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La Mappa degli slittamenti spaziotemporali di Sandro Battisti

Introduzione di Giovanni Agnoloni

Un altro capitolo della vicenda dell’avanguardia letteraria dei Connettivisti, che dagli universi della fantascienza s’infiltra sempre più nelle crepe della realtà.
Ecco un estratto de La mappa è una contrazione, racconto di Sandro “Zoon” Battisti, co-fondatore del movimento letterario, uscito in e-book per e-Tales, uscito su posthuman.it con un commento a seguire di Mario Gazzola.

Un viatico di eccellente qualità e potenza suggestiva, in vista della NeXtCon, il grande raduno-reading con musica che si terrà a Firenze il 15 dicembre. E sul quale, ovviamente, avrete presto notizie.

Da qui in poi, il testo in tondo è di Mario Gazzola, mentre in corsivo è l’estratto del racconto di Sandro Battisti.


Esce in ebook per Graphe.it il racconto La mappa è una contrazione di Sandro Battisti, ambizioso esperimento di connessione fra dimensioni temporali del presente, di un futuro postumano e dell’antichità romana. Ve ne proponiamo un breve estratto. Continua a leggere

Intervista a Roberta Borsani

Intervista di Marino Magliani

Persuasori di morte (OGE, 2011) è il secondo romanzo di Roberta Borsani. Un racconto di potere regolato dal male, narrato da una Borsani che predilige per le sue storie una provincia piemontese che sa di corteccia e odori di muschio e pioggia. Ma qui la storia è grande ed è come se non si parlasse solo di provincia, ma come se l’Italia intera fosse una provincia. La provincia d’Italia. Il commissario Realis ama curare le sue rose, come una specie salvacondotto, di vaccino contro l’orrore che va conoscendo, mentre indaga sulla morte di Fiammetta Uslenghi, ragazza fragile. Continua a leggere

Quel tutto accanto al nostro nulla

Suona strano in un’epoca di consumismo narrativo spesso privo di reali connessioni col reale (soprattutto quando si dichiara il contrario) sostenere con entusiasmo l’uscita di una raccolta di fiabe. E ancora più strano (nonché piacevolmente spiazzante) è realizzare quanto siano le storie dalle terre del ‘C’era una volta’ più che quelle dall’’adesso e in questo luogo’ a raccontarci la verità sui nuclei irrisolti del nostro quotidiano.
È risaputo che le fiabe sono nate da antenati mitici che stendevano le gambe nelle profondità paludose del nostro inconscio (negli ‘archetipi’, direbbero alcuni) e che nel tempo si sono colorate del folklore e delle connotazioni storiche dei vari luoghi di provenienza (legandosi a quella tradizione orale che in certi periodi della Storia ne ha assicurato la sopravvivenza… grazie a dio). Quello di cui però spesso ci dimentichiamo è che ciò che le ha caratterizzate maggiormente, separandole ad esempio dai cugini della favola, è sempre stata un’idea di indeterminatezza che determina, d’inverosimiglianza che è verisimile, di reiterazione che non stufa, di lieto fine che non disturba, di morale che non costringe e di manicheismo che non banalizza.
Potremmo forse desiderare altro da una storia? Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.83: Tra classicismo e amore per la vita quotidiana. Nicola Prebenna, “Era il maggio odoroso”

Tra classicismo e amore per la vita quotidiana. Nicola Prebenna, Era il maggio odoroso, prefazione di Sandro Gros-Pietro, Torino, Genesi, 2011

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di Giuseppe Panella*

Nicola Prebenna sta moltiplicando la propria produzione letteraria in questo periodo della sua vita costruendo i propri libri di poesia come altrettante tappe di un percorso in cui dare conto (e rendere di conseguenza maggiormente fluide, più sistematizzate e comunicabili le proprie idee sul mondo e sulla propria ragion d’essere in quest’ultimo.

