Archivi categoria: Recensioni

IL TERZO SGUARDO n.37: Estetica marxista. Emiliano Alessandroni, “La rivoluzione estetica di Antonio Gramsci e György Lukács”

Estetica marxista. Emiliano Alessandroni, La rivoluzione estetica di Antonio Gramsci e György Lukács, prefazione di Pietro Cataldi, Padova, Il Prato, 2011

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di Giuseppe Panella*

«Questo studio affronta in prevalenza questioni che sono state attuali negli anni Venti e Trenta in Europa, e poi di nuovo fra gli anni Cinquanta e i Sessanta; e che oggi sono tramontate dal dibattito. Resuscitarle implica il rischio di apparire anacronistici e sorpassati. In questa percezione si agita appunto il concetto di “egemonia”. Il velo di polvere caduto sulle grandi questioni teoriche qui considerate è infatti parte di una generale sconfitta delle prospettive di cambiamento presenti negli attori che le hanno animate. Questo studio ha il merito di rifiutare la sconfitta come dato irreversibile e di non scendere, d’altra parte, sul terreno dell’archeologia filologica. Tratta cose morte come se fossero vive. Se un solo giovane, leggendo, sarà interessato e coinvolto, avrà avuto ragione» (pp. 10-11).

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.86: “Country of My Heart”. Maria Franca Martino, “Fiore d’ulivo”

Country of My Heart. Maria Franca Martino, Fiore d’ulivo, Campobasso, Editrice San Giorgio, 2010

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di Giuseppe Panella*

Non è tanto una Spoon River del molisano quanto un racconto di Natale. Maria Franca Martino ricorda il passato della sua infanzia e della sua giovinezza ma non si fa (troppe) illusioni. Se il paese natio poteva sembrare agli occhi della bambina di un tempo un luogo incantato e ricco di meraviglie non lo era certo di fronte a quelli degli emigranti “in terre assai luntane” che ogni tanto tornavano a casa per le feste natalizie. Castelverrino è un paese minuscolo (140 abitanti) del Molise, in provincia di Isernia, ed è situato in una terra desolata e povera, anche se spesso di selvaggia quanto non coltivata bellezza. La sua storia e i suoi monumenti sono stati studiati a lungo e con accuratezza dalla Martino che al suo paese (come già fece Benedetto Croce per la sua Pescasseroli che non è poi tanto distante) ha già dedicato due libri di quella che si suole definire “storia locale” (Castelverrino, Isernia, Grafica Isernina uscito nel 2003 e Il Palazzo Baronale di Castelverrino che è, invece, del 2006 pubblicato da Terenzi editore di Venafro, Isernia). Ma la qualità migliore, più autentica di Fiore d’ulivo non è tanto l’accuratezza della testimonianza storica quanto di quella umana:

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“Ecco l’uomo”, di Fabrizio Centofanti

“ECCO L’UOMO” DI FABRIZIO CENTOFANTI
C’è un solo modo per essere felici
DI AUGUSTO BENEMEGLIO (*)

“Ciò che mi opprime non si può curare; è la mia croce e devo portarla da solo, ma Dio sa quanto si è incurvata la mia schiena per lo sforzo” (S. Freud)

1.Vivere l’istante.
Ecco l’uomo, di Fabrizio Centofanti (Effatà Editrice, 2011), è un romanzo dedicato all’uomo del fuoco, del sole, dell’insonnia, della faccia chiara del mondo, la goccia d’inchiostro di sangue e di miele, colui che non è più tra noi , e tuttavia continua ad essere freccia conficcata nell’altare , vetrata luminosa , croce di pietra e legno con nomi incisi tutt’intorno, memoria di memoria che si inventa una storia, cento , mille storie di mani tese , di voci e di gridi. Ecco l’uomo è dedicato a don Mario Torregrossa , il santo bruciato , memoria viva che si fa coscienza per sciogliere il nodo del tempo dei nostri egoismi/classismi/razzismi che non mutano ,nonostante tutto; lui è sempre lì, sopra il cielo della parrocchia , aquila e colomba , bosco pensante , lampada, lapis, coltello zampillo, benzina, rosso e nero , labbra annerite , il corpo che è uno straccio avvolto nel suo enigma nudo. Continua a leggere

Il silenzio di Dio nelle immagini di un figlio, di Antonio Demontis

Alexander Ahndoril, Il regista, Aìsara, Cagliari 2011.

