Archivi autore: fabrizio centofanti

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Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Salvatore Violante

Comunione

Io voglio farmi uccello mio Signore
e fare festa, all’alba, nel risveglio
contento d’esser vivo e volar via.
E fiore e pianta io voglio farmi ed erba
e pioggia e fiato e nera sabbia e culla
ed acque rotolanti, sinfonie
di luci fuse, coro per gli impianti
di soli e stelle, fasci rampicanti.
Io voglio farmi giorno, ripiegare
sborniato e fuso sopra il calmo mare
sciolto in carminio a lungo, scivolare
con ali decorate e fra le piante
voglio tenere appesi gli aquiloni,
e rotearli ad arte in mezzo ai rami.
Voglio tuffarmi infine fra I gerani.

Da Sulle tracce dell’uomo (Marcus ed. Napoli 2009)

Michele Sovente

Di sbieco

Lungo rantolo all’ombra
mondo confuso diviene
lingua di grumi ingombra

e asfittica pianta. Il prisma
slitta l’enigma. La grazia
soccombe. Tutto si tiene.

L’occhio strabico strazia
piumaggi e fossili. Si vive
si scrive di sbieco.

(da Cumae)

Antonella Sica. Corpi estranei

di Stefania Bortoli

Corpi estranei di Antonella Sica
(Arcipelago itaca 2025) 

Quando l’assenza e la mancanza diventano un vuoto incolmabile, la realtà psichica ci lascia attoniti e isolati in ciascuna età della vita. La poesia di apertura che Antonella Sica ha dedicato alla madre prematuramente scomparsa, è un atto d’amore sospeso che si spegne nell’oscurità dell’abbandono: 

“Madre di Luna pietra madre ragnatela
di capelli sul guanciale madre pallido […]
che sei andata via
come si spegne la luce
nella stanza di un bambino”. Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Perseveranti  nel cambiamento

 ( Museo Peggy Guggenhaim Venezia)

«In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: “In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”. E il Signore soggiunse: “Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”». [Lc 18,1-8] Continua a leggere→

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La scuola di Serena Bedini 10. Scrivere è catartico

Scrivere è catartico

La psicanalisi ha più volte sottolineato l’importanza della scrittura a scopo terapeutico: scrivere significa trasferire su carta non soltanto i propri pensieri, ma momenti, situazioni e incontri che ci hanno particolarmente emozionato, talora amareggiandoci, talora rendendoci vulnerabili, altre volte permettendoci di assaporare la felicità.
La scrittura consente di affrancarsi dai sentimenti negativi prendendone il giusto distacco e di analizzare i positivi apprezzandone ancora di più le cause e le implicazioni: ovviamente si tratta di un processo difficoltoso perché scrivere porta a rivivere certi istanti e perché la purificazione che suscita in noi avviene solo se riviviamo appieno certe sensazioni, senza rifuggirle, ma abbandonandosi a esse nella loro intensità, consapevoli che ciò che proveremo inizialmente sarà anche quello che lascerà spazio a un senso di liberazione poi. Il fatto è che nel momento in cui mettiamo per iscritto le nostre riflessioni siamo costretti a farlo in modo logico, obbligandoci a scavare dentro di noi, a ricercare le cause della nostra sofferenza o della nostra gioia, ossia razionalizzando quanto abbiamo vissuto.
Se ciò avviene nella scrittura autobiografica e diaristica con maggiore immediatezza, qualcosa di molto simile succede anche quando scriviamo un romanzo: le vicende narrate, seppure frutto della nostra fantasia, sono suggerite da fatti, episodi e comportamenti che ci hanno visto protagonisti o di cui siamo stati direttamente e persino indirettamente testimoni. Nessuno inventa niente perché il romanzo è una chiave interpretativa della realtà: non importa a quale genere narrativo afferisca, se è vero che anche nel fantasy si può senza difficoltà intravedere una metafora del mondo in cui viviamo. Ogni autore, volente o nolente, attinge alla commedia umana a cui egli stesso prende parte ogni giorno e, come spiega Murakami, qualunque angolo della realtà nasconde minerali di rara bellezza che possono diventare le pietre preziose da rendere oggetto della nostra ispirazione.

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Antonio Spagnuolo

“La Croce”
*
Che i miei miseri versi diventino preghiera
verso di Te trafitto sulla Croce,
tra la luce che propone spine
ed il sangue che tinge il fiume in rosso.
Sul legno alto nel cielo le stelle
tentano un ponte per tutto il creato,
ed io povero artista ho mani vuote,
sogni spezzati, livide illusioni.
Vorrei porti il segreto con verghe d’oro
e con le pietre, e con versi
che non spariranno in fretta,
ma le mie sillabe tremano di fede,
mimando voce del ladrone smarrito.
Tu accogli il mio muto oscillare,
il desiderio di riuscire a credere,
allontanando il dubbio che corrode
e le parole del mio fragile canto.
Lama di folgori la tua passione terrena
è ferita per il mio eterno rincorrere.
*

