Vivalascuola. E tu che lingue parli?

Secondo fonte Censis, in Italia un terzo della popolazione non parla alcuna lingua straniera; meno del 20% è bilingue; il 50,1% ritiene scolastico il proprio grado di preparazione, il 23,9% giudica il proprio livello buono e solo il 7,1% lo valuta molto buono; inoltre, per il 55,9% della popolazione italiana lo studio delle lingue a scuola è ritenuto scarso o gravemente insufficiente.

Il multilinguismo: una risorsa e un impegno
di Silvia Minardi

Smantellato l’insegnamento linguistico
I tempi bui per la scuola italiana e anche per l’educazione linguistica integrata sono, purtroppo, destinati a durare a lungo. Continua a leggere→

Il parere di uno sconosciuto di nome Gesù

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di Erri De Luca

Che ci faceva seduto per terra a tracciare lettere ebraiche sulla polvere di Gerusalemme? Si trovava sul percorso che dal tribunale andava verso il luogo dell’esecuzione. Per le lapidazioni si usava una fossa larga in cui stava la persona condannata. Dal bordo superiore la folla in cerchio scagliava pietre in basso. Un corteo passava portando una donna condannata per adulterio. Uno sconosciuto, un galileo, sta accovacciato in terra, scrive sulla polvere. Il corteo si ferma presso di lui, per chiedergli un parere. Strana legge quella che a sentenza di morte emessa e in via di esecuzione, chiede a un passante un ultimo parere. Un’ultima parola poteva avere grado di giudizio, ribadire, sospendere, annullare una sentenza. Da noi si litiga per la poca certezza della pena: lì e allora la più grave sentenza di un’aula di tribunale si poteva annullare per strada. Quella legge prevedeva la condanna a morte ma sperava fino all’ultimo di non doverla applicare. Continua a leggere→

Prima e dopo la doccia – di Francesca di Mattia Bikbova

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Ti guardo e non ti riconosco. Non mi riconosci. Le onde propagano calore nei riflessi, e mi chiedo cosa ti sia successo stanotte. Mi guardi con aria interrogativa, come se io potessi rispondere al tuo posto. Ti soffermi, e allora ti spio, ti scruto, per capire. Ma cosa dovrei fare, se tutto è così nebuloso? Vuoi chiedermi aiuto, e io non posso fare altro che stare di fronte a te, impotente. Vorrei cambiare la tua espressione. Mi piacerebbe abbracciarti ma so che non vuoi. E non puoi. In ogni caso. Continua a leggere→

Da presso al bello

di Lakis Proguidis

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[Lakis Proguidis è attualmente il direttore di L’atelier du roman, rivista di letteratura che si pubblica trimestralmente a Parigi dal novembre 1993. I numeri hanno spesso un tema dominante. L’ultimo (57), del marzo 2009, è molto felicemente dedicato alla bellezza: Du beau dans la poésie e dans le roman. Tra i molti articoli interessanti ho scelto di tradurre l’articolo dello stesso Proguidis, che ha volentieri acconsentito, dal titolo Auprès du beau, a.s.]

Due ipotesi: 1. Il dialogo estetico presuppone l’esistenza in un tempo precedente l’opera d’arte (tesi contro l’autonomia della critica); 2. Le parole acquistano significato soltanto all’interno della loro civiltà (tesi contro il primato della lingua).

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Omero che invoca la Musa. Per arrivare alla forma d’arte, per padroneggiare una materia caotica composta di parole, di immagini, di suoni, di ritmi, di significati contradditori, di opinioni di ogni tipo, di valori commoventi, di circostanze diverse, di casi, di gusti variegati e continuamente mutevoli, di fuggevoli ispirazioni, di sensazioni e di desideri insondabili, Omero implora la grazia di una potenza sovrumana.

Si noti che Omero, per fare quello che ha fatto, non ha ricevuto, per così dire, alcun ordine dall’aldilà. Continua a leggere→

Domenica di maggio

Domenica di maggio
di sgomento e noia.
Sto qui
in bocca alle parole
mie e degli altri,
sto qui a stampare le copie
della mia assenza
da ogni gioia.

AD UN MESE DAL TERREMOTO DELL’AQUILA: MURI DI CENERE (in memoria dei bambini) di Dario Arkel

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Come sono vuoti ma conseguenti
i caduti in questa terra, testimoni ràbidi
della corsa di pietre rotolanti
in cerca di lune che pace non recano.

