Archivi categoria: Racconti

L’America

america

di Johanna Combi

Rosso.

Pizzo rosso.

Un’inutile reggiseno di pizzo rosso.

7 : 30  cioccolato sul fuoco, fonde. Reggiseno di pizzo rosso, tanga trasparente con orsetti sorridenti.

7 : 40  cioccolato fuso equamente diviso sull’impotente corpo.

7 : 45  ansiosa solitudine, fragole generosamente distribuite sull’ampia massa.

7 : 55  ultimi preparativi: scarsi capelli, tinti di rosso, vengono cinti da coroncina rosa.

Sempre più impaziente l’abbondante corpo si aggira per l’alloggio, lasciando evidenti  tracce del suo passaggio, panna montata viene distribuita su petto e linguine. Continua a leggere→

Forse, di Andrea Sartori

«Forse sto costeggiando la follia», pensa Alberto quasi ogni giorno, illudendosi di trovare la sicurezza di non esservi precipitato. Ma come fa ad esserne sicuro se proprio lui è l’inquilino della sua mente? Chi può dirgli qualcosa di certo in merito alle sue condizioni, chi può dargli un parere informato circa le pareti della sua casa più privata, il suo cervello? Chi di coloro che stanno là fuori può dirgli la verità? Una figura autorevole di cui avere fiducia? Una persona amata? L’unica cosa che sa è che si sente solo, contagiato da un veleno. Deve fare affidamento a null’altro che alle sue forze. Lui, che fin da quando è entrato nell’età della ragione si è percepito essenzialmente come un malato, per essere qualcuno di diverso ha a disposizione solo se stesso. Non si conosce altrimenti, e nessuno può conoscerlo meglio di lui. No, nessuno ha il diritto di intervenire. Compirebbe una violenza. Solo Alberto conosce Alberto. Continua a leggere→

Diversa Sintonia – Un’altra esperienza connettivista

Testo di Giovanni Agnoloni
Diversa Sintonia
AA.VV., Diversa sintonia – Fantastic-Zen Stories & Histories , ed. Diversa Sintonia, euro 13,00

Una nuova iniziativa editoriale, quella delle Edizioni Diversa Sintonia di Marco Milani, scrittore e creatore del sito www.domist.net (Progetto Letterario Internazionale), nonché co-fondatore del movimento connettivista (insieme a Giovanni De Matteo e Sandro Battisti), che già intervistammo un anno fa (v. qui), quando EDS era agli albori. Oggi inizia a muovere i primi passi concreti nel mondo editoriale: ricordo che attualmente ha un proprio stand a Roma, al Villa Celimontana Jazz Festival, dov’è presente anche Francesco Verso, un altro esponente di punta del movimento connettivista (v. qui il recente articolo sul suo romanzo Antidoti umani, corredato di video relativi alla presentazione fatta a Firenze). Continua a leggere→

L’ultima recita

Ne farei volentieri a meno. Manca solo l’ultimo atto di questa recita. Dell’ultima recita della Traviata. Sento molto il peso di questo compito, di questo dovere da portare a termine.

Eppure è solo l’epilogo di una tragedia. Mezz’ora, poco più, e tutto sarà finito. Violetta sarà morta per sempre, Alfredo resterà stravolto. Poi, forse, un giorno si risposerà. E consegnerà alla sua novella amata l’immagine di Violetta.

Anch’io porterò con me l’immagine, anzi, i ricordi di una vita passata tra le sale da concerto e i teatri d’opera. Ormai comincio ad averne la nausea. In tutti i sensi. Non so perché. Ma ogni volta che dirigo La Traviata, mi sembra di rivivere tutto quanto mi è accaduto. Continua a leggere→

Nulla è dovuto

piccione

di Johanna Combi

Vivi.

Gli uomini incuranti continuano freneticamente a camminare, spingesi, urlare, devono andare nei loro uffici, sedersi alla loro scrivania, davanti al loro PC, devono scrivere dati su dati, fare previsioni, salvare dalla crisi la loro azienda, devono correre da una parte all’altra, il sole picchia incessantemente sul cemento, e sulle teste dei barboni che seduti al fianco dei bidoni della spazzatura, trovano in loro un amico fidato.

