Come se Dio

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=vVNmVSufv0A]

da qui

Peccato non avere sempre a mente
l’amore che esorcizza ogni paura,
dimenticare troppo facilmente
che c’è un respiro in ogni situazione,
lo spirito che geme per sfondare
i confini segnati, i muri grigi
delle paure arcaiche di bambini,
i traumi, le violenze, gli abbandoni
che scavano fossati nei silenzi
cattivi, nell’orgoglio che rinuncia
a tutto pur di avere la ragione
armata del potere, nonostante
che questo voglia dire solitudine,
perdita secca di ogni bene, amaro
trionfo dell’io sul tu, come se Dio
non avesse creato ponti invece
che palizzate, argini, recinti,
per ricordare a chi è distratto come
si debba attraversarli, ora o mai più.

Tra crisi e utopia – di Giovanni Nuscis

Da il manifesto sardo:

La crisi attuale – economica, di democrazia, di attacco ai diritti fondamentali, con lo scollamento di istituzioni e partiti dalla volontà e dai bisogni reali dei cittadini – ha prodotto due reazioni significative: l’elevata  astensione dal voto nelle recenti elezioni politiche e amministrative e il diffondersi di forme di lotta dal basso, in Sardegna e nella penisola.  Il terreno di battaglia è quello della difesa di beni comuni irrinunciabili, come la salute e l’ambiente (per l’inquinamento di centinaia di migliaia di ettari di territorio), la terra e il paesaggio (che le multinazionali della speculazione energetica vorrebbero strappare all’agricoltura e alla memoria storica della comunità), i beni demaniali (che si vorrebbero dismettere per fare cassa), il lavoro (che non c’è, e origina ovunque drammi e forme di protesta). Continua a leggere→

Settimo giorno

[youtube=http://m.youtube.com/watch?v=ElZxiTSFo9c]

da qui

Fu sera e fu mattina: sesto giorno.
Da questa luce opaca della piazza
vedo passare le svolte, i tormenti,
le intuizioni improvvise, i tanti segni
che svelano il cammino passo passo,
come fosse una marcia nel deserto,
un esodo felice dall’io vecchio,
ormai inservibile, legato ancora
alla bruttezza orrenda del peccato,
nel punto esatto della fede in Te,
dove si vede, come in uno specchio,
quella lama di luce del futuro
che col settimo giorno è già arrivato.

Prêt(re) à porter

pret(re) a porter

di Barbara Pesaresi

Una evidente continuità lega Guida pratica all’eternità, Prêt(re) à porter e Non superare le dosi consigliate, di Fabrizio Centofanti, vuoi per gli argomenti trattati, i personaggi, la forma breve del racconto e la prosa sobria, priva di fronzoli. Ciascun libro nasce dall’innesto di dettagli, di note scritte a margine, provenienti da quello precedente. Ma questa è una peculiarità che riguarda tutta l’opera di Centofanti. Continua a leggere→

COMICI RANDAGI – chiacchierata con Orazio Caruso

di Massimo Maugeri

Ecco un buon libro per chi ama in egual modo la narrativa e il teatro: “Comici randagi” (Sampognaro & Pupi) di Orazio Caruso. Si tratta, infatti, di un romanzo che si specchia in una pièce teatrale, sia per quanto concerne la struttura, sia per la trama, ma anche per i contenuti e per lo stile adottato. La storia è imperniata sul rapporto speculare tra due fratelli, sull’amore per il teatro (che diventa “metafora di salvezza”) e sul “Sogno di una notte di mezza estate” di shakespeariana memoria. Ne parlo con l’autore…

– Orazio, come nasce “Comici randagi”?
I libri non nascono tutti allo stesso modo. A volte è l’intreccio che si presenta nitido alla mente, magari mentre si guida su vecchi tornanti di campagna o si è appena svegli. A volte è un personaggio che bussa alla porta e vuole essere raccontato. La prima immagine di “Comici randagi” è quella di Eugenio che corre lungo la strada che costeggia la scogliera tra Catania ed Aci Castello. È così che è nato questo romanzo: un regista teatrale che corre lungo una strada di mare mentre sta per piovere.

