E’ l’animale fantasma delle nostre montagne, “lo spirito dagli occhi lucenti”, il gattopardo, il “lupo cerviero”: la lince, predatore ancora più solitario ed elusivo del lupo – conduce una vita individuale e non di branco, non si avvicina mai ai centri abitati, nemmeno quand’è in difficoltà – sarebbe tornata nelle nostre valli. E per uno di quei miracoli che a volte avvengono in natura (teatro anche di grandi tragedie, è bene non dimenticarlo) torna nelle stesse valli piemontesi che avevano segnato la sua scomparsa in Italia: sulle Alpi l’ultima lince era stata abbattuta nel 1909 a Valdieri. Qualcuno dice che la lince in Italia si è estinta in Val Roja, al di là del Tenda (in provincia di Cuneo) tra il 1918 e il 1920. Poco importa. Pare di vedere l’ultimo esemplare, ammazzato e appeso a qualche porta o esibito su qualche piazza per un vile divertimento. Ma allora non si sapeva quanto vale un animale così fiabesco. Su di lei era sceso per anni il sipario. Continua a leggere
Giornate di una Manga Girl
Giornate di una Manga Girl. Su Poesie d’amore per ragazze kamikaze di Francesca Genti
di Cristina Babino
La poesia di Francesca Genti ha colore d’uniposca. Di quelli argentati , o d’oro, o d’un pastello vagamente fluorescente, con un po’ di fantasia, buoni per forgiare graffiti sui banchi, o le panchine, sui sedili in formica degli autobus, sullo zaino dell’Invicta. E’ un colore acceso e denso di fumetto, che squarcia il buio d’una notte ricorrente e ingombrante – una notte di periferia postatomica, o soltanto industriale – luccicante come gli occhi esagerati di un personaggio manga. Parallelo, questo, già suggerito da Marco Simonelli in una sua nota sottile e puntuale (qui, dove si citano tra gli altri, in modo alquanto convincente, come precedenti ispiratori, Penna e la Cavalli), e che pare tanto più calzante quante volte si vedono ricorrere nei testi che compongono la raccolta riferimenti di chiara ascendenza nipponica: così quello «schianto pazzesco in kawasaki» , o quei «molti ciliegi giapponesi in fiore», quei «fiumi di sakè». E così, ovviamente, le ragazze kamikaze del titolo, anche nella versione al singolare nel testo di apertura Milano di notte: «Vorrei essere la slava del metrò / che combatte gli albanesi attaccabrighe. / La ragazza kamikaze poesia / che ti uccide e si sfracella in quattro righe». Continua a leggere
Metteteci il vostro
Una vita tinta di bianco – di Franz Krauspenhaar

Flavia Cherubini è una giovane – ma non giovanissima – donna romana con una vita normale che d’improvviso viene colta da una specie d’invasione. Non degli ultracorpi, come nel famoso film di Don Siegel, ma da certi “intracorpi”. Un’invasione di macchie bianche, spots come di latte condensato destinate a propagarsi per tutto il corpo. Non si tratta dell’effetto di fantascientifici raggi bombardati dallo spazio profondo: si tratta invece dello stato iniziale di una malattia invalidante della pelle e della persona, la vitiligine, che colpisce milioni di uomini e donne. E’ questo l’assunto del romanzo d’esordio di Francesca di Mattia Bikbova, “Scritta di bianco è la mia pelle”, Ed. Palomar, pagg. 142 euro 13,00. Il romanzo è la narrazione frastagliata, a metà tra il diario e il racconto di visioni, del vissuto della protagonista-io narrante attraverso le drammatiche fasi della malattia. Continua a leggere
Tennis

15-0
Giochi la tua partita
in coppia contro di me
il vento dice: “palla fuori”
tu pieghi le gambe e pieghi
il vestito. Vorrei mordere
il tuo inchino e la mia gelosia,
spaccare la racchetta
in mezzo al campo
spaccare anche la mia fragilità
di amante sottovetro.
I racconti dell’età del jazz 5 / Altrove

