Ubbie umanitarie (I)

di
Roberto Plevano

Gnadenbild_Mariahilf,_Innsbruck

Lucas Cranach il vecchio (1472 – 1553). Madonna dell’Aiuto (1520-1535). Olio su tavola, 78,5 × 47,1 cm.
Innsbruck, Dom zu Sankt Jakob

Domenica sarebbe giorno di riposo e cose sacre, da passare in famiglia, con persone care, se se ne hanno, con persone giuste, se si può. Come da tradizione, ma chi ci riesce più? La secolarizzazione non è un fenomeno spiegabile attraverso grandi narrazioni, un soggetto call for papers di accademici, disincantati consessi: ha a che fare con il vissuto quotidiano, muta l’organizzazione delle ore e dei giorni di tutti, lo sfondo mentale.

L’avevano capito i giacobini, che rivoluzionarono il calendario e tutta la giostra delle feste comandate. Ma insieme al sacro, tramonta l’orizzonte ultimo delle vite umane. Un giorno trapassa nell’altro e non c’è differenza. Gli uomini hanno bisogno del tempo dell’attesa, ed è bene che vivano in vista di un compimento che li porti fuori dall’ordinario – legioni di materialisti neoevoluzionisti, manipoli di postmoderni decostruzionisti contesterebbero questa tesi, sappiatelo: ma il nostro è un giudizio ponderato, siamo consapevoli di alcuni prolungati, indesiderati effetti di questa umana disposizione rispetto al tempo della vita.
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Le voci per un presepe di Rocco Nigro e Wilma Vedruccio

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di Guido Michelone

L’editore Kurumuny di Martignano (Lecce) nella collana ‘Voci Suoni Ritmi della Tradizione’ presenta un libricino con cd allegato, dove, grazie ai curatori Nigro e Vedruccio, si offe all’ascolto e alla lettura un repertorio popolare che tratta la Natività in ogni aspetto, dall’invocazione religiosa alla convivialità di una festa di speranza e di rinascita, dall’antropologico rito di passaggio al canto di questua di remote origini; Continua a leggere→

77. Un Natale eterno

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Dicevo della ripetizione. Comprendevamo meglio come i pensieri negativi si ripetessero senza interruzione, dando vita a sensazioni, sentimenti, stati d’animo. Guardavamo la gente e capivamo facilmente da quali correnti, da quali flussi potesse essere percorsa e spesso angosciata, logorata. Leggevamo nel pensiero? No, ma eravamo più sensibili a questa verità lampante, altrettanto innegabile quanto l’altra che, per contrastare l’onda anomala di negatività, si rendesse necessario opporre una diversa e opposta procedura di ripetizione. Ciò spiegava, per esempio, perché i messaggi mariani battessero gli stessi tasti: la pace, la gioia, la fiducia. Era evidente che tendevano a sostituirsi alla melma cerebrale e affettiva che riempiva il mondo, i residui fissi di odio, di tristezza, di depravazione, i rifiuti non riciclabili della feccia più infima che riempie gli interstizi della mente e del cuore. In questo scenario deprimente avremmo dovuto portare il principio di Risurrezione, l’energia pulita di una gioia di vivere che non aveva niente a che vedere col successo, col piacere, coi trionfi umani, tanto eccitanti quanto effimeri. Avremmo portato, al contrario, il silenzio e l’umiltà, la sobria ebbrezza dello Spirito, come la chiamavano i Padri. Toccavamo le radici della vita, affondate in quell’abisso che è il Cielo, e che non tutti riescono a trovare, impegnati come sono a scalare le vette di traguardi privi di luce e di spessore, ignari della necessità di nascere di nuovo, dell’opzione imprevista di un Natale eterno.

Gesù non nascere, di Michele Caccamo

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Gesù, non nascere, non ci troveresti.
Le ali di Lucifero hanno colmato di buio la nostra terra; hanno avvilito il cielo e sparso da ponente a levante nuvole di piombo e sangue; hanno messo a morire le anime dell’infanzia e chiuso con foglie di cicuta le bocche, che avevi pensato buone per le rivolte. Non ci troveresti, nei sentieri dei pastori, nelle larghe ruote attorno al tuo Verbo, negli angoli casti della tua volontà.
Gesù, non nascere. Non ci capiresti. Continua a leggere→

Naomi Shihab Nye (USA, 1952) Jerusalem

GEORGIA. 1995.

GEORGIA. 1995.


I’m not interested in
who suffered the most.
I’m interested in
people getting over it.

Once when my father was a boy
a stone hit him on the head.
Hair would never grow there.
Our fingers found the tender spot
and its riddle: the boy who has fallen
stands up. A bucket of pears
in his mother’s doorway welcomes him home.
The pears are not crying.
Later his friend who threw the stone
says he was aiming at a bird.
And my father starts growing wings.