– Che rapporto hai con il teatro?
Il teatro è un fantastico strumento per mettere a fuoco i nodi dell’esistenza, una lente di ingrandimento che rende evidente ciò che ad occhio nudo sembra appena accennato. Come in un esperimento di fisica, una porzione di vita viene isolata e scandagliata in tutti i suoi aspetti.
Il teatro è anche un grande gioco che, attraverso la finzione, fa emergere particolari verità.

– Perché hai scelto come “fil rouge” del romanzo il “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare? Continua a leggere→

Intero

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da qui

Appesi sulla costa, nell’azzurro
che ci ha visto cullati dall’incanto
di una bellezza pura, irraggiungibile
agli artifici e ai trucchi del serpente
e i suoi emissari; chiamati ad amare
un Progetto pensato nei dettagli
dalla mente di Dio, anzi dal cuore:
soltanto aprendo il nostro sull’abisso
del rischio calcolato, del timore
previsto e prevedibile, del fiato
sospeso per la spada che separa
il bene e il male, la menzogna e il vero,
decisi a ritentare la fortuna,
anzi la fede in chi ci ha letto dentro,
in chi ha visto affacciarsi da qui sopra
il sogno bello di un amore intero,
vivo, tra il Magnificat e la luna.

Indistruttibile

[youtube=http://m.youtube.com/watch?v=KUEqqjPh8Cc]

da qui

C’è un punto all’orizzonte in cui s’incontrano
finito ed infinito: più lo guardo,
più mi convinco che il nostro arrancare
su sentieri difficili sia un modo
per prepararci all’attimo del volo,
in cui l’onda del tempo e dello spazio
saranno un nodo solo, un lungo abbraccio
del cielo e della terra, l’impressione
esatta che l’intrico di cui scrivo,
quel labirinto fitto, inestricabile,
la fitta al cuore che ti prende quando
ti pare tutto perso, per l’inganno
del nemico di sempre, solo allora,
nel nucleo incandescente dell’amore,
sarai di nuovo vivo, indistruttibile.

Dominique Villa, Inconcreti Furori

tempesta

di Augusto Benemeglio

1. L’arte suprema della parola

Quando leggiamo i versi cupi tenebrosi angosciosi dolorosi malinconici ( “la malinconia è la vera scienza del dolore e dell’angoscia”) , versi funebri , grotteschi , satanici , apocalittici , talora arcaicizzanti ( “Prima di tutto sopraggiunse la ruina” , “Tutto, tutto affonda” , “Inconcreti furori”, “Nei freddi tramonti azzurri” ) di Dominique Villa dobbiamo oscillare tra il medioevo( i ritmi le scansioni e le rapide scariche elettriche di un Cavalcanti) e il nostro tempo, dove il Nobel di qualche anno fa , Imre Kertèsz , ci dice che la vita è un sogno lontanissimo e assurdo , ma non lo dice alla maniera di Calderon della Barca, né di Primo Levi , bensì della realtà delle cose di oggi , delle cose del nostro vecchio mondo occidentale che è in disfacimento, anzi in “Liquidazione” . Continua a leggere→

I LIBRI DEGLI ALTRI n.49: Tracce del passato nell’ incertezza del presente. Letizia Lanza, “Tracce”

Letizia Lanza, TracceTracce del passato nell’ incertezza del presente. Letizia Lanza, Tracce, Pianteda (Sondrio), Edizioni CFR – Poiein, 2011

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di Giuseppe Panella

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E’ un esile mannello di liriche brevi quello consegnato da Letizia Lanza al titolo assai significativo di Tracce, quasi a significarne il carattere minimale e purtuttavia emblematicamente inciso nella polvere sollevata dal Tempo. Riprendendo il titolo di una precedente raccolta dell’autrice, Poesie soffocate del 2005 e la loro auto-definizione, sofferta ma sicuramente anche ironicamente consolidata, di “balbettii”, Gianmario Lucini, il prefatore-editore di questa nuova raccolta, scrive con un certo piglio (e con autorevole competenza e conoscenza dell’argomento da lui trattato):

