Commiato felice

di Bernardo Carli
preside-vascello

[Il mio caro amico Bernardo Carli, preside del liceo artistico di Piacenza, andrà in pensione il primo settembre prossimo. Ha deciso di inviare a studenti, colleghi e genitori questa lettera, immaginandosi marinaio, dritto sulla banchina di un porto, in procinto di partire per un altro viaggio, aggiungendo “Voglio che tu capisca che nulla mi spinge a lasciarti, se non la voglia di andare altrove e che sono felice di questa mia partenza. Sappi infine che fisicamente non andrò lontano e seguiterò a vivere a cento metri dalla scuola, ma mi staccherò da questa con la testa rapidamente per navigare in luoghi e mari lontanissimi”, eccovi la lettera. a.s.]

E’ da qualche giorno che mi dedico alla preparazione di bauli e sacche per far trasloco da questo porto che è da anni la mia dimora: il tempo è maturo perché la prua di questo mio piccolo vascello, forte della brezza che spira da giorni, punti verso il mare aperto, per affrontare ancora un viaggio, nella speranza che questo mi porti in luoghi affascinanti come quello che mi accingo a lasciare.
Lascio questo porto perché non è più un semplice approdo, ma “il mio porto”. Salpo perché mi sto abituando a questi odori, ai suoni, ai colori fino a non saperne più apprezzare la bellezza; parto perché il tempo è sereno, l’aria tiepida e la compagnia allegra; metto i remi in acqua e le vele al vento perché va tutto bene e se rimango, corro il rischio di abituarmi alla piacevolezza di starmene alla fonda, ai tempi molli e vuoti, alle abitudini quotidiane, alle chiacchiere sulla banchina, al solito profumo di salmastro che pur resta sublime. Continua a leggere→

A naso

tiziano scarpa

Tiziano Scarpa (TS) viene dal mondo dei blog (Nazione indiana) e ancora vi opera (Il primo amore). Dunque TS è uno dei nostri (N). TS, però, ha vinto il Premio Strega, che è di Berlusconi (B). Quindi TS è di B. TS, tuttavia, potrebbe essere un po’ di N e un po’ di B. In questo caso, TS sarebbe escluso dalla categoria dei duri e puri (DP). Come decidere da che parte sta TS? E’ di N, di B o dei DP? C’è un’unica soluzione: abbracciare TS per sentire che odore ha, se più di N, dei DP o  più di B. E’ una questione di olfatto, non resta che andare a naso.

Postilla
Ma Facebook (FB), per esempio, di chi è? Mi hanno riferito cose strane. Non mi sembra una cosa adatta per DP. A naso.

(fonte immagine)

Sole nell’ordine del proprio corpo comune

Carola Susani – Elena Stancanelli, Mamma o non mamma, Feltrinelli, 2009

Questo, di Susani e Stancanelli, è un libro che ci riguarda. Tutte e personalmente, perché tutte siamo state, siamo o saremo davanti a quel sì o a quel no del diventare “mamma” nella voce e tra le costellazioni di qualcuno che nemmeno conosciamo. Inoltre il libro è scritto benissimo ed è divertente. Non è un trattatello tematico, tutt’altro: Carola Susani e Elena Stancanelli sono davvero amiche e da amiche trattano le parolecose, con una confidenza e un amore che trabocca dal loro pseudoepistolario e ci assume come destinatarie e non ci fa dormire, qualunque scelta noi abbiamo fatto, per leggerlo o ripensarlo.

Ci sono nel libro due passi bellissimi che varrebbe trascrivere per intero e tento di riassumere. Continua a leggere→

«Passando, per la strada…», quattro poesie di Simone Rossi

Simone Rossi, Passando, per la strada…, pref. di M. Meneghelli, con una nota di G. Armani, Editrice Vicolo del Pavone, Piacenza 2009, pp. 151.

***

Il giglio

Sul ciglio della strada,
alcuni fiori.

Lì dove
altri crescevano
spontanei.

Erano freschi
tutti e due.

Lì dove
un fiore, un giglio
– una vita umana –
era stato reciso.

Lì dove ora
sboccia un ricordo.

*** Continua a leggere→

Nulla è dovuto

piccione

di Johanna Combi

Vivi.

