Giorgio Agamben

di
Roberto Plevano
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toccato da un angelo…

§ Giorgio Agamben

Luca P. vide per la prima volta Anna G. a una conferenza di Giorgio Agamben.

Si dovrebbe forse dire che Luca e Anna si incontrarono dopo l’applauso finale del partecipe pubblico di studenti – Giorgio Agamben è un docente prestigioso ed efficace, vale a dire comunicativo e profondo, e tenne quella conferenza quando aveva passato da poco i quarant’anni, che per gli uomini di lettere è un’età generalmente molto produttiva. Si presentava quindi con la giusta mescolanza di autorevolezza, eccellenza intellettuale e non eccessiva distanza anagrafica –, e appena fuori dalla sala conferenze; ma il valore corrente di questo termine, incontrarsi, che connota lo stabilire rapporti tra persone, amichevoli od ostili che siano, e quindi un intero mondo di relazioni sociali, non è una buona descrizione dei fatti successivi a quella conferenza.

Infatti Luca e Anna non si incontrarono mai davvero.
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Vivalascuola. La scuola del malessere

Nell’affresco del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti nel Palazzo Pubblico di Siena si vedono i cittadini vivere nell’ordine e nell’armonia, mentre nell’affresco del Cattivo Governo si vede al centro la Tirannide, circondata da Avarizia, Superbia, Vanagloria. Gli effetti sono una città in rovina, dove dominano la divisione e la miseria. La “Buona Scuola” di Renzi è una città in rovina, quindi uno specchio del cattivo governo. Lungi dal creare ordine e armonia, essa ha portato nelle scuole competizione e conflittualità. La miseria c’era già da tempo. Il malessere della scuola diventa un chiaro giudizio politico ed è all’insegna del malessere il bilancio dell’anno scolastico, a firma di Tullio Carapella, che vivalascuola propone. Questa è l’ultima puntata del 2015-2016, a meno di necessità impreviste vivalascuola riprenderà a settembre. Per intanto, invitiamo a firmare per i referendum abrogativi di 4 commi della Legge 107, finché c’è tempo – entro fine giugno. Con un grazie di cuore a collaboratori e lettori e auguri di una buona estate a tutti. Continua a leggere→

Zio Tac

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di Gianni Fumagalli

Zio Tac, zio Tac … ; la casa risuonava spesso di queste grida quando lo zio era ancora in vita. C’erano sempre bambini che gli si aggrappavano alle gambe con insistenti richieste. Il suo viso sorridente catturava le loro simpatie, tutti si sentivano protetti e accolti dalle sue movenze armoniche e dal sorriso conciliante. Zio Tac non si arrabbiava mai e nessuno l’ha mai sentito alzare la voce. Amava esprimersi con proverbi, similitudini e sentenze che a volte inventava lui stesso: “Lo zelo non salva dal gelo; solo la galera libera lo spirito”, – oppure alcuni che mi risultarono enigmatici per molto tempo, come – “chi corre troppo finisce male.”
Pochi ricordano il suo nome di battesimo che era Giuseppe, ma tutti hanno dimenticato l’origine del soprannome, Tac. Me lo raccontò qualche anno prima della sua morte, dopo lunghe insistenze, perché zio Tac non amava essere oggetto di nessuna attenzione e quando ciò accadeva aveva mille strategie per sottrarsene. Però un giorno, forse sfinito dalle mie mille domande, mi raccontò che da giovane aveva imparato la filastrocca, che io ricordo solo in parte: “Te che tachet i tac tacum i tac anca a me, me tacat i tac a te che te tachet i tac? Tachiti te i to tac te che te tachet i tac”. La ripeteva sempre così bene e velocemente che stupiva tutti gli ascoltatori, grandi e piccini. Finì per essere zio Tac e fu zio Tac per sempre.
Le zie a volte hanno accennato che lo zio Tac fosse stato in prigione in Germania, durante la seconda guerra mondiale. Quando succedeva questo lo zio si ammutoliva, stampava in viso un sorriso spento e non era più lo zio Tac. Continua a leggere→

CRESTOMAZIA 19: José Hierro, “ACCANTO AL MARE”

ACCANTO AL MARE

Se muoio, che mi mettano nudo,
nudo accanto al mare.
Saranno le acque grigie il mio scudo
e non si dovrà lottare.

