Vieilles femmes de Sardaigne
Elles ont vidé l’eau des fontaines
Et sculpté leur visage en des miroirs de glaise
Loin des reflets aux trahisons certaines
Sans le regard d’un faux jour qui pèse
Où perche la parole au bord de l’effritement.
Vieilles femmes de Sardaigne
Elles ont vidé l’eau des fontaines
Et sculpté leur visage en des miroirs de glaise
Loin des reflets aux trahisons certaines
Sans le regard d’un faux jour qui pèse
Où perche la parole au bord de l’effritement.

di Donato Salzarulo
Desideriamo spesso ciò che ci manca.
Fra i tanti auguri ricevuti – tutti molto
affettuosi, alcuni con parole
da incanti – non c’era il tuo. Per i miei giorni
quello più importante. Continua a leggere

Ci sono momenti nei quali l’utilità di un piccolo strumento di comunicazione sociale come Carta sembra più evidente: l’autocensimento antirazzista pubblicato sull’Almanacco Clandestino [http://www.carta.org/rivista/settimanale/2009/13] e qui di seguito – con ulteriori aggiornamenti -, non sarà certa esaustivo rispetto a ciò che si muove nella società italiana a proposito di antirazzismo, ma dimostra l’esistenza di una vasta rete di associazioni, gruppi di migranti, reti, cooperative, circoli Arci e molto altro.
Inviate altre segnalazioni [scrivendo il nome dell’organizzazione sociale, l’attività principale – sintetizzabile in poche parole, ad esempio «corsi di italiano», «supporto legale»… – e l’indirizzo civico e web] a [email protected]. Continua a leggere
Me ne andavo per un viottolo di campagna, costeggiando un basso muretto di pietre. Su di esso a un certo punto scorsi i resti di un frugale banchetto: due quarti di mela, uno sbocconcellato e l’altro sano, accanto alle relative bucce.
Parendomi allettante, presi il quarto sano e datogli un piccolo morso lo assaporai.
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di Achille Maccapani
La pratica della musica nella provincia italiana va male. Anzi, peggio. Gli scenari raccontati da Riccardo Muti, intervistato dal Venerdì di Repubblica del 29 maggio 2009, non sono apocalittici. Peggio. Nelle chiese, l’accompagnamento musicale si è ridotto ad una stonatura corale con chitarre. E nel contempo, il rimpianto per quelle messe nelle chiese austriache in cui il senso della partecipazione spirituale alla liturgia è profondamente sentito. Continua a leggere
nulla è dato
dove la pupilla
incontra solo il vuoto
e riveste la notte
di viaggi silenziosi, di mappe
scolorite d’abbandono: –
così la vita si arresta
tra le pietre sulla soglia
e ignora il nevaio che brilla
nella sete di una rosa –
è una pausa tra le ore

da cui si leva
la lingua profonda dei morti,
lo stelo solitario
che cresce senza nascere
e fiorire –
è questo vento, ancora,
dove trascorre ignorata
una commossa estasi
di grano – il pane oscuro
che guida i giorni
alla terra dell’esilio
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=RxPZh4AnWyk]
da qui
e qui
La fabbrica dei sogni ha un andamento ciclico.
Giorgio Falco, L’ubicazione del bene, pp.150, Einaudi Stile Libero € 16,
Quando, nel 2004, venne pubblicato Pausa Caffè, titolo che segnò l’esordio di Giorgio Falco, furono in molti a salutarlo con l’entusiasmo della sorpresa e con la meraviglia che si prova al cospetto di una scoperta felice. Ebbe particolare eco, allora, una favorevolissima recensione firmata Aldo Nove che dalle colonne di Tuttolibri parlò di «nuovo poeta epico del mondo del lavoro precario», intendendo così sottolineare il potere evocativo di una scrittura capace di partire dalle zone marginali di una realtà vicina per approdare a nuove forme, altri simboli, zigzaganti e instabili, ma universali. Marginalità, spazi a latere, luoghi angusti e miserrimi che nel caso di Falco erano attinti dal mondo del lavoro di oggi, un mondo popolato da personaggi completamente arresi al potere spersonificante della propria professionalità labile e precaria, e contro le cui aberrazioni si faceva strada l’impossibilità di opporre vere alternative esistenziali. Continua a leggere

di Gabriella Maleti
La donna beveva dalla tazza il caffè e sentiva quel caldo farle bene. Lo sorseggiò lentamente, come stesse regalandosi una tregua. Ormai la tazza era vuota e l’ultimo sorso era andato giù di corsa, simile alla coda di un topo che sparisce in un buco. Seduta accanto alla finestra di cucina la donna guardava la pioggia che fluiva dietro ai vetri. Pioveva da ore, e le gocce sul davanzale risuonavano ormai monotone. Accese poi una sigaretta e per un momento le volute di fumo coprirono il vetro. Le parve di guardare da una palude fumigante. E via due, tre, cinque, sette boccate. La finì subito. Schiacciò il mozzicone e ne accese una seconda, rimettendosi alla finestra. I piccoli quadri ad olio nel salotto stavano nella penombra, come certi sassi piatti erano stipati in ciotole, mentre le conchiglie, rinserrate nelle proprie gobbe, formavano macchie chiare, oltre la porta della cucina. Continua a leggere