Tredici capitoli, tredici passi di un figlio nel penoso cammino di emancipazione dalla segregazione affettiva perpetrata da un padre insoddisfatto, deluso, affranto. Un padre, ma anzitutto un pastore che invano ha cercato Dio nella luce, trovandolo solo nel buio e nella solitudine, nella lontananza dagli affetti più cari. Su queste basi, Ahndoril definisce il paradigma esistenziale di Ingmar Bergman, osannato genio creativo, autore de Il settimo sigillo, e figlio debole e ipersensibile, prostrato dall’apparente imperscrutabilità del risoluto padre. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.89: Un mese in Questura. Alessandro Bonanni, “Zerosedici. Vie di fuga”

Un mese in Questura. Alessandro Bonanni, Zerosedici. Vie di fuga, Milano, Eclissi Editrice, 2009

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di Giuseppe Panella*

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A che cosa pensano veramente i poliziotti quando lavorano, compiono le loro indagini, cercano di catturare i criminali o di prevenire i crimini? In fondo, è questo l’obiettivo letterario di Alessandro Bonanni. Ispirato da innumerevoli romanzi seriali americani (prima fra tutte, la lunga saga dell’87° Distretto di Ed McBain –Evan Hunter – Salvatore Lombino in tutte le sue possibili varianti letterarie, cinematografiche e televisive), il suo terzo romanzo poliziesco (in America direbbero procedural) è, in realtà, nonostante l’inizio luttuoso e mortale, un inno alla vita.

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“Tolkien e Bach” di Giovanni Agnoloni

Recensione di Alberto Pezzini

In Italia i libri originali passano inosservati. E’ il caso di Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori (Galaad Edizioni, pagg. 175, euro 13,00), scritto da chi Tolkien lo studia da una vita, Giovanni Agnoloni, che – per vivere – traduce, scrive ed ha elaborato una specie di ponte spirituale tra il creatore de Il Signore degli Anelli e l’inventore della floriterapia, una medicina alternativa capace di curare il malato mediante i fiori e le loro virtù terapeutiche. Edward Bach iniziò la pratica ospedaliera subito dopo la laurea. Siamo nel periodo della Prima Guerra Mondiale. Bach si trova in Inghilterra, a breve distanza da Oxford. Non andrà mai in trincea a causa delle proprie condizioni di salute. Ebbe però la responsabilità di un gran numero di pazienti all’ospedale dello University College of London. Nel 1917 gli diagnosticarono un cancro alla milza e tre mesi di vita. Bach, che sembrava un valetudinario ma possedeva un’anima di ferro, non si dette per vinto e mise a frutto i suoi preziosi studi di immunologia sui vaccini. Guarì. Fu un miracolo ma anche una dimostrazione di quanto possa fare la volontà, unita alla convinzione che il malato vada curato olisticamente, ossia coinvolgendo tutta la persona. Scriverà nel 1931 Heal Thyself (Guarisci te stesso), dove sosterrà che l’origine di tutte le malattie “non è, in definitiva, materiale, e consiste nella negazione o nel rifiuto della mente di accettare ciò che l’anima suggerisce”. Continua a leggere