Chiedono l’elemosina senza neanche più preoccuparsi di sorridere, di augurare buona giornata a delle persone che comunque vada, ne  passeranno una migliore della loro. Continua a leggere→

Alex

di Roberto Bugliani

Alex

era il tuo nome di battaglia, il nome del rebus tutto interno al monolocale con angolo cottura che avevo affittato per te a mille euri al mese, un rebus da niente nel quale ogni volta mi perdevo come in un labirinto evanescente senza trovare la forza di rifiutare la sfida e fuggire lontano dal tuo corpo di fantasma recidivo, impudico revenant evocato dalle ossessioni di un disegno ancora imbozzolato nei preamboli che ti allargava sulle labbra carnose un blando sorriso di indulgenza.

Senza saperlo ti avevo dato il nome di un comandante guerrigliero di Timor ovest ucciso dall’esercito indonesiano proprio in quell’incanto incendiato di giorni quando le tue braccia apparivano il porto più sicuro a cui approdare per sottrarmi al gelido ventare di oscure predizioni. Ma questo tu non potevi immaginarlo, tu che forse detestavi il nome che per un gioco del rum e del desiderio in un pomeriggio di pioggia e di Corelli ti si era appiccicato addosso uscendo dalla mia bocca tremante macerata nell’andirivieni di sussurri e turbamenti. Continua a leggere→

L’orco

Tra qualche minuto il bambino attraverserà le fronde, inizierà a correre come colto da un convulso furore spiegabile solo con la follia della sua orribile infanzia, poi guarderà il cielo per un motivo che io soltanto posso sapere, chiuderà gli occhi feriti dalla solita lama di luce, e infine cadrà nel fosso in volata, piombando di sotto definitivamente. È un trucco antico come il mondo, quello dell’abbaglio, e il fatto che continui a funzionare dimostra ancora una volta che le cose vecchie servono pure a qualcosa. Fra l’altro io sono una di queste. Non propriamente una cosa, diciamo piuttosto una via di mezzo tra l’uomo gigante e forzuto che ero e il mostro rammollito in cui gli anni, senza pietà, mi hanno trasformato con il loro incedere ingiusto. Continua a leggere→

La colf

La casa è carina, ma tenuta malissimo. Mi domando come farò a pulirla, con tutto il disordine, la roba in giro. La donna è gentile, mi ha offerto in continuazione pessimo caffè e roba da bere. Mi ha tenuto più di mezz’ora seduta per il caffè a chiacchierare, come se ci conoscessimo da sempre. Invece era la prima volta che la vedevo. Distrattamente mi ha spiegato che ha troppo da fare, a casa non c’è mai e quando c’è ha altro da pensare che mettere in ordine. Quando sono arrivata stava cercando disperatamente un certificato in un mezzo ad una moltitudine di carte alla rinfusa.. Quando sono andata via, si è rimessa a cercarlo. Dubito che lo trovi. Si è meravigliata che, dopo diversi anni in Italia, io non parli ancora l’italiano correttamente, sbagli i verbi e anche molte parole. Continua a leggere→

MY TRAFFIC, MY LIFE.

Davvero non lo so. Tutti si lamentano del caos sulle strade, del traffico urbano, di colonne perenni in auto o sui mezzi pubblici, del tempo e della salute che ci si rimette semplicemente recandosi al lavoro. Ne parlano i sociologi, se ne discute nei consigli di amministrazione, ministri rischiano testa e poltrona, in questi tempi che il peggiore malcostume della nostra classe dirigente non sconvolge più nessuno.

La strada è demonizzata, perfino la metro è dipinta come jungla da prendere d’assalto, a colpi di machete tra gli indigeni controllori e gli invasori cittadini.

È ora di finirla. È ora di scoprire l’altra faccia del diavolo, quella insospettabile. È ora che qualcuno racconti il bello e il buono della civiltà motorizzata.

Permettete che ci provi io?

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L’ultimo inverno

di Alessandro Cartoni e Giuseppe D’Emilio

Il colpo di tosse arriva quando è ancora nel sonno. Parte dal petto ed esplode nella testa come una fucilata. Deve essere questo che lo sveglia. Apre gli occhi e li muove alla ricerca spasmodica di qualcosa di riconoscibile. Si tocca istintivamente la fronte e la sente umida di sudore. “Strano…” pensa, “con tutto il freddo che fa nella baracca”. Continua a leggere→

“Dottore… tanta angoscia…”, di Andrea Sartori

«Dottore… tanta angoscia… penso spesso ad un amico conosciuto a Venezia, che morì suicida alcuni anni fa, chiudendosi nella sua auto in una zona di campagna e inalando il gas di scarico nel chiuso dell’abitacolo da un tubo verde, una canna da giardino, collegata allo scappamento. Da tempo diceva che si sarebbe ammazzato, ma nessuno pensava, o forse ero io l’unico a non pensarlo, che si sarebbe ammazzato sul serio. Si era laureato con una tesi sul cinema di Ettore Scola… sosteneva che la sua generazione, aveva una decina d’anni in più di me, era stata rovinata dal boom economico degli anni ’50, sì, da quel boom che aveva fatto ricco industriale suo padre, permettendogli di aprire un’azienda da qualche parte sotto l’altopiano, dandogli di che crescere una famiglia di cui lui era il più grande, primo di tre fratelli e una sorella. Continua a leggere→

Vomito di mezzanotte

ombra 

 

di Johanna Combi

 

Non potrei dire di non aver mai amato.

