Niente doccia il giovedì

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Da quando don Mario è morto, i miei impegni si sono triplicati. A quelli della parrocchia, già infiniti, si è aggiunto il tour de force del Centro giovanile. Ieri è venuta un’animatrice dei ragazzi a domandarmi: quando possiamo vederci con un po’ di calma? Trovare un orario, ormai, è un’impresa disperata. Le ho risposto che il giovedì, dalle tredici e trenta alle diciotto e trenta, sono a disposizione del Centro. Poi mi sono accorto dell’errore: posso fare la doccia solo alle quattordici; ma era tardi per tirarmi indietro. Il risultato è il seguente: niente doccia il giovedì. Subito dopo ho pensato: se ciascuno di noi mettesse a disposizione il proprio tempo, come sarebbe il mondo? Cambierebbe qualcosa? Forse è facile immaginare il paradiso: è un posto dove il giovedì nessuno fa la doccia, neanche Dio.

(Fonte immagine)

(versione audio)

Il vicolo cieco degli atei

Contro gli studiosi che pensano di distruggere il fenomeno religioso gli scienziati non cancellano il sacro

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di Roger Scruton
Di fronte allo spettacolo delle crudeltà perpetrate in nome della fede, Voltaire pronunciò il famoso appello: «Ecrasez l´infâme!». Numerosi pensatori illuminati lo hanno seguito, affermando che la religione organizzata è il nemico del genere umano, la forza che divide il fedele dall´infedele e che per questo eccita entrambi e autorizza l´omicidio. Continua a leggere→

La solitudine del traduttore

babele1Franco Nasi, La malinconia del traduttore, Medusa,2008,pag.105, euro11,50

Un tempo c’è stato forse un mondo perfetto e coeso, dove colori, fiori, piante, suoni erano e significavano lo stesso per tutti, dove gli umani utilizzavano un’unica lingua che non necessitava di spiegazioni, chiose, note, traduzioni. Sappiamo per certo che questa infanzia del mondo non è mai accaduta, ma basta solo immaginarsela per provare verso di essa una nostalgia struggente quanto sconfinata. Continua a leggere→

Divisioni spostate e allegoria “riflettente” (Parte II) di Antonino Contiliano.

[Pubblichiamo la seconda parte di Divisioni spostate e allegoria “riflettente”, capitolo di un libro in fieri di Antonino Contiliano. [QUI] la prima parte del capitolo. f.s.]

di Antonino Contiliano

Divisioni spostate e allegoria “riflettente”. Parte II

La razionalità tecno-scientifica occidentale, dice Latouche, soprattutto la scienza economica, che ha voluto dimostrare “la verità del liberalismo”, ha perso il suo contatto con la realtà diventando solo calcolo razionalizzato; identificando razionalità e calcolo razionalizzato, la ragione scientifica occidentale ha eluso e escluso la potenza critica del dire-altrimenti dell’allegoria “riflettente”. La sua razionalizzazione, promettente universale e libera socializzazione, si è dunque svuotata di ogni sostanza. “Essa si è trasformata in qualcosa di totalmente astratto e inafferrabile, ma lo spirito di geometria che ha occupato il posto vuoto la oppone vieppiù al ragionevole”(37); ha perso la razionalistica oggettività che prospettava il futuro come il progetto di una buona società del vivere e fare, insieme, il bene. Ma se questo è vero, è anche vero il fatto che il suo stesso razionalismo calcolistico, progressista e sviluppista, si infiltrava nelle coscienze con la seduzione e la persuasione dei grandi “racconti”, e non senza arte retorica. Il che, come ricorda Jean-François Lyotard, comportava far credere che nella modernità, e nella riedizione della modernizzazione post-moderna, fosse possibile ancora il “racconto” di un’altra epopea. Continua a leggere→

La distrazione

di Antonio Sparzani

"I passeri raccolgono invece le forze...."

Il 27 febbraio scorso alla libreria Odradek di Milano sono stati presentati i due recenti libri La distrazione di Andrea Inglese e Autoreverse di Francesco Forlani. Di quest’ultimo si è qui già parlato, e dunque vorrei accennarvi qualcosa del primo, che ho finito di leggere con vero piacere, e senza potermi distrarre, da pochi giorni.