Era il maggio odoroso ( : e tu solevi / così menare il giorno…) è citazione diretta da A Silvia di Giacomo Leopardi, un autore che rappresenta sicuramente il punto di riferimento lirico di quest’ultimo saggio poetico di Prebenna. Ma, allo stesso modo, la sua poesia non è lontana da certi accenti lirici novecenteschi e più vicini alla sensibilità dei Moderni come questi versi di Apollinaire:

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Marino Magliani e Vincenzo Pardini finalisti al “Premio Settembrini 2011”

Da qui e qui

Marino Magliani e Vincenzo Pardini sono finalisti al Premio “Regione del Veneto – Leonilde e Arnaldo Settembrini – Mestre”, con Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo (Transeuropa), fusione di due splendidi racconti di cui il Prof. Giuseppe Panella ha a suo tempo parlato su La poesia e lo Spirito e al Gabinetto Vieusseux. Segue qui un video di una trasmissione letteraria di un canale veneto (TeleChiara), dove si fa riferimento agli Autori intorno al minuto 17:15.
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Pqqv_wJ4iiA]

Richard Mason, Alla ricerca del piacere

di Guido Michelone

Sembra un romanzo d’altri tempi, Alla ricerca del piacere, quinto titolo pubblicato dal trentatreenne autore sudafricano, cresciuto ed educato in Gran Bretagna. Infatti il libro non solo può accreditarsi nel genere fiction ‘storico’ per l’ambientazione (Amsterdam nel 1907) e per la cura fin nel minimo dettaglio in cui è antropologicamente descritta la vita alto borghese di allora, ma deve soprattutto la forza e l’originalità nella scrittura appunto da romanzo d’altri tempi, in uno stile letterario (perfettamente riportato dalla traduttrice Giovanna Scocchera dall’inglese all’italiano), probabilmente demodé fin dentro la sintassi e il lessico, i preziosismi morfologici e i lambiccamenti verbali.

Il titolo originale The History Of A Pleasure Seeker rende forse meglio l’idea ossessiva di un testo incentrato su un unico ostinato personaggio, pur attorniato da figure di spicco nell’economia della narrazione: è davvero la storia di un cercatore di piacere, quasi sull’onda dei tanti protagonisti della letteratura decadente tra Otto e Novecento, tra Huysmans e D’Annunzio. Continua a leggere

Anna CASCELLA LUCIANI – Poesie

Poesia versicolare, frammentata da una crescente interpunzione, sempre abitata dalla rima, spesso dedicata in calce al testo, raccolta sotto titoli per lo più enfatici (Le tese braccia, Migrazioni, Discendenze, Luna mutante, Amate assenze, Le aperte stanze, Vaganti stelle, Solo l’amore, Dalla finestra del cielo); paiono difetti, invece è una poesia che arriva come poche altre, che mantiene una disperata fedeltà alla vita, che riesce ad essere diario rimanendo poesia.

Ogni tanto affiora l’eco di altri poeti: l’ironia della Lamarque (Tu vedi in me l’eguale/ e io il diverso:/ per favore,/ potremmo amarci adesso?; non lo conosco/ e non lo conoscerò:/ questo è rassicurante – / non lo perderò; ritrovo intatto/ il vocabolario/ d’amore: mi viene/ da ridere/ di tutto cuore), la speculazione di Caproni (Se l’anima stanca/ si raccoglie, e ancora/ stanca, ancora/ stanca sceglie, è allora/ che passate le soglie,/ avremo diritto a/ Perfezione; il mio interlocutore/ è solo/ l’assoluto,/ solo con lui io fotto/ solo con lui/ mi illudo) e poi, immanenti o dedicatarii, Franco Fortini, Giovanni Giudici, Sandro Penna, Dario Bellezza e le amiche Luciana Frezza, Amelia Rosselli e Giovanna Sicari, ‘ tre “compagne di poesia”…icone e muse silenziose ’, come annota Massimo Onofri nella sua accurata e intensa introduzione. Sono però moltissimi, in quest’opera omnia, i testi che brillano di luce propria, specialmente quelli amorosi e quelli del disincanto. (Antonio Fiori) Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.86: Storia di morte e d’amore. Brunella Schisa, “Dopo ogni abbandono”