Lorenzo PEZZATO – Dipendenze, abbandoni e strane forme di sopravvivenza

“Ma un dolore così grande/urla vendetta ai quattro venti”, dicono due versi di Lorenzo Pezzato contenuti nella sua recente raccolta poetica “Dipendenze, abbandoni e strane forme di sopravvivenza”, edita da Lietocolle. Versi che possono indicare, oltre che una chiave di lettura sulla sua poetica, una forma di dolore fortemente sentita in questi anni sciagurati di crisi e di cambiamenti vorticosi, in ogni campo. Crisi in cui il ritrarsi in una dimensione privata, isolata, o di olimpica indifferenza, però, non solo non ha preservato ma, ancora più, ha disgregato e indebolito il corpo sociale nel suo complesso. Continua a leggere

Fabiano ALBORGHETTI – Supernova. Nota di lettura di Antonio Fiori

Come non riconoscerci, anche noi, in ascolto della paura/ gli occhi fissi come i cervi /di notte, colpiti dai fari. E non solo nella scoperta della malattia della carne, ma anche – mi sento di aggiungere -in quella dei sentimenti, della memoria, del corpo del pianeta. Scoperte tutte che ci disorientano, che ci lasciano interdetti, sempre e comunque impreparati. Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.36: VISIONS OF GERARDO. Il tratto, il colore, il segno

VISIONS OF GERARDO. Il tratto, il colore, il segno

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di Giuseppe Panella*

Visioni di Gerard è il titolo di uno dei più bei romanzi autobiografici (ma, in fondo, lo erano tutti) di Jack Kerouac in cui raccontava la sua vita a Lowell, Massachussets, durante la sua adolescenza e il suo rapporto con il fratellino Gerard cui era molto attaccato). Il paesaggio descritto in Visions of Gerard è sempre freddo, grigio, nevoso, rallegrato solo a sprazzi da qualche raggio di sole primaverile e sempre ostile tanto da costringere spesso ad un’esistenza di tipo claustrofobico e nevroticamente isolato.

Ben diversi sono i paesaggi che arricchiscono le tele di Gerardo Rodriguez Quiros, un artista la cui solarità e volontà di magnificenza coloristica non possono certo essere messe in discussione. Ma non si tratta, tuttavia, qui soltanto di un’emergenza direi tattile di un’espressione coloristica che permea e attraversa la tela quanto di un recupero della capacità di disegnare attraverso il colore, di rendere cioè il colore l’elemento fondamentale (e determinante) nell’elaborazione del tratto.

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“Amsterdam è una farfalla”, di Marino Magliani

Recensione di Angelo Ricci (da qui)

Se pensate ad Amsterdam è una farfalla come a una tranquilla guida della città olandese compilata per l’occasione, e a uso e consumo degli amanti della bicicletta, da uno scrittore italiano che in Olanda ci vive, ebbene vi state sbagliando.
Marino Magliani, con la sua scrittura dalle pieghe inquiete e dall’incedere ritmico, amalgama i piani di lettura, i personaggi, gli avvenimenti. Continua a leggere

Il cattivo sergente

Tipo senza scrupoli Nicholas Deville, sergente marcio con la faccia da criminale, un’insonnia cronica a fargli da compagna e la dipendenza da anfetamine a seguirlo ovunque vada.
Eppure qualcosa nel suo agire ci risulta simpatico.
Sarà quel sogno del prepensionamento in qualche spiaggia assolata, o sarà la bravura di Baldrati a fare al meglio ciò che il noir sa fare meglio, ovvero rimescolare le carte un attimo dopo averle distribuite: fatto sta che alla fine parteggiamo  quasi per lui, per Deville, che poi è il male, che poi è il poliziotto che nessuno vorrebbe mai ritrovarsi davanti.
La storia potrebbe essere già sentita; una partita di droga da recuperare, un poliziotto che lavora anche per la mala (la nuova mafia di Londra), una città che non vede o non vuol vedere, e soprattutto non perdona, a prescindere dalla divisa che si indossa e dalla porta da cui si è deciso di entrare.
Ma non c’è storia già sentita che non si possa ri-raccontare, Continua a leggere

Viola AMARELLI – Le nudecrude cose e altre faccende. Con nota di lettura di Antonio Fiori.

