Archivi autore: fabrizio centofanti

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Solo amore è famiglia

«I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.

Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» [Lc 2,41-52] Continua a leggere→

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Rendez vous. Poeti che si parlano. Lucianna Argentino e Laura Corraducci

 

Con Luca Pizzolitto abbiamo immaginato uno scenario confidenziale, uno spazio e un tempo per parlare di poesia al di là delle forme più consuete. Ripartire da una condivisione che esplori le note nascenti e le vie misteriose della comunicazione artistica, un salto senza rete sulle corde della fiducia: è ciò che proponiamo per provare a far convergere, una volta di più, la poesia e lo spirito.

Una poesia per libro

di Alberto Fraccacreta

Volker Braun, Passione coloniale, traduzione di Sara Paolini, Del Vecchio Editore

Prologo

In principio Iddio creò cielo e terra
E la Terra era informe e vuota
E sullo spazio dell’abisso era il buio.

(Josef Haydn. La creazione, Nr. 1)

Ma essi giunsero da lontano
Per via naturale alle isole: sull’acqua,
Con lunghe barche.
E videro che era cosa buona.

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Carlo Giacobbi, Erbe d’esilio

foto di Mona Eendra

a cura di Franca Alaimo

Una squisita architettura, intessuta di rimandi e simmetrie, caratterizza la composizione della silloge poetica Erbe d’esilio (peQuod, 2024, collana Portosepolto) di Carlo Giacobbi: le sezioni sono dodici, sebbene quella d’apertura venga indicata dallo stesso autore come tredicesima, in quanto, così puntualizza nella sua nota, essa «vuole porsi in ideale continuazione» con la precedente raccolta Abitare il transito (Arcipelago Itaca, 2019) che si chiude con la poesia-sezione n. XII.  Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Incarnazione
(a partire da Gv 1,1-18: «Il Logos si fece carne»)

«20 gennaio 1861

Carissimo, onoratissimo e amatissimo Padre,

Poiché la mia sentenza tarda ancora ad arrivare, desidero scrivervi un nuovo saluto, che sarà probabilmente l’ultimo. I giorni della mia prigionia scorrono pacificamente. Tutti coloro che mi circondano mi onorano, molti mi vogliono bene. Dal grande mandarino all’ultimo soldato, tutti deplorano che la legge del regno mi condanni a morte. Non ho dovuto subire torture, come molti miei fratelli. Un leggero colpo di sciabola separerà la mia testa, come un fiore primaverile che il Maestro del giardino coglie per suo piacere. Siamo tutti fiori piantati su questa terra che Dio coglie al momento giusto, un po’ prima, un po’ più tardi: uno è la rosa purpurea , un altro il  giglio candido, un altro l’umile  violetta. Cerchiamo tutti di piacere, secondo il profumo o lo splendore che ci sono stati donati, al Sovrano Signore e Maestro.

Vi auguro, caro Padre, una lunga, pacifica e virtuosa vecchiaia. Portate con dolcezza la croce di questa vita, seguendo Gesù fino al calvario di un felice trapasso. Padre e figlio si rivedranno in Paradiso. Io, piccola effimera creatura, me ne vado per primo. Addio.

Vostro devotissimo e rispettoso figlio,

J. Théophane Vénard Continua a leggere→

Contro il banale, un inno alla semplicità

di Raffaela Fazio

L’alternativa alla banalità è la semplicità.

Davanti alla complessità della vita e dell’essere umano, la banalità è un adagiarsi pigro, piatto e opaco, un tirare i remi in barca. Al contrario, la semplicità è una spinta, è il risultato di uno sforzo vivace, un viaggio continuo che non rinuncia alla ricerca di un orientamento, di un corso navigabile.

Sì, la semplicità è la vera alternativa; quella falsa risiede in ciò che è lambiccato, cervellotico, forzato. L’astrusità si rivela spesso un bluff, un ristagno che rende il complesso complicato e, fingendo originalità, in fondo non conduce lontano. Continua a leggere→

La possibile autoestinzione dell’homo insipiens. Riflessioni su un indesiderato possibile destino.

di Annamaria Ferramosca

Sto attraversando l’arco finale di vita concessomi e vedo naufragare le tante speranze che nutrivamo da giovani, quando guardavamo con ottimismo al nostro futuro e pensavamo d’essere ad un passo dai traguardi più luminosi dell’umano. Il progresso scientifico, tecnologico, ma soprattutto quello del pensiero etico mi entusiasmavano, avrei scommesso che il mondo si sarebbe trasformato in un “villaggio globale”- per usare un termine recente – dove la comunicazione sempre più potente e veloce avrebbe facilitato l’incontro tra i popoli, dove la  domanda di aiuto e solidarietà da parte delle popolazioni svantaggiate o vessate da governi non all’altezza sarebbe stata ascoltata, dove soprattutto sarebbe cessato il frastuono delle armi e scomparso ogni eccidio per l’universale riconoscimento dell’assurdità di ogni guerra.   Continua a leggere→

Giampaolo Centofanti, cinque poesie

Poesie nelle quali faccio cantare tante persone, in una persino Gesù. Spesso parla direttamente il protagonista, anche dove non è citato un nome. Sono storie inventate, nate però dalla vita di un prete che vive, cresce, in mezzo alla gente e ne sente il canto. “Maria da parte sua custodiva tutte queste parole-fatti lasciandole condiscendere nel suo cuore” (Lc 2, 19).

Kairos e Chronos

Bagliori ad est, destati colli
di verdi, gialle, rosse, speranze.
Che li mira Silvia mentre piange.
E carretti di muli col grano
giù nel traffico della statale…
È l’alba, bianche nubi a dire
qua e là il segreto del tempo. Continua a leggere→