Per Gaja [nel giorno del suo compleanno.]

silver clouds

Il tempo passa. Lo so da qualche tempo
quando sentivo di avere cento anni
sulla schiena. Ero un ragazzo solo.
Una luce tra mille, siamo sempre vicini
nella lontananza. Gaja cara, in mille
byte e post and comments per i blog,
qui specialmente, ci siamo stretti le mani.
Ancora un minuto, ancora cento anni.
Buon compleanno cara, dal Franz’O,
che dalla capitale, quella vera, t’abbraccia
come se fosse vero; e più che vero lo è,
che l’affetto è pensiero e il pensiero
è d’affetto, quello vero.

[Immagine: Franz Krauspenhaar – Silver clouds.]

Trieste, la Tav nel Nord-Est è una faccenda “carsica”

TAV

Desta allarme – mi segnala l’amico-collega Paolo Rumiz – l’opera pubblica più ciclopica del dopoguerra nel Friuli-Venezia Giulia, un progetto di linea ad alta velocità finora è avvolto in un’inspiegabile segretezza. Gli studi per la Tav del Nord-Est sono stati portati avanti con una segretezza – dice Rumiz -che potremmo quasi definire “carsica”.
Dati sul tragitto della Tav, spiega il giornalista-scrittore su “Il Piccolo”, si trovano solo sul sito del piccolo Comune locale di Dolina, www.comune.san-dorligo-della-valle.ts.it.
Ma l’itinerario è sconcertante, pieno di gallerie inutili: “Anziché prendere diagonalmente quota sul Carso per raggiungere il nodo di Davaccia (“gate” per la direttrice Lubiana-Budapest), sprofonda in galleria parallelamente alla costa – Santa Croce, via del Pucino, Gretta, San Giovanni – e sfiora Trieste per poi risalire, avvitandosi attorno alla Val Rosandra, con un sistema di curve decisamente anomale per un percorso ad alta velocità. Continua a leggere→

Anna Negri “Con un piede impigliato nella storia”: 400 colpi negli anni di piombo

i 400 colpiUn libro prezioso quanto necessario, una perfetta mésaillance fra storia privata e pubblica, un lessico familiar-nazionale. Ma forse soprattutto una lezione di stile, la stessa del Truffaut de “I 400 colpi”(1959): abbassare la telecamera fino all’altezza degli occhi di una bambina che diventa adolescente per analizzare con spietata oggettività il mondo degli adulti. In questo bellissimo “Con un piede impigliato nella storia”, lo scarto, rispetto a quel capolavoro cinematografico, sta nel fatto che gli adulti, ritratti dalla focalizzazione-bambina, sono famosi e protagonisti di uno dei periodi più magmatici e tormentati della storia italiana contemporanea: gli anni ‘70 e ’80. Un libro-moleskine in cui autobiografia e politica si intrecciano inestricabilmente per ribadire che, come recitava un famoso slogan di quegli anni, “il personale è -sempre- politico”. Continua a leggere→

Vivalascuola. Bullismo e tabacco

Oggigiorno fuma il 30% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni, percentuale che tende a salire nella fascia successiva, quella tra i 24 e i 44. E secondo l’Istituto Superiore della Sanità, nei Paesi sviluppati circa il 60% del carico di malattia è causato da dieci fattori di rischio principali: il tabagismo si trova al primo posto.

Educazione alla legalità, ipocrisia e moda
di Francesco Accattoli

Nel sistema scolastico italiano la pratica del progettare ha senza dubbio l’obbligo di tenere conto della sua utenza, degli studenti, dei giovani cittadini che intende educare, le sue finalità devono possedere una rara capacità, quella di essere accessibili, fruibili, finanche comprensibili Continua a leggere→

Qui, che ridiventa il NIDO

di Maria Pia Quintavalla

Se mi mettessi fuori a testimone,
del tempo e del mercato
che la stessa scena ogni giorno
r i c o n c r e a,
ma per meglio cogliere
nel flusso che si libera,
io lenta navigante che non sporge
più non rema a braccia a nuoto
nuove luci arricchiscono disegnano
i suoi i fianchi flessi come l’iride.

Se testimone fossi dell’intero,
nel verso io potrei smorta,
sì che lo posso, carpire un suono
matido che chiede afferra,
piega a lato in frescura
la bocca benedice non sente più
pianti nolenti
ma bambini lesti nel correre
che ricambiano il suo volo.