Gli uomini incuranti continuano freneticamente a camminare, spingesi, urlare, devono andare nei loro uffici, sedersi alla loro scrivania, davanti al loro PC, devono scrivere dati su dati, fare previsioni, salvare dalla crisi la loro azienda, devono correre da una parte all’altra, il sole picchia incessantemente sul cemento, e sulle teste dei barboni che seduti al fianco dei bidoni della spazzatura, trovano in loro un amico fidato.

Chiedono l’elemosina senza neanche più preoccuparsi di sorridere, di augurare buona giornata a delle persone che comunque vada, ne  passeranno una migliore della loro. Continua a leggere→

Alex

di Roberto Bugliani

Alex

era il tuo nome di battaglia, il nome del rebus tutto interno al monolocale con angolo cottura che avevo affittato per te a mille euri al mese, un rebus da niente nel quale ogni volta mi perdevo come in un labirinto evanescente senza trovare la forza di rifiutare la sfida e fuggire lontano dal tuo corpo di fantasma recidivo, impudico revenant evocato dalle ossessioni di un disegno ancora imbozzolato nei preamboli che ti allargava sulle labbra carnose un blando sorriso di indulgenza.

Senza saperlo ti avevo dato il nome di un comandante guerrigliero di Timor ovest ucciso dall’esercito indonesiano proprio in quell’incanto incendiato di giorni quando le tue braccia apparivano il porto più sicuro a cui approdare per sottrarmi al gelido ventare di oscure predizioni. Ma questo tu non potevi immaginarlo, tu che forse detestavi il nome che per un gioco del rum e del desiderio in un pomeriggio di pioggia e di Corelli ti si era appiccicato addosso uscendo dalla mia bocca tremante macerata nell’andirivieni di sussurri e turbamenti. Continua a leggere→

L’Invidia in Rete

invidiaPremessa necessaria: conosco, anche se non troppo bene, Tiziano Scarpa: una conoscenza nata dal fatto di averlo invitato ad alcune rassegne da me organizzate negli anni precedenti e dal fatto che, grazie a lui, ho ‘esordito’ sulla Rete, in Nazione Indiana, alcuni anni fa. Ricordo le sue mail in cui con dolcezza ostinata mi invitava a ‘sfrondare’ il più possibile dalla mia scrittura tutto quello che appariva ridondante o cerebralistico. E aveva perfettamente ragione. L’ho recensito ( la rece di ‘Stabat mater’ sta anche in questo blog) ed intervistato ( una lunga intervista che mi ha concesso in occasione dell’uscita di ‘Batticuore fuorilegge’ sta nel mio ’69 posizioni’ in uscita per Cattedrale ( così mi sono fatto anche un po’ di autopromozione).

Su Scarpa si sta abbattendo una specie di ciclone che assomiglia molto, per dimensioni e forma, a quello che ha investito Saviano: il popolo della rete, il popolo dei blogger, quello che ha sempre denunciato l’autoreferenzialità dell’apparato culturale, la consunta logica mafioso-clientelare dei dispositivi che dominano l’industria culturale, non sopporta che a Scarpa capiti ciò che è accaduto a Saviano, ovverosia la possibilità  di diventare ricco e famoso attraverso la scrittura. Qualcuno addirittura( l’ho visto su uno dei blog che più stimo, quello di Georgiamada) ha criticato la comparsata di Scarpa da Marzullo. L’ho vista e mi è sembrato che Scarpa non assumesse nessun atteggiamento servile od untuoso nei confronti di Mr. Mediocrità. Anzi, mi pareva rilassato e sincero ( per quanto lo si possa essere in TV) come nelle rare occasioni in cui l’ho incontrato. Che cosa si voleva ? Che Scarpa ammazzasse in diretta Marzullo, realizzando così il vaticinio augurale che Scurati, sempre allo Strega di qualche anno fa, aveva rivolto a Vespa? Continua a leggere→