E se rileggessimo… di Enrico Grandesso. Nostalgia, di Ermanno Rea

Ogni compleanno va festeggiato… e certo compiere 2.500 anni, come succede alla citta di Napoli dalla sua fondazione, è qualcosa di grandioso ed unico!
Tra celebrazioni ed eventi in una metropoli dai molteplici volti – ricca di maschere e sonorità, gentilezza, entusiasmi e dolore – colgo occasione per accennare a un bel libro di una partenopea doc. È Il mondo del vicolo. Identità e rappresentazione di Monica Florio (Guida editrice), che esplora uno dei luoghi più vitali e intimi della città, tra storia e antropologia, geografia urbana, letteratura e arti.
Moltissimi romanzi e testi narrativi sono stati ambientati o hanno attraversato i tanti vicoli di Napoli. Tra tutti – di altri parlerò in puntate seguenti della mia rubrica – voglio oggi soffermarmi su Nostalgia (Feltrinelli) di Ermanno Rea, uscito nel 2016 a pochi giorni dalla morte dello scrittore e tradotto in film nel 2022, con esiti eccellenti, da Mario Martone. L’opera tratta della tragica e simbolica vicenda di Felice Lasco, un giovane delinquente che a quindici anni – prima di scivolare senza ritorno nel buio della realtà criminale – viene portato via dallo zio. Vivrà nei paesi arabi e in Africa, dove nel tempo diventerà un importante uomo d’affari.
Quarant’anni dopo Felice ritorna a Napoli, nel Rione Sanità della sua infanzia (nostalgia deriva dal greco nostos, ritorno) per rivedere sua madre negli ultimi momenti di vita e per l’esigenza del confronto con il proprio passato più lontano, per salvarne un nucleo essenziale di significato. Incontrerà due figure opposte: Don Luigi Rega, un sacerdote coraggioso ispirato dalla figura di Don Antonio Loffredo, che ha lottato per anni per offrire ai ragazzi poveri ed emarginati possibilità di risarcimento con lo sport, il teatro e la musica. E il criminale Oreste Spasiano, O Malomm, con cui Felice proverà invano a ricucire un rapporto (non svelo il finale). Un romanzo ricco e con acute descrizioni di un dramma e della sua malinconica bellezza.

Notizie dalla poesia, di Alberto Fraccacreta

Gabriele Amadori, Il giro più corto (con una nota di Salvatore Ritrovato, Raffaelli, 2021)

L’obolo non sulla bocca gelida
per il transito di Acheronte
né al barcaiolo del Bou Regreg
nel tragitto tra derelitti sull’esile barca.

Basta il confine in fiore delle ginestre
nell’acceso meriggio
a pagare il battito d’ali
degli angeli traghettatori.

I versi di Gabriele Amadori sono legati all’idea del poeta-viator che, come scrive Salvatore Ritrovato nell’interessante prefazione al testo, «raccoglie e interpreta ogni segnale che l’angolo di mondo che lo ospita». Una lirica cognitiva, dunque, levigata e granitica, capace di annotare e osservare l’angelo necessario della realtà.

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Jorge Luis Borges

di Giorgio Stella

Le cose

Le monete, il bastone, il portachiavi,
l’agile serratura, le tardive
note che i pochi giorni che mi restano
non leggeranno, gli scacchi e le carte,
un libro e tra le pagine appassita
la viola, monumento di una sera
da non scordare mai e già scordata,
il rosso specchio occidentale che arde
di un’illusoria aurora. Quante cose,
atlanti, soglie, lime, coppe, chiodi,
ci servono in silenzio come schiavi,
cieche e misteriosamente segrete!
Dureranno ben oltre il nostro oblio;
non sapranno mai che ce ne siamo andati.

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Guariti e salvati

(Xu Bing, Square Word Calligraphy: si legge Mouton Rothschild nella grafia degli ideogrammi, riportati in basso a destra)

«Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!”. Appena li vide, Gesù disse loro: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”. E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: “Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?”. E gli disse: “Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!”» [Lc 17,11-19] Continua a leggere→

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Maurizio Soldini, Ammennicoli

di Massimo Seriacopi

Maurizio Soldini, Ammennicoli, Il Convivio, 2025

Una complessa prova di maturità artistica, densa di significati espressi attraverso una ricerca attenta dal punto di vista lessicale e stilistico, tale da riuscire a comunicare una realtà profonda pur partendo da ciò che potrebbe apparire semplice quotidianità.
Lo “straniamento” attuato costringe a un cambiamento continuo di punto di vista, deforma, dà nuova vita, rivelatrice, a ciò che si osserva e si vive; è nella trasparenza fonica e di significanti veicolati dalle parole strutturate secondo precisi codici espositivi che si può intravvedere quanto l’autore offre dopo meditazione e rielaborazione alla lettura/visura di chi legge o ascolta, come si vede in componimenti che mettono in rilievo, anzi in primo piano gli ammennicoli/ natura morta per sopravvivenza/ al corpo che suona la campana/ resurrezione nella scena madre/ la comprensione nuda al senso/ a scanso dei significati inerti, davvero proiettandosi verso una ricerca poetica, creativa e costitutiva di una realtà “altra”, scandagliata in profondità nella comprensione di certi suoi meccanismi costitutivi, per nulla facilmente visibili, ancora più duramente interpretabili. Continua a leggere→