Vivalascuola. Buon anno scolastico a chi insegna e non si rassegna

La “Buona Scuola” di Renzi è un colabrodo, fa acqua da tutte le parti. In questa puntata di vivalascuola Carmelo Palladino dà conto dei disastri che sta provocando nelle scuole, Adolfo Scotto Di Liuzio la collega all’esaurirsi delle motivazioni ideali della scuola democratica del Novecento, Marina Boscaino esprime lo stato d’animo che si respira nelle scuole, Mauro Presini ci fornisce le parole per l’augurio iniziale: “Nessuna legge, per quanto ingiusta e “sbagliata”, ci impedirà di impostare il nostro lavoro con impegno, esperienza, empatia, passione e spirito democratico, facendo del nostro meglio per dimostrare che i cambiamenti si realizzano dal basso partendo dalla comunità-classe, a prescindere da tutti i disincentivi che ci vengono imposti dall’alto. Quindi il mio augurio sincero di un buon anno scolastico va a tutti coloro che credono che dipenderà anche dal loro contributo se la scuola sarà veramente buona, indipendentemente che essi siano studenti, genitori, collaboratori, assistenti, dirigenti o insegnanti. Perciò buon anno scolastico a chi insegna e non si rassegna, a chi elabora e a chi collabora, a chi lotta e a chi boicotta, a chi è diffidente e a chi è studente, a chi progetta ma non si assoggetta, a chi è dirigente e sta in mezzo alla gente, a chi arriva potenziato e a chi è già demotivato, a chi ora sta seduto mentre prima ci ha creduto, a chi tiene le scuole aperte e proprio per questo si diverte; ma soprattutto buon anno scolastico a chi ha vissuto il crollo ma poi si è detto: “Io non mollo”. (Mauro Presini). Continua a leggere→

Annamaria Ferramosca. Trittici. Il Segno e la Parola

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di Rosa Salvia

Annamaria Ferramosca, Trittici. Il Segno e la Parola, Edizioni Dot.com Press, Milano 2016

Scorrendo le pagine di questa originale poliedrica plaquette di Annamaria Ferramosca, la prima riflessione che mi viene da fare è che la propensione ad associare la poesia all’esperienza visiva, quella pittorica di grandi artisti meno recenti come Amedeo Modigliani e Frida Kahlo e contemporanei come Cristina Bove e Antonio Laglia, induce la poetessa a trasmettere al lettore la consapevolezza che conoscere e poetare sono un unico movimento, Continua a leggere→

Daniele Pietrini, Il fortino dell’invisibile

Daniele
Ripubblico le mie considerazioni sulle poesie di Daniele, che ci ha lasciato prematuramente in questi giorni. Possa la bellezza dell’arte renderlo presente in mezzo a noi.

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Caro Daniele,
grazie per Il fortino dell’invisibile, la conferma di un’arte capace di coniugare parola, immagine e anima, oltre che musica: quella matura, e mai scontata, dei tuoi versi. Per me, uomo di fede, è un piacere soffermarmi sugli echi multipli che le pagine fanno risuonare. Come vetrate di antiche e nuove cattedrali, incorniciano scene, percorsi, labirinti su cui quotidianamente si posa il mio sguardo di prete e letterato. Continua a leggere→

Il contest letterario di Minuti Contati

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Lunedì 19 settembre, alle 21.00, si aprirà la nuova stagione del contest più veloce dei web con un ospite d’eccezione: lo scrittore di strada Walter Lazzarin, intervistato per l’occasione sul sito di Minuti Contati.
Walter Lazzarin, padovano classe ’82, è un giovane scrittore giunto al suo terzo romanzo. Da ottobre ’15 ha promosso il suo ultimo libro “Il Drago non si droga” con un’iniziativa del tutto particolare: reinventandosi scrittore di strada, Lazzarin ha calcato le piazze delle maggiori città d’Italia con la sua macchina da scrivere, in un vero e proprio progetto itinerante per riavvicinare i cittadini alla lettura. Ai passanti attirati e incuriositi dal ticchettare dei tasti, il giovane autore regala un tautogramma, piccolo componimento estemporaneo le cui parole iniziano tutte con la medesima lettera. Continua a leggere→

«GENTILE EDITORE…», DI ORAZIO PUGLIESE

Comunicato stampa

Dalla storia della casa editrice Sansoni emerge un Gentile “protettore” degli ebrei

Orazio Pugliese, «Gentile editore…». I libri della Sansoni nelle memorie dei suoi protagonisti

Phasar Edizioni, pp. 340, € 17,00. Formato e-book € 6,99

cop_gentile_editore_phasar-copiaLa storia della casa editrice Sansoni, fondata nel 1873 a Firenze, da quando fu rilevata negli anni Trenta da Giovanni Gentile a quando, negli anni Settanta, entrò a far parte dell’Universo Rizzoli. Un prestigioso marchio editoriale con il quale hanno pubblicato alcuni tra i più importanti esponenti della cultura del Novecento, alla cui guida è stato Federico Gentile, il figlio del filosofo ucciso dai partigiani.