Ma forse non è che il tempo,
il tempo che scorre e vola,
a soffrire per queste torbide lune,
e per le ombre del giorno

– quelle ore che da sole scrivono
il nome dei morti
oltre il davanzale del vuoto,
sui marciapiedi spazzati dal vento. Continua a leggere→

Per Gaja e la sua mamma

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=nVa4WoRisPE]

da qui 

 

Ma ora è il momento 
di mettersi a dormire 
lasciando scivolare il libro che 
ci ha aiutati a capire 
che basta un filo di vento 
per venirci a guidare 
perché siamo naviganti 
senza navigare 
mai. 

 

Ti siamo vicinissimi, Gaja, amica nostra carissima.

 

Jack Hirschman: il poeta della gente

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di Carmine Vitale

Mi mancano molte cose .La semplicità del dileguarsi il sostenere la fiducia negli uomini e nella poesia.
Poi arrivano pomeriggi e tiepide arie di sole come oggi.
E ricomincio continuamente e daccapo a sperare.
Jack Hirschman è seduto sul cuscino verde di un’altalena. Sorride e sbadiglia. Il fuso orario ha il suo peso. Ma il Poeta ha il cuore forte. Saldamente immerso nel nostro tempo nonostante le pulsioni dolenti di un’umanità esclusa desolatamente messa in mora dal progresso.
Allora affida alle parole la decrescita il contenimento delle divisioni tra le opulenti scintillanti fiamme dell’occidente e le grida che corrono dal sottosuolo dalle ingiustizie del mondo. Continua a leggere→

Conakry

di Giovanna Marras

Quando l’ho visitata, aveva circa 2.000.000 di abitanti, costruita dagli Inglesi, passata poi ai Francesi, la più grande città della Guinea: Conakry. Essa si affaccia pesantemente sulla costa dell’Atlantico e agli occhi del visitatore la città appare come un immenso agglomerato di baracche, tra cui, di tanto in tanto, spunta una moschea. Continua a leggere→

La medicina delle favole

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di Alessandro Zaccuri

“Sparano ancora, papà?”
“Sì, ma lontano lontano. Qui non succede niente.”
Soltanto adesso sembra che torni a respirare, ma rimane in silenzio.
“Paura?” gli chiedo. Non risponde.
“Prendiamo un po’ di medicina?”
Non c’è luce nella stanza, se non quella delle granate in esplosione, un lampo che filtra dalle finestre. Ogni vampata rimanda un riflesso opaco dal nastro adesivo attaccato in diagonale sui vetri. Non c’è luce in questa stanza, ma lo vedo annuire piano, come se – una volta di più – non volesse far rumore. Quattro anni, e la prudenza di un vecchio.
“Allora” inizio, “c’era questo bambino che si chiamava…”
“Spaventino” prosegue lui. È il segnale che la medicina ha già iniziato a fare effetto. Continua a leggere→

Sorprese

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=uPLVPZPuPzU&feature=related]

da qui

Domani ho il ritiro per le prime confessioni.
Utilizzerò la parabola del padre misericordioso, anche sapendo che:
non c’è il pentimento (il giovanotto torna perché ha fame);
non c’è il proponimento (vuole fare il mercenario);
non c’è l’accusa dei peccati (il padre non lo lascia parlare);
non c’è la penitenza (si organizza subito la festa).
Quel che resta del sacramento, insomma, è il peccato (perché tocca a noi, che non cambiamo mai).
Mi chiedo se non si tratti, anche, di una cura preventiva.
Domani dirò ai bambini di confessarsi ricordando questo: Dio è una persona piena di sorprese.

“La biopolitica della moltitudine. Democrazia assoluta“ di Antonino Contiliano

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di Antonino Contiliano

“Democrazia”: regime politico definibile appunto come unione
di tutti i cittadini, che esercita collegialmente un diritto
sovrano su tutto ciò che è in suo potere. […] In regime
democratico infatti […] tutti hanno convenuto di agire […]
in base a una decisione presa in comune: non hanno
convenuto però di pensare e di ragionare in modo unanime.

Spinoza ( Trattato teologico-politico, capp. XVI, XX)

 

 

È la forma della democrazia del comune che vogliamo mettere a fuoco a proposito della lettura dei libri di Michel Foucault (Sicurezza, territorio, popolazione; Nascita della biopolitica, Feltrinelli, 2005) e di Michael Hardt e Antonio Negri (Moltitudine. Guerra e democrazia nel nuovo ordine imperiale, Rizzoli, 2004).

