Recensione di Mauro Francesco Minervino
Marino Magliani, Soggiorno a Zeewijk, Amos Edìizioni, Venezia 2014.
Marino Magliani vive e lavora in Olanda dal 1989. Lì fa l’operaio e scrive, in italiano prevalentemente (anche se traduce da anni Roberto Arlt, autore argentino che ama). In questa sorta di esilio iperboreo gli è accaduto qualcosa di simile a quello che è stato per il “norvegico” Luigi di Ruscio. L’emigrazione forzata, la lontananza dalla propria lingua e dal mondo generativo lasciato in Italia, gli ha distillato una lingua iperletteraria, poetica e nello tempo scabra, essenziale, con qualcosa della petrosità ligure (ereditata da Biamonti) che il lungo distacco ha mutato in ironia e leggerezza di scrittura. La lingua italiana di Magliani possiede infatti una concisione elegante e stralunata; qualità che certe volte solo lo straniamento ben meditato riesce a concederti.
Già in altri libri Magliani aveva raccontato storie che portano verso altri luoghi lontani, come ne La spiaggia dei cani romantici, un romanzo del 2011 (ed. Instar), ambientato nella sperduta città di Lincoln, in mezzo all’umida Pampa Argentina. Questo suo libro più recente però, è un romanzo che si approssima più di altri alla vita dell’autore. Magliani ci racconta del suo quotidiano “soggiorno” in questa ordinata banlieue olandese dagli ampi e azzimati spazi verdi, edificata sulla sabbia inospitale della costa del Mare del Nord, come rivela il suo stesso nome (“Zee”, mare e “Wijk”, quartiere) –, e sembra andare ancora oltre i confini della pagina, per descrivere uno dei bordi estremi della società attuale e dei suoi individui. Continua a leggere→