[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=IX29YNi7OGE]
da qui
La nuova svolta fu grammaticale. Lei mi disse che, dei due, ero io la persona di talento che il Signore proponeva di mandare in prima linea, per compiere il Progetto. Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=IX29YNi7OGE]
da qui
La nuova svolta fu grammaticale. Lei mi disse che, dei due, ero io la persona di talento che il Signore proponeva di mandare in prima linea, per compiere il Progetto. Continua a leggere
Kleist, il personaggio di quest’ultimo romanzo di Andrea Leone non è solo l’ombra trasfigurata dello scrittore e drammaturgo Heinrich von Kleist, morto suicida nel 1811, ma è anche e soprattutto l’incarnazione dell’orrore nei confronti della propria nascita (“essere nato, ce l’aveva messa tutta per non essere nato”) e dell’odio feroce verso la propria stirpe e la società in cui vive. Continua a leggere
Lo scorso Aprile il mondo della scuola è stato scosso da una triste vicenda relativa al romanzo Sei come sei, di Melania Mazzucco, adottato in due quinte ginnasio del Liceo Giulio Cesare di Roma. Dall’articolo pubblicato sulla Stampa raccogliamo in un passaggio la pietra dello scandalo: «Quel libro rivela un chiaro contenuto pornografico – accusa il presidente di Giuristi per la vita, Gianfranco Amato -. E tra l’altro è tutto fortemente ideologico, perché oltre alla relazione tra i due gay c’è anche la vicenda della fecondazione assistita grazie a un utero in affitto. Questa non è la normalità e la scuola non può assolutamente sostituirsi alle famiglie nell’educazione dei ragazzi». Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=KEiJyKmFUQ8]
da qui
Era chiaro che Dio ci aveva scelti per i doni assegnatici ma anche per i limiti, altrettanto e più evidenti. Continua a leggere
Ugo Ceria, giovane studioso italiano nel 1992 lascia il Paese e parte alla volta di Parigi, dove terminò si laurea in Lettere e Sociologia; cinque anni dopo approda a Madrid, dove da allora a oggi vive con la famiglia (moglie e due figlie) lavorando in pubblicità, ma collaborando anche con riviste e insegna in varie università Come poeta, nel 2009 pubblica “Il Cartografo” (Torino Poesia edizioni). Gli anni di amicizia e di musica con l’argentino Blas Rivera gli consentono di sviluppare la sua passione per il tango-jazz e la sua ricchezza, cui si avvicina nella scrittura in lingua spagnola con umiltà e ironia. Il disco è anche il frutto di uno sforzo organizzativo notevole, grazie all’etichetta verdeoro Ilha Music, facilmente reperibile in rete. Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=OXdmL8y6lLg]
da qui
Diventavo ogni giorno più cosciente della sua faticosa immolazione, di come stornasse su di lei l’azione del demonio, che non le dava tregua. Continua a leggere
di Max Ponte
Rudy De Cadaval stupisce per la vita irrequieta e per gli incontri con personaggi del mondo dello spettacolo, fra cui numerosi flirt con dive degli anni ’60 e ’70. Una biografia dove non mancano colpi di scena, riconoscimenti e intuizioni anche di carattere tecnologico (mi racconta al telefono di aver lanciato l’uso del cd-rom per i contenuti enciclopedici).
La sua poesia non è estroversa come le vicende personali, si confronta spesso con questioni esistenziali e contiene passi di grande intensità in grado di sostenere la sua opera. Il confronto col dolore corrisponde, dal canto suo, ad una scrittura che si scontra con la gravità. E qui lo stile risente di più di un’insidia lessicale.
Mi pare nel suo complesso una poesia autentica, come il tono della voce dell’autore attraverso l’apparecchio, cioè De Cadaval non è un poeta che si nasconde dietro a costruzioni retoriche, e questa è la principale garanzia per chi legge. Forse anche per questo ha meritato l’attenzione di poeti illustri come Ungaretti che devono aver trovato in lui i segni di un vero talento. Ritengo sia necessario leggere tutta l’opera di De Cadaval per elaborare un’analisi critica esaustiva, mi stupisce che non sia ancora stato fatto visti tutti i riconoscimenti da lui ricevuti (meritatamente o meno, sono in ogni caso eventi che devono spingerci ad un’analisi). Fra le poesie che trovate sul suo sito la mia attenzione è caduta su questa.