Storia di morte e d’amore. Brunella Schisa, Dopo ogni abbandono, Milano, Garzanti, 2009

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di Giuseppe Panella*


Evelina Cattermole è stata assai più nota con il nome di Contessa Lara, scrittrice di opere poetiche, di testi narrativi e di infinite rubriche su molti giornali quotidiani in cui insegnava alle massaie piccole e ingegnose soluzioni per la vita quotidiana e alle gran dame come evitare errori e ingenuità nella dimensione ufficiale e brillante della vita mondana. Ispirato a un poemetto di George Gordon lord Byron del 1814 che reca come titolo Lara ma è ispirato, tuttavia, al conte di Lara, un pirata spagnolo di origini aristocratiche che sbarca clandestinamente in Inghilterra e qui trova la morte dopo aver scatenato una rivolta popolare, il suo nome fu a lungo assai popolare in Italia anche per l’alone di scandalo erotico che lo avvolgeva, pronubo una poesia del giovane Gabriele D’Annunzio che ne adombrava una relazione con il suo levriero Isella (“Sta lady Phoebe Cynicythere / Su ‘l damascato letto ampio e profondo: / splende la nudità, nell’ombra, e il biondo / capo sorride di su l’origliere. / Erto su l’esili zampe il levriere / Le lambisce il sen rotondo…”). La sera del 30 novembre 1896, un giovane pittore napoletano, Giuseppe Pierantoni, che aveva vissuto con lei una tempestosa storia d’amore fatta di passione, di gelosie reciproche, di schiaffoni e di pasti consumati in trattorie a poco prezzo, le spara un colpo di pistola che la colpisce all’addome e poi cerca di rivolgere verso se stesso la stessa arma di piccolo calibro con cui aveva colpito la donna.

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Uno dei grandi poteri del raccontare storie

Shaun Tan è autore di alcune delle storie per immagini più intense e narrativamente meglio riuscite degli ultimi decenni.
Illustratore australiano di origine malese, famoso nel mondo già da oltre un decennio, è stato ‘scoperto’ in Italia relativamente da poco, soprattutto grazie a uno dei suoi ultimi lavori, “The arrival” (pubblicato da Elliotedizioni nel 2008 col titolo “L’approdo”), una graphic novel d’impressionante efficacia visionaria, nella quale le parole scompaiono e sono le immagini, avvolte in un’atmosfera dorata di sogno e memoria (una sorta di luce calda che ricorda le stampe fotografiche d’inizio novecento), a prendersi la briga di portare avanti la narrazione.
Figlio d’immigrato (il padre giunse in Australia dalla Malesia nel 1960) Shaun Tan ha costruito questa storia sulla base di aneddoti e resoconti di migranti di varie nazionalità (ivi compreso il padre) fondendoli in un’opera dove l’assenza di parole significa da una parte celebrazione del potere visivo della memoria (e del sogno, appunto, che accompagna chiunque si sposti da un luogo a un altro in cerca di condizioni migliori di vita) e dall’altra amplificazione del valore universale del viaggio e del racconto che se ne fa.
Un “racconto silenzioso” nelle parole dell’autore, Continua a leggere

