Questo libro è una sorpresa anche per me: più vado avanti, più mi accorgo che è il seguito dell’insegnamento che qui non tengo più, per ora, perché non compatibile coi progetti altrui. Ma è il Progetto di Dio quello che conta: un amore sponsale, geloso e generoso, un amore a cui nessuno può mettere la parola fine. Eccole, allora, le parole che risuonavano nella Cappella dello Spirito Santo e che ora sono inchiostro su carta, forse più efficaci, perché incise per sempre, non soggette all’oblio del tempo che corrode anche i messaggi più importanti. L’amore è indissolubile. Ti sembrava di averlo perduto, ma rispunta all’improvviso, quando meno te l’aspetti, come fa la campana che suona per la messa, ma serve a ricordarti molte cose: che sei vivo, che puoi essere felice, che non devi rassegnarti alla tristezza, perché non sei venuto al mondo per diventare triste, lettore, non sei venuta al mondo per diventare triste, lettrice, ma per ritrovare il filo, toccare con mano che la storia può ricominciare, anzi, ricomincia adesso, perché il Dio sposo non ha intenzione di lasciarti, al contrario, proprio ora, ti dichiara il Suo amore e la Sua gioia nel riabbracciarti, come allora, all’inizio degli inizi. Il bello della fede è che ti trovi fra le mani qualcosa che non scade, che resta oltre la morte: tocca a te, lettrice, tocca a te, lettore, controllare che nel centro del tuo mondo ci sia questa porzione d’eterno, perché non sei te stesso, te stessa, finché non ne avverti l’odore e non ne afferri il gusto. Ti lascio il tempo per pensarci, ora che le mie parole non volano più via, ma sono qui, come vedi, per ricordarti di vivere davvero.
Memoria
Poesia italiana del XXI secolo

Stefano Lorefice è nato nel 1977 in provincia di Sondrio ed ha vissuto diversi anni all’estero. Ha pubblicato le raccolte di poesia Frontenotte, Transeuropa Edizioni, 2011, L’esperienza della pioggia, Campanotto Editore, 2006, Budapest Swing Lovers, Edizioni Clandestine, 2004, e Prossima fermata Nostalgiaplatz, Clinamen, 2002. Nel 2010 è uscito il suo primo romanzo Il giorno della Iena, Eumeswil Edizioni, dopo la raccolta di racconti Cosmo Blues Hotel, Edizioni Clandestine, 2004. Nel 2014 Il giorno della Iena è stato riproposto in una nuova veste da Giraldi Editore. È presente in diverse raccolte di Autori Vari sia per la poesia che per la narrativa. Si occupa anche di fotografia.
Amabile
Poesia 78, di Augusto Benemeglio

È un libro di incontri questo “Poesia 78” di Augusto Benemeglio, una vecchia conoscenza – visto che ha scritto innumerevoli articoli per noi di Lpels -, oltre che mio amico fraterno, carissimo. Incontri magici, dove il tempo sembra sospendersi per lasciar spazio a un mondo parallelo, quello dell’arte, dove tutto può succedere. Fellini, la Spaziani, Eugenio Barba, Elsa Morante, Caproni, Cardarelli, e tanti altri personaggi più o meno famosi, sfilano discretamente in queste pagine come figure quasi mitologiche, foriere di tracce indelebili anche per un unico, fugace contatto. Continua a leggere
Frammenti di Cinema # 48

Tra i film politici ci sono quelli di un genere molto particolare. Aiutano a comprendere come funziona il sistema. Non lo denunciano, insomma, ma lo spiegano. Negli U.S.A. questo filone è molto prolifico, anche grazie alla singolarità della democrazia americana. All’opposto, in quasi tutta la produzione cinematografica mondiale, il cinema politico è sinonimo di cinema di denuncia. In Italia, per esempio, c’è stata una stagione di grazia negli anni ’70 con la linea Damiani-Lizzani-Rosi. Chissà perché? Sarà che il complesso meccanismo della (ex) principale potenza mondiale si presta più degli altri alla drammatizzazione. Con Fahrenheit 9/11 (2004) Michael Moore inaugura, dentro questa linea, il format del docu-film, e lancia un duro atto di accusa alla politica repubblicana di George W. Bush. Ma quello che rende davvero interessante il film è il racconto di come Al Gore in poche ore, nelle presidenziali del 2000, venne scippato della vittoria per una contorta combinazione tra l’obbligo di registrazione degli elettori votanti e il computo dei voti. Eppure, nella duplice veste di vice-presidente e di presidente del senato, Al Gore certifica l’elezione di Bush e applica la norma regolamentare (assurda) che impedisce di contestarla, in quanto la mozione di alcuni deputati del congresso non viene sostenuta da nessuno dei senatori.