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=E1tQOz1k76w]
da qui
Facendo un poco d’ordine tra le carte accatastate sopra il tavolo, mi venne incontro un’immagine che mai avrei supposto di trovare: un Gesù misericordioso uguale a quello rinvenuto nel santuario abruzzese, che nel frattempo si andava rivelando una presenza decisiva nel nostro percorso verso Dio. Continua a leggere
La narrazione come forma privilegiata della vita. Fabio Stassi, L’ultimo ballo di Charlot, Palermo, Sellerio, 2012; Come un respiro interrotto, Palermo, Sellerio, 2014
E’ strapotente nella scrittura di Fabio Stassi la tentazione della nostalgia, la sua volontà di fare del passato la chiave di volta su cui si può costruire la prospettiva del presente, il desiderio di rendere mediante un’affabulazione forte e rigorosa le atmosfere, i sogni, i desideri e le disillusioni di una generazione ancora non del tutto perduta.
Il suo esordio narrativo (che gli fruttò il Premio Vittorini Opera Prima[1]) è stata una “storia di formazione” ambientata nella Sicilia degli Anni Cinquanta ancora provata, nel suo sforzo di rinascita e di crescita morale e civile, dalle conseguenze della strage di Portella delle Ginestre avvenuta nel primissimo dopoguerra.
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=4IdebVKm_Kw]
da qui
Facevamo progressi nonostante noi, guidati da una mano sapiente che sapeva trarre il bene da ogni situazione, anche la più critica e spinosa. Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=9PbQtnubBvM]
da qui
Non che tutti i problemi fossero risolti: restavano residui di senso di possesso e gelosia, l’umanità che urla nei fatti concreti della vita, quando il bene sembra messo a repentaglio e si viene lambiti da un senso acuto d’inadeguatezza, dalla paura che assume volti e nomi e ti fissa con piglio minaccioso. Continua a leggere
Un esordio narrativo molto convincente per un compositore e cantante con alle spalle (e davanti a sé!) una lunghissima carriera nell’area più raffinata della musica cantautoriale indipendente italiana, un romanzo che per certi aspetti sorprende, con una trama avvincente che trascina senza usare meccanismi troppo semplicistici della costruzione della fabula. Anzi, Andrea Chimenti si prende un rischio non piccolo (cosa che del resto fa da sempre anche in campo musicale) scrivendo un romanzo che ben prima del successo della seria televisiva “Trono di spade” lambisce ? in una delle due storie che scorrono parallele nel romanzo – elementi ascrivibili al genere fantasy, esponendosi così a un possibile disdegno aprioristico di questo lavoro. Ma, proprio come per la serie, l’utilizzo di personaggi e situazioni di quel mondo è soprattutto funzionale al comunicare alcuni archetipi e contenuti di bene e male, a comporre una complessità psichica di ciascun personaggio. Continua a leggere

[un mio giovane e caro amico, che chiameremo Momo Getter, mi ha fatto leggere pochi giorni fa questo testo che scrisse sette anni fa, quando aveva diciott’anni. Io ci ho sentito dentro una tale pienezza e ricchezza di vita, che gli ho chiesto di lasciarmelo pubblicare; e lui ha acconsentito, quindi ecco a voi. a.s.]
