Vivalascuola. Responsabilità docente

Solidarietà al prof. Francesco Mele, censurato per avere difeso le competenze del Collegio dei docenti dalle prevaricazioni del Dirigente scolastico e aver proposto, assieme alla maggioranza dei componenti il collegio, la votazione di una mozione di critica ai provvedimenti Gelmini /Tremonti che stanno distruggendo la scuola pubblica (firma).

Care maestre e cari maestri… Il mio augurio per il nuovo anno scolastico è questo: NON SENTITEVI MAI DA SOLE E DA SOLI! Prima di tutto ci sono i bambini e le bambine, che devono essere nonostante tutto al centro del vostro lavoro e non finiranno mai di sorprendervi. Non dimenticate che davanti al maestro e alla maestra passa il futuro. Non solo quello della scuola, ma quello di un intero Paese: che ha alla sua base un testo fondamentale e ricchissimo, la Costituzione, che può essere il vostro primo strumento di lavoro. (Mario Lodi)

Ciapà coe bombe
di Lucia Tosi

La scuola io la vedo così, ciapàda coe bombe
Come tutti, credo, quelli che hanno un interesse per le lingue del nostro paese, o almeno per il dialetto della loro terra, “terra” che spesso coincide con una città, un paesello, perché venti chilometri più in là già quel dialetto cambia, suona diversamente, mi chiedo spesso il senso e la provenienza di certe espressioni, Continua a leggere→

32. Dossier

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da qui

Il conte Littorio Scheltri Dell’Armadio indossa una giacca nera e una camicia bianca con ampio colletto. Si sta dando da fare intorno a un uomo visibile di spalle, seduto, con una specie di casco asciugacapelli sulla testa. Cappellacci e Borgovecchio, dalla soglia, chiedono a cenni se possono far entrare la scrittrice. Il conte annuisce, e continua ad armeggiare intorno al copricapo.
– Buonasera: sta per assistere a un esperimento interessante. Il critico Pierino dovrà stendere un decalogo di scuola di scrittura; in realtà, è assolutamente refrattario a un’operazione come questa. Sto cercando le condizioni adatte perché possa sbloccarsi e rispondere al quesito anche contro il suo volere. Continua a leggere→

31. Le tavole

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da qui

Leopoldo è alle falde del Gunong (o Gunung) Tahan, una via di mezzo fra il Gran Sasso e il Circeo. Intorno a lui c’è una folla di giornalisti e cineoperatori, pronti a cogliere l’attimo in cui Giulio da Padova apparirà, emergendo dal suo ritiro misterioso. La gente è assiepata in ordine sparso coi cellulari pronti a catturare immagini da mostrare agli amici (che, nella maggior parte dei casi, ne farebbero a meno). Un bambino dai riccioli dorati chiede alla mamma perché stiano lì da ore e ore; lei è confusa, lo domanda al marito, ma neanche lui ha le idee chiare al riguardo. Continua a leggere→

HANNO RIMANDATO A CASA

LE LORO SPOGLIE NELLE BANDIERE
LEGATE STRETTE PERCHÉ SEMBRASSERO INTERE

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Testo di Fabrizio de André:

La Collina

Dove se n’è andato Elmer
che di febbre si lasciò morire
Dov’è Herman bruciato in miniera.

Dove sono Bert e Tom
il primo ucciso in una rissa
e l’altro che uscì già morto di galera.

E cosa ne sarà di Charley
che cadde mentre lavorava
dal ponte volò e volò sulla strada.

Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina.

Dove sono Ella e Kate
morte entrambe per errore
una di aborto, l’altra d’amore. Continua a leggere→

Poesia di Strada – XIII edizione

 

 

La clamorosa dolcezza delle clavicole, la percussione cessata

dei finimenti muscolari, le valvole

che l’hanno finalmente abbandonata

sulla terra, l’angolo umile che fa la testa

per celare il sorriso

sulla cruda colonna del corpo

dice: ti ho aspettato per tutta la vita

ho visto la tua vita

nei miei sogni e tutta, notte

dopo notte, si risolveva nel perdono. In certe svolte

quando il cielo pieno di meraviglia coincideva

con la bolla degli alberi agitati dalla piena

luna, io mi svegliavo

per causa dei tuoi sogni

e portavo il tuo nome come una bandiera

che saliva dal petto e mi rendeva

invisibile: di me

si vedeva soltanto il tuo nome. Io sapevo

che avremmo dovuto terminare vicini

qualunque cosa nel frattempo fosse stata di noi. Adesso

eccomi, sono qui per finire

nella tua fine, per aspirare l’ultimo respiro

dalla tua bocca

e soffiarlo attraverso la bocca

che dopo te nessuno ha più baciato,

al cielo.

