VOCI. “Sei un sogno…” di Arianna Galli

Voci, rubrica di poesia “partecipata” a cura di Francesco Sasso su “La poesia e lo spirito”.

Leggere e condividere poesie in rete è molto bello. Questa nuova rubrica è aperta a tutti gli appassionati della poesia. 

Cosa cerchiamo? Noi cerchiamo la poesia. Potete quindi segnalare via email il vostro spazio poetico in rete o copiare/incollare una vostra poesia. Noi scegliamo e rilanciamo la poesia su queste pagine e in podcast. (f.s.)

Lettura di Francesco Sasso dalla raccolta Non c’erano fiori di Arianna Galli. (Ladolfi Editore, 2022)

Continua a leggere

Etty Hillesum, la poesia più potente, di Raffaela Fazio

Etty Hillesum, la poesia più potente

 

Questa giornata, come altre simbolica, mi pare una buona occasione per ricordare Etty Hillesum, la giovane ebrea olandese che non fa parte di alcuna antologia di versi, ma che ci ha lasciato un diario profondamente poetico. La sua è, di fatti, la poesia più potente, perché vera testimonianza di vita, sostenuta da una scelta radicale: condividere sino in fondo il destino degli altri, tentando di alleviarne la solitudine e puntando sempre al bene, persino nel mezzo dell’orrore. Il 30 settembre del 1942, un anno e due mesi prima di morire ad Auschwitz, Etty annotava: “In me non c’è un poeta, in me c’è un pezzetto di Dio che potrebbe farsi poesia”.

 

Rileggendo “Etty Hillesum, Diario 1941-1943” (Adelphi Edizioni, 1981), ripropongo oggi alcuni suoi pensieri. Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. Dall’Ucraina e dalla Russia appelli per la pace

Anche nei luoghi in cui si combatte ci sono segni di rifiuto di questa guerra che andrebbero ascoltati e amplificati. Ad esempio in Ucraina c’è chi pensa che “La pace in Ucraina e nel mondo possa essere raggiunta solo in modo nonviolento. La guerra è un crimine contro l’umanità“: è  Yurii Sheliazhenko, l’autore dell’appello che propongo di seguito. E in Russia ieri la trasmissione televisiva del comizio di Putin che avrebbe dovuto mostrare al mondo l’appoggio popolare alla guerra in Ucraina è stata interrotta, dando origine a diversi interrogativi. D’altra parte questo non è il primo segnale contro la guerra in Russia, dall’appello di migliaia di studenti, laureati, insegnanti e personale dell’università di Mosca a manifestazioni collettive o personali. Continua a leggere

La guerra. Sempre.

Omero non si stupisce né si indigna, e non spera in alcuna risposta. Dove sono i buoni nell’Iliade? Dove sono i cattivi? Non ci sono che uomini in pena – guerrieri in lotta che trionfano o soccombono. Le rivendicazioni della giustizia si riducono a un mormorio di lacrime e lamenti dinanzi alle ginocchia di marmo della necessità. Il desiderio di giustizia si esprime unicamente attraverso il lutto della giustizia e la tacita ammissione. Condannare o assolvere la forza equivarrebbe a condannare o assolvere la vita stessa. E nell’Iliade (come nella bibbia e in Guerra e pace) la vita è essenzialmente ciò che non si lascia valutare, misurare, condannare o giustificare dal vivente. Essa giudica se stessa solo pretendendo coscienza della propria ineffabilità. Tale accettazione priva di rigidità interiore, consustanziale all’esistenza, è lontanissima dalle ostentazioni degli stoici.
Figlia dell’amarezza, la filosofia dell’Iliade bandisce il risentimento. Precede il divorzio tra natura e esistenza. Qui il Tutto non è un insieme di frammenti rotti e rincollati alla bell’e meglio dalla ragione, ma il principio attivo della compenetrazione reciproca di tutti gli elementi che la compongono. Teatro dell’ineluttabile e simultaneamente il cuore dell’uomo e il Cosmo.

da : Rachel Bespaloff: Sull’Iliade, Milano, 2018 (Adelphi), p. 21p.

Più felici

Se lasciassimo allineare tutto dallo Spirito, saremmo più liberi e leggeri. Le energie vanno sprecate in conflitti interiori ed esteriori, e il bene va in fumo. Fermiamoci un momento, lasciamo che ogni cosa torni al posto suo, e poi ripartiamo più felici, o meno tristi, se per ora è il massimo possibile.

Si vis pacem, para pacem. Da Nobel a Zelensky.