Se muoio che mi lascino da solo.
Il mare è il mio giardino.
Non può, chi amava le onde,
desiderare un’altra fine.

Sentirò la melodia del vento,
la misteriosa voce.
Sarà finalmente vinto il momento
che miete come falce.

Che miete incubi. E quando
la notte inizierà ad ardere,
sognando, singhiozzando, cantando,
io nascerò di nuovo.

(1953)

José Hierro, Poesie scelte, a cura di Alessandro Ghignoli, Raffaelli Editore, Rimini 2003

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LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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Speriamo che sia femmina (?)

Ha ragione Nicola Gratteri quando spiega che la ‘ndrangheta è diventata più forte di Cosa Nostra grazie alle donne. Si tratta si una semplificazione ardita ma che rende la realtà di una organizzazione criminale radicato in una struttura familiare arcaica fondata su una rigida separazione dei generi sessuali: il maschio “regna” ma a “governare” è la donna. E’ lei l’amministratrice della pena, la vendetta. Per questo è difficile trovare pentiti e collaboratori di giustizia nelle ndrine.

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46. La normalità

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Sì, facevamo progressi, spinti dalla Grazia. L’ultima, grande (ri)scoperta fu la normalità, ossia il Progetto di Dio avvertito come vita ordinaria, come verità dell’umana condizione. Che c’era di nuovo in questa presa di coscienza? Il fatto che, per il mondo, la normalità è tutt’altra cosa: il fare da sé, l’idea dell’io come arbitro di tutto e centro assoluto della vita. È quella che i Padri della Chiesa definiscono come “filautia”, la prospettiva proposta dal demonio, che fa di tutto per screditare la creazione, incrinare la fiducia in Dio, convincere che l’unico criterio è l’ego con le sue esigenze e i suoi interessi. È quello che il Quarto Vangelo chiama “il mondo”, in cui Dio è un antagonista, una minaccia al proprio universo personale. Il peccato originale è il concetto sintetico con cui la teologia ha individuato il capovolgimento di valori e attribuzioni: non è più Dio a decidere cos’è bene e cos’è male, siamo noi a dettare norme, a formulare leggi sulla vita e sulla morte, a decidere le forme e i modi di ciò che definiamo amore, a scegliere i modelli a cui ispirarci nei pensieri e nei comportamenti. Ed ecco che emerge l’esistenza così come la vediamo nelle strade, nei luoghi di lavoro, nei servizi dei telegiornali: una giungla in cui vince il più forte, un coacervo di sentimenti negativi e di nevrosi, un labirinto di cui nessuno trova più l’uscita. Come porre rimedio a tutto questo? Nella preghiera e nell’ascolto quotidiano era emersa la coscienza chiara dell’unico antidoto possibile: ripristinare il Progetto originario, confessare la fede nell’opera di Dio, così fedelmente assunta da don Mario. Allora saremmo approdati alla normalità, che coincide con la santità donata dalla Pasqua del Cristo. Il santo non è un marziano, ma chi vive la verità ultima sull’uomo e l’universo.

Il discorso amoroso di Roland Barthes

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di Guido Michelone

Frammenti di un discorso amoroso risulta il libro più venduto – ma forse non più letto vista la complessità dell’approccio – del noto studioso francese, citato persino da Francesco Guccini in una canzone e punto di riferimento essenziale per molte generazioni, soprattutto quelle nate culturalmente dal Sessantotto, che magari vogliano andare oltre la sociologia esclusivamente politica di Herbert Marcuse o Theodor W. Adorno, per un approccio più culturologico e meno settoriale. Continua a leggere→

Marilyn Monroe – Un piccolo monologo

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[Per i 90 anni mai compiuti da Marilyn Monroe pubblico questo monologo inedito, che ho scritto con molto amore per questa donna con la quale sento un legame speciale.]

Io bambina e mia madre che urla ridendo. O ride, urlando. Non so. Rabbia o felicità, non lo so.