*

“La chiara circostanza”, di Maria Grazia Calandrone

(prima classificata dell’edizione 2009)

*

POESIA DI STRADA Bando Edizione 2010

*

ROMANZO D’AMORE, per ricordare Michele Perriera

Dedico questa pagina alla memoria dello scrittore e regista Michele Perriera (nella foto) scomparso a 73 anni, nell’ospedale Giglio di Cefalù, l’11 settembre scorso.
Perriera ha fondato e diretto la scuola di teatro Teate’s di Palermo. Era stato tra i fondatori del gruppo ‘63. Dal 1994 ha diretto la collana di teatro della casa editrice “Sellerio”. Lo scrittore, considerato il drammaturgo dell’anima, se n’e’ andato dopo una lunga malattia che lo aveva allontanato dal teatro.
Pubblico, di seguito, un bell’articolo scritto da Domenico Calcaterra (che ringrazio) in merito a una delle opere principali di Perriera: “Romanzo d’amore”.
Massimo Maugeri
* * *

“Romanzo d’amore” di Michele Perriera: la scrittura come tragico sigillo di fiducia

di Domenico Calcaterra

«La scrittura è la mia casa, la mia isola, la mia civiltà, il mio continente», basterebbe questo frammento a compendiare (nel giro breve d’una frase) il senso preciso, il peso specifico e la carica totalizzante di un’opera, atipica nel panorama letterario degli ultimi decenni, come “Romanzo d’amore” di Michele Perriera (Sellerio, 2002). Presentata come monumentale «autobiografia teatrale» in tre libri (per un totale di oltre 1200 pagine), la si potrebbe considerare con voluta forzatura come neospecie tutta postmoderna di “opera mondo”, variante aggiornata e singolare di romanzo assoluto che salda, in maniera travolgente e visionaria, bildung e weltanschauung, apprendistato e conseguente idea del mondo (colta nel suo farsi, nel gorgo di un dinamico sviluppo). Continua a leggere→

Il Capitano Mario (XX)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX)


LA RESISTENZA


Ebbe dunque inizio con l’8 settembre 1943, e fu un fatto nuovo, nato come conflitto ideologico in difesa della libertà e dei diritti della persona umana, quando il popolo si sentì solo nel vuoto e trovò nella Resistenza la sua grande forza morale, attraverso sofferenze mai prima sperimentate nella sua storia. Intanto gli Alleati procedevano sia pur lentamente attraverso la penisola verso il Nord per formare quella linea di sbarramento che si chiamò “linea gotica” contro i Tedeschi che durò – e non avrebbe dovuto durare tanto – quasi due anni. Si estendeva dal Piemonte e dall’Oltrepò pavese (che a noi interessava particolarmente) fino all’Emilia e Romagna e divideva l’Italia in due: lacerante divisione, le cui conseguenze – oltremodo drammatiche – si protrassero negativamente per anni e anni ancora. Forse ne risentiamo anche oggi.

Mussolini, liberato, ma non libero, fondò, per volere di Hitler, quella Repubblica di Salò che contribuì ulteriormente a dividere gli Italiani tra partigiani e fascisti, detti Repubblichini, complici della raccapricciante ferocia con cui i nazisti opprimevano specialmente l’alta Italia. Fantasma tragico e grottesco aleggiante sulle rovine del paese.


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Una sola tempa(1)

di Alfonso nannariello

I – II – III – IV – V – VI – VII – VIII – IX – X – XI – XII – XIII – XIV

Credo che ogni estetica discenda da una ricerca della forma presentita dell’Ignoto, che proceda con lo scavo nella cava delle sensazioni.