A scriverla – avvalendosi per lo più dei carteggi fra i membri della famiglia Gentile e i loro più autorevoli collaboratori, a partire da Delio Cantimori – Orazio Pugliese, un ex redattore della casa editrice che, dopo aver iniziato il mestiere alla Einaudi di Torino e prima di diventare l’art director della Marsilio di Venezia, ha curato alcuni fra i più importanti titoli in catalogo e alcune fra le più apprezzate collane proprio della Sansoni, fra il 1961 e il 1970.

Il libro si intitola «Gentile editore…». I libri della Sansoni nelle memorie dei suoi protagonisti, ed è stato pubblicato, anche in formato e-book, dalle Edizioni Phasar. Continua a leggere→

Diritto all’oblio

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E se anche tua madre si scordasse
di te, io non potrei, dice il Signore.
Ma il diritto all’oblio? qualcuno obietta.
L’oblio non è possibile all’amore.
E se, da disperato, mi suicido?
Non ti dimentico lo stesso. Dio
è più grande del tuo perdere il filo:
Io stendo la mia mano anche nel buio,
sperando di trovarti qui, e adesso.

Occhi chiusi

di AMBRA STANCAMPIANO

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Sono nato in una terra magica, su cui un antico dio greco ha stabilito la sua fucina e si incontrano due mari di due colori diversi.
La mia isola e le sue sorelle portano il nome del vento, i miei occhi sono cresciuti alla luce di paesaggi verdi e gialli, le mie orecchie al ritmo dello scrosciare delle onde e del frinire dei grilli, le mie mani tastando spiagge fine e pietrose, il mio naso indagando i sentori aspri del mare, del mirto e delle scogliere. Vivo nella casa più vicina al vulcano nero, lontano dal paese. Continua a leggere→

Viaggi e miraggi

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La vita è un viaggio verso l’emozione
di vederti risorto all’orizzonte,
come un sogno che sbuca dalla notte
ancora colorato in quel suo modo
ingenuo, imprevedibile, incantato.
Ecco, tu sei quel nuovo che ci appare
quasi chiedendo scusa, per il panico
creato dal giudizio universale.

Massimo Paperini, Le cene inutili

di
Roberto Plevano
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È una nascita modesta quella che avviene “il 2 luglio 1881 nella sala piccola del ristorante”. L’evento nel locale quel giorno fu il piatto della matelote de la Marna (zuppa di anguille e luccio in vino rosso), e il venire al mondo di Guglielmo Testa, protagonista del primo romanzo di Massimo Paperini, Le cene inutili, Neri Pozza, ricevette appena un frettoloso bacio del padre, chef del ristorante, e soltanto dopo la portata finale.

Bisogna subito dire che Le cene inutili non è un libro che segua la facile moda degli argomenti culinari, imbastiti magari con il filo di un’esile narrazione. No: è un libro capace di stimolare una meditazione sulla maledetta storia del Novecento, dal particolare punto di vista di un cuoco pieno di talento votato alla sua arte.

È una storia di sradicamenti, di speranze, di tenace resistenza alla sorte avversa, infine di rovina. Ma proprio nella sconfitta si misura quella indefinibile dote che è l’umanità, la capacità di stare al mondo. E la sconfitta di Guglielmo, comprendiamo, è il suicidio dell’Europa stessa. L’Europa, frutto di contrasti, terre fertili e lavoro sapiente, è presente nei prodotti che Guglielmo lavora in cucina. Con la varia provenienza geografica dei generi alimentari, Paperini ci dice che l’Europa è un panorama fragile di ambienti e popoli, che sarebbe stato meglio affidare a uomini umili e laboriosi, non a tronfi generali e cinici e criminali distruttori spacciati per uomini di stato.
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Saran belli gli occhi neri

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Qualche giorno fa vedo un video pubblicato su fb che ritrae una jam session jazz tenuta in una angusta sala prove negli Stati Uniti. Ci sono una serie di musicisti; alcuni suonano, altri aspettano il proprio turno per prendere lo strumento e improvvisare. Uno di loro è evidentemente colpito dalla bravura dell’unica ragazza presente in quel momento, una teen-ager che suona magnificamente il piano, e decide di mandare live la sua improvvisazione. È proprio di fronte a lei, e per riprendere al meglio le sue velocissime dita sulla tastiera, coglie anche il particolare delle sue gambe, che vestono solo un paio di shorts molto corti.
Il video dura solo qualche minuto, ma dà comunque tempo a una marea di persone di scrivere commenti estatici, sorpresi, emozionati, commossi, ma spesso anche tecnici: si capisce che i ragazzi e le ragazze che lasciano una nota sono in grado di valutare il talento poderoso di questa giovanissima pianista.
Tra i pochi i commenti non in inglese mi colpisce un apprezzamento di due parole scritto in italiano, che fa solo riferimento all’aspetto fisico della musicista. Decido di contattarne l’autore su Facebook, questa è la trascrizione della mia intervista.
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61. L’arma

