
(Giardino Zen)
da “Fruscio d’assenza”
(Haiku della quinta stagione)
di
Francesco De Girolamo
– Edizioni Gazebo, 2009–
Tolgo le scarpe
sulla soglia dell’uscio
come un viandante.
*

da “Fruscio d’assenza”
(Haiku della quinta stagione)
di
Francesco De Girolamo
– Edizioni Gazebo, 2009–
Tolgo le scarpe
sulla soglia dell’uscio
come un viandante.
*
Altrimedia Edizioni e Associazione Italia-Lettonia in collaborazione con l’Associazione Italia-Francia presentano in uno dei luoghi più affascinanti di Roma il Verne introvabile. Sarà infatti presentato mercoledì 27 maggio a partire dalle ore 18.00, presso la sede dell’Associazione Italia – Francia in largo della Fontanella di Borghese n. 19, il romanzo Un dramma in Livonia.
All’appuntamento, in veste di relatori, prenderanno parte i curatori del lavoro, Massimo Sestili e Giuseppe Panella, il direttore editoriale di Altrimedia Edizioni, Nunzio Festa e il presidente dell’Associazione Italia-Lettonia, Giampiero Mele.
Lo avevano sempre accusato di essere ambiguo e reticente, gabellando la sua sottigliezza discreta per vigliaccheria sofistica. Nessuna delle sue anfibologie, delle sue permutazioni di lettere, avrebbe resistito all’attenzione sincera di un secondo sguardo, appena appena più lungo. Ma era appunto quello che non intendevano concedergli.
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[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=nzTtz_0dX0k]
da qui
Lo spettacolo, certo, è sconfortante. Da una parte l’arroganza del potere avvolta nelle vesti morbide del populismo; dall’altra il corporativismo omertoso. Da una parte le veline come simbolo della compravendita; dall’altra i plagi di cui nessuno parla. Disputiamo sull’uomo, prima di disputare su Dio.
di Gaspare Balsamo
E’ successo a Trapani.
A settembre alla fine degli anni ottanta.
Trapani è una città gialla, calda e silenziosa.
Ed è così, girando in bicicletta, che io la sentivo la mia città.
Pedalare per Trapani è un’esperienza isolante. Ma non perché fai parte di una minoranza che pedala tra poche macchine, pochi svogliati pedoni che camminano e tra rari autobus vuoti che girano, ma perché è come se non esistessi, pedali e nessuno ti guarda, pedali e nessuno ti nota. Tutti indifferenti, tranne isolati gruppi di cani randagi che invece reclamano presenza e a quel punto schizzziiii veloccisssimo e pedali,pedali,pedali…
Te la gusti di più in bicicletta questa città, la percepisci meglio. Le mie emozioni si amplificano e la mia vista si fa più attenta. Continua a leggere

Filosofia dal cinema: non si può definire altrimenti l’opera di questo giovane studioso precocemente scomparso (1972-2008), che indaga non tanto la tecnica o l’estetica del mezzo, ma il cinema come paradigma della relazione tra soggetto, mondo e storia, capace di dare forma alla nostra percezione e “sceneggiare” le nostre vite. Dal “sembra vero!”, con cui si commentò la prima proiezione dei Fratelli Lumière al “sembra un film!” con cui molti videro nel crollo delle Twin Towers nel 2001 la replica di uno di quei film catastrofici che anticipavano l’attentato terroristico alla metropoli, c’è tutta l’evoluzione di uno sguardo che non ha più l’esperienza come criterio di riferimento, ma l’immagine in quanto tale. Continua a leggere

Gli immigrati regolari in Italia sono oggi 4 milioni di persone ai quali vanno aggiunti i cittadini europei provenienti dall’Est (romeni, polacchi, ungheresi ecc.). Le previsioni ci dicono che tra dieci anni gli immigrati “regolari” saranno il 10% dei residenti in Italia. Nel 2020 saranno il 15, come più o meno in tutta Europa. L’Italia, come già la Francia e la Gran Bretagna, sarà un paese multietnico, multiculturale, multireligioso.
Tutti gli esseri umani…
di Niguil
Tutti gli esseri umani, in alcuni momenti della vita, hanno la necessità di cambiare, conoscere, provare nuove esperienze, ed adattarsi a questi cambiamenti. Il 12/01/09 è stato il giorno in cui io ho dovuto prendere una decisione molto difficile, cambiare paese. Continua a leggere
Testo introduttivo di Giovanni Agnoloni
Video girati da Diego Bionda, della Fondazione Novecento
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=sYx8gnA3Zy0]
Il 15 maggio, nell’ambito della Fiera del Libro di Torino, ho avuto il piacere di intervistare Folco Quilici (che in precedenza aveva già cortesemente risposto ad alcune mie domande, su questo blog), in quella che era l’anteprima della VI edizione del Festival Letterario I luoghi delle Parole (v. qui), che si terrà tra il 19 e il 25 ottobre 2009 in vari nei comuni del torinese, su iniziativa dalla Fondazione Novecento, rappresentata in occasione del nostro dibattito dallo scrittore Giorgio Vasta. Continua a leggere

