Tre poesie per tre donne

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commesso

a Nadya Andjoman (1980-2005)

così la pioggia sanguina laggiù:

frantumi da fessure craniche

in pieno giorno

una comincia a morire dalle mani

l’altra dai piedi

e l’altra ancora dal suo grembo

in una mattina di maggio

sillaba dopo sillaba si spezza

nella sua bocca

nessun grido

in nessun orecchio

colpito

prima che la parola lo trovi

tra pugni e sassi

il sangue a terra

pulisce, straccio in bocca,

l’altra

silenzio poi

faccenda commessa

nessuna parola

in nessuna  gola

la porta chiude dietro di sé

la muta testimone

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STORIA CONTEMPORANEA n.8:Dall’Olanda con amore. “La Tana degli Alberibelli” di Marino Magliani

alberibelligrandeNegli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P.)

di GiuseppePanella

8. Dall’Olanda con amore. Marino Magliani, La Tana degli Alberibelli, Milano, Longanesi, 2009

«La prima fucilata rade / la fiorita di rosmarini e scope. / Il tempo di caccia in questi luoghi alti sul mare / lacera il sonno antico, storna il guardiano di rovine, / falcia da un anno all’altro il branco. //

Abituati a una vita meno piena / e manchevole di calore e luce, / mi dico, tieni a bada l’amarezza. // Resisti, reggi il filo ancora teso / tra grado e grado della febbre eterna, / sorridi, porta a compimento l’opera. // Mentre colpo su colpo / la pendola degli anni / scandisce il tempo d’un addio, // mentre il volo ad ali ferme del nibbio / si tiene alto, mentre il cane punta / e l’uccello snidato s’alza a volo / e fila contro il tiro d’imbracciata, // mentre l’uomo teme, / mentre va incontro al suo male / e si dibatte tra viltà ed ardire »

(Mario Luzi, “Spari” in Dal fondo delle campagne, 1969)

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Una proposta al venti per cento

di Lucilio Santoni

L’Italia mantiene un residuo, sempre più precario, di democrazia, di legalità, di libertà, di intelligenza, di dignità, grazie solo a un venti per cento di italiani. E diciamocelo senza falsi nascondimenti: grazie a noi venti per cento. Un noi generico ma, per noi che ne facciamo parte, ben definito e riconoscibile. Continua a leggere→

Nei flauti-ossa dei bambini uccisi

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=sfF6-TkAnBM&feature=related]

da qui

Se i profeti irrompessero
per le porte della notte,
lo zodiaco dei dèmoni
come orrida ghirlanda
intorno al capo,
soppesando con le spalle i misteri
dei cicli cadenti e risorgenti,
per quelli che da tempo lasciarono l’orrore.

Se i profeti irrompessero
per le porte della notte,
accendendo di una luce d’oro
le vie stellari impresse nelle loro mani,
per quelli che da tempo affondarono nel sonno. Continua a leggere→

Un consiglio a “papi”: censura la Bibbia, è sovversiva e anche un po’ volgare

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immagine da qui

di Erri De Luca

Il prossimo, lo straniero, l’altro: che farsene è l’ordine del giorno di un paese fragile di nervi. La geografia d’Italia è spudoratamente spalancata agli sbarchi e alle invasioni. Oltre alle mille miglia di coste, le Alpi, anziché sbarramento, sono servite da scivolo di eserciti verso le vallate. Popoli, schiere, epidemie, espulsioni, pellegrinaggi hanno premuto con più vigore di oggi sul sistema nervoso e immunitario degli antenati. Continua a leggere→

“Salvatore Di Marco poeta e letterato” di Marco Scalabrino

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“Ho sempre sentito il fascino del dialetto e le sue suggestioni nell’approccio con un linguaggio carico di suoni inediti e di significati nuovi.” Così Salvatore Di Marco su di sé.
Poeta, storico della letteratura e della cultura siciliana, Salvatore Di Marco, Monreale (PA) 1932, si può definire, appunta Tommaso Romano, “un esponente della cultura militante”. Continua a leggere→

Fiera del libro di Torino – incontro su Slowbookshop e I blog e l’industria culturale.

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GIOVEDÌ 14 MAGGIO

Sala Professionali – padiglione 5 – ore 16.30

Slowbookshop.org, il primo farm market italiano dell’editoria

e I blog e l’industria culturale: modelli a confronto e nuove prospettive

a cura di Transeuropa

Intervengono
Giulio Milani (editore) e Franz Krauspenhaar (scrittore) Continua a leggere→

Cose e uomini dimenticati e no

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al cane Neruda

– voglio fare con te

ciò che la primavera fa con il ciliegio –

Pablo Neruda

Chi suona le campane?