Il concerto più bello della mia vita l’ho visto per caso.
A quei tempi c’era un localino a Perugia dove facevano spesso jam-session (ora credo sia diventato una pizzeria o un disco-pub); io che, beata giovinezza, pensavo ancora di poter essere un decente pianista jazz, ci andavo una sera sì e una no.
Continua a leggere
Una serata da sballo
di Pasquale Giannino
Filippo aveva trent’anni compiuti, ma conservava un aspetto da eterno adolescente. Curato nel vestire, praticava molto sport e seguiva una dieta equilibrata. Era una persona allegra e disinvolta, di quelle che sanno tirarti su il morale e che vorresti sempre accanto nei momenti grigi. Aveva successo con le donne: ogni sera in discoteca una diversa. Faceva il commesso in un negozio d’abbigliamento. Aveva provato a lavorare in fabbrica, ma si era dimesso dopo alcuni mesi. Si era poi cimentato con mille mestieri: rappresentante, barman, cameriere… Viveva con Luca, venticinque anni, sistemista informatico presso una grossa ditta: passava il tempo libero appiccicato al computer. Continua a leggere
Ma io che farò?
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=vUlqiQfO-5k]
da qui
Basta un ricordo per dare un infinitesimo atomo di ristoro al tuo cuore stanco.
Stanco.
Non siamo gli ultimi, di Massimo Rizzante
di Antonio Sparzani

Si tratta di un libretto di 122 pagine di testo, verrebbe voglia di dire la frase di circostanza “si legge in fretta, d’un fiato” questo saggio di Rizzante, ma invece no, non è affatto vero, non si legge in fretta, io ci ho messo giorni e giorni, certo non a tempo pieno, ma il fatto è che quando ne hai letto un paragrafo, tre o quattro pagine, hai già materiale da rimuginare nella testa, scartabellando in biblioteca e nei tuoi vaghi ricordi per un bel po’. Continua a leggere
Andante dei frammenti perduti, G. G. Mastropasqua

di Pasquale Vitagliano
Gianpaolo G. Mastropasqua, Andante dei frammenti perduti , Lietocolle, 2008
Questa piccolo raccolta di versi di Mastropasqua ha una caratteristica testuale unica. Le poesie in essa raccolte starebbero per intero dentro lo spazio di una cartella, rendendo inutile – almeno sotto il profilo della conoscenza della poesia di questo giovane autore – qualsiasi recensione o lettura critica. Non si tratta tuttavia di poesia tascabile. Al contrario, questi frammenti non sono bigliettini da portare e perdere distrattamente, hanno la forza permanente dei graffiti, di segni indelebili di mondi vissuti, forse scomparsi, ma non dimenticati, non sprofondati nell’oblio. Continua a leggere
STORIA CONTEMPORANEA n.10: La Storia e le passioni. “La pazza morale” di Stefano Berni
Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)
10. La Storia e le passioni. Stefano Berni, La pazza morale, Firenze, Polistampa, 2009
Non è soltanto una storia d’amore questa scritta e consumata in meno di cento pagine da Stefano Berni. E’ contemporaneamente anche un romanzo storico (ambientato nel 1877 in una plumbea Firenze che ha da poco perduto il suo ruolo di Capitale dell’Italia unita) e un roman philosophique (e cioè di storia delle idee, sulla dimensione repressiva e sociale della “nuova psichiatria” susseguita all’intuizione di Philippe Pinel di liberare i malati di mente dalle catene e di curarli come esseri umani ammalati). Continua a leggere
La natura, gli uomini: intervista a Mauro Corona
Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Ritorniamo oggi sul tema della natura con un’intervista a un autore che a questi temi dedica gran parte del suo impegno letterario. Mauro Corona, uomo che ama profondamente la montagna e i boschi, che ci racconta nei suoi libri. L’ho incontrato alla Fiera del Libro di Torino mentre firmava le copie del suo ultimo libro, Storia di Neve (ed. Mondadori). È stato gentilissimo nel concedermi un’intervista telefonica, che ha rivelato spunti estremamente interessanti. Segue il testo. Continua a leggere
Ma io non ci sto più
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=6WdopDCbr3Q]
da qui
TRIESTE – Si sposa e scappa con l’amico del marito. Appena pronunciato il sì, fugge con l’autista dell’auto nuziale. “Ho capito solo ora di aver fatto un errore”, ha tentato di giustificarsi la sposa. “Mi dispiace, ma il cuore mi porta da un’altra parte”. In Grecia, per la precisione.
Vicenda surreale accaduta a Trieste sabato scorso. Il matrimonio, poi le foto tra le aiuole del parco di Miramare, infine la fuga senza spiegazioni. Imbufalito e addolorato, il marito tradito pensa di chiedere al giudice “danni morali e materiali”. “Almeno poteva pensarci prima: avremmo risparmiato tutti ‘sti soldi”, aggiunge sconsolato, rigirando tra le mani il conto che gli ha presentato il ristorante per il pranzo ai trenta invitati. Continua a leggere
“Tranquillo, fratello!”, di Alex Wheatle