Il dono della notte

di Cristina Annino

Con la sua raccolta poetica Il dono della notte ( Passigli Poesia, città di castello, 2008), Emilio Coco descrive gli ultimi giorni – 5 luglio,23 agosto- della malattia del fratello Michele. Il libro è strutturato in quattro parti, esattamente quanti sono stati i reparti ospedalieri durante la degenza. Una tale scansione gemellare direi, di poesia e di luogo, moltiplica ad altissimo grado la potenza lirica del testo. Alla personale sciagura si aggiunge un ulteriore elemento, quello della suggestione non meno dolente dell’iconografia. Il tutto appare così più fulmineo perché accorciato, stretto, appunto sacrificale: le quattro Stazioni del dolore, o i quattro atti teatrali di una rappresentazione tragica. Continua a leggere→

Almuerzo con Predrag Matvejevi?, il Signor Mediterraneo

Articolo di Saul Stucchi

Tratto da www.alibionline.it

“Torno nel vespaio”, dice, “ma non ho paura”. Il vespaio è la ex Jugoslavia, patria di Predrag Matvejevi?, nato a Mostar nel 1932 da padre russo di Odessa e da madre croata.
Da qualche tempo è tornato a vivere a Zagabria e non teme per la sua incolumità perché è convinto che la situazione sia cambiata e che i “talebani cristiani” non possano più permettersi di zittire con la minaccia del carcere chi come lui esercita ancora il diritto di critica. Se n’era andato nel 1991 dopo gli spari contro la cassetta della posta: una minaccia dal significato inequivocabile. “Non si può lottare con la penna contro le pallottole” ha ammesso durante la colazione con l’autore tenutasi a Verbania in occasione del Festival LetterAltura, al termine della quale ci sediamo in un bar del lungolago. Continua a leggere→

L’orco

Tra qualche minuto il bambino attraverserà le fronde, inizierà a correre come colto da un convulso furore spiegabile solo con la follia della sua orribile infanzia, poi guarderà il cielo per un motivo che io soltanto posso sapere, chiuderà gli occhi feriti dalla solita lama di luce, e infine cadrà nel fosso in volata, piombando di sotto definitivamente. È un trucco antico come il mondo, quello dell’abbaglio, e il fatto che continui a funzionare dimostra ancora una volta che le cose vecchie servono pure a qualcosa. Fra l’altro io sono una di queste. Non propriamente una cosa, diciamo piuttosto una via di mezzo tra l’uomo gigante e forzuto che ero e il mostro rammollito in cui gli anni, senza pietà, mi hanno trasformato con il loro incedere ingiusto. Continua a leggere→

Stabat mater: una vittoria inaspettata

stabat mater

Quella di Tiziano Scarpa è stata una vittoria inaspettata. Dopo un fotofinish al filo di lana, giocato su una guerra di nervi fino all’ultimo voto. Le camere a spalla che mostravano, lampi spietati di una diretta apparentemente tradizionale, i gruppuscoli degli amici della domenica intenti a compilare le schede, o a elaborare propri calcoli senza aspettare la lettura dei singoli voti da parte di Paolo Giordano, erano l’emblema di qualcosa di diverso. Non era più la cronaca di una vittoria annunciata. Né tantomeno di un esito largamente pronosticato, che peraltro era stato ribaltato nei mesi scorsi.

L’edizione 2009 del Premio Strega, invece di confermarsi quale esordio e suggello di apertura della stagione dei premi letterari nazionali, come suggerito da Franco Di Mare durante la diretta televisiva su RaiUno, si era trasformata in una sorta di action thriller della scrittura, in uno scontro tra due personalità. Tra due autori che, alle spalle, portavano con sé il proprio vissuto, le esperienze maturate in contesti radicalmente opposti. Con un denominatore comune che, al di là della tensione che si respirava durante lo spoglio degli ultimi trenta voti, emergeva in tutta la sua nettezza: il senso del ricordo di come eravamo, quando avevamo dieci, quindici anni. Continua a leggere→