TIMOR SACRO di Stefano Pirandello

Qualcuno lo indica già come uno dei nuovi possibili casi letterari. Un romanzo postumo, firmato da un autore che porta uno dei cognomi più celebri della storia della letteratura. Un cognome che, probabilmente, lo ha penalizzato. Non è facile, infatti, essere figli di Luigi Pirandello e portare avanti il sogno, o meglio, la “necessità” della scrittura cercando di sfuggire al fastidioso e inevitabile peso del confronto. È quello che è successo a Stefano Pirandello, primogenito di Luigi, scrittore raffinato, schivo, “costretto” a ricorrere a uno pseudonimo per pubblicare i suoi lavori senza incorrere, appunto, nel rischio di rimanere oscurato dall’ombra paterna.
Il lavoro di tutta una vita di Stefano Pirandello, cominciato negli anni Venti e riveduto più volte fino alla scomparsa dell’autore (avvenuta a Roma il 5 febbraio 1972), è un romanzo che vede la luce per la prima volta in questi giorni grazie all’impegno editoriale della Bompiani e alla cura dell’ordinario di Letteratura Italiana nell’Università di Catania Sarah Zappulla Muscarà (che ha già avuto il merito di dare nuovo lustro alle opere di Giuseppe Bonaviri, Ercole Patti e Sebastiano Addamo). Si intitola “Timor sacro” (Bompiani, pagg. 336, € 14,00) ed ha caratteristiche metanarrative giacché il protagonista, lo scrittore Simone Gei (alter ego dell’autore), è alle prese con la stesura di un’opera di esaltazione del fascismo. Nella narrazione, la storia di Gei si alterna a quella dell’albanese Selikdàr Vrioni, sfuggito alle arcaiche leggi di vendetta privata della sua stirpe. Continua a leggere

Il libro segreto di Gesù

di Fabrizio Antinozzi

«Chi, tra i personaggi dell’antichità, ebbe una fama così grande e duratura da portare ancor oggi milioni e milioni di persone sulla sua tomba? Di molti profeti ed eroi conosciamo la vita, ben poco però sappiamo del luogo dove furono sepolti. Il caso più enigmatico riguarda Alessandro Magno: nessuno sa ancora dire con esattezza dove si trovi il sepolcro del maggiore condottiero dei tempi antichi. Generalmente, la storia tramanda il luogo in cui è sita la tomba dei fondatori di grandi religioni, come quella di Maometto a Medina. Dove si trovano, invece, i sepolcri di Ottaviano, Marco Antonio o Cleopatra? Oppure quelli di celebri filosofi, come Socrate, Platone, Aristotele? Gli storici sono più interessati alla loro vita. La morte, infatti, segna il punto finale di un’esistenza, pur illustre che sia. I grandi personaggi storici non ebbero seguaci che ne venerassero a tal punto la memoria da tramandare con precisione, lungo i secoli, il luogo della loro sepoltura. Eppure, fra le domande decisive che ognuno di noi si pone, vi è proprio ciò che accadrà dopo la morte. Che sarà di noi quando esaleremo l’ultimo respiro? Nessuno storico, mosso solo da interessi scientifici, potrà mai indagare adeguatamente su questo tremendo e affascinante mistero, studiato piuttosto dai teologi, gli “esperti di Dio”. Al centro delle loro ricerche vi sono i Vangeli, dove si narra di un uomo che morì, fu sepolto e che – caso unico al mondo, se si crede all’esistenza del Gesù storico – resuscitò. » Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.82: Una gioia tanto dolorosa… Italo Testa, “La divisione della gioia”

Una gioia tanto dolorosa… Italo Testa, La divisione della gioia, Massa, Transeuropa, 2010

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di Giuseppe Panella*


La divisione della gioia è traduzione letterale di Joy Division, grande (quanto troppo rapidamente discioltosi nel corso delle sue burrascose vicende) complesso post-punk inglese costituitosi a Salford, nella contea di Greater Manchester, nel 1977. Il nome del gruppo rock derivava dalla denominazione delle baracche femminili dei campi di concentramento nazisti descritti in un celebre libro di memorie, La casa delle bambole, opera di un’ex-detenuto nel lager di Auschwitz che si firmava Ka-Tzetnik 135633 (al secolo Yehiel De-Nur – il suo pseudonimo deriva, infatti, dalle iniziali di Konzentration Zenter seguito dal suo numero personale di matricola tatuato sul braccio sinistro) ed edito nel 1955. Le donne che erano state imprigionate nell’area che portava questo famigerato nome erano utilizzate come prostitute e usate come puri e semplici oggetti sessuali dalle SS e dai soldati tedeschi che stazionavano nel lager. Il testo di una delle canzoni più note dei Joy Division (No love lost) contiene, infatti, un esplicito riferimento al libro.

