvatore Quasimodo. 6
Domande
INTERVISTA A MASSIMILIANO BARDOTTI
di Luca Pizzolitto
- Io ti dico “Poesia” e tu, in cinque righe, scrivi cosa vuoi…
In alcune tradizioni orientali il simbolo della poesia sono le foreste di bambù: quando soffia il vento, una musica meravigliosa si leva nell’aria. Ma le canne da sole non possono nulla, e anche il vento per tramutarsi in musica ha bisogno di uno strumento. Il vento è l’ispirazione, la canna il poeta. Da questa segreta relazione nasce il mistero della poesia. Continua a leggere
Ci manca
“Io sono un jazzista” secondo Vincenzo Staiano. Un’analisi del romanzo di Guido Michelone
Il secondo racconto “Snodi. Una favoletta morale” si snoda in mondi immaginari. Il terzo racconto, invece, è un divertente noir incentrato sulla strana morte di un cornettista. A condurre le indagini un improbabile ispettore che, però, in quanto ad ‘affair’ con le testimoni è sicuramente abile quanto Montalbano.
Di grande interesse il quarto racconto di Michelone. È incentrato sulla figura del grande sassofonista statunitense Giuseppi Logan che il professore ha fatto conoscere in Italia grazie allo spettacolo teatrale “La scomparsa di Giuseppi Logan” prodotto dal Festival Rumori Mediterranei alcuni anni fa. Questa volta Michelone riporta Logan alla ribalta adottando un’intrigante sperimentazione linguistica e mettendo in atto un’operazione metaletteraria caratterizzata dall’uso dell’epistrofe, una figura retorica consistente nella reiterazione di una parola alla fine di ogni frase usata nel racconto. Si tratta di un espediente letterario mirato a segnalare i tic e i disturbi mentali e psicologici che hanno segnato la vita del musicista di Filadelfia. Servono anche a enfatizzare l’accento ritmico e il fraseggio del suo primo e bellissimo album intitolato “Giuseppi Logan Quartet”. Non a caso nel racconto ci sono continui richiami al free del gigante Albert Ayler, la cui morte resta ancora inspiegata.
Guido Michelone, Io sono un jazzista e altre storie, Melville Edizioni, Siena 2022, pagine 107, euro 14,50.

