Non è lo spirito del racconto, ma Giorgio che mi ha procurato l’enorme chiave dell’antica chiesa di Sostila, dedicata alla Madonna della Neve. Suonano le campane nell’aria primaverile su questo paese abbandonato da oramai mezzo secolo e il loro grave suono non chiama più nessuno nel freddo grembo dell’improbabile Dio. Con meravigliosa indifferenza il tempo ha divorato parole, amori, peccati, desideri e fatiche di ieri. Rimaste sono soltanto le grezze case di pietra, contenitori di uomini e di sogni. Continua a leggere→

Patrizia Valduga ai Giovedì di Turro

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…
comprimimi discioglimi tormentami…
infiammami programmami rinnovami.
Accelera… rallenta… disorientami.

Cuocimi bollimi addentami… covami.
Poi fondimi e confondimi… spaventami…
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami… ardimi bruciami arroventami.

Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domani, sgominami poi sgomentami…
dissociami divorami… comprovami.

Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra… riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.

Giovedì 14 maggio, ore 21.30, Circolo Arci Martiri di Turro, via Rovetta 14, Milano. Ingresso gratuito. PUNTUALI, LA SALETTA E’ PICCOLA.

Perché abbiamo bisogno di una religione civile

di Vito Mancuso

Sono stato invitato a una riflessione sulla religione civile con queste parole: “L’assassinio di Nicola Tommasoli (avvenuto la notte del primo maggio 2008 per una sigaretta non data) di cui Lei sicuramente ha sentito e letto, ha spinto me e tante altre madri di figli giovani come Nicola, a ritrovarci insieme per fare pensiero sull’enormità dell’accaduto”. Ho accettato l’invito a Verona e ho iniziato a riflettere. Ci sono eventi che possono diventare l’occasione per guardare in faccia la vita e porre la domanda più radicale: chi siamo? chi siamo, se possiamo disprezzare la vita al punto da ucciderci per i più futili motivi? Escludo che questo evento derivi da una particolare decadenza morale della nostra società. È un’opinione diffusa ma, a mio avviso, infondata. Continua a leggere→

L’altro fuoco, di Antonio Spadaro

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[dall’Introduzione di Antonio Spadaro]

Quando la parola è davvero «poetica» – cioè creativa – diviene come un biblico roveto ardente. Quando è letta, diventa attiva nel lettore, comunica la sua potenza espressiva, ma non si disperde, non si infiacchisce nella lettura: è un fuoco che il suo ardore rigenera (M. Luzi). E soprattutto non «divora» il lettore annullandolo, assimilandolo in se stessa, come invece fanno le fiamme nel video di Viola. Il fuoco prodotto da selci brucia e consuma in sé. L’esperienza della letteratura invece è generata da un «altro fuoco», che infiamma ma proprio per questo potenzia. Ecco dunque la necessità di scoprire senza selci l’altro fuoco, come afferma un verso del poeta Bartolo Cattafi, presentato nelle pagine che seguono. Continua a leggere→

PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 111

Quella casa non è la sua casa, lo sa. Inseguito da male parole e da pianto di stizza si lascia alle spalle gli incolti, i campi, gli animali di cui sono piene le sue favole. Mentre il tergicristalli ritma un beffardo “sì-no” gli vengono incontro i lavori stradali mai finiti, gli autovelox, la città sempre sul punto d’addormentarsi o di svegliarsi.
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Cuore riservato, ma non troppo

Cuore riservato, ma non troppo (Coniglio, pagg. 62, 5 euro) è il primo romanzo della 27enne romana Bianca Lupi. Malcelata sotto l’alter ego di Martina, giornalista su riviste per teen ager, Lupi racconta avventure e sventure di una ragazza d’oggi coi suoi coetenaei – e non solo. Il tono è disincantato quanto basta, soave con tratti spesso sardonici e le storie suonano credibili nella misura in cui sono sovente paradossali. Convincono anche le buffe tassonomie sentimentali, cui Bianca Lupi si abbandona con la giusta circospezione. Servito da una lingua colloquiale che non ammicca mai, l’umorismo amaro di questo esordio annuncia un’autrice da seguire.

I racconti dell’età del jazz 4 / a casa di Louis

di Sergio Pasquandrea

LouisArmstrongCome al solito: le cose più importanti si fanno sempre all’ultimo momento.
In due mesi a New York avevo visitato tutto il visitabile, dall’Empire State Building a Ground Zero, dal Metropolitan al Guggenheim (il MoMA no, perché era chiuso e in riallestimento), dalla Statua della Libertà a Central Park, per non parlare dei miei pellegrinaggi notturni nei templi del jazz e delle mie quotidiane flâneries in giro per Brooklyn o per il Greenwich Village o per i dintorni di Washington Square. Eppure mi mancava una delle cose che mi interessavano di più: la casa di Louis Armstrong.
Mi decisi proprio il giorno prima di partire.
La giornata non era delle migliori, anzi a dirla tutta era uno dei giorni più brutti da quando ero a New York. Era l’inizio di novembre e nei giorni precedenti aveva soffiato un vento gelido: di colpo l’autunno si era trasformato in un inizio di inverno, e ora al freddo si era aggiunta una pioggerella molesta, sottile, appiccicosa. Tutta Manhattan era immersa in un’umidità deprimente e il cielo era color fango.

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