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Tutto l’amore che abbiamo potuto. Sul nuovo libro di E. Tonon, di Andrea Sartori

Con La luce prima (Isbn Edizioni, Milano 2011), Emanuele Tonon completa il suo personale ciclo trinitario iniziato con le due parti di cui si componeva il romanzo eretico dell’esordio, Il nemico (Isbn Edizioni, Milano 2009). Se quest’ultimo era dedicato alla teologia concreta – operaia e furiosa – del Padre e del Figlio, il nuovo libro è incentrato sul ricordo della madre, Vincenza, trasfigurata dall’elaborazione del lutto in uno Spirito Santo, che non si propaga nel mondo per il tramite fattivo della Chiesa di Pietro, ma per quello biologico di un’esile figura mariana, i cui organi espiantati – dilapidati – danno nuova vita ad altri sconosciuti. Continua a leggere

“Le OroVie” – La Connessione cosmica

Recensione di Giovanni Agnoloni

Andrea Aschedamini, Davide Sapienza
Le OroVie
Lubrina Editore, Bergamo, 2011

Dopo L’invisibile canto del silenzio, i testi di Davide Sapienza e la foto di Andrea Aschedamini tornano ad accompagnarci in un itinerario geogafico, ma soprattutto spirituale, nel ciclo delle stagioni delle Alpi Orobie. Le OroVie (Lubrina Editore, 2011) è un libro che ci fa dono di un percorso speciale, che fa di tutto per essere “normale”, “umile” nel senso originario del termine (humilis, “che sta in basso”, dunque “aderente al terreno”), ma non può evitare di rivelare la propria natura iniziatica. La Natura qui si rivela nella sua essenza di Via, cioè di percorso di accesso a dimensioni più sottili, più profonde e insieme più alte, rispetto a ciò a cui siamo abituati. L’essenza energetica e spirituale dei luoghi di montagna si manifesta come Holos (“Tutto”) in cui si immerge l’essenza intima dell’uomo, osservatore che vive su di sé un riflesso della vita millenaria del Cosmo. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.85: Romanzo di formazione. Franco Giarda, “Il ragazzo che amava Jack London”

Romanzo di formazione. Franco Giarda, Il ragazzo che amava Jack London, Faenza (Ravenna), Mobydick, 2009

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di Giuseppe Panella*


Leggere Jack London è stata esperienza comune a tantissimi intellettuali italiani maturati e cresciuti entre (les) deux guerres che hanno attraversato il Novecento. Il mio compianto maestro Eugenio Garin mi confidò una volta che i suoi studi di filosofia erano dovuti particolarmente proprio alla lettura di Martin Eden (il grande romanzo autobiografico dello scrittore americano che affascina anche il protagonista del romanzo di Giarda) perché nell’opera londoniana il protagonista cita e commenta testi e opere del filosofo positivista Herbert Spencer che al pensatore fiorentino parvero fortemente significativi, tali cioè da spingerlo a studiarne e approfondirne l’opera.

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Gianluca Morozzi

Gianluca Morozzi, Bob Dylan spiegato a una fan di Madonna e dei Queen, Castelvecchi (roma 2011, pagine 251, euro 16,00.

di Guido Michelone

Lajos, trentenne bolognese, dongiovanni, autoironico, hippy e bamboccione al punto giusto è protagonista assoluto di questo divertente libro: sta ultimando il suo terzo romanzo, suona (male) la chitarra in una cover band chiamata Little Boys Lost che ovviamente vanta l’intero repertorio dylaniano, passa da una ragazza all’altra scegliendo le più belle e al contempo le più antipatiche, come da inveterato copione. All’inizio del testo la madre gli rivela che il padre naturale è nientemeno che Bob Dylan in persona, ubriaco, durante un party veneziano. Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.81: Poesia nella lingua dell’Altro. Mihaela Cernitu, “Parole senza posa / Vorbe f?r? astâmp?r”

Poesia nella lingua dell’Altro. Mihaela Cernitu, Parole senza posa / Vorbe f?r? astâmp?r, Firenze, Edizioni Novecento Poesia, 2010