Il volume si apre con una ripresa di alcune poesie già contenute in Bilico; ma la prima, che non era contenuta nella vecchia raccolta, ha un incipit di grande intensità:

Vita, Non posso non raccontare la mia storia.
Chiamo questo: calamità autobiografica.
Doversi fare una storia, andarla ad estrarre
come una scheggia, tra i tessuti fragili
della pelle, a rischio di

sbriciolamento. Continua a leggere→

Dal vangelo secondo fabry

il-sepolcro

Lo portarono in un giardino e lo sistemarono in un sepolcro nuovo che apparteneva a Giuseppe, discepolo di Arimatea. Lo avvolsero in bende, ma non ebbero il tempo di ungerlo, perché già splendevano le luci del sabato.

La luce comincia a splendere quando il corpo è morto: l’uomo ha dato tutto. E’ il momento del grande fallimento, il suo impegno si è schiantato contro la più completa incomprensione; è stato giudicato e condannato. E’ stato ucciso. L’ultima risposta viene dal sepolcro: quando l’amore è ridotto al silenzio, è allora che comincia a parlare. Dal buio della tomba inizia un discorso che non può essere interrotto.

Andiamo al giardino per ungerlo. Preoccupate, per la pesantezza della pietra. Vediamo il masso rotolato via: chi sarà stato? Entriamo: il corpo non c’è più. L’avranno rubato? Sarà stato trasferito? Abbiamo preso un sepolcro per un’altro? L’uomo di Nazaret sorprende sempre. Ci parlava di un terzo giorno, nel quale si sarebbe alzato. Ora è svanito. Perché non riusciamo ad afferrarlo? Cosa ci manca per capire il suo messaggio? A noi resta una cosa: la paura. Amare come lui ha insegnato è spaventoso, per questo è sparito anche il suo corpo: da morto continuava a turbare i nostri sonni.

Un giovane vestito di bianco ci disse qualcosa che non riuscimmo a decifrare. Fuggimmo via. Ancora oggi ci chiediamo cosa possa aver detto. Se abbiamo perso qualcosa di essenziale.

(versione audio)

«Femmina De Luxe», di Elisabetta Bucciarelli [Edizioni PerdisaPop]

bucciarellifemminadi Gaja Cenciarelli ed Enrico Gregori

L’idea di una recensione scritta a quattro mani non è peregrina quanto può sembrare a prima vista: abbiamo entrambi assistito alla presentazione romana del romanzo di Elisabetta Bucciarelli, abbiamo conosciuto di persona l’autrice, abbiamo ascoltato il dibattito che ne è seguito – interessante come capita di rado in occasioni del genere.
Ci siamo poi confrontati sul contenuto del libro – e anche sulla forma: elemento importante e da non trascurare. Il formato della collana è in un certo senso vincolante per la lunghezza del romanzo. Ci sono intrecci e personaggi cui ci si affeziona e che si vorrebbe non ci abbandonassero tanto presto. Succede proprio così con Femmina De Luxe, centoventotto pagine dense di umanità nell’accezione più positiva del termine.
Sesso, cibo, la “perfezione” dei corpi: questi sono gli argomenti cardine del romanzo di Elisabetta Bucciarelli. Una storia che è una telecamera ad alta definizione, e che l’autrice utilizza sapientemente per scavare nelle pieghe più oscure dell’animo umano. Perché le dicotomie tra dentro e fuori, tra pieno e vuoto, tra apparenza e sostanza sono i puntelli dell’intreccio. Uno iato che sembra incolmabile. Continua a leggere→

PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 102

Entro in biblioteca, ma l’interruttore non funziona e la stanza resta in penombra, con la sola luce che filtra dall’ingresso. Guardo verso la finestra, non c’è più. Nemmeno gli scaffali di libri ci son più, al loro posto ci sono appendiabiti su rotelle, strettamente affiancati, a riempire lo spazio; tutti stipati, lo vedo alla fiamma dell’accendino, di vecchi vestiti di ogni foggia e taglia. Al di sopra degli appendiabiti, lungo le pareti, scaffali con borse e valigie.
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“Del rinnovamento della poesia dialettale siciliana” di Marco SCALABRINO