Eterno
Tutto acquista valore in relazione all’eterno. Se vivo per ciò che rimane, troverò la pace. L’inquietudine nasce dalla coscienza della finitezza: vale la pena spendersi per qualcosa che non dura? Se Cristo non è risorto, scrive san Paolo, mangiamo e beviamo; ma se la vita è eterna, qualunque sacrificio è bene accetto.
“La suora”, di Remo Bassini
Recensione di Giovanni Agnoloni
Remo Bassini, La suora, Golem Edizioni 2021
Non avevo ancora letto un romanzo ambientato nell’Italia del primo lockdown. Con La suora di Remo Bassini ho avuto per la prima volta accesso a questa singolare dimensione narrativa. Il giallo dello scrittore e giornalista toscano (nato a Cortona) ma piemontese di adozione (abita a Vercelli) riesce in questo intento con una storia e un approccio stilistico molto raccolti e direi quasi sospesi – fin da prima dell’inizio della grande serrata pandemica – in un clima di silenzio gravido di significati.
Il titolo ci parla del “non-personaggio” femminile di tutta l’opera, motore d’ispirazione di ogni mossa e pensiero del protagonista (Romolo Strozzi, in un singolare dualismo storico-mitologico col nome dell’autore), un ex insegnante di origine pugliese trapiantato prima a Milano e quindi, in seguito al traumatico suicidio di una sua studentessa, ritiratosi nell’alta Valsesia, in Piemonte, dove vive vendendo formaggi. Continua a leggere
Luigi Maria Corsanico legge Fernando Pessoa. 42
La preghiera
“Imprigionato nell’istante simultaneo di decollo e atterraggio” di Paul Wu
Ho conosciuto Paul lo scorso novembre sull’isola di Gotland, proposto da un produttore come direttore della fotografia per girare una sequenza di un mio film. Mi ha colpito immediatamente come persona interessante, buona e misteriosa.
Lungo la strada abbiamo parlato di tante cose finché a un certo punto, mentre il sole mi abbagliava, ho avuto un’intuizione repentina e gli ho chiesto se scrivesse. Paul è rimasto molto sorpreso ma anche intimidito dalla mia domanda inaspettata, e mi ha risposto con cautela che sì, gli piaceva scrivere, anche se… eccetera.
Ma ormai avevo capito che potevo fidarmi dalla mia intuizione. Gli sono stata un po’ addosso ma nicchiava, finché qualche giorno fa ha pubblicato un post su fb che mi ha folgorata. Poche righe dolenti, con un timbro che mi ha ricordato David Foster Wallace, uno di quegli autori che ogni traduttore sogna di interpretare. E gli ho chiesto il permesso di tradurre il pezzo e pubblicarlo qui. Mi ha dato il suo consenso e lo presento oggi a voi, in italiano e in lingua originale. Buona lettura!
Imprigionato nell’istante simultaneo di decollo e atterraggio
Di Paul Wu
Chiudo gli occhi. La schiena contro un muro arancione inondato di buon mattino dalla luce di un sole spagnolo. Nelle mie orecchie il suono del fluttuare delle onde, ampie abbastanza da lasciare una pausa tra il fragore dell’acqua sull’acqua, e quello dell’acqua sugli scogli. Nel mio cuore c’è un grumo di tristezza che sale alle mie palpebre e le fa gonfiare. La persona che guida la meditazione ripete in un inglese non nativo: “L’amore è l’unica cosa che conti. Trova l’amore. Trova la luce dentro di te.”
Il 2021 edulcorato
di Abramo Matteoli
Plop!
Stappo una bottiglia, me ne verso un po’. Mentre le bollicine chiare iniziano a percorrere il calice penso che è proprio una bella occasione. Poi, tutto sommato, me lo merito proprio.
«Per cosa beviamo?» chiede, giustamente, la voce fuori campo.