“Anche l’espressione sembra essere più sicura, più consapevole del suo movimento, del luogo verso il quale vuole procedere. Il “balbettio” sembra rendersi consapevole, si articola, tenta, sempre rimanendo fedele alla sua antica ispirazione, che è così connaturata con la formazione culturale della nostra autrice. Ma anche l’ispirazione sembra portarci, caparbiamente, al mondo fantastico dell’antichità, le stesse immagini, le figure di misteriosi personaggi come la fanciulla “ittiocaudata”, espressioni poetiche che riportano alla cultura classica, come “marmoree membra”, “virgineo incanto” e persino una “falcea luna” che sembra messa lì come dea mediatrice tra il passato e il presente“ (p. 6).

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Rendez-vous

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da qui

Non manca molto, credo, al rendez-vous
previsto già da un anno, come vuole
Colui che tutto può. E nel frattempo
si prega, si perdona, si sprofonda,
a volte, nella melma del dolore.
Di questo tempo ci ricorderemo,
un giorno, quando il mondo sarà quello
che avevamo sognato, e le ferite
saranno versi tristi ma preziosi
della poesia di Dio, dell’ombra, in fondo,
lasciata lì dal lembo del mantello.

VALORE D’USO DI FRANCESCO RECAMI. Dall’oggettività del disegno alla trama confusa del reale. Saggio di Giuseppe Panella

oggettività del disegno trama confusa del reale«Forse – rispondeva la donna, quasi protendendo il sorriso contro il vento eroico della rapidità, nel battito del suo gran velo ora grigio ora argentino come i salici della pianura fuggente.

– Non forse. Bisogna che sia, bisogna che sia!»

(Gabriele D’Annunzio, Forse che sì forse che no)

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di Giuseppe Panella

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VALORE D’USO DI FRANCESCO RECAMI. Dall’oggettività del disegno alla trama confusa del reale

1. L’ errore di Platini

Francesco Recami esordisce tardi, nel 2006 (è nato nel 1956, a Firenze) con un romanzo tuttavia già scritto tel quel nel 1986. Anche se precedentemente aveva pubblicato romanzi gialli per ragazzi e guide turistiche di montagna, ricade in pieno in quella letteratura degli anni Zero con i quali ormai si può cominciare a fare i conti per verificarne vezzi e novità formali, momenti di lucidità e sprazzi di follia, continuità e differenza, incursioni nella storia e sottomissioni al reale[1].

L’errore di Platini è una narrazione ispirata dalla lettura di alcuni testi straordinari di Peter Handke (primo fra tutti, La paura del portiere davanti al calcio di rigore) ma anche dalle contemporanee produzioni non più comiche ma melanconiche di Gianni Celati. E’ un romanzo di sperimentazione soft con punte satiriche non indifferenti e con un taglio volutamente freddo, oggettivo, quasi distante. L’esergo del volume (da Paolo Portoghesi) è estremamente ficcante:

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Piano piano

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da qui

Lasciarsi accarezzare dal tuo vento
che nessuno sa mai di dove venga
o dove vada. Intravedere il sole
tra le foglie degli olmi e la sua scia
larga sull’acqua. Sì, comunque vada,
qualcosa sta cambiando lentamente.
Sentirlo qui, dove per tante volte
la gioia ci ha visitato, come un ospite
venuto da lontano, dopo tanto
tempo: il passato diventa futuro,
l’origine la meta, e il paradiso,
che noi immaginavamo nell’inizio,
comincia solo adesso, piano piano.

“L’esternazione di Fassina dimostra il fallimento della politica dei due pesi e delle due misure” – di Mauro BALDRATI

DA TISCALI

 

La recente esternazione del viceministro Fassina sull’evasione di sopravvivenza ha scatenato un putiferio: giustificazione dell’evasione, che è sempre inammissibile, anche per chi ha un reddito al di sotto del livello minimo di sussistenza. Fotografia di una realtà malata che non può essere in alcun modo scusata né tollerata.