Each carries a tender spot:
something our lives forgot to give us.
A man builds a house and says,
“I am native now.”
A woman speaks to a tree in place
of her son. And olives come.
A child’s poem says,
“I don’t like wars,
they end up with monuments.”
He’s painting a bird with wings
wide enough to cover two roofs at once.

Why are we so monumentally slow?
Soldiers stalk a pharmacy:
big guns, little pills.
If you tilt your head just slightly
it’s ridiculous.

There’s a place in my brain
where hate won’t grow.
I touch its riddle: wind, and seeds.
Something pokes us as we sleep.

It’s late but everything comes next. Continua a leggere→

Sulle illustrazioni del ‘Nome della rosa’

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Pianta del complesso abbaziale del Nome della rosa

In ogni romanzo di Umberto Eco, la scrupolosissima costruzione del mondo narrativo  nulla lascia al caso:

Il primo anno di lavoro del mio romanzo è stato dedicato alla costruzione del mondo. Lunghi regesti di tutti i libri che si potevano trovare in una biblioteca medievale. Elenchi di nomi e schede anagrafiche per molti personaggi, tanti dei quali sono stati poi esclusi dalla storia. Vale a dire che dovevo sapere anche chi erano gli altri monaci che nel libro non appaiono; e non era necessario che il lettore li conoscesse, ma dovevo conoscerli io (Postille a ‘Il nome della rosa’, Milano, Bompiani, 1983, p. 17).

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Un uomo che ama le donne: l’inferno della prostituzione raccontato dal poliziotto svedese Simon Häggström

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Se potessi costringere tutti gli abitanti adulti del pianeta a leggere un libro per il 2017, sarebbe “Skuggans lag” [La legge dell’ombra, pubblicato dalla casa editrice svedese Kalla Kulor Förlag e non ancora tradotto in italiano – peccato! – ma disponibile in inglese su Amazon] scritto dal poliziotto stoccolmita Simon Häggström. In solo poco più di quattrocento pagine riesce a farci vedere un mondo nascosto, che sarebbe troppo comodo e autoconsolatorio chiamare osceno. Nelle sue narrazioni di esperienze vissute attraverso lunghe notti squallide in macchina a cercare di fermare i clienti delle prostitute, Häggström riesce a raccontare la storia di milioni di donne, di millenni di storia, di miliardi di violazioni. Un libro faticoso, ovviamente, ma imperativo, necessario, squarciante.
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UN DIO TI GUARDA di Sandro Veronesi

di Massimo Maugeri 

Le attività sportive sono dotate di elementi narrativi: hanno un inizio, uno sviluppo, un epilogo. Le storie che ne derivano possono essere ordinarie, in alcuni casi persino noiose. In altri, però, possono essere eccezionali, entusiasmanti. Epiche. Ed è proprio al concetto di epica dello sport che si ispira il nuovo libro di Sandro Veronesi: “Un dio ti guarda” (La nave di Teseo, pagg. 201, € 17). Dal calcio al tennis, dal basket al ciclismo, dall’atletica alla ginnastica, dal pattinaggio allo sci, non c’è attività sportiva che, in sé, non sia capace di offrire momenti epici meritevoli di essere narrati. Continua a leggere→

La fine della storia secondo Luis Sepúlveda

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di Guido Michelone

La fine della storia del titolo è una frase pronunciata da uno dei tanti protagonisti del libro, che però assume una valenza epocale, arrivando a imprimere una svolta decisiva nel cammino dell’umanità politicamente coinvolta a Est e a Ovest, al Sud e al Nord del Pianeta: in mezzo alla Guerra Fredda e ai postumi del Crollo del Muro di Berlino, si inserisce la vicenda del romanzo, che, come accade sempre nei testi di Sepúlveda, ha in fondo come protagonista un eroe classico (proprio nel senso della mitologia greca) in mezzo a un’umanità variegata e composta, dantescamente, da assassini, spie, lacchè, traditori, voltagabbana. Continua a leggere→

Hans-Jörg Dost (Germania, 1941): Tre poesie

bugliaga-dentro-1-17-aprile-2016

ZUR GEOGRAFIE
an Ilse Aichinger

ich fuhr nie
zur see
habe an keinem krieg
teilgenommen

wir lebten
überwiegend
in wörtern –

die namen der orte
waren tatsächlich orte
für uns

straßenanfänge
anfänge
von straßen
–

von denen wir allerdings hofften
wir könnten sie einmal wirklich
wenn schon nicht zuende
so doch ein längeres stück
begehen

vieles
sprach damals dagegen
doch wussten wir:
etwas wird kommen
das geht
über unser gehen
hinaus – das

meint nicht mehr uns Continua a leggere→

Dieci domande a dieci scrittori-traduttori. La corporeità della scrittura: Marco Mancassola