L’architettura della parte storica di Calitri è «architettura organica», così mi ha detto l’architetto Piumelli. La definizione, però, forse non va intesa nel senso dato da Frank Lloyd Wright.
Credo che «architettura organica», nel nostro caso, significhi che gli uomini che l’hanno realizzata scavando s’aprissero spazi di conoscenza, e componendo dai materiali estratti l’immagine dell’Ignoto, ammirassero se stessi.
Scavare la terra, arare campi, costruire case significava lavorare su di sé. Significava crearsi, definire gli spazi e le forme degli interni e quelli del fuori, significava darsi un’identità. Significava tenersi tra le mani, essere padroni di se stessi.
Non sembra strano allora che quella gente sentisse centro del mondo la collina su cui l’Ignoto e il proprio volto s’erano rivelati, che sentisse quella terra con cui facevano a cornate come un ventre pieno di segreti, e sempre gravido di loro.
Non sembra strano allora che quegli uomini sentissero quel tempo inciso dagli acidi del mito e sé, tirati all’acquaforte, gli unici conoscitori del mistero della vita e della morte.

1Tempa, «zolla dura di terra». Da una voce prelatina.

Un e-book di Tiziana Colusso

La criminale sono io

[Il romanzo è liberamente scaricabile qui]


Dalla prefazione di Marco Palladini: 


[…] Un’ultima considerazione su questo romanzo è che, fin dal titolo, esso si presenta come una “confessione”. E allora tornano in mente in modo irresistibile le illuminanti pagine del saggio della filosofa spagnola Maria Zambrano su La confessione come genere letterario, dove l’analisi trascorre da Sant’Agostino a Rousseau, da Kierkegaard a Baudelaire, da Dostoevskij a Rimbaud, ai surrealisti etc. Dice la Zambrano che la confessione ricuce la frattura drammatica della Cultura Moderna, incapace di connettere “la verità della ragione e la verità della vita”. La confessione che si verifica dentro il tempo reale stesso della vita, subisce la sua confusione, il suo caos, la sua frammentarietà ed incompiutezza. Essa è, allora, la massima azione che si può compiere con la parola su se stessi, sul proprio essere/esserci. Con la confessione l’uomo cerca la parola che, a viva voce, possa gridare la verità della vita, spesso opposta a quella della ragione, cerca la definitiva intimità con sé, il punto in cui si cessa di sentirsi estranei nella propria casa-anima. Ecco, immergendosi nel flusso rammemorante della confessione, Tiziana Colusso è come se si fosse riposizionata presso se stessa, identificandosi per via espressiva con una donna sotterranea, una dostoevskijana donna “del sottosuolo” che, dopo la catabasi, è in attesa di poter compiere la sua agognata anabasi.

A Liu Xiaobo il Nobel 2010 per la pace

Può darsi che l’attribuzione del Nobel per la pace 2010 al dissidente cinese Liu Xiaobo (“per la sua lunga e non violenta battaglia per i diritti umani in Cina”) nulla dica ai destinatari della notizia: un Nobel come altri, attribuito anche a capi di stato, a persone lontane dalla nostra vita, dai problemi personali di ogni giorno. Ma Liu Xiaobo si trova in carcere condannato a 11 anni per ”istigazione alla sovversione”. Liu Xiaobo fa parte dei 303 intellettuali che hanno elaborato la Carta08 firmata da oltre 2000 cittadini cinesi. Il governo cinese era contrario persino alla sua candidatura, e ora lancia pesanti strali definendo “oscena” la scelta dell’Accademia svedese, imponendo nel paese il black out mediatico. La Cina  è la seconda potenza economica per prodotto interno lordo, il paese con lo sviluppo economico più veloce del mondo (col tasso di povertà passato dal 53%, nel 1981, all’8% nel  2001), la Cina è la nuova superpotenza militare emergente. Ma la Cina è anche il paese che non ha introdotto alcuna libertà dal punto di vista politico, il paese  in cui si eseguono più condanne a morte (parrebbe, 10.000 all’anno); ed è dai condannati a morte che sembrerebbe provenire la maggior parte degli organi espiantati. Continua a leggere→

“U principinu” di Mario GALLO. Recensione di Marco Scalabrino

L’immagine scelta per la copertina è quella del principinu sull’asteroide B 612, il pianeta d’origine del principinu che è stato visto al telescopio, una sola volta, all’incirca nell’anno 1920 da un astronomo turco. Altrove abbiamo rintracciato quella del principinu che “approfittò, per venirsene via, di una migrazione di uccelli selvatici” o quell’altra del principinu nel “miglior ritratto che riuscii a fare di lui più tardi”. Quale comunque che essa sia, sono tutte immagini assai belle, le quali, è risaputo, sono creazioni dell’autore stesso di LE PETIT PRINCE, ovvero dell’aviatore-scrittore francese Antoine De Saint-Exupéry.
Per questa illustrazione e per le successive, la più parte a colori, assodata la felice collocazione rispetto al progredire della narrazione, un primo aspetto che ci colpisce (che c’entri la globalizzazione?!) è che questo volume, pubblicato in settecento copie col patrocinio della Regione Siciliana, dell’Assemblea Regionale Siciliana e della Fondazione Ignazio Buttitta di Palermo, risulta essere stato stampato in … Germania, dalle Edition Tintenfass. Continua a leggere→