Questa notizia mi lascia incredulo: un gruppo di politici europei chiede di assegnare il Premio Nobel per la Pace a Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina, per supportare il popolo ucraino che resiste all’invasione russa. Certamente resistere all’oppressione è un diritto inalienabile dell’uomo, però Alfred Nobel nel suo testamento indica come destinatario del Premio per la Pace la “persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l’incremento di congressi per la pace”. Continua a leggere

Frammenti di Cinema # 49

Nella città l’inferno (1959) di Renato Castellani se non è il miglior film carcerario nella storia del cinema è il più attuale. Non ci sono protagonisti maschi. Il film è ambientato nel carcere femminile delle Mantellate, nella via romana omonima, alle spalle di Regina Coeli. Al centro c’è lo scontro tra due grandi attrici, Anna Magnani (nel progetto iniziale doveva esserci Silvana Mangano, ma chiese una cifra economica esorbitante) e Giulietta Masina, modelli femminili opposti. Sul piano antropologico, tuttavia, la nota che emerge, grazie alla bravura degli sceneggiatori e del regista, è che le regole e i legami della sopraffazione, esaltati dentro il claustrofobico universo carcerario, sono universali, più animaleschi che umani, e non hanno genere sessuale. L’idea è stata di recente ripresa dalla serie Netflix Vis a vis – il prezzo del riscatto (2015-2019) con alcune delle attrici provenienti dal successo dell’altra serie La casa di carta.

Continua a leggere

Gelosia

La gelosia divina ci ricorda Chi ne sa più di tutti, anche di noi: ci appoggiamo a fondamenti instabili, a grucce e stampelle malandate, e ci priviamo della Roccia incrollabile, della Sorgente della vita eterna, che non si rassegna a perderci per sempre.

Si vis pacem, para pacem. Non ci sono già troppe armi in giro?

Propongo un’intervista al generale Claudio Graziano, Presidente del Comitato militare dell’Unione Europea, alla trasmissione televisiva Mezz’ora in più di domenica 13 marzo, con un commento di Giovanna Lo Presti che evidenzia dei vuoti di memoria del generale. Il generale poi chiedeva più fondi per le spese militari, e tre giorni dopo la Camera ha dato il via libera a larghissima maggioranza all’ordine del giorno della Lega che chiede di portare al 2% del PIL i costi della difesa: 13 miliardi in più per spese militari. Così si passerebbe da 25 a 38 miliardi annui, 104 milioni al giorno. Eppure nel 2020 l’Italia ha speso l’1,4% del PIL per la difesa, dato superiore sia alla media dell’Unione europea (1,3%) sia a quella della zona euro (1,3%). Senza contare che nel territorio italiano ci sono 120 basi Nato e Usa più 20 basi segrete USA. L’aumento delle spese militari italiane è parallelo a quanto succede in Germania e in Francia e in linea con la crescita  da 25 anni a questa parte delle spese militari mondiali, che nel 2021 hanno raggiunto la cifra di 2.030 miliardi di dollari. Non ci sono già troppe armi in giro? Continua a leggere

Poesia italiana del XXI secolo

Renata Morresi è nata a Recanati nel 1972. Scrive poesia e saggistica, e traduce. In poesia ha pubblicato le raccolte Terzo paesaggio, Aragno, 2019, Bagnanti, Perrone 2013, La signora W. Camera verde 2013, Cuore comune, peQuod 2010); altri testi sono apparsi su antologie e riviste, anche in traduzione inglese, francese e spagnola. Nel 2014 ha vinto il premio Marazza per la prima traduzione italiana di Rachel Blau DuPlessis, Dieci bozze, Vydia, 2012, e nel 2015 il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. Cura la collana di poesia “Lacustrine” per Arcipelago Itaca Edizioni. Attualmente è ricercatrice di letteratura anglo-americana all’università di Padova.

Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. Potrà questa bellezza salvare il mondo?

Finalmente una buona notizia: i dipinti prestati dall’Ermitage alle Gallerie d’Italia e a Palazzo Reale di Milano e alla Fondazione Fendi di Roma potranno restare in Italia fino alla fine programmata delle mostre. L’Ermitage aveva richiesto in anticipo le opere perché “In base alla decisione del ministero russo della Cultura tutti i prestiti in essere devono essere restituiti dall’estero alla Russia” e “l’Ermitage è un museo statale che dipende dal ministero della Cultura”, aveva scritto il direttore del museo di San Pietroburgo Michail Piotrovsky. Il ministro della cultura italiano Dario Franceschini aveva constatato che è “evidente che quando un proprietario chiede la restituzione delle proprie opere queste debbano essere restituite” (vedi qui). Adesso il ripensamento reintroduce “buona volontà e benevolenza” nelle relazioni culturali. Nel dare la notizia il direttore generale del Museo Ermitage commenta: “Ripetiamo sempre che i ponti della cultura si fanno saltare in aria per ultimi. Ora è venuto il tempo di proteggerli”. E se non saltasse nessun ponte? Continua a leggere

Franco Acquaviva, Cinque poesie inedite

Sono lieto di presentare cinque poesie inedite di Franco Acquaviva, attore, regista, drammaturgo, poeta. Come poeta ha pubblicato due libri: Teatro nelle fibre del corpo (Giuliano Ladolfi Editore 2016) e Strategia della sparizione (Giuliano Ladolfi Editore 2020). A seguire una mia nota sui testi e una nota biografica dell’autore.