Sarebbe una bugia, o forse, non  voglio annunciare a me stessa un verdetto che ho sempre temuto, e che ho sempre cercato di scacciare il più lontano possibile.

Io ho amato.

Sarebbe triste ritrovarsi sul proprio letto una sera come questa, guardarsi indietro, e pensare che in tutta la propria vita non s’abbia mai amato.

Quando mi fu fatta questa domanda? Forse non mi è mai stata posta. Continua a leggere→

L’arrampicatore di specchi – di Paolo Alessandrini

gene curvante

Sono un arrampicatore di specchi. Non un dilettante, intendiamoci, e nemmeno un allievo all’inizio del corso di addestramento. No, io sono un maestro arrampicatore, e posso dire con certezza di essere tra i primi dieci al mondo nella mia specialità.
Quando iniziai a praticare questo sport estremo ero molto giovane: un ragazzino. Gli allenamenti dei primi anni non si svolgono ancora sulle pareti di vetro: gli istruttori insistono molto sullo sviluppo della sensibilità delle mani e dei piedi, sul miglioramento della capacità di riconoscere, in ciò che si tocca, ogni minima irregolarità, ogni imperfezione che possa risultare utile come appiglio.
Si fanno i primi esercizi con materiali scabri, rugosi: le mani vengono educate a tastare le nervature del legno, a classificare le rugosità della carta vetrata, a maneggiare le cortecce degli alberi, le spine dei rovi, le punte aguzze delle pietre e le diverse asperità dei terreni.
Gradualmente si passa a superfici più levigate, e si impara a scoprire ogni difetto presente in un foglio di carta, o ad apprezzare la perfezione del marmo che risulta invariabilmente rotta da microscopiche grinze e da solchi appena distinguibili.
Soltanto i pochi che riescono a superare questa dura gavetta di anni vengono ammessi alla soddisfazione di posare, un bel giorno, le dita sul vetro, e tendere i propri muscoli nella prima vera arrampicata. Continua a leggere→

Saturday night fever

SaturdayNightFever

di Johanna Combi

E ogni sabato sera, abbracciando una persona diversa, ci si fa cambiare, si muta, ci si trasforma in qualcun altro, sentendo tra le proprie braccia un cuore che palpita; diventi: Lola – con una corta gonna rossa e un dolce profumo di rose, un sorriso malizioso per una notte di passione. Continua a leggere→

Caro amore, di Andrea Sartori

«Caro amore, domani accadrà. Poco prima dell’alba avremo accesso alla luce. Qui è inverno, la notte è fredda, il buio mi guarda dalla finestra della stanza in cui vivo da una settimana. Tu, però, non pensare a questo. Pensa alla luce. Sai, negli ultimi giorni ho avuto anch’io molto tempo per pensare. In fondo, in questo mio lavoro i pensieri sono più numerosi dei fatti. Ascoltiamo quotidianamente frammenti di conversazioni registrate, leggiamo carte su carte, confrontiamo tra loro miriadi di resoconti e rapporti. Spesso le nostre esistenze sono vincolate a niente più che a dei pezzi di carta: ordinanze, notifiche, vari tipi di comunicazioni scritte. Cose che finiscono in faldoni polverosi o nelle cartelle dei nostri computer. Continua a leggere→

Cose Nostre

emigrant

di Gaspare Balsamo

 

Alla notizia dell’ennesimo racconto su vicende e storie di famiglia, questa volta le mie zie sbottarono.