Vi segnalo questo romanzo di Alex Wheatle, autore londinese nato da genitori jamaicani. The Dirty South è il titolo inglese (“Lo sporco sud”), ma in Italia è stato edito dalle Edizioni Spartaco col titolo di Tranquillo, fratello!, per la traduzione di Francesca Orlati. Continua a leggere
Adieu I di Gaston Burssens ( Belgio 1896-1965)

ADIEU I
To myself
This is, so be it, the last note
that I shall,
will,
can
play
in the last life that I live,
on the last keys of my body.
An instrument hard as a safe
from which I have squandered the craziest pennies,
from which I have pulverised the most expensive spider webs.
The dust has stuck to my bones.
It will be buried with me.
The worms will not eat it,
the poison is only intended for me.
I can, I could know
that each beautiful song decorates itself with a conclusion,
as each conclusion decorates itself with a prayer after eating,
and that this end, now or never,
must be called beginning. Continua a leggere
Bhikkhu Abhinando?, Quando tutto è detto

Solo quando tutto è detto
restiamo in silenzio.
Perché quel che lasciamo non detto
sfarina come calce
nei nostri tratti,
indurendo i nostri volti
dall’interno. Continua a leggere
Segnacoli di mendicità di Marina Pizzi
16.
cantuccio di elemosina la sposa
guardata a vista dall’eremo
del rantolo. dove domani il refrigerio
è favola. qui nel patibolo che ruba
le elemosine il silenzio del pargolo
corrotto. accosto accosto le sfingi
delle guance queste vedette tenui
di vento e le restie comunque. ora
ti chiamo adito alla sera per fingere
di nascere. le tue macule si curvano
turbate dal branco della bara. Continua a leggere
Ascoltare almeno due volte
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=VMCC4QtEn30&feature=related]
da qui
Vi sono nell’esperienza dei grandi poeti
tali tratti di naturalezza
che non si può
dopo averli conosciuti
non finire con una mutezza completa
Uomo è chi è ospite – Edmond Jabès.
Ci sono libri che ti seguono, nella vita, come cani al guinzaglio. Ed altri, che ti passano vicino e sfuggono come lepri. Ce ne sono altri che sentono il tuo odore, e lo riconoscono e vogliono rimanere con te, farti visita, tornare a trovarti sempre, divenire compagni di viaggio, e non smettono nemmeno se tu li scacci, o se fuori c’è il temporale.
Uno di questi libri è per me Il Libro dell’Ospitalità di Edmond Jàbes.
Il motivo per il quale queste poesie continuano a visitarmi, a chiedermi conto, a tornare, è per me ignoto. Continua a leggere
“Feisbuuc” di Lorenzo Pezzato – Il libro

Era iniziato con la pubblicazione a capitoli sul web, ed è finito sugli scaffali delle librerie stampato su carta.
Si tratta di Feisbuuc, il romanzo del giornalista veneziano Lorenzo Pezzato, di cui avevamo già scritto. Una storia intrigante che parla delle relazioni sociali nell’era di internet, e che usa come “scenografia” proprio Facebook, il social network più famoso del momento. Continua a leggere