E’ che la gente poi ci prende confidenza

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Xbt1tE33BLs]

da qui

Avete presente quando vorreste buttare tutto a mare e siete in un paesino di montagna dal nome sconosciuto, tipo Brecciasecca? Ecco, mi sento così, e penso al politically correct. Mi chiedo chi l’abbia inventato. Qualcuno con la paura di perdere qualcosa. Perché non mandare all’aria un’abitudine asfissiante? Cominciare a scrivere che una poesia semplicemente non ci piace, anche se tutti dichiarano il contrario; o che il reading memorabile, programmato nel tal luogo, il tal giorno e alla tal ora, ci lascia indifferenti. Un poco d’aria fresca, insomma, un minimo d’igiene mentale. Ieri mi ha chiamato un tipo, sbraitando perché un funerale era stato celebrato indegnamente; “quel prete: in galera!”. Gli ho risposto che per andare dentro serve qualcosa di molto più eccitante, e si è calmato. La gente, come cantava la Martini, è matta. Finché non la informate, mica se ne accorge. La gente siamo noi. Ecco perché il politically correct è una scelta discutibile. C’è qualcosa che non va: dovremmo dire solo quello che pensiamo. Urbanamente. Anche a Brecciasecca, dove buttare tutto a mare è un sogno senza senso.

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.1: Il dono del “logos”. Poesia e pensiero in “Profondo ?????” di Donatella De Vincentiis Fazzino

profondo logos1Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)…(G.P.)

di Giuseppe Panella

Il dono del logos. Poesia e pensiero in Profondo ????? di Donatella De Vincentiis Fazzino, Firenze, Polistampa, 2009

 

«Il samsara è in nulla differente dal nirv?na. Il nirv?na è in nulla differente dal samsara. I confini del nirv?na sono i confini del samsara»

(N?g?rjuna)

0. Breve prologo

 

Profondo logos non è il primo libro di poesie di Donatella De Vincentiis Fazzino. Nel 2003, infatti, per i tipi dell’Editrice Ibiskos di Empoli (FI) viene pubblicata Vita umbratilis, la sua prima silloge poetica. Di essa il simpatetico prefatore Juri Camisasca, singolare figura di musicista e saggio religioso laico, nella sua breve ma pregnante Prefazione al volumetto) scriverà:

Continua a leggere→

Thriller

di Mario Pandiani

Non pensavo di dover scrivere di lui.
Non ho amato la sua musica che agli esordi, e ho seguito le sue trasformazioni come un fenomeno incomprensibile, adesso che è morto ricordo che ha vissuto un inferno, che la sua parabola è difficile da capire.
Delle poche volte che ho seguito le sue vicende so che ricorderò prima di tutto un ballerino strabiliante, c’era qualcosa di puro nel suo modo di ballare.

m J 1

Continua a leggere→

L’azzurro. Di Nadia Agustoni

ultima_foto_luigismll

(Luigi Ghirri: Ultima foto)

l’azzurro

di Nadia Agustoni

 

l’azzurro

 

l’azzurro è lo stesso

ma nessuno ti chiama

e luce di settembre

è il ricordo

scale che abitavi

porte che aprivi

e quieto il cortile

dove il cane abbaiava al passante

e tu in mezzo alla vita

senza chiedere

con fiori e polvere

e un ridere

come si ride alla morte

senza pensarci.

Continua a leggere→

La colf

La casa è carina, ma tenuta malissimo. Mi domando come farò a pulirla, con tutto il disordine, la roba in giro. La donna è gentile, mi ha offerto in continuazione pessimo caffè e roba da bere. Mi ha tenuto più di mezz’ora seduta per il caffè a chiacchierare, come se ci conoscessimo da sempre. Invece era la prima volta che la vedevo. Distrattamente mi ha spiegato che ha troppo da fare, a casa non c’è mai e quando c’è ha altro da pensare che mettere in ordine. Quando sono arrivata stava cercando disperatamente un certificato in un mezzo ad una moltitudine di carte alla rinfusa.. Quando sono andata via, si è rimessa a cercarlo. Dubito che lo trovi. Si è meravigliata che, dopo diversi anni in Italia, io non parli ancora l’italiano correttamente, sbagli i verbi e anche molte parole. Continua a leggere→

Dichiarazione d’amore

la persona che cerchi non è raggiungibile.
invece di sentire la tua voce
scrivo
e sento il rumore che fa il portatile
per sentirsi vivo.

*

la tua faccia
quando compare nel film della vita
viene voglia di entrare dentro la pellicola
e stare lì come una nuvola
una sedia, una matita.