Mia madre era pazza, credo, finita nell’ospedale dei matti; anche io del resto, un paio di volte, forse tre. Una volta mi sono fatta venire a salvare da Joe, sia fuggiti via attraverso la cantina..
Joe DiMaggio, il mio marito pazzo, che mi ha amata credo come nessuno. Perché scegliere una donna che tutta l’America vuole portarsi a letto se sei geloso anche di un solo sguardo? Continua a leggere→

SUL TAMBURO n.18: Paolo Marati, “L’intrusione delle onde anomale”

Paolo Marati, L'intrusione delle onde anomalePaolo Marati, L’intrusione delle onde anomale, Siena, Barbera Editore, 2014

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di Giuseppe Panella

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Nella vita quotidiana, chi aspira alla normalità talvolta si trova di fronte a delle esperienze o a delle condizioni di vita che trova anormali e che, quindi, rifiuta come “intrusioni anomale” – tali anomalie, però, permettono alla soggettività di svilupparsi in direzioni e in ambiti che altrimenti rimarrebbero soffocate sotto la cappa di piombo di un vivere grigio e sempre uguale.

Nel suo primo romanzo, Paolo Marati sviluppa, in maniera contrastata e spesso provocatoria, questo concetto che solo apparentemente deriva dalla fisica ondulatoria ma che più propriamente può essere ricondotto all’esperienza di forme di vita che sono presenti nel tessuto sociale corrente ma sfuggono allo sguardo di chi non sa coglierle.

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INTERVISTA A EDOARDO VOLPI KELLERMANN

di Giovanni Agnoloni

Edoardo Volpi Kellermann è scrittore e musicista, esperto conoscitore del Legendarium tolkieniano e autore di una saga avviata – editorialmente – da poco con The Montecristo Project, romanzo edito in formato elettronico da Spider&Fish. Oggi lo intervisto per La Poesia e lo Spirito.

(aggiornamento: il libro è uscito nuovamente per Delos in formato digitale nel marzo 2022, ed è in uscita in formato cartaceo il 17 maggio. Viene diviso in tre volumi, il primo dei quali s’intitola La prima colonia)

– Il tuo percorso letterario si snoda attraverso tutto lo spettro del fantastico, sorretto dalla tua sensibilità e competenza musicale. Hai iniziato a scrivere gradualmente o, un po’ come per me, il “colpo di fulmine” per la scrittura è scattato quando hai letto le opere di Tolkien?

A dire la verità la prima lettura di Tolkien, nel 1981, mi fece scoprire la mia vena compositiva. Quindi ha reso più profondo e “attivo” il mio amore per la musica (allora studiavo già pianoforte da 8 anni), sconvolgendo il mio mondo di diciassettenne e donandomi una nuova prospettiva sulla realtà, l’epica e la mitologia. Certo, ha rinforzato ulteriormente il mio amore per la lettura… ma quello per la scrittura “non saggistica” si è manifestato più tardi, alla nascita, nel 1993, di mio figlio Gabriele, quando stesi la prima versione del racconto Baby, la radice dell’albero poi fiorito in The Montecristo Project. Continua a leggere→

Lettera aperta al nuovo sindaco di Roma che verrà (e che io non voterò), di Fabrizio Falconi

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Questa lettera è indirizzata al nuovo sindaco di Roma che tra tre settimane sarà insediato a Palazzo Senatorio (il più antico palazzo municipale del mondo).

E’ una lettera da parte di un comune romano – come si diceva una volta di sette generazioni – nato e cresciuto e vissuto in questa città.

L’amore per questa città – l’ho sperimentato io stesso – non deriva da un legame di sangue, né da un generico amor soli, amore del luogo dove si è nati. La vita è troppo piena di esempi di persone che non solo non hanno alcun legame affettivo o non con il luogo nel quale si è nati, ma anzi manifestano una vera e propria insofferenza, rancore o odio, per il suolo che li ha ospitati alla nascita. Continua a leggere→

Vivalascuola. Per Giulio

L’uccisione di Giulio Regeni è un assassinio di Stato, su cui lo stato italiano ha rinunciato a muoversi con dignità in nome del mantenimento di relazioni di affari con l’Egitto. E’ un atto ripugnante che dovrebbe mobilitare, oltre allo stato italiano, l’Unione Europea e la comunità internazionale, perché è solo uno dei tanti crimini di regime commessi in Egitto. E’ anche un attacco alla libertà accademica e a quel sapere che ha il coraggio della verità, e come tale riguarda anche il mondo della cultura e il mondo della scuola, dell’università e della ricerca. E tanto più ci riguarda in quanto il lavoro di Giulio Regeni “incarna quello stile di militanza intellettuale” oggi così raro da trovare “che fa della propria stessa esistenza l’esempio vivente di una vita e di un mondo altri, che si batte per un mondo da cambiare”. Vivalascuola propone un articolo di Lorenzo Declich che fa il punto della situazione sulle indagini e le riflessioni di Domenico Chirico e Girolamo De Michele. Continua a leggere→