«All’anno nuovo. Brindiamo all’anno nuovo» rispondo io; potrei sembrare in ritardo, ma non lo sono per niente. Gennaio è un mese di uggiosa nostalgia, troppa per esser considerato incipit di un nuovo tempo. Gennaio è la pagina bianca che si frappone tra i capitoli di un libro, quella che ci permette di respirare, mentre sbagliamo a scrivere la data e ci permettiamo una finestra di distrazione. Si, gennaio è proprio affollato, c’è troppo su cui riflettere, troppo da promettersi, un freddo cane, e il calciomercato – come se non bastasse.
Provocazioni in forma di apologo, il libro.
Prefazione di Fabrizio Centofanti
Roberto Rossi Testa ci ha lasciato. Mi ha telefonato Lidia, la compagna di una vita, stamattina, intorno alle otto. Sono rimasto incredulo: l’avevo sentito un paio di giorni prima, con la voce flebile ma ferma, lucida, come tutto in lui è stato sempre attraversato da una sonda nitida e precisa, disincantata e calda, affettuosa e spietata, come se la vita umana fosse davvero quel coacervo di contraddizioni da tenere insieme che i saggi descrivono nei libri entrati nella storia, a cominciare dalle Lettere di Paolo: la carne e lo spirito, il peccato e la grazia, l’intelligenza e la passione, l’ombra e la luce. Roberto, come il Leopardi da lui tanto amato, non si è fatto illusioni su quella che chiamiamo la natura umana: l’ha guardata in faccia con coraggio, raccogliendo il guanto della sfida, non sottraendosi mai alle sue provocazioni, che su questo suo e nostro caro blog trasfigurava e rendeva durature in forma di apologo. Con lui avevo un dialogo serrato: ogni giorno ci inviavamo una mail con un commento ai fatti del giorno, ai temi più scottanti, ai nodi che impegnavano noi e l’umanità in una lotta a volte sfiancante con la logica, l’etica, la fede. A un certo punto mi è sembrato strano non vedere il suo nome nella posta in arrivo: era un rito, un’abitudine, una di quelle certezze che fanno della vita un luogo famigliare, tenero, sicuro. Continua a leggere
Civita, prefazione di Giorgio Agamben
Il libro che state per leggere è esemplare, perché cerca di rispondere a una domanda che nei giorni e negli anni che vengono non potrà più es sere elusa e ciascuno di noi dovrà a suo modo porsi, perché dalle risposte che riusciremo a dare dipenderà la sopravvivenza della cultura umana sulla terra. Questa domanda è: che cosa significa abitare? Sappiamo an cora che cosa significa abitare un paese, una città, un territorio? E che cos’è un paese, se lo si pensa a partire dall’abitare? Continua a leggere
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In questo momento c’è già tutto, è l’unico criterio ragionevole. Ci ammaliamo di passato, o di futuro. Pensiamo che manchi qualcosa, o che qualcosa sia inceppato. Il nodo non si scioglie con i sensi di colpa, coi rimpianti, con l’eterna illusione di un domani migliore. La soluzione è adesso: è qui, è ora che io ci sono, coi miei doni, i miei pregi, i miei difetti. Con la presenza che dà senso a tutto. Dobbiamo ammettere, anche a malincuore, che è Dio che colma i vuoti, guarisce le ferite, e che questo lo fa adesso. Che sia gratificante o meno quello che vivo, è qui, è ora ciò che conta, non fra un attimo, e neanche un attimo fa. In questa sala delle benedizioni, il giorno 8 febbraio, alle ore 11.43 della mattina, c’è tutto quello che posso volere dalla vita. È un dono il respiro, la mano che scorre sui tasti dello smartphone, gli occhi con cui conto quante righe scrivo, le narici che annusano quest’aria invernale che non vuole mitigarsi. Sto tornando agli inizi, quando c’era unità tra il fare e l’essere, quando il cuore era sospeso in quello spazio dove l’eterno non è più un estraneo. È questo che cerchiamo: l’unità fra dentro e fuori, da cui la morte si ritira con orrore. Pensaci, lettore, pensaci, lettrice: il cammino che ti ha portato a questa pagina approda alla meta solo se decidi di esserci davvero, qui, ora; se non ti volti indietro, se non cerchi nel futuro qualcosa – qualcuno -che ti sta parlando adesso. Ecco, ascolta: qui, ora, puoi sentire la sua voce.