30. Il castello

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da qui

Anche Maria è in viaggio; ha deciso di prendersi una pausa, di tirare le fila di ciò che è successo fino a oggi e, se possibile, cominciare a sciogliere la matassa ingarbugliata. In realtà, non sa nemmeno quanto tempo sia passato: le scuole di scrittura raccomandano precisione riguardo a tempi e luoghi, ma gli eventi si sono succeduti troppo in fretta, tra fantasmi e alcol la lucidità ha lasciato il posto alla confusione più totale. Sentendo parlare un’amica di un castello eretto in cima a un monte, le è sembrato il posto migliore per ritemprare lo spirito messo a dura prova. Continua a leggere→

romapoesia 2010 * poEtiche * 11-17 ottobre 2010

La quattordicesima edizione del festival romapoesia, diretta da Maria Teresa Carbone e Franca Rovigatti, si intitola poEtiche, ed è dedicata alla poesia delle donne. Quest´anno infatti il festival si propone come luogo di confronto per le autrici che, dal dopoguerra a oggi, hanno partecipato con la poesia – e spesso con una presenza attiva nella società – al farsi dell´Italia in cui viviamo e sulla quale intendiamo riflettere. Il programma prevede letture, conversazioni, proiezioni, ascolti, performance, presentazioni di libri, con la partecipazione di circa settanta poetesse di varie generazioni provenienti da tutta Italia.
Nella sezione Genealogie, alcune autrici contemporanee renderanno omaggio alle grandi poetesse della seconda metà del Novecento italiano: Amelia Rosselli, Patrizia Vicinelli, Anna Malfaiera, Rossana Ombres, Alda Merini, Nadia Campana, Cristina Campo, Claudia Ruggeri, Paola Febbraro, Piera Oppezzo.
La sezione Passaggi sarà invece dedicata al tema della traduzione e al confronto con autrici straniere come Anne Sexton, Sylvia Plath, Ingeborg Bachmann, Hélène Cixous.
Il festival si tiene nella settimana tra l´11 e il 17 ottobre, con disseminazione in varie zone di Roma, dal centro storico a San Lorenzo, da Trastevere a Marconi, dal Tiburtino a Monteverde, in centri culturali, librerie, biblioteche, scuole, locali.
È prevista, mercoledì 13 ottobre alla Casa internazionale delle Donne, una giornata di convegno alla quale parteciperanno, insieme alle poetesse, studiose di diverse discipline.

Il programma (ricchissimo) qui:
romapoesia.blogspot.com/2010/09/finalmente-il-programma.html

Con l’occasione colgo il piacere di invitare romane, romani, e chi altri lo volesse, al mio Laboratorio di Scrittura Poetica, sempre all’interno del festival, giovedì 14 e venerdì 15 ottobre, ore 15-17.

I dettagli per partecipare, qui:
romapoesia.blogspot.com/2010/09/buongiorno-poesia.html

Carlo D’Amicis, La battuta perfetta

“Nello scrivere questo libro emerge il mio forte disagio nel vedere cosa siamo diventati; vorrei che questo libro venisse percepito dai lettori sottoforma di pietas, da intendere nel senso letterale del termine, strettamente latino, nei confronti della fragilità umana che è alla base di tutto questo”.

(Carlo D’Amicis)

di Michele Lupo

Il romanzo definitivo sul modo in cui la televisione ha costruito gli ultimi cinquant’anni di storia italiana. E’ stato letto così, il libro di Carlo D’Amicis, racconto rapsodico di un narratore quarantenne, Canio Spinato, cinico fan di Forza Italia e persino amico del Cumenda, Continua a leggere→

STORIA CONTEMPORANEA n.56: Viaggio al termine dell’oblio. Marina Alberghini, “Louis-Ferdinand Céline gatto randagio”

Viaggio al termine dell’oblio. Marina Alberghini, Louis-Ferdinand Céline gatto randagio, Milano, Mursia, 2009

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di Giuseppe Panella*

Le biografie del dottor Destouches-Céline sono di solito, et pour cause, molto voluminose (ne fa fede la vita in tre grossi volumi pubblicata dalla casa editrice Mercure de France con il semplice titolo di Céline e redatta da François Gibault, l’avvocato ammiratore dello scrittore francese che l’ha raccontata dettagliatamente). D’altronde, sull’autore del Voyage au bout de la nuit c’è ancora, sempre, comunque, molto da dire. La sua vita e la sua opera sono temi sterminati e difficili da riassumere.