Era la donna in nero tra le case
avvolta in un collo di nebbia crollava
su tutta la notte intorno, vaporava Continua a leggere

Farlo


Desiderare Gesù, chiamarlo nella propria vita: è il punto cruciale della crescita. Controlliamo tutto, ma ci sfugge l’essenziale, lasciandoci un senso d’incompiuto. Da oggi, ricordiamoci di farlo.

Si vis pacem, para pacem. Che parli la politica

Propongo due articoli che ritengo vadano integrati. Un articolo, uscito oggi su il Foglio, è una testimonianza di Olesia Ostrovska-Liuta, direttrice dell’Arsenale dell’arte a Kyiv. L’articolo è coinvolgente e mostra i disastri che fa la guerra, ogni guerra, distruggendo  palazzi e beni personali ai quali sono legate le nostre radici. La mia considerazione è che esso suscita una forte reazione emotiva. Una risposta immediata può essere aiutare i civili che soffrono e fuggono dai luoghi di guerra. La risposta strategica può essere di due tipi: o far parlare le armi (con tutte le scelte intermedie che precedono questo passo) o intraprendere una lucida azione politica. Lo evidenzia il secondo articolo che propongo, di Lorenzo Guadagnucci, uscito anch’esso oggi su Volerelaluna. Come scrive Guadagnucci. “Pensiamoci. Forse oggi in Ucraina c’è bisogno proprio di questo: di intelligenza politica, di pensiero, di iniziativa diplomatica, di una regia internazionale che impedisca ciò che sta avvenendo sotto i nostri occhi: un imbarbarimento bellico che renderà sempre più difficile un’intesa diplomatica fra le parti; un’escalation militare senza ritorno”. Continua a leggere

Ilma Rakusa: Poesia contro la paura


Gedicht gegen die Angst

Streichle das Blatt
küsse den Hund
tröste das Holz
hüte den Mund
zähme den Kamm
reime die Lust
schmücke den Schlaf
plätte den Frust
neige das Glas
wiege das Buch
liebe die Luft
rette das Tuch
schaue das Meer
rieche das Gras
kränke kein Kind
iss keinen Frass
lerne im Traum
schreibe was ist
nähre den Tag
forme die Frist
lenke die Hand
eile und steh
zögere nicht
weile wie Schnee
öffne die Tür
lade wen ein
schenke dich hin
mache dich fein
prüfe dein Herz
geh übers Feld
ruhe dich aus
rühr an die Welt Continua a leggere

Intervista ad Annalisa Ciampalini

di Luca Pizzolitto

  1. Il tuo ultimo libro è stato pubblicato nel 2018 (“Le distrazioni del viaggio” Samuele editore) sono passati quasi 4 anni. Com’è stato il tuo rapporto con la poesia (sia letta che scritta) in questo arco di tempo?

 

In questo arco di tempo il mio rapporto con la poesia è stato molto intenso, e posso dire di essere soddisfatta. Non sono una persona metodica e può succedere che passino mesi senza che scriva una poesia compiuta. Scrivo, prendo appunti, annoto riflessioni, ma so che molti tentativi di scrittura resteranno tali: abbozzi di pensiero, accostamenti di parole. Se la scrittura si presenta in modo frammentario rivelandomi una verità che percepisco precaria, voglio assecondarla, anche perché non potrei fare altrimenti. Mi piace quando gli scritti si accumulano e sono indefiniti, incompatibili e non conclusi, è come stare accanto a una cosa viva, che cresce, e non sai quale direzione prenderà. Col tempo ho imparato ad amare questa fase transitoria, ad affidarmi alla lentezza che mi impone la poesia e alle varie contraddizioni, cerco di stare lontana dall’ansia di dover produrre e vicino a quanto mi dà gioia. Poi, a un certo punto, può accadere che gli appunti trovino una struttura con un senso, i versi crescano e le poesie assumano una forma definitiva, anche se tutta questa compiutezza, alla fine, non arriva mai. Continua a leggere