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di Giuseppe Panella*

Mihaela Cernitu scrive in italiano ma è nata a Craiova, in Romania. La sua lingua madre in cui accuratamente poi traduce i suoi versi italiani è il rumeno, una lingua simile e dissimile in una volta all’italiano che usa per la sua scrittura. Il suo sguardo poetico, dunque, è sempre quello dell’osservatore, di chi guarda dalla finestra il mondo in cui si è ritrovata a vivere e che spesso non riesce a comprendere totalmente. L’oggetto della sua poesia è un’Italia in cui è venuta a vivere e di cui ha prescelto e prediletto cultura e vita quotidiana; la lingua che usa per farlo è un tentativo di conciliare esigenze culturali e consumo usuale delle parole necessarie per farsi comprendere e per comunicare. La poetessa vive allora tra due mondi: quello della scrittura poetica che frequenta abitualmente ma che non esaurisce la sfera delle sue osservazioni umane e culturali e quello della vita quotidiana da cui trae gli spunti per la sua produzione lirica. Scrive, infatti, Franco Manescalchi nella sua precisa Presentazione del volume di Mihaela Cernitu:

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Biografia della notte

di Marino Magliani

Un titolo del genere mi è venuto in mente leggendo Nel cuore della notte (Del Vecchio Editore, 2011, euro 14). Un’antologia curata da Katherine Schimdt, che ha chiesto a nove scrittori italiani di raccontare la notte e a ognuno di essi ha concesso un’ora di tempo. Gli autori sono: Andrea Ballarini, Caterina Bonvicini, Bruno Morchio, Gianluca Morozzi, Sandra Petrignani, Lidia Ravera, Gianmaria Testa, Grazia Verasani e Nicola Verde, al quale è toccato di raccontarci di quando la notte è giovane. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.84: Notte italiana. Sergio Paoli, “Ladro di sogni. Storia noir di una Milano marginale”

Notte italiana. Sergio Paoli, Ladro di sogni. Storia noir di una Milano marginale, Genova, Fratelli Frilli Editori, 2009

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di Giuseppe Panella*


Anche con questo noir di Sergio Paoli siamo sempre all’interno della “notte e nebbia” della storia italiana di sempre – fatta di servizi segreti, di razzismo esplicito ed eterodiretto, di morte, di pedofilia, di dolore… La Milano di cui si parla nel romanzo, tuttavia, è solo apparentemente marginale. E’ al centro, invece, di un esperimento politico di governo che vede la sicurezza al centro di un dispositivo di controllo generale sulle azioni e sulle coscienze dei cittadini. Il consigliere comunale Denis Monastiroli, parlando con il protagonista del libro, il vice-commissario Federico Marini ora facente funzione di commissario capo, esplicita il contenuto razzista e forcaiolo del nuovo corso politico (di cui è un esponente di rilievo e che è ormai subentrato a livello generale) con un discorsetto semplice semplice e perfino un po’ banalotto ma non per niente meno agghiacciante:

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.80: “De profundis”, all’emergere della luce. Eugenio De Signoribus, “Trinità dell’esodo”

De profundis, all’emergere della luce. Eugenio De Signoribus, Trinità dell’esodo, Milano, Garzanti, 2011

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di Giuseppe Panella*


“Ci piaccia o no, noi siamo qui per imparare non tanto ciò che il tempo fa all’uomo ma ciò che il linguaggio fa al tempo”

(Josif Brodskij, Fuga da Bisanzio)

«Ombre nel bosco. ombre nel bosco / restate lì, nel vostro folto / onniparvente. // ch’io segua il tenue verde / l’appena luce di mezzo / che fa il sentiero // il sottopresente» (p. 57)

Che cos’è il “sottopresente”? Il termine, parola-chiave per la comprensione del complesso e spesso oscuro e criptico percorso, lessicale e formale, di De Signoribus, individua la dimensione della poesia come aurora della Storia e strumento potenziale del suo attraversamento quotidiano.

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