Non è facile provarsi, allora, a sintetizzare un libro colossale come questo di Marina Alberghini. Forte delle sue millecentocinquantacinque pagine, esso non percorre soltanto la vita complessa e ricchissima di avvenimenti anche spettacolari di Louis-Ferdinand Destouches meglio noto con lo pseudonimo di Céline (dal nome della sua amatissima nonna paterna) ma ricapitola le vicende storiche di un mondo, quello che segue alla fine della Belle Époque europea per attraversare sanguinosamente le due grandi guerre mondiali del secolo e una parte dell’affannoso dopoguerra che seguirà sotto il segno della Cold War variamente combattuta tra gli Stati Uniti d’America e l’URSS allora comunista.

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Un Nobel per tutte le stagioni (Mario Vargas Llosa)

Vargas Llosa e la passione per la scrittura

«Le seul moyen de supporter l’existence, c’èst de s’étourdir dans la littérature comme dans une orgie perpétuelle»
(Gustave Flaubert, lettera del 4 settembre 1858 a Mademoiselle Leroyer de Chantepie)

1. La vocazione del narratore

In un piccolo libro del 1997 il cui titolo fa il verso a quello, certo più celebre, di Rainer Maria Rilke, Lettere a un aspirante romanziere, Mario Vargas Llosa, oggi fresco Nobel per la Letteratura, si concedeva delle affermazioni abbastanza provocatorie e, nello stesso tempo, non prive di buon senso psicologico riguardo la natura della scrittura letteraria. Al suo interlocutore fittizio che gli chiedeva consigli su come scrivere buoni romanzi, lo scrittore di Arequipa rispondeva con una certa baldanza: Continua a leggere→

OCCHIO A QUELLO CHE MANGI!

L’Inchiesta
Manipolazione Genetica

Di Mara Macrì
Presidente ACTA POPULI – Istituto di Comunicazione Ricerca e Giornalismo – www.actapopuli.net

L’argomento della Manipolazione Genetica è stato ed è uno dei temi più dibattuti e richiamati dai media. Quelle che all’inizio sembravano svolte storiche per il paradigma scientifico, si sono rivelate veri e propri “casi” da prima pagina. La “Pecora Dolly” si è trasformata in una protagonista senza precedenti ed il processo di clonazione è stato prospettato in chiave salvifica da molti scienziati. Continua a leggere→

Reale come una favola. Le storie infinite di Michael Ende

di Paolo Pegoraro

«…ma questa è un’altra storia, e si dovrà raccontare un’altra volta». Se questa frase vi dice qualcosa, probabilmente siete tra i fortunati che hanno amato un curioso romanzo in 26 capitoli, alcuni scritti in rosso rubino e altri in verde acqua, ma tutti introdotti da grandi capolettere che procedevano ordinatamente in ordine alfabetico, dalla A alla Z. Se invece questa frase non vi dice nulla, siete probabilmente tra gli sfortunati che conoscono solo i film liberamente ispirati a La Storia Infinita e cordialmente detestati dal suo autore.
Continua a leggere→

29. Irresistibile stretta

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da qui

Di Giulio da Padova non si sa più nulla. Si organizzano spedizioni in tutto il mondo, ma senza risultato. Leopoldo è sorpreso e amareggiato per la sua scomparsa; ci sta ragionando sopra, mentre il barbiere gli taglia i capelli (non troppo corti, lo sai!) e lui sfoglia le solite riviste, guardando soprattutto le figure. E’ il turno del Bollettino Malesiano, che riporta vicende politico-sociali-religiose di regioni dell’Asia a lui completamente sconosciute; intravede la notizia del ritrovamento di uno scrittore italiano sulla cima del Gunong Tahan, il monte più alto del paese: Giulio da Padova! Come sarà finito fra le tigri e i bufali della Malesia? Che abbia scoperto il segreto delle apparizioni, istruito dal fantasma di Salgari? Continua a leggere→