di Carlo Giacchin
«La mia è una generazione di mezzo, venuta alla luce e cresciuta in una società spuria, che a lungo, nel disinteresse generale, ha incubato alcune malattie degenerative di diagnosi difficile e impossibile cura»
Mi è capitato di leggere, e rileggere, “100 Miglia”, romanzo d’esordio di Roberto Plevano, autore vicentino, studioso di storia del pensiero medievale.
E’ un romanzo immaturo, senza un nucleo narrativo ben definito e privo di un vero filo conduttore che orienti il lettore nello sviluppo della storia.
Eppure, paradossalmente, questi difetti sono i punti di forza dell’opera, e il suo maggior pregio.
Attraverso la molteplicità di situazioni che il protagonista, Luca, affronta nel corso della narrazione, si mette in luce una rappresentazione efficace delle contraddizioni e delle incertezze di una generazione alla ricerca di solidi punti di riferimento in una società che non ne ha più, e che offre solamente il senso di una precarietà apparentemente ineludibile.
Luca non sembra soffrire di questa situazione, all’inizio. Lavora stabilmente, ha una famiglia solida, senza problemi economici assillanti, e con sue certezze personali. Ma al di là della sua “normalità” Luca ha in comune con la precarietà del vivere di molti suoi concittadini molto più di quanto egli creda. Continua a leggere
Questo triptyque è apparso su Nazione Indiana. E’ nato su la poesia e lo spirito.
effeffe
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Ogni cosa del fiume
di
Luigia Sorrentino
L’asse del cuore
I
con il mantello disteso sul petto
frantuma la roccia sotto il ponte
si tiene all’abisso come sponda
sommersa, come ogni sponda erosa
corre sotto, l’acqua, giù nell’abisso
non conosce nessuno, neanche
lo spirito del fiume
manto di bronzo abita l’esilio
e piange, la casa
ogni cosa del fiume è deserta
assente ogni cosa divina
fa ritorno alla terra di sempre
la terra che esalta ogni vivente
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Che strana materia è un corpo
e che strani noi che ci stiamo chiusi dentro
murati, o appesi a un filo, poco importa.
Che piacere denso e sofferto
stare con te sotto un albero
e vedere che da zone lontane del mio corpo
tornavano a casa i pensieri perduti
in questi mesi di troppi commerci
con gli umani.
Che strano il resto della giornata
con l’emozione che mi girava dentro
come una farfalla
o come un carro armato.
Questo è quanto ho visto nel mio campo,
il campo avverso.
Non so cosa sia accaduto nel tuo campo,
non so com’era l’emozione
ma spero che sia stata
cauta, incauta, verticale
libera dal bene e ancor più dal male.
Il cantautore è vivo e lotta insieme a noi
“Con Bonetti andai in Polonia a un Festival, ra un mio amico completamente scemo che sbagliava sempre strada”.
Pochi se ne sono accorti, ma presentando un libro Lucio Dalla ha gettato luce su uno dei retroscena più misteriosi e mitici della canzone italiana.
“Berlino ci son stato con Bonetti/ era un po’ triste molto grande”…
Ma chi diavolo era ‘sto Bonetti? Ora lo sappiamo. E molto di più: in Fiera abbiamo ascoltato il pensiero attuale del grande Lucio, autore di Disperato erotico stomp”.
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Az27ufbb1Qo]
L’unica cosa che non ha spiegato è perché non scrive più belle canzoni…
Si sarà stufato, francamente lo capiamo. Resta uno dei cantautori più geniali
della canzone italiana. Non lo scopro certo io.
di Vito Mancuso
La replica di monsignor Sgreccia al presidente della Camera che aveva auspicato leggi «non orientate da precetti religiosi» è stata chiara e immediata: «La Chiesa non tacerà sui temi di bioetica che riguardano i diritti umani, i dettami costituzionali, la stessa razionalità umana e il bene comune». Belle parole, così belle che possono essere fatte proprie da chiunque: infatti quale istituzione o persona responsabile intenderebbe tacere sui diritti umani, i dettami costituzionali, la razionalità umana e il bene comune? Il problema consiste piuttosto nel riempire di contenuti concreti quegli altissimi concetti e qui ovviamente sorgono subito le divisioni. Continua a leggere
Testo introduttivo di Giovanni Agnoloni
Marco D’Aponte, Andrea B. Nardi, Quattro giorni per non morire – graphic novel tratta dall’omonimo romanzo di Marino Magliani – ed. Transeuropa, € 12.90
E’ appena uscita con Transeuropa, la graphic novel di Marco D’Aponte e Andrea B. Nardi tratta dal romanzo di Marino Magliani Quattro giorni per non morire (ed. Sironi,2006) (il prologo è scaricabile da qui). Continua a leggere
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da qui
di Mauro Baldrati
Negli anni Cinquanta Chicago era il cuore pulsante della black music americana. Il grande blues rurale, il Country Blues, cantato dai raccoglitori di cotone e poi dai vagabondi disoccupati (quei lonesome hobo cantati anche da Woody Guthrie), senza l’ausilio di strumenti, o col semplice accompagnamento di vecchie chitarre, tamburi rudimentali, che vide come interpreti indimenticabili artisti del calibro di Leadbelly, Blind Lemmon Jefferson, Charley Patton, iniziò a cedere il passo a una nuova generazione di musicisti afroamericani, che seguivano la grande migrazione dei discendenti degli schiavi verso i grandi centri urbani.
Il nuovo blues era elettrificato, suonato da gruppi completi di basso, batteria, armonica, fiati, e raccontava storie di amori disperati, di solitudine, di malavita, di lavoro in fabbrica, bordelli, alcol, locali notturni. Bluesmen come Muddy Waters, Bo Diddley, Sonny Boy Williamson, Willie Dixon, Howlin’ Wolf, John Lee Hooker, B.B. King influenzarono almeno due generazioni successive di giovani strumentisti, spesso bianchi, che andavano a Chicago, a Detroit, a Memphis per conoscerli, per suonare con loro in jam session memorabili. Senza la loro scuola forse non sarebbero mai esistiti Jimi Hendrix, Eric Clapton John Mayall, i Fleetwood Mac (leggendario un loro doppio album registrato a Chicago tutto di jam session coi maestri), i Rolling Stones e tutto il British Blues degli anni Sessanta e Settanta.