Certo che eravamo inimitabili… Non avevamo che un palco d’estate per noi, giovani diciottenni, eppure… la musica delle notti di luglio pulsava nelle nostre vene, in un duo meraviglioso con il nostro cuore immaturo. Eravamo gli stessi dell’aprile e del maggio, ma guardavamo con un misto di gioia e malinconia a quell’estate finalmente nostra… Quel sogno che facevamo ad occhi aperti, che tagliavamo con le nostre utilitarie fiammanti, che affumicavamo, che drogavamo, anche, forse, ma che certo la vita non ci vietava, né ci offriva per caso. Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=bU_M70C_xlg]
da qui
Ricordo come fosse adesso. Davanti a me, due alberi nel pieno rigoglio dell’estate; più in basso, una strada su cui vedevo correre coppie attempate, in cerca di una forma fisica perduta. Continua a leggere
Gaetano Cappelli, Romanzo irresistibile della mia vita vera raccontata fin quasi negli ultimi e più straordinari sviluppi, Venezia, Marsilio, 2012
_____________________________
Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald è il libro di più di una generazione tra scrittori e cuorinfranti adolescenziali ma finora non era stato mai virato con il filtro di un’educazione sentimentale meridionale (tra le Puglie e Ravello, sulla costiera salernitana). E’ quello che succede a Giulio Guasso, aspirante nuovo Arturo Benedetti Michelangeli, poi pianista in un albergo di lusso in un grande albergo di Ravello, appunto, e, infine, grande scrittore che trova la sua apoteosi come “candidabile” al Premio Nobel mercé l’uso del tutto improprio di una carota da parte di una sadica e prepotente critica letteraria tedesca. Continua a leggere

Poesia ad un tempo periferica ed europea, se ne è possibile una, questa delle sue ultime ballate si estende da Trieste alle terre slave, per consolidarsi attorno al topos prediletto del mare. La riempie, la motiva e soprattutto la muove un istinto forte delle sovrapposizioni e delle metamorfosi, grazie a un principio irresistibilmente dinamico, musicale, in non pochi passaggi narrativo, che affonda radici nella propensione per così dire naturale della Mitteleuropa al concerto babelico delle voci e dei suoni, delle lingue e delle storie, tra i microcosmi del suo inesausto destino migratorio.
(Dalla nota di Alberto Bertoni)
Christian Sinicco è nato a Trieste nel 1975. Nel 1999 organizza una serie di letture nella sua città assieme a molti poeti della sua generazione Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=jMLLalgVnuA]
da qui
Una mattina eravamo ai ferri corti: lei fermamente intenzionata a mantenere un contegno distaccato, reprimendo ogni minima traccia di affetto o tenerezza; io che sondavo il terreno per capire cosa fosse accaduto, quali affronti avessero causato una condotta così dura. Continua a leggere
Pierre Rabhi, Parole di terra. Dal saccheggio della terra al ritorno della comunità, ed. Pentàgora (trad. di M. P. Corpaci e P. Lemoussu)
Quando sono trattati dalla penna dello studioso, del politico, dell’economista, del sociologo, del critico… gli argomenti che riguardano la vita e la morte e la rinascita delle comunità non arrivano a tutti e spesso non arrivano proprio a quelli – i contadini, chi abita nei paesi, la gente di popolo – che ne sono diretti destinatari e protagonisti e, a volte, vittime. Perché da quelle penne escono saggi e analisi qualche volte tanto approfondite quanto astratte, senza sangue, e che alla terza pagina o alla terza nota fanno sbadigliare di sonno o d’impotenza chi non ama o non sa accastellare concetti su concetti, parole astratte su parole astratte. Rabhi, in Parole di terra, scrive proprio di quegli argomenti e parla delle comunità che, dopo l’incontro con il nostro Occidente e quell’industria estrattiva chiamata impropriamente agricoltura, diventano periferia e baraccopoli, della terra che diventa deserto, di povertà convertita in miseria, di uomini integri che diventano squali su autovetture potenti o stracci alcolizzati. Ma lo fa con penna leggera, con parole di passione, con tocco narrativo, con la partecipazione e la compassione e la solidarietà di chi quegli argomenti non li ha studiati o pensati, ma conosciuti con gli occhi e con la pelle. E, facendo così, Rabhi parla a tutti e va dritto al cuore.
(nota di Massimo Angelini) Continua a leggere
Dovendomi recare nella piccola città dove risiede il maestro di un tempo, ora vecchio, spero di non incontrarlo e a tal fine pongo in atto qualche trucco innocente; e invece, come capita, la prima persona che incontro è proprio lui, con orecchino e stracci variopinti, certo per confondere la nuova compagna che subito scambio per sua nipote.
Continua a leggere