Buona Festa della Repubblica!
Testo integrale del discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN), Roma 11 febbraio 1950.
Cari colleghi,
noi siamo qui insegnanti di tutti gli ordini di scuole, dalle elementari alle università. Siamo qui riuniti in questo convegno che si intitola alla Difesa della scuola. Perché difendiamo la scuola? Forse la scuola è in pericolo? Qual è la scuola che noi difendiamo? Qual è il pericolo che incombe sulla scuola che noi difendiamo? Continua a leggere

E. V. Ramakrishnan (India, 1950)
Reader, this is the story of a sequence
I very much wanted to write:
An unwed mother
gives birth to twins:
a precocious child
who grows up to be a leader of people
and a mentally retarded one given to wandering naked.
The mother grieves for
the gifted and cares for the dimwitted.
Her agony is great but the whole village stands by her.
The weaver, the farmer,
the healer, the barber, the mason
and the carpenter were to be portrayed in detail.
There is also a policeman
who goes in search of the absconding
leader and returns with his missing brother.
Finally, and this was to be the climax,
the leader is killed in what looks like
a fake encounter.
At the burial,
the dimwitted brother wears a shirt
for the first time in his life. Continua a leggere
La bambina guardava il mare. Con i piedi scalzi nell’acqua, i jeans arrotolati alle ginocchia, lo sguardo rivolto lontano. Cercava i delfini. Li aveva visti in televisione, sapeva che amavano giocare con gli esseri umani, per cui riteneva avrebbero gradito la compagnia di una bambina che nell’acqua si muoveva come loro.
Il mare, però, rimaneva muto e insondabile.
Era una fresca mattina di primavera. Il cielo terso, così celeste, ancora non riusciva a schiarire l’azzurro cupo del Mediterraneo, là dove l’acqua è più profonda. La bambina depose sulla spiaggia paletta e secchiello, pensierosa. Era stata la mamma a consigliarle di portarli, per giocare in quella domenica fuori porta, quasi ad anticipare la stagione più calda, ancora distante. Ma costruire castelli di sabbia non era così prioritario, in quel momento. Continua a leggere
Rassegna “I GIOVEDI’ DI TURRO”
Ogni giovedì alle ore 21.00, al Circolo ARCI Martiri di Turro, Via Rovetta 14, Milano. Ingresso gratuito
(a cura di Anna Lamberti-Bocconi e Francesca Genti)
Giugno 2009 – “LAUDATA SIA LA SPICA NEL MERIGGIO!” (GABRIELE D’ANNUNZIO) Continua a leggere
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=yCnkgIJVvAE&NR=1]
da qui
Dentro questo ammasso di particelle in movimento, ti aspetto.
Dai frammenti impazziti della mia salita, accolgo la tua inaudita interezza.
Basta, per carità, con l’altero-sofia. Ogni alterità è un nome vuoto, una notte, che ognuno porta dentro di sé. Un nome proprio di persona, anche se molto comune, senza alcun significato. Perché stemperare l’autenticità con la comunanza, perché declinare al plurale la confessione? Al massimo, già solo per essere se stessi, il più delle volte ci si ritrova diversi, proprio a partire da sè, o meglio, dal proprio nulla. L’altro galleggia fuori di noi, non c’è bisogno di teorizzare sofisticate strutture della comunicazione che alla fine riescono solo a solidificare e a trasmettere in ogni dove i nostri pregiudizi. Facciamoci carico delle nostre individualità, e verremo traghettati altrove, nell’unica misura che ci è data, ovvero tramite la malattia, la sconfitta, o il richiamo doloroso. Continua a leggere
Sembra un gioco di parole, non troppo originale né tanto intelligente, in realtà si tratta semplicemente di un ritratto del tutto personale del grande poeta che io farò, senza certezza di ottenere il suo consenso, ma speranzosa di ottenerlo.
Sarà, comunque, una vera intervista, pertanto le risposte che verranno date alle mie domande saranno tutte assolutamente, parola per parola, di Franco Loi. Continua a leggere