Non c’è dubbio che l’evasione fiscale in sé sia un concetto irricevibile e inammissibile. Tutto il sistema pubblico, l’assistenza, i servizi, si basano sul prelievo fiscale, cioè sul contributo di tutti i cittadini. Ma il coro unanime sa molto di retorica, e di ipocrisia. E non solo: l’enunciato di Fassina equivale a una dichiarazione di fallimento. E un viceministro che dichiara il fallimento del proprio ruolo e rimane al suo posto rappresenta una macroscopica contraddizione.

Partiamo dall’inizio. Non c’è dubbio che si tratta di una fotografia della realtà. Prendiamo un piccolo professionista che lavora poco. Per esempio una donna con figlio piccolo che dedica solo parte del suo tempo al lavoro, per curare la famiglia. Oppure, semplicemente, in tempo di crisi il lavoro scarseggia. Con l’attuale sistema incontra enormi difficoltà di gestione della propria attività. Le fatture vengono tassate all’origine (20-23 %), poi avrà le aliquote corrispondenti nel 730. Se non avrà spese extra da scaricare (alcune delle quali di comodo), del reddito resterà poco. Perché? Perché si presume che un professionista non possa lavorare poco e mantenere uno studio. Si chiamano anche “studi di settore”, che vari governi introducono, altri eliminano, poi di nuovo introducono ecc. Sei una psicologa? Sei un avvocato? Sei una sarta? Hai uno studio? Hai un laboratorio? Sei iscritto/a a un ordine professionale? E’ impossibile che tu abbia un reddito così basso. Quindi devi aumentare il tuo gettito fiscale. Devi entrare nella “normalità”. Continua a leggere→

I CUSTODI DELLA CARTA – di Salvatore Settis

Da La Repubblica

28-7-2013

Si può cambiare la Costituzione, e come? Per tutto il 1947 la Costituente discusse appassionatamente questo punto cruciale. Tutti erano d’accordo che la Carta è «nelle sue grandi mura definitiva, e deve aver vita di secoli » (Meuccio Ruini), e che va intesa come “rigida”, un insieme organico di cui non si può cambiare un articolo senza incidere sull’insieme. Secondo il democristiano Lodovico Benvenuti (più tardi Segretario generale del Consiglio d’Europa), i principi della Carta «non possono esser rimessi all’arbitrio di qualsiasi maggioranza parlamentare», anche per evitare che affrettate modifiche richiedano «la complicità del presidente della Repubblica». Costantino Mortati (Dc) osservò che «la Costituente fu eletta ad hoc e nel periodo della sua formazione i partiti hanno presentato i loro programmi sulla nuova Costituzione», mentre «una Camera avvenire, eletta per un compito normale di legislazione», non sarà mai altrettanto legittimata a cambiarne il testo.
Si ritenne necessario «stabilire forti garanzie per evitare che la Costituzione sia modificata con leggerezza » (Lussu), ricorrendo a «una procedura straordinaria particolarmente complicata» per arginare colpi di maggioranza (così il liberale Martino, poi presidente del Parlamento europeo). Continua a leggere→

Ora

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Da qui

Vedere in filigrana in fondo al golfo
il tuo volto accanto al suo,
ora che tutto si è chiarito, ora
che la bellezza ha rovesciato il mondo
e che niente, niente può più distruggere
la trama ricamata dall’eterno,
il mare, il cielo, le nuvole appese
al filo che trascina l’universo,
in un vortice d’amore che il mostro
s’impegna ad ostruire, a tutti i costi,
e tuttavia non può, non può, nemmeno
coi trucchi più insidiosi, con gli inganni
più astuti: sarete come Dio, fate
come vi dico io, e vedrete. Niente
può oscurare la bellezza di questo
golfo di Sirolo, dove, lá in fondo,
si vedono due volti, tra la gente.