II

Rivivi la tua infanzia,
mentre ricrei a Itaca col padre
nel nome tuo famiglia nova che
come l’altra, drammatica insoluta
perché per crescere occorreva
essere amati, io adulta genitrice
della vita che si fa futura,
non méntore soltanto
di occasione-infanzia che si genera
rifà mi pianta intorno a un’ostrica
mi incolla alla matrice unita
al male con il bene un arco soddisfatto,
in sincronia f u t u r a.

Brigante

di Pasquale Giannino

Il casolare è là, come sempre. È disabitato, eppure mi appare ancora nitida l’immagine di zio Giovanni, seduto su una sedia di paglia dinanzi all’uscio. Era un contadino, come gli altri abitanti della contrada, ma aveva uno stile e un portamento da signore. Anzitutto il tono della voce, sobrio e pacato. Poi il modo di vestire: le scarpe lucide, il cappello sulle ventitré, il panciotto, l’orologio da tasca… Ma il suo dono più grande era la capacità di raccontare: aneddoti sulla guerra in Africa, sul periodo da manovale in Svizzera, sulle vicende paesane della sua gioventù. In effetti, chi può raccontare la storia meglio di uno che l’ha vissuta? E lui, contadino con la terza elementare, ricordi personali ne aveva davvero tanti: dalla prima guerra mondiale al grande esodo che dissanguò la Calabria negli anni Cinquanta e Sessanta, fino alla rivincita di molte famiglie umili come la sua, che consentirono ai figli di studiare, costruirsi una bella casa e vivere una vita migliore. Continua a leggere→

“La forgia del diavolo”

La forgia del diavolo (di Maurizio Lanteri e Lilli Luini – ed. Frilli 2009 – pagg. 321 – euro 12,90)

Recensione di Alberto Pezzini

Certo che creare un personaggio come un avvocato scrittore è un bel colpo. Non è banale come si potrebbe pensare. Pensate, che so, a Fred Uhlman, quello de L’amico ritrovato. Così ci capiamo subito.
Uno che scrive, ma intanto deve continuare a lavorare per sbarcare il lunario. Poi ti arriva un libro che parte dal basso, dalla Liguria più stretta e sale fino all’inevitabile Milano. E da avvocato degli zanza diventi subito un autore di culto, uno scrittore che fa deragliare i lettori dentro le librerie. A comando visivo dietro le vetrine dove i libri vengono impilati. Continua a leggere→

Nucleare paura e compagnia bella – riassunto delle puntate precedenti

sitinucleari

immagine da qui

di Daniele Muriano

Dopo il flirt Berlusconi Sarkozy che, a molti, era sembrata soltanto una mossa politica, pare che in questo paese il volere referendario sia ormai una sciocchezza: nel novembre ‘87 il referendum abrogativo ricevette, nei tre quesiti relativi al ‘nucleare’, un sì, in media quasi l’80% votò per la dismissione degli impianti.

Si dirà che, con la paura irradiata dalla Bielorussia – e qualcosa più della paura – si votò d’impulso: a sentir la parola Chernobyl la mano si mosse da sé. Continua a leggere→

AMBIENTE. Le centrali nucleari in Sardegna

“Dalla battaglia sulle scorie fino al progetto di Scajola”
di Piero Mannironi

Alla Sardegna ci aveva già pensato negli anni Settanta il Cnen (Comitato nazionale energia nucleare), la creatura di Felice Ippolito, che sviluppò un piano nucleare nazionale e diede vita ai progetti delle centrali di Trino Vercellese, Garigliano e Latina. La filosofia di Ippolito era in fondo la stessa di Enrico Mattei: creare l’indipendenza energetica del nostro Paese.  Continua a leggere→

Sepàro o sèparo?

La coniugazione di questo verbo, forse non tutti lo sanno, può avere l’accentazione piana (sepàro) o sdrucciola (sèparo). A seconda che si privilegi la dizione latina o greca. La pronuncia sdrucciola, però, è di uso prettamente letterario, nel parlare comune si preferisce quella piana (separo). Si veda, in proposito, qui.
Lo stesso discorso per quanto attiene al verbo “elevare”: io elèvo o io èlevo. Si veda qui
E sempre a proposito di accentazione forse non tutti sanno che la pronuncia corretta del verbo “evaporare” deve essere piana, io evapòro. Perché? Semplice, il verbo in questione è un denominale, vale a dire un verbo derivato da un sostantivo (nome), deve conservare, quindi, l’accentazione del “padre”: vapòre.