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Marco Mancassola esordisce nel 2001 con il romanzo Il mondo senza di me (Pequod; Mondadori) e a seguire pubblica il romanzo breve Qualcuno ha mentito (Mondadori, 2004) e il saggio narrativo Last Love Parade (Mondadori, 2005). Nel 2008 esce il romanzo La vita erotica dei superuomini (Rizzoli, 2008) seguito dai racconti contenuti in Non saremo confusi per sempre (Einaudi, 2011) e dal romanzo Gli amici del deserto (Feltrinelli, 2013).
A queste pubblicazioni se ne affiancano altre (tra cui Il ventisettesimo anno, edito da Minimum Fax nel 2005) e l’attività come sceneggiatore, collaboratore di giornali, editor e insegnante di scrittura creativa. Nel panorama letterario italiano Mancassola rappresenta a mio parere un autore atipico che, non solo per il fatto di vivere all’estero (Londra), ma anche e soprattutto per aver scritto storie che si sviluppano spesso fuori dall’Italia, può offrirci spunti di riflessione ben diversi da quelli ai quali siamo di solito abituati.

1) Parto da La vita erotica dei superuomini – che ritengo uno dei migliori romanzi pubblicati negli ultimi vent’anni (non solo in Italia) – perché forse anche a causa della sua ambientazione ben lontana dal cosiddetto ‘stereotipo italiano’ non ha ricevuto tutta l’attenzione che meritava. Solamente in Francia mi pare ne abbiano saputo cogliere appieno il valore: in un illuminante articolo comparso su Livres-Hebdo ad esempio si legge “e se Mancassola, con naturalezza, avesse scritto il grande romanzo, finora atteso invano, dell’America post-11 settembre?”
Ti riconosci in queste parole? E se sì, si tratta di un riconoscersi a posteriori o di una delle forze generatrici che si sono poste alla base della stesura del romanzo?

Suppongo che il grande libro sull’America post-11 settembre, propriamente parlando, lo abbia scritto o lo debba scrivere un americano; il mio tentativo era piuttosto un libro sull’immaginario americano condiviso globalmente; era una lettera d’amore-odio a quell’immaginario, e suppongo che il successo critico in Francia sia venuto anche perché Continua a leggere→

Una graphic novel per Gigi Meroni

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di Guido Michelone

Su Gigi Meroni (1943-1967) solo negli ultimi anni escono alcuni libri che riescono a colmare il ritardo epocale con la giusta distanza storica, la quale, a sua volta, consente agli autori di scrivere la storia del calciatore granata come uomo, sportivo, artista, personaggio eccentrico persino underground o controcorrente nell’Italietta degli anni Sessanta, Nazione tanto all’avanguardia per alcuni versi, quanto retrograda per molti altri. Continua a leggere→

BUONA LETTURA: “Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio” di Riccardo Ferrazzi

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.

Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

“BUONA LETTURA” 10. Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio (ed. Fusta). Breve discorso sul mito di Riccado Ferrazzi

noleggio-arche-caravelle-e-scialuppe-di-salvataggioRiccardo Ferrazzi ha realizzato un’appassionante “caccia al tesoro” attraverso i luoghi e i tempi in cui il mito ha esercitato la sua suggestione, ha spedito i suoi personaggi nel mondo, si è imposto con il suo potere.

Di questo trascinante avvenimento rinnovatore che contiene la prima manifestazione e le prime storie della nostra civiltà, proprio le domande a cui desidera rispondere rappresentano le migliori testimonianze puntuali e ancora viventi.

Questo perché, spiega Ferrazzi, nonostante le metamorfosi anche radicali avvenute nel tempo per gli stravolgimenti dovuti ai pregiudizi delle epoche successive o all’inevitabile perdita del senso dei fatti, il racconto del mito conquista un alone particolare nel riuscire a varcare i confini della storia, della morale e persino della scienza. Continua a leggere→

LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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“Dica lo gioro”

Perché in Germania il Cancelliere governa il paese, mentre in Italia i cancellieri possono essere sostituiti dai barellieri della Croce Rossa? La storia di una “parola”, e questa del termine che qualifica un organo, una funzione, una professione, è davvero curiosa in Italia, può diventare un paradigma dell’identità di un’intera Nazione. Si tratta chiaramente di un paradosso “illuministico” che un Leonardo Sciascia avrebbe esposto con ben altri argomenti e qualità di scrittura. Eppure, la curiosità resta se pensate che la figura del “cancelliere” è stata in passato sinonimo di potere, l’ “eminenza grigia” per antonomasia. Pretore e cancelliere erano le autorità più alte di un paese, il primo amministrava la giustizia, il secondo la incarnava negli atti che la sua firma rendeva pubblici. In Assunta Spina di Salvatore Di Giacomo, Federico Funelli che simboleggia il sopruso e l’arbitrio persino nella tormentata relazione sentimentale con la protagonista, di mestiere è appunto un cancelliere.

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