“Ma picchi stu picciotto ave a parlare sempre di storie vecchie e antiche e per giunta di fatti di famiglia. Io non lo capisco, cu tutti i fatti chi ci su di parlare, giusto, giusto di storie di famiglia? Bahh! Mi pare strano, secondo me c’è qualcosa che non va, un giovane parla di altro, di cose di oggi, si interessa a cose moderne e no a storie vecchie e antiche e a fatti di chiastini morti”. Continua a leggere→

Quel giorno al mare

di Pasquale Giannino

Quel giorno al mare pensavo a Elisa. Ero solo sotto il mio ombrellone, alcuni pescherecci in lontananza, pochi bagnanti annoiati, pochi schiamazzi. Non è mai stato un lido caotico quello di V.: spiagge ampie con una pineta in fondo, l’acqua bassa, è il luogo ideale per le famiglie con bambini molto piccoli. È rimasto il mio preferito, forse perché mi ricorda l’infanzia, le giornate trascorse sulla battigia, i castelli di sabbia costruiti… Verso le undici urlava Rocco, di passaggio con la sua carriola: “Pesce, pesce, pesce!”. Si udiva fin sotto la pineta. In pochi minuti era circondato da una folla di curiosi. Qualcuno andava per comprare. Era una presenza fissa, mi ci ero quasi affezionato. Lo avevo visto ancora dopo molti anni, ma la voce non era più la stessa. Quel giorno al mare Rocco non passò. Rimasi assorto nei miei pensieri. È il luogo ideale per chi ha voglia di rimanere solo, la gente è discreta, difficilmente si familiarizza: ognuno pensa ai fatti propri. E io pensavo a Elisa. Non la vedevo da trent’anni. Da tempo non provavo più nulla per lei, tuttavia non ero mai riuscito a dimenticarla. Non si trattava di rimpianto ma semplice curiosità: mi sarebbe piaciuto sapere cosa avesse fatto in tutti quegli anni e se fosse stata più felice di me. D’altra parte è meglio non averla più incontrata, preferisco mantenere il ricordo della sua primavera: bella, morbida e fresca come una rosa appena colta. Era pure la mia primavera… E il resto? Mediocrità. Una vita da impiegato, come tanti, in attesa della busta paga. Qualche domenica in montagna, per dimenticare i rancori della settimana. E un sogno nel cassetto mai realizzato. Continua a leggere→

“Un anno dal botto, 12 dicembre 1970” (estratto da SETTANTA, Marsilio editori)

settanta

[Le pagine che seguono sono state estratte dal romanzo Settanta di Simone Sarasso, in libreria da poche settimane, «secondo capitolo della “trilogia sporca”, un trittico noir sui misteri e le trame della Storia d’Italia dal dopoguerra a Tangentopoli». Ringrazio l’autore per aver gentilmente concesso la pubblicazione del testo su La poesia e lo spirito. f.s.]

di Simone Sarasso

“Mortacci…”, Nando schivò e si cacciò le mani in testa. Il cuore a palla: “Ma che ce so venuto a ffa a Milano?”

Nando aveva strizza, i fumogeni non li aveva mai visti.

Nando non sapeva che fare.

Era una vita che non sapeva che fare: a Milano c’era finito per sbaglio, sempre appresso alla fica e alla libertà.

Suo padre glielo diceva sempre: “Libertà è ‘na parolaccia per quelli come a te… Voialtri nun sapete un cazzo e ve credete i padroni der monno.”

Nando aveva annuito, per la centesima volta; è meglio abbassare la testa che pigliarsi gli schiaffi. Continua a leggere→

Ritmo

di Barbara Gozzi

Seguo.
Resisto
Dentro oscillazioni.
Fasi che sono altalene lunghissime, rette da fili d’acciaio flessibile, quasi gommoso ma che mai – mai fin ora – si sono spezzati.
Ondeggio in continuazione.
Le maree confondono, schiacciano.
Qualche volta mi sento l’acqua ‘in’ gola. E divento furioso, disperato. Annegare continuando a fare quello che c’è da fare, mi sfinisce. L’acqua in gola è pesante, marmo liquido, e complica movimenti semplici. Se ho voglia di alzarmi mi devo organizzare per tempo. Continua a leggere→

La seconda vita degli uomini mezzi addormentati

di Daniele Muriano

Un giorno lui si svegliò di primo mattino con l’idea fissa di sempre. Svaniva e tornava ciclicamente da quando aveva sette anni. Un anno sì, uno no, passavano anche più di due tre anni prima di pensarla di nuovo. Poi, come oggi, si destava improvvisamente e non ricordava il sogno che aveva appena interrotto. La sua mente era buia: priva di pensiero. E a poco a poco sullo schermo nero compariva. L’idea fissa. A dire il vero era sempre stata con lui, sullo sfondo, nella sua testa – non c’erano periodi in cui l’idea fissa era davvero assente. Continua a leggere→