Il giornalismo d’inchiesta a Marsala (8,9,10 maggio 2009): diritto di “resistenza all’oppressione”

Scarpinato

Foto di Renato Polizzi. A sinistra (Teatro Impero): Pino Corrias, Marco Travaglio, Antonino Ingroia, Roberto Scarpinato (al centro), Bruno Tinti, Luca Telese, Peter Gomez.

di Antonino Contiliano

Grande è il disordine sotto il cielo,
ma la situazione è ottima?
Mao
La situazione è disperata, ma
bisogna essere decisi a cambiarla
Lautréamont

Perché a ciascuno secondo bisogni, possibilità ed elogio della follia. Solo due parole senza mercato e non tornarci più: Continua a leggere→

Intervista a Tiziano Scarpa, di Ade Zeno

scarpa

Uscito nell’autunno 2008 da Einaudi, l’ultimo straordinario romanzo di Tiziano Scarpa mette in scena la storia di Cecilia, giovane orfana confinata tra le mura dell’Ospedale della Pietà di Venezia in cui trascorre le giornate a suonare il violino, e le notti a scrivere lettere destinate a una madre mai conosciuta. Oscura e inquieta, la quotidianità della ragazza sembra destinata a esaurirsi negli incubi della sua anima persa e rassegnata, fino a quando l’arrivo di un eccentrico insegnante di violino chiamato Antonio Vivaldi solcherà l’inaspettato punto di svolta in grado di farle trovare la strada per la libertà. A pochi giorni dalla notizia della candidatura di Stabat Mater al Premio Strega, ripropongo la breve intervista che gli feci per Liberazione, pubblicata il 2 novembre 2008.


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Ans(i)a – di Lisa Sammarco

ich werde dir sagen

( Nella stanza le donne vanno e vengono
parlando di Michelangelo) T.S. Eliot

Non so se fosse solo un sogno strano o la molestia
di un pensiero al buio:
il titolo mi annunciava
che sulla base del consumo degli incontri
degli affetti e si sospetta addirittura degli amori
era scaduto il termine di ogni notizia,
che si attendevano fatti nuovi
nuove guerre, il risvolto non previsto della morte,
al più presto
una catastrofe naturale che riaccendesse il gusto
della miseria, gli animi, e gli ascolti o
che almeno si ristabilisse l’ordine bi-polare
dei pro e i contro le teorie
ma soprattutto – l’istante era già vecchio-
perché s-caduto dalle pagine
quello che c’è
già non esiste, e dunque, intanto
si poteva tornare tutti a dire come di poesia
e a far finta di essere felici.

[Immagine: Franz Krauspenhaar – Ich werde dir sagen – da “Il diario di una ragazza perduta” di Georg Wilhelm Pabst- 1929]

«Le tre Erre», un racconto.

magritte_dominiodi Gaja Cenciarelli

[Questo racconto è stato scritto alla vigilia delle elezioni politiche del 2006, e pubblicato sulla rivista «Carta»].

Il televisore funziona ininterrottamente da circa cinque anni, l’uomo si muove con levità, tra la cucina economica e il tavolo. La stanza è ancora al buio. Le trasmissioni della notte lo hanno squassato. Da qualche anno a questa parte, lo splendido, variegato, labirintico, creativo gheriglio del suo cervello ha cominciato ad assumere via via l’aspetto di uno pneumatico liscio che scivola sui problemi più scabrosi, che non ha attrito sulla strada dei pensieri.
La tuta Snellex vi garantisce un fisico tonico e giovanile. Non aspettate: chiamate subito il numero verde 800-xxx-yyy.
L’uomo fissa lo schermo con occhi cerchiati di nero. Sono anni che non dorme più. Anni che non riposa. Non ha voglia di accendere la luce, di rassegnarsi a vivere un’altra giornata di nani e ballerine, di donne che parlano la lingua ovattata e farfugliante di chi non ha più alcuna sensibilità alle labbra e non può concedersi il lusso di articolare chiaramente le parole (pena la scucitura a divinis). Donne i cui seni prorompenti sembrano volersi staccare e trascinarsi dietro la pelle del viso e del collo, su cui sono stati apparecchiati occhi e naso, come una tovaglia tirata via di colpo. Donne e uomini: tutti giocattolini made in Taiwarcorland. The going is easy, man. Continua a leggere→