Il piccolo idiota

piccolo idiota

di Gianni Fumagalli

Sei un idiota, un idiota, un idiota! Gridava come un ossesso il piccolo capobanda, la bocca sguaiata a mostrare una fila di denti guasti e irregolari. Le guance rosse per la tensione, le vene quasi a esplodere. Dovevi stare zitto, ecco cosa devono fare quelli come te: acqua in bocca e basta, e non andare in giro a raccontare quelle cose che non devi dire.
Idiota? Ma cosa vorrà dire: i-dio-ta, forse dio t’aiuti, o forse è solo uno sfogo, era proprio arrabbiato! E più ci penso e meno riesco a capire cosa ho fatto di male, e poi quell’”acqua in bocca” cosa c’entra, non ho detto proprio nulla a nessuno, perché dovrei tenere l’acqua in bocca, se ho sbagliato me lo deve dire perché io non mi sono accorto di nulla.
E’ proprio un idiota, ma la deve pagare. Come dice sempre mio nonno: “chi non sa tenere le parole in bocca le dovrà pagare con gli interessi, anche per il giorno dopo”. Si, pagherà con gli interessi, ho pronto un bocconcino che spero gli vada tutto di traverso. Continua ad andare in giro con quella faccia d’angelo imbalsamato da prendere a sberle anche senza motivo.
Come faccio a chiedere a una persona che non vuole ascoltare, di spiegarmi bene quello che gli ho fatto di male, ancora oggi non riesco a saperlo. Mio nonno diceva sempre: “prima di parlare bisogna imparare ad ascoltare”. Io ho cercato di parlare con lui, ma non vuole saperne di stare ad ascoltarmi, trova sempre mille modi per evitarmi o di offendermi.
Per intanto tutti i compagni di classe sono con me. Io sono il capo, loro ubbidiscono senza fiatare, fanno tutto quello che io ordino. Mio nonno dice che non basta comandare, bisogna essere capaci di farsi ubbidire e io ci riesco perché conosco cento modi per ottenere i loro sì. Loro sono pecore che hanno paura delle minacce, basta saperle usare e ottieni tutto. Continua a leggere→

DANZAS DE AMOR Y DUENDE, poesie di Gianpaolo Mastropasqua

MUna lettura del libro di poesia di Gianpaolo G. Mastropasqua non dovrebbe tener conto di questo approfondimento. È un testo completamente accessibile, di lettura più che gradevole ed enormemente suggestivo; però voglio confessare che l’autore di questo commento fu un appassionato di astrologia alla quale si dedicò per spiegare temi astrali ai suoi amici. Aiutato da tavole di posizione, lapis, squadra, compasso e cartacarbone, ai tempi delle stampanti a matrici di punti o anche prima, cercò di applicare le conoscenze acquisite con le letture dei libri dell’editore Kier per prognosticare il futuro dei conoscenti. Non sempre con l’esito sperato.  E comunque fu già molto.  Chi introduce questo libro si è riconosciuto un credente del condizionamento operante di Skinner e un fanatico delle terapie di accettazione e compromesso e ha lasciato poco spazio alla psicologia profonda. Lettura dei tarocchi e chiromanzia non hanno fanno ancora parte delle sue abilità sociali. Ugualmente come Mastropasqua nella sua vita professionale, anche il sottoscritto ha scelto il cammino della Scienza, però quello che si apprende nell’adolescenza, specialmente dal contenuto a carattere simbolico e mitologico, permane nell’arco delle conoscenze molto oltre il periodo della giovinezza.

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CRESTOMAZIA 18: Salvatore Toma, “Il maiale”

Il maiale
era lì che mi guardava.
Il macellaio
faceva finta di niente
e gli girava intorno indeciso
col coltellaccio allucinato.
Voltai l’angolo
il maiale pareva
implorarmi a restare
posando alla catena
come un lupo in olfatto.
Così rimasto incantato
non sentì il coltello
forargli la gola
e non vide il sangue
colargli a dirotto.
Era tutto concentrato
a rivedermi apparire.

da “Canzoniere della morte” (Einaudi, 1999)

 


 

“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)