
Abitare le piaghe di Cristo, sentirsi sicuri nell’offerta della vita che ha fatto per noi. In tal modo si libera il flusso, si allontana ogni ostacolo all’emergere della vera identità.
Mappe immaginarie

Pasquale Vitagliano, su La poesia e lo spirito, sta lavorando alla mappatura dei poeti che hanno diritto a essere conosciuti e presentati, pur non appartenendo a circoli elitari. Pensiamo che la poesia abbia bisogno di conoscenza, interazione, promozione: coltivare, non sopprimere, facilitare, non cancellare, dialogare, non escludere. Il tutto non per finire con un’antologia, ma per cominciare da lì. Che ognuno faccia la sua parte.
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Frammenti di Cinema # 46

Il condominio contiene simbolicamente l’anima della nostra quotidianità. Talvolta è nera, sempre è coatta. Le fornisce anche la norma fondamentale, che a stento riesce a regolamentare una prossimità subita, fatta di invidie e rancori, piccoli quanto efferati. E’ dunque un paradigma. Ecco che il cinema (e non solo) lo prende quale scenario metaforico. L’ultimo film di Nanni Moretti, Tre piani (2021) è ispirato al romanzo dell’israeliano Eshkol Nevo. A proposito del libro, qualcuno ha dato anche un’interpretazione psicanalitica (i piani della coscienza). Nel film, invece, Moretti smarrisce la sua geniale e (auto)ironica ispirazione. Ci restano solo tutte le sue sovrastrutture, in questo caso impotenti quasi ad esprimere un sentimento autentico di pietà umana. La sua voce dissonante perde in sincerità e forse egli stesso si dissocia dal film, scomparendo dal copione. Le strutture della nostra condizione condominiale le coglie meglio un altro film tratto da un libro, Il contagio (2017) diretto dalla coppia Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, tratto dal romanzo di Walter Siti. Non è un caso che il titolo risulta oggi profetico. Il più visionario e stimolante, tuttavia, è Il condominio dei cuori infranti (Asphalte) del 2015 di Samuel Bechetrit. Scrittore prima che regista, ha basato il film sulla prima parte della sua autobiografia uscita nel 2005, Cronache dall’asfalto.
Scelta
Luigi Maria Corsanico legge Marcello Comitini. 41
Desiderio
Dante, Forese e Bonagiunta
di Antonio Sparzani

UNSPECIFIED – CIRCA 2002: The meeting between Dante and the poet Forese Donati (1250-1296), scene from Canto XXIII of Purgatory from The Divine Comedy, by Dante Alighieri (1265-1321), inscription from the Archbishop of Milan, miniature, manuscript plut 40 pp 176,15th century. Florence, Biblioteca Medicea Laurenziana (Laurenziana Library) (Photo by DeAgostini/Getty Images)
Qui vi avevo proposto la seconda parte della tenzone con Forese Donati, cominciata qui su Nazione Indiana: avevo preannunciato che Dante avrebbe riincontrato Forese nel Purgatorio e infatti ciò accade nel XXIII canto (vedi qui) e prosegue nel XXIV, che qui vi presento. Dante è affettuosamente amico di Forese, malgrado le (apparenti, ma rituali) ingiurie che si scambiarono nella tenzone, e tiene a parlare con lui del “nuovo stile” di poetare, trovandone l’occasione nel personaggio di Bonagiunta da Lucca, che pure sta lì tra i golosi. Di lui non si sa molto, se non che fu una specie di mediatore tra la poesia siciliana (ricordate il contrasto di Cielo d’Alcamo, Jacopo da Lentini e tutti gli altri?) e la nuova scuola toscana dello stil novo appunto. Come vedrete leggendo questi versi, Dante approfitta di Forese anche per chiedergli notizie della sorella Piccarda, che già sta in Paradiso per i suoi molti meriti, mentre non osa chiedergli del fratello Corso, il molto intraprendente capo dei Guelfi Neri a Firenze, responsabile della rovina della città e della cacciata definitiva di Dante da Firenze; Continua a leggere
Cose belle
Lirico terapia. Alfonso Gatto
Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l’ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni in libertà s’accenda
di speranze di poveri di cielo,
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.
Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.
Ora alla terra è un’ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
«Com’è bella la notte e com’è buona
ad amarci così con l’aria in piena
fin dentro al sonno ». Tu vedevi il mondo
nel plenilunio sporgere a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l’alba.
Quando, dal passato, emerge la memoria dell’amore, subito avvertiamo l’eco della nostra vera identità. La poesia serve anche a questo?
Anime
Lirico terapia. Attilio Bertolucci
Perché le farfalle vanno sempre a due a due
e se una si perde entro il cespo violetto
delle settembrine l’altra non la lascia ma sta
sopra e vola confusa che pare si sbatta
contro i muri di un carcere mentre non è che questo
oro del giorno già in via d’offuscarsi
alle cinque del pomeriggio avvicinandosi ottobre?
-Forse credevi d’averla perduta ma eccola ancora
sospesa nell’aria riprendere l’irragionevole moto
verso le plaghe che l’ombra più presto fa sue
dei campi vendemmiati e arati della domenica:
tu non hai che a seguirla incontro alla notte
come l’attendesti nel lume inquieto del sole
finché fu sazia del succo di quei fiori d’autunno.
chi non è rimasto rapito, almeno una volta, dal volo delle farfalle. Il poeta coglie anche, al volo, le domande.
Conforto
Lirico terapia. Vittorio Sereni
Improvvisa ci coglie la sera.
Più non sai
dove il lago finisca;
un murmure soltanto
sfiora la nostra vita
sotto una pensile terrazza.
Siamo tutti sospesi
a un tacito evento questa sera
entro quel raggio di torpediniera
che ci scruta poi gira se ne va.
Non è forse così? Siamo tutti, sospesi, sempre, a un tacito evento.
La pace
Poesia italiana del XXI secolo