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Orhan Pamuk: Calvino, gli devo tantissimo, è uno dei miei prediletti».

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di Marco Ansaldo

Istambul. « Io sono fatto di libri». Orhan Pamuk volta per un momento le spalle agli scaffali di casa, colmi di volumi, e guarda assorto le grandi finestre alte sulla strada. Sotto, la macchina della polizia con la scorta fa buona guardia al palazzo. L’ elegante ritrovo “Caffè nero” serve i clienti in veranda portando ai tavoli una profumata miscela italiana. Un gruppo di turisti giapponesi coni libri del premio Nobel in pugno alza eccitato lo sguardo verso un punto indefinito attorno all’ ultimo piano. Pamuk apartmani, Palazzo Pamuk, è scritto sulla porta del caseggiato a Nishàntashi, zona bene della metropoli sul Bosforo che i lettori di tutto il mondo dello scrittore turco conoscono da Istanbul, il libro premiato dall’ Accademia di Svezia con il massimo riconoscimento internazionale. Dentro, al quinto piano, cui si accede prima con un piccolo ascensore poi salendo l’ ultima rampa a piedi, la stanza del Nobel è enorme e spoglia. Il televisore giace a terra, i fili scollegati, come uno strumento non in uso. Niente telefono, niente computer. Solo un silenzio compresso, appena risvegliato dal traffico lento del sabato mattina. «Ora non abito più qui», dice Pamuk, con indosso un comodo maglione color ruggine, «ma ci vengo spesso perché solo in questo posto nessuno può distrarmi mentre lavoro. Tanti anni fa, in questa stanza, quando ero ancora sposato, ho scritto Il libro nero. Continua a leggere→

Marino Magliani, Elio Lanteri: un dibattito al Gabinetto Vieusseux

Testo introduttivo e filmati di Giovanni Agnoloni
Foto di Mauro Baldrati

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Il 29 aprile, al Gabinetto Vieusseux, presso Palazzo Strozzi (Firenze), si è tenuto un incontro sul tema “Viaggio tra il paesaggio e la memoria”, incentrato sui due romanzi “La tana degli Alberibelli” di Marino Magliani (ed. Longanesi) e “La ballata della piccola piazza” di Elio Lanteri (ed. Transeuropa). Continua a leggere→

Occhi da vendere (intorno a Facebook)

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di Alberto Berretti

Fabrizio mi chiede di commentare in questa sede la vicenda dell’amico Vittorio Zambardino cassato da Facebook. Lo faccio solo ora, a vicenda conclusasi felicemente con la riapertura dell’account di Zambardino, sostanzialmente per ragioni di tempo (sto traslocando, due case in una, vi lascio immaginare). Ma la prospettiva mi da anche la possibilita’ di parlare d’altro, e piu’ in generale di dove un sistema come Facebook vuole arrivare e che futuro puo’ avere.

E’ anche arrivata una parziale ed incompleta risposta da parte dello staff di Facebook, che conferma quello che ho pensato fin dall’inizio in questa vicenda. Si e’ trattato dell’errore di un “bot”, un programma che analizza il comportamento degli utenti e che, sulla base di principi euristici, cerca di determinare se qualche utente stia violando le condizioni di servizio (ad es. usando il sistema per veicolare spam). Ovviamente possono succedere due cose, e cioe’ che il bot, come tutti i programmi, contenga dei bugs, degli sbagli, per cui si comporta lui in modo anomalo cancellando utenti innocenti, oppure che l’utente in questione devii dal profilo dell’utente medio che lo staff di Facebook si immagina per ragioni perfettamente lecite. Continua a leggere→

Brava gente

di Alessandro del Lago (Manifesto 7/5/2009)

Quando qualcuno, affamato, malato o bisognoso, bussa alla nostra porta, dovrebbe scattare un imperativo primordiale al soccorso. Questo almeno sostengono le mitologie religiose. L’umanità, prima ancora di un’astrazione filosofica, è l’espressione di questo riflesso. Continua a leggere→

Per un intero viaggio

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da qui

“Vuoi vedere che ce la faccio anche stavolta?”.
Dicevi sempre così.
Perché non ce l’hai fatta, questa volta? Perché m’hai lasciato qui da solo?
Come la trovo una persona come te?
Dove vado, ora, a sbattere la testa?
Solo tu potevi sopportare, per un intero viaggio, un adolescente innamorato che voleva sentire soltanto una canzone, sempre e solo quella, sempre e solo quella.