Con Viola Amarelli non c’è bisogno di ricostruire ragioni, decifrare poetiche nascoste. In questa silloge ad esempio lei stessa – a latere – dichiara: “Si presta voce a un mondo… ci si illude, perché il mondo resta tutto…  E’ la scrittura spugna, materia che respira: quello che hai ridai. Per questo ogni poesia è sempre, dannatamente, anche nolente, politica.” Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.85: Finale di partita ed eredità dell’umano. Giovanni Stefano Savino, “Lascito. Anni solari VII”

Finale di partita ed eredità dell’umano. Giovanni Stefano Savino, Lascito. Anni solari VII, Firenze, Gazebo, 2011

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di Giuseppe Panella*


«LXXIV. Da una pasqua all’altra (questa notte / la luna al primo quarto oltre la tenda / si è appoggiata sul vetro del tuo quadro) / un soffio sembra la voce che ascolto / di un operato alla gola, sommesso / e vetrato. Il mio verso, come il pane / donato dal fornaio a un canile / o a qualche poveraccio del quartiere / secco, meglio ai rifiuti con le bucce / e gli ossi della cena o con i rami / alle fiamme. Risolve un dubbio il libro / che nuovo mette radici. Non toglie, / io spero, il cencio del tempo la polvere / della memoria. Ma questa a chi serve?» (p. 70).

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Remo Bassini, Vicolo del precipizio

di Guido Michelone

Ormai quarantenne, Tiziano riprende a scrivere o meglio ricomincia a farlo per se stesso, alla luce del sole, circa vent’anni dopo il suo primo e unico libro – I racconti della vecchia osteria – fortunata raccolta ispirata alle narrazioni orali quasi folcloristiche degli anziani cortonesi. È un libro che l’immaginario autore (un po’ autobiograficamente proiezione fantastica dello stesso Bassini) con il duplice rimorso di aver abbandonato l’attività creativa a favore della ben più remunerata funzione di ghost writer (lo scrittore fantasma che ritocca, completa, abbellisce i romanzi altrui) e di aver lasciato la piccola città natale, Cortona, per trasferirsi nella grande Torino, dove ha trovato il lavoro e per breve tempo anche l’amore. Continua a leggere

Tra i fermenti di “Fermenti” n. 237/2011

di Antonino Contiliano

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Iniziare e portare a termine un lavoro di recensione per questo numero della rivista FERMENTI n. 237/2011, crea, si dice apertamente, dei timori per la ricchezza che porta e per gli stimoli a pensare che suggerisce. Chi scrive altresì vi è coinvolto in prima persona per ciò che di proprio FERMENTI n. 237 gli ospita, e la cosa non è certo trascurabile.

Su cosa e chi puntare e, nel cercare anche una linea geodetica credibile di connessione e “tendenza”, non scompaginare molto l’insieme del lavoro strutturato in sezioni e dei lavori che dentro portano firme, stili di pensiero e appigli differenziati?

L’altalena delle titubanze non ostacola tuttavia la ricerca e l’individuazione di questa linea interpretativa e di lettura di cui diremo avanti.

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Gianmario LUCINI – A FUTURA MEMORIA


Che il mondo debba essere madre amorosa e nutrice, di tutti, e che non debbano esserci diseguaglianze marcate tra le persone, e violenta ingordigia, è un sogno che in tanti, da sempre, ci portiamo dentro. Memoria ancestrale di un eden perduto, dell’Uno intrauterino? O paura? Il sentimento di giustizia, in fondo, non è estraneo all’estetica, perché un mondo iniquo viene avvertito come brutto e spaventevole, oltre che invivibile, e perché sub limen s’avverte paura e distanza da ciò che è terribile. Sentimento, quello di paura, che abbiamo visto crescere in questi ultimi anni assieme alla precarietà economica, prendendo atto che chi occupa posti di potere lo fa, il più delle volte, solo per tornaconto personale; siamo sempre più consapevoli – anche grazie ai media e alla rete – che un’élite agguerritissima sta segnando, e forse ha già segnato, i nostri destini. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA 88: Un “descamisado”? Alberto Prunetti, “Il fioraio di Perón”