Abbiamo la data dell’inizio del movimento rinnovatore. Ce la suggerisce Paolo Messina, nel suo pezzo pubblicato nel Febbraio 1988 a Palermo sul numero ZERO del rinato PO’ T’Ù CUNTU: quella del Primo raduno di poesia siciliana svoltosi a Catania il 27 Ottobre 1945. “L’innovatore – afferma, nel numero di Gennaio-Febbraio 1989 di ARTE E FOLKLORE DI SICILIA DI CATANIA, Salvatore Camilleri – fu Paolo Messina, ma bisognò aspettare almeno cinque anni prima che altri poeti maturassero quella rivoluzione, formale e strutturale che era in atto”. “Aldo Grienti – ribadisce il Camilleri nel MANIFESTO DELLA NUOVA POESIA SICILIANA, edito in Catania nel 1989 – fu il primo a leggere, nel 1947, le poesie di rottura di Paolo Messina, avendole pubblicate nella rubrica da lui curata.” Continua a leggere→

Vivalascuola. Cosa vogliono i genitori

“Preoccupa… il disegno di legge presentato dall’on. Valentina Aprea, che prevede un generale ridimensionamento della presenza dei genitori all’interno degli Organi collegiali della scuola. La sostanziale abolizione dei rappresentanti di classe la dice lunga sul disinteresse nei confronti della componente genitoriale. In questo contesto parlare di Patto educativo di corresponsabilità diventa puramente formale”.
(
Rita Manzani Di Goro, presidente dell’Associazione Genitori A.Ge. Toscana, qui)

Cosa vuole dalla scuola un genitore…
di Giovanni Nuscis

Pensando a cosa vorrei per i miei figli dalla scuola so che mi porterò appresso, in questa riflessione, la mia esperienza di studente, ma anche quella di lavoratore e di cittadino; al pari, credo, di qualunque altro genitore. Continua a leggere→

METROMORFOSI 22

metromorfosi

METROMORFOSI 2009 MARZO VENTIDUE

le parole hanno un senso sempre oppure non ce l ‘hanno mai

Moondog
H.E.R.
Ivan Vicari & Barraco Trio
Puppini Sisters
Lady Oscar Rock Drama
Davide Manuli
Ursula Meier
Pippo Delbono
Intervista ad Antonio Rezza
Piero Mottola
Antonio Pio Saracino
Lucia Saetta

CONCORSI METROMORFICI

Un racconto per Metromorfosi
– invia un testo inedito di massimo 9000 caratteri entro il 10 aprile 2009

Una copertina per Metromorfosi
– invia un ‘immagine entro il 10 maggio 2009

[email protected]

www.metromorfosi.com

Alberto Casadei: “Poesia e Ispirazione”

di Luigia Sorrentino

Alberto Casadei nel suo saggio “Poesia e Ispirazione” (Luca Sossella Editore, 2009) indaga l’enigma originario dell’ispirazione. Quali sono i processi mentali che sono all’origine della poesia?
Alberto Casadei, compie un originalissimo percorso fra mito letterario e neuroscienze. Il discorso sull’ispirazione diviene, nel suo saggio, un ragionamento sulle connessioni tra linguaggio e attivita` psichica. ‘La poesia diventa – come lo stesso Casadei afferma – uno scarto del pensiero, necessario e urgente in quanto capace di rendere concepibile un’alternativa al reale’. Continua a leggere→

Dostohegel

dostoevskij

Il titolo sembra uno di quei racconti in poche parole che tanto piacciono ultimamente: Dostoevskij legge Hegel in Siberia e scoppia a piangere. In realtà il pianto di Dostoevskij risale ai giorni tra la fine del 1849 e l’inizio del 1850, al momento della sua deportazione in Siberia. Durante la traversata degli Urali, di notte, con le slitte bloccate da una tempesta di neve, lo scrittore si rende conto che il passato è dietro di lui e che ad attenderlo c’è soltanto «il destino misterioