Propongo un articolo di Paolo Nori uscito oggi su il Foglio, che contiene un’intervista a Boris Akunin, il quale oltre che un bravo scrittore si rivela un brillante conversatore. Propongo questo articolo per vari motivi: quanto scrive Nori nella sua premessa sulla discriminazione della cultura russa in questi giorni è del tutto condivisibile; i versi del grande poeta russo Velimir Chlebnikov che Nori riporta sono splendidi; l’intervista ad Akunin presenta parecchi spunti di riflessione, anche se per me non è del tutto condivisibile. Akunin afferma che “non capisce il motivo per cui uno stato democratico non può entrare nelle alleanze nelle quali vuole entrare”. Certamente in linea di principio questo è vero, anche se come sappiamo ci sono stati accordi che questo non sarebbe successo e il fatto che succeda causa tensioni e guerre. Ma se vogliamo parlare in termini di principio, io auspico il superamento di qualsiasi alleanza militare, visto che le armi, se ci sono, prima o poi vengono usate. Continua a leggere
Lirico terapia. Renzo Paris
Tommaso
Poesia che sei rinata per il compleanno
D’un poeta, stattene un momento accucciata
Sotto la scrivania, gioca col gatto, intrattienilo,
Non aver fretta, dai,
Almeno per questa volta!
Vedi, un pizzico di distrazione è bastato
Perché quel bastardo mi graffiasse le dita.
La poesia entra anche nel quotidiano, non teme la banalità. Renzo Paris lo dimostra efficacemente in questi versi che odorano di casa, ma hanno un chiaro valore simbolico.
Sofferenza
Si vis pacem, para pacem. Legittimare un linguaggio di guerra è legittimare la guerra
Riccardo Luna sul giornale la Repubblica commenta la notizia che sia su Facebook sia su Instagram saranno permessi messaggi ostili nei confronti dell’esercito e dei leader russi. “A causa dell’invasione dell’Ucraina, siamo tolleranti verso forme di espressione politica che normalmente violerebbero le nostre regole sui discorsi violenti come ‘morte agli invasori russi'”, ha confermato Andy Stone, capo delle comunicazioni di Meta, casa madre delle due reti sociali. Riccardo Luna avverte: “Uno dei possibili effetti della violenza è di farci diventare violenti” e esorta a “Non smettere di provare a capire”. Legittimare un linguaggio di guerra è legittimare la guerra. Continua a leggere
Lucio Dalla. Conversazione tra Guido Michelone e Jacopo Tomatis
A proposito del libro E ricomincia il canto
In occasione del decennale della morte di Lucio Dalla, giornali e televisioni stanno commemorando, talvolta sbrigativamente, l’uomo e l’artista, mentre fra i tanti libri in circolazione, E ricomincia il canto (Il Saggiatore Edizioni), uscito pochi mesi fa, appare il migliore, in quanto raccoglie tutte le interviste rilasciate dal protagoniste lungo un arco di tempo che ricopre quasi l’intera sua carriera. Ne parlano due storici della popular music, l’Autore, Jacopo Tomatis, (docente al Dams di Torino) e Guido Michelone (professore al Conservatorio di Alessandria).
– Jacopo, perché un libro che antologizza le interviste a Lucio Dalla? Da dove nasce quest’esigenza?
La proposta, devo dire, mi è arrivata dal Saggiatore, e in particolare da Giuseppe Favi. L’idea era di inserire il libro in una serie di altri titoli simili (di recente sono uscite le interviste di Bob Dylan e di George Harrison). Ho accettato immediatamente. Mi sembrava il modo migliore per raccontare un personaggio complesso e ricco come è stato Lucio Dalla: lasciando la parola a lui, cercando di ricostruire le tracce e le cronologie di una carriera lunga e variegata, nelle modalità in cui si è raccontato nei vari momenti della sua vita. Non avevo fatto i conti con la quantità di interviste, però, e con il personaggio Dalla. Mi aspettavo di trovare interviste profonde, con interlocutori selezionati. Invece ho trovato, e ho dovuto mettere insieme, una moltitudine di frammenti, di dichiarazioni estemporanee, concesse a riviste lontanissime – da PlayMen all’Unità, dal Guerin Sportivo all’Avvenire. Continua a leggere
Enrico Barbieri, Meno di una pietra di calcare, Delta3, 2021

Mi ricordo perfettamente il dialogo con Gianmario Lucini. E’ una poesia di confine. Voglio pubblicare la sua prima raccolta. Se ti piace, vuoi scriverne la prefazione? Accettai. Così conosco la poesia di Enrico Barbieri dall’esordio con Il tremore della terra. Era il 2014 e della poesia di Barbieri sottolineavo l’oralità e l’avvio di un duro cammino di “reductio ad unicum” della sua scrittura. Sono passati 8 anni e nella nuova raccolta trovo una poesia che si è fatta testo per intero e un percorso duraturo e sempre più proteso verso un’opera matura. L’approdo, tuttavia, non è, come mi aspettavo, un verso compatto e solido come una noce, come sembrava preannunciarsi, ma fluviale e magmatico allo stesso tempo, disomogeneo per statuto, dunque, comunque, coerente. Lucini, pertanto, aveva visto giusto. La sua era e resta una poesia di confine. E questa connotazione, in una stagione stretta tra realismo tardivo, più che terminale, ed elegia da twitter, rende la sua poesia diversa e ne legittima la scrittura. Non ci sono strade o voli/ creati in linea retta/ Le falesie, le crepe/ di calcarenite si attorcigliano/ poi divergono, sputano/ un’orbita improvvisa (…).
Pochi
Si vis pacem, para pacem. Musica per la pace
La Stampa di oggi, 12 marzo 2022, ci informa di un bel gesto e nella sua edizione on line ce ne propone anche un video. Il titolo dell’articolo è: Le note di speranza: 94 violinisti suonano per la pace. Peccato che fra i 94 violinisti di 29 Paesi non ci sia nessun violinista russo, e che quindi manchi una tessera essenziale al puzzle della pace. Eppure ci sono violinisti russi che si sono dichiarati pubblicamente contro la guerra. Penso a Ilya Gringolts, ad esempio, a Ksenia Milas, a Yuri Zhislin e ad altri più o meno noti. Tanti artisti, intellettuali e persone comuni vengono incarcerati in Russia perché manifestano per la pace, e ciononostante i russi sono coinvolti in Europa e USA in una crescente discriminazione.
Le note di speranza: 94 violinisti suonano per la pace
Suonano le note di un motivo popolare in una cantina di Kiev convertita a rifugio. A stringere il violino è Illia Bondarenko, ventenne e talentuoso musicista ucraino. Continua a leggere
Giuseppe Cinà, A macchia e u jardinu

Poesie messaggeri ri un infinitu nustrali. Su A macchia e u jardinu di Giuseppe Cinà
di Giorgio Morale
A macchia e u jardinu, il libro di esordio di Giuseppe Cinà pubblicato da Manni nel 2020,
è diviso in due parti, che concorrono in modi diversi a delineare un quadro di vita che si connota nel passaggio da un mondo agreste, pre moderno, a uno che è già post-moderno, contrassegnato dall’invadente turismo della Riserva dello Zingaro (San Vito Lo Capo, TP). Continua a leggere
Ricompense
Si vis pacem, para pacem. Un decalogo per la pace
In questi giorni siamo presi da una follia collettiva, secondo la quale diciamo di parlare di pace ma in realtà incitiamo alla guerra. Ovunque c’è una chiamata alle armi. Questo è un esempio su la Repubblica di oggi, 11 marzo 2022. Sotto il titolo Decalogo per la pace non trovo una parola di pace, nessuna proposta che prefiguri la mediazione e la facilitazione di un accordo. E’ questa la pace?
Un decalogo per la pace
di Bernard-Henri Lévy, Sean Penn, Salman Rushdie, Sting
1. La giustizia internazionale deve prendere in considerazione, ed esaminare, tutte le procedure che possano consentire di incolpare per crimini di guerra Putin e i suoi. Continua a leggere
Poesia italiana del XXI secolo

Franz Krauspenhaar, è nato a Milano nel 1960, è uno scrittore, poeta e musicista. Ha pubblicato finora di vari romanzi, tra i quali Le cose come stanno, Baldini & Castoldi, Cattivo sangue, Baldini Castoldi Dalai, Era mio padre, Fazi, L’inquieto vivere segreto, Transeuropa, Le monetine del Raphael, Gaffi, Grandi momenti, Neo., Brasilia, Castelvecchi, La presenza e l’assenza, Arkadia. e due saggi narrativi, su Francis Bacon e il calcio. Ha partecipato a varie antologie ed è stato, tra le altre cose, redattore dei blog letterari collettivi Nazione Indiana e di La poesia e lo spirito, del quale è stato uno dei fondatori. Collabora con la rivista letteraria cartacea Il Maradagal. In poesia ricordiamo la silloge Franzwolf, Manifattura Torino Poesia, Effekappa, Zona, il poema Le belle stagioni, il monologo poetico Biscotti selvaggi, la silloge Capelli struggenti, questi ultimi per Marco Saya Edizioni; e la silloge Nella foresta, Ensemble. Nel 2008 ha vinto il Premio Palmi Speciale per la narrativa con il romanzo Era mio padre. Ha partecipato a varie antologie con suoi racconti inediti ed è presente nel Dizionario della poesia italiana 1945-2020 a cura di Mario Fresa, Società Editrice Fiorentina. Opera anche in campo musicale con dischi digitali prettamente di musica elettronica con distribuzione Believe Music con lo pseudonimo di Nerolux.
Intervento
Lo storiografo dei disguidi, recensione di Riccardo Ferrazzi
Finalmente un libro di racconti!
L’editore Arkadia, nella collana Senza Rotta, sfata un tabù che da troppo tempo grava sull’editoria italiana (“i racconti non vendono!”) e dà spazio a una raccolta di racconti. Lodevole iniziativa che merita di essere seguita anche da altri editori. In effetti non si capisce perché i lettori italiani debbano leggere soltanto racconti di autori stranieri (peraltro bellissimi, come quelli di Alice Munro, Jorge Luis Borges e altri) mentre gli autori italiani scrivono racconti solo per concorsi, blog e riviste. Continua a leggere
Porti
Luigi Maria Corsanico legge Cesare Pavese. 2
Il primo vento
Casa della Poesia di Milano
Cari lettori,
vi segnaliamo la ripresa delle serate alla Casa della Poesia di Milano nel mese di Marzo che alterneranno streaming e presenza.
Si ricorderanno e leggeranno Franco Loi, Giovanni Giudici e Yves Bonnefoy, e la poesia si farà setaccio del grigio presente nell’incontro dei #poetipost68.
Artemide, di Raffaela Fazio.
Ritratti femminili
di Kika Bohr
Ritratti femminili
Questa galleria di ritratti di ragazze e di donne che sono state assunte a servizio da mio nonno Paul a Ginevra, è il frutto di racconti che mi sono stati fatti da mia madre Chris. Per chiarezza vi dirò che la famiglia era così composta: Nonno Paul (separato, molto occupato col suo negozio, una parafarmacia), J.P. il figlio maggiore (fino alla maturità messo a studiare in collegio, poi diventato farmacista), mia zia Mo (poi diventata fisioterapista) e Chris. Mia nonna Al non era con loro perché separata, e in quegli anni le donne che avevano “abbandonato il tetto coniugale” non avevano pressoché nessun diritto. Ma torniamo a ricordare questa serie di persone che per quasi due decenni hanno svolto il ruolo di governanti, cuoche, donne-tutto-fare, a volte di sorelle maggiori. Come nella bella canzone di Stromae, Santé, in cui il famoso cantante belga brinda a tutte le persone che non possono farlo, io qui vorrei ringraziarle tutte e immaginarle con dei quadri che fanno parte del nostro immaginario collettivo. 
ÉMILIE era giovane e robusta. Quando, carponi, stendeva la cera sul pavimento, permetteva alle bambine di salirle in groppa. (La possiamo immaginare come una bellezza alla Renoir). Continua a leggere