Un descamisado? Alberto Prunetti, Il fioraio di Perón, Viterbo, Stampa Alternativa, 2009

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di Giuseppe Panella*


Alberto Prunetti racconta, sia pure con tecniche narrative di fiction (il montaggio alternato anche se in terza persona delle vicende accadute al prozio in Argentina e al pronipote alla ricerca delle sue tracce e della propria eredità perduta), una storia vera. Il Cosimo Guarrata del romanzo è, in realtà, Cosimo Quartana, parente diretto dell’autore, vissuto effettivamente, a Buenos Aires, a partire dal 1924 e fioraio di fiducia della Casa Rosada, la residenza ufficiale del Presidente della Repubblica argentino (ne fa fede la foto di gruppo che apre il libro).

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La paura della propria fine

Quali sono le cause del successo di una serie televisiva quando questa ha a che vedere con un gruppo di sopravvissuti in un mondo invaso dagli zombi?
Non essendone un appassionato – anzi, diciamolo apertamente, diciamolo chiaramente e subito, non sopportando né i morti viventi né la maggior parte dei film horror (altra cosa è a mio parere la letteratura dei Lovercraft, dei King, degli Shelly, dei Poe…) – la domanda non avrebbe alcuna ragione d’essere posta e se proprio lo vogliamo assumerebbe un qualche significato solo nell’ottica di un’analisi sociologica, o antropologica, o psicoanalitica, o che dir si voglia. Se alla fine mi sono deciso a scriverne, dunque, è per un’altro motivo. Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.84: Liriche per cantare, versi per ricordare. Aa. Vv. “L’amore del giglio. Poesie alla mamma” – Domenico Cipriano, “Novembre”

Liriche per cantare, versi per ricordare. Aa. Vv. L’amore del giglio. Poesie alla mamma, Fanna (PN), Samuele Editore, 2010; Domenico Cipriano, Novembre, con una prefazione di Antonio La Penna, Massa, Transeuropa, 2010

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di Giuseppe Panella*

L’amore del giglio è un libro collettivo redatto da cinque poeti, due donne (Alejandra Craules Bretòn, poetessa messicana, Natasha Bondarenko, invece, ucraina) e tre uomini (Nabil Mada, marocchino, Patrick Williamson, inglese e l’italiano Domenico Cipriano) che ricordano, rievocano, cantano, riflettono, fanno emergere, si concentrano, sognano e presentano aspetti e momenti del loro rapporto con la loro mamma. Alla fine dell’antologia, Domenico Cipriano non si tira indietro annota con nitido disincanto e tuttavia con continuato amore:

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STORIA CONTEMPORANEA n.87: Romanzo di ordinaria follia. Massimo Tallone, “Doppio inganno al Valentino. Un intrigo tra Venezia e Torino”

Romanzo di ordinaria follia. Massimo Tallone, Doppio inganno al Valentino. Un intrigo tra Venezia e Torino, Genova, Fratelli Frilli Editori, 2009

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di Giuseppe Panella*


E’ possibile che dei quadri famosi, di tradizione secolare e di prestigio straordinario, vere e proprie pietre miliari nella storia dell’arte, siano, in realtà, dei falsi? E che le tele di Carpaccio appese nella Scuola di San Giorgio degli Schiavoni a Venezia siano soltanto delle riproduzioni ben fatte ma con un segno distintivo di differenza a marcare la qualità dell’opera a futura memoria dei posteri? E’ una delle ipotesi che fanno detonare fin dall’inizio questo romanzo noir di Massimo Tallone ambientato in maniera un po’ sghemba tra la Venezia dell’arte e la Torino degli intrallazzi e degli affari.

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