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Saper leggere i segni dei tempi, come i vangeli invitano a fare, diventava ogni giorno più importante, per non essere inghiottiti dall’onda anomala di eventi che rischiava di oscurare il senso delle cose.
Coltivare la bellezza era vitale. Ascoltare il silenzio di un tramonto, cogliere la nota gentile di un gesto inaspettato, tra volti accigliati o indifferenti, fermarsi a osservare un fiore germogliato in mezzo ai rifiuti ed al cemento, equivaleva a lasciarsi scivolare su un piano diverso, quello che bambini e poeti scorgono d’istinto, ma che sfugge ai più, nel frenetico tran tran del quotidiano.
Anche questo era un modo per nutrire il nostro spirito, insieme alla preghiera che riempiva le giornate, mezzo essenziale per permettere alla grazia di avere la meglio sul peccato.
Che si trattasse di una dura battaglia non c’era alcun dubbio. Mi avevano colpito le parole di Giovanni Paolo II, a conferma di questa convinzione: “Ci troviamo oggi di fronte al più grande combattimento che l’umanità abbia mai visto. Non penso che la comunità cristiana l’abbia compreso totalmente. Siamo oggi davanti alla lotta finale tra la Chiesa e l’Anti-Chiesa, tra il Vangelo e l’Anti-Vangelo”.
Un tale scontro richiedeva strategie adeguate, ma soprattutto la coscienza che la fede e l’abbandono pieno nelle mani di Dio erano l’arma per uscire vincitori da una guerra che assumeva tratti apocalittici.

L’ombra

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Me la ricordo l’ombra di quel Boeing,
che si sforzava d’essere creduta:
è stata come il simbolo del mondo
demoniaco, entrato nell’umano.
Da allora non possiamo più pensare
a una torre staccata da un’aereo.
Ma se il male è il rovescio del tuo bene,
o Cristo, se la torre non può essere
pensata più da sola, quanti voli
dovranno decollare dalla mente
sgretolata dell’uomo, prima ancora
che dimentichi il volto di mefisto.

60. Iride

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Ci capitava spesso di considerare la grandezza del Progetto a cui tutti siamo chiamati. Mi tornavano in mente le parole conclusive della catechesi sulla carità, predicata da don Mario, a cui ci ispiravamo: “Questa nostra catechesi, in realtà, non può finire: la conclusione deve essere scritta con la nostra vita, perché tutti siamo stati convocati e a tutti il Signore ha prospettato il suo disegno.”
Il percorso era denso di prove, difficoltà e sofferenze di ogni tipo: una guerra all’ultimo sangue tra la luce e le tenebre, Dio e il demonio: potevamo ben dire d’averlo visto in faccia e di comprendere tutta la portata del suo potere distruttivo. Ma era proprio da qui, dall’accettare di passare per l’abisso restando fedeli, che i frutti erano giunti, e il cuore di pietra si mutava in un cuore di carne.
Sentivamo ormai nostre le parole del salmo: “ho creduto anche quando dicevo: sono troppo infelice”. Rimanere e credere, aiutarsi reciprocamente a non indietreggiare, aspettare la chiarezza che sarebbe sopraggiunta, guardandoci dai falsi bagliori delle tentazioni: era questo il compito che il Cielo ci invitava a vivere. E questo era il contesto in cui l’intera umanità veniva immersa: profezie di provenienza diversa indicavano l’inizio di millennio come il punto preciso dello scontro decisivo tra il bene e il male. Era in corso il crollo di una civiltà che mostrava palesemente le sue falle: gli eventi previsti da più parti rappresentavano il preludio necessario all’emergere di un mondo nuovo, annunciato da un’iride di pace, come la preghiera delle lodi mattutine ci spingeva a proclamare, per tenere accesa la speranza

Scrittoio

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Non lamentarti se va tutto male,
se persino chi Dio ti ha messo accanto
è sordo, muto e cieco. Queste parti
dello spazio e del tempo sono fatte
così. Ritorna dentro, non lasciarti
attirare nel buco nero pece
del demonio. Soltanto la pazienza
ha il potere nascosto, la ragione
del tutto. Guarda in faccia l’incosciente
mondo: la tua visione va al di là,
risorge dalle ceneri, dal fondo.

LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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Requim per un luogo

(“Amatriciana” post mortem)

Rai Uno dedica un programma ai beni culturali distrutti dal terremoto nel reatino. Si sofferma in particolare su Accumoli e sul Palazzo del Guasto costruito nel XV secolo e luogo di predicazione di S. Bernardino. “Un patrimonio di inestimabile valore” lo definisce l’esperto chiamato a commentare. Concordo. Eppure lo ammetto. Non solo non conoscevo questo monumento, non conoscevo neppure l’esistenza di questa cittadina. Non credo di commettere un atto di superbia se penso che molti – purtroppo – non conoscevano il Palazzo del Guasto – e quante altre bellezze ancora disseminate in tutta Italia. Il punto è un altro. Perché il servizio pubblico non lo ha fatto prima? Perché non ci hanno fatto conoscere Accumoli e i suoi gioielli prima che la Natura la radesse al suolo? Delle celebrazione post mortem sinceramente sono stanco.

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