Scendere
Riflessioni su mia madre
Avrebbe compiuto cent’anni oggi, mia madre. Se non fosse invece morta di cancro più di 40 anni fa, il 25 agosto 1981.
Se cent’anni vi paiono tanti, sappiate che suo padre è vissuto fino a 99, e che suo fratello (mio zio Robert) è morto una settimana fa. La famiglia di mia madre – prevalentemente tedesca – è molto longeva, soprattutto da parte di padre.
Di quel padre.
La storia di mia madre l’ho dovuta riscrivere molte volte; molte volte ho dovuto ricominciare tutto da capo, non appena qualche nuovo pezzo del puzzle si aggiungeva, portato dai racconti di qualcuno. Lo scenario è cambiato così spesso, in questi 40 anni in cui è stata morta. Continua a leggere
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Ogni tanto arriva la notizia di un fedele deceduto nella mia ex parrocchia. Sempre più si allarga la cerchia delle persone trasferite in cielo, e questo ha conseguenze inevitabili. È come avere una seconda casa: una casa di vacanze, o di riposo. L’eterno riposo. A noi sembra triste lasciare questa terra, ma se sapessimo come stanno davvero quelli che si ritrovano di là, ci penseremmo due volte prima di compiangerli. Certo, se a molti tocca passare per il fuoco doloroso che chiamiamo purgatorio – all’inferno non ci voglio pensare, per i fedeli parrocchiani – la gioia sembra smorzarsi: ma le anime purganti coltivano la felicità segreta di entrare in paradiso, e se ci chiedono preghiere è perché questa felicità non sia troppo contrastata. Anche qui, è questione di tornare agli inizi, quando tutto era avvolto nell’amore, e non c’era da discutere su cose come “io, guerra, possesso”, o “piacere, paura, gratificazione”. Il piacere è ritornare a essere se stessi nell’unica condizione che lo permetta veramente: l’abbraccio del Padre. È bello pensare che arriverà il momento in cui ambizioni e desideri saranno un po’ di polvere con cui è impossibile parlare: resterà, invece, l’estasi, lo slancio, il sorriso dell’anima che comprende di non correre più rischi, di non poter sbagliare, di stimarsi, perché Qualcuno, infinitamente più potente, la stima oltre ogni attesa. Tocca anche a te, lettrice, tocca a te, lettore, fare i conti con la fine, che è un inizio: la verità rovescia qualsiasi prospettiva, la tomba sigillata è vuota, l’uomo che incontri ti annuncia che quello che cercavi non è qui, che la fine è diventato il fine, che la paura ha cambiato nome, un’altra volta, perché adesso si chiama speranza.
Trinità
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L’inizio, per me, fu via Prassilla, le passeggiate con don Mario, lo spirito incarnato in gesti, parole, tracce di un progetto che solo più tardi si sarebbe definito in termini precisi. E già qui puoi dire anche la tua, lettore, anche la tua lettrice: se ci sia nella tua vita una via Prassilla degli inizi, se hai provato la carezza di Dio che ti incoraggia ad andare verso te stesso, come disse a suo tempo al padre Abramo. È emozionante il ritorno della storia, il riaffacciarsi della parola del Creatore che spariglia le carte, destruttura per ristrutturare, edifica il regno sulle macerie delle nostre strategie. In via Prassilla trovai la perla di straordinario valore che si sarebbe rivelata, nel bene e nel male, la luce del cammino. Ancora oggi, quando la vita mi mette alla prova, quando sembra che qualunque altro posto sia migliore di questo, mi ricordo degli inizi, di come, camminando sulla strada vicino alla chiesa, ogni paura si scioglieva nell’abbraccio col tutto. Anche stasera, che ho sentito l’invidia mordermi il calcagno nelle parole del confratello prete, lo porto idealmente con me, su via Prassilla, gli faccio assaporare quell’inizio degli inizi che comincia ad apparire anche a te, lettrice, anche a te, lettore: ormai comprendi come sia qui che si gioca la partita, come, fra tutte le perle del mondo, sia questa la sola in grado di impedire al mercante di continuare a essere mercante. È qualcosa che cominci a intravedere, che conosci da sempre, ma che solo certe parole, certi giri di frase ti riportano – adesso, solo adesso – alla memoria.