Max Ponte è nato ad Asti nel 1977, poeta, scrittore e attivista culturale, ha studiato a Torino dove si è laureato in filosofia e a Parigi dove ha ottenuto un Master Recherche in letteratura. Suoi racconti e poesie sono stati pubblicati in antologie, riviste e raccolte collettive. Le sue liriche sono state tradotte in francese, spagnolo e rumeno. Il primo libro di Max Ponte si intitola Eyeliner, Bastogi, 2010. Del 2016 la silloge 56 poesie d’amore, granchiofarfalla. Nel 2018 ha portato in scena al Teatro Baretti di Torino lo spettacolo “Poesie d’amore con il sitar” con il musicista Riccardo Di Gianni. Nel 2019 ha curato con Andrea Laiolo la riedizione dell’opera alfieriana La virtù sconosciuta, Paginauno. Nel 2020 è giunta in libreria l’ultima raccolta poetica di Max Ponte intitolata Ad ogni naufragio sarò con te, La strada per Babilonia. L’autore ha curato vari eventi letterari e culturali. Vive a Villanova d’Asti.
Misura
Il cammino per l’uomo
Lirico terapia. Mario Luzi. 12
Credi che il tuo sia vero amore? Esamina
a fondo il tuo passato » insiste lui saettando ben addentro
la sua occhiata di presbite tra beffarda e strana.
E aspetta. Mentre io guardo lontano
ed altro non mi viene in mente
che il mare fermo sotto il volo dei gabbiani
sfrangiato appena tra gli scogli dell’isola,
dove una terra nuda si fa ombra
con le sue gobbe o un’altra preparata a semina
« Certo, posso aver molto peccato”
rispondo infine aggrappandomi a qualcosa,
sia pure alle mie colpe, in quella luce di brughiera.
“Piangere, piangere dovresti sul tuo amore male inteso”
riprende la sua voce con un fischio
di raffica sopra quella landa passando alta.
L’ascolto e neppure mi domando
perché sia lui e non io di là da questo banco
occupato a giudicare i mali del mondo.
“Può darsi » replico io mentre già penso ad altro,
mentre la via s’accende scaglia a scaglia
e qui nel bar il giorno ancora pieno
sfolgora in due pupille di giovinetta che si sfila il grembio
per le ore di libertà e l’uomo che le ha dato il cambio
indossa la gabbana bianca e viene
verso di noi con due bicchieri colmi,
freschi, da porre uno di qua uno di là sopra il nostro tavolo.
Una confessione? Un dialogo con se stesso? L’importante è sentire nostre le domande, e le possibili risposte. La poesia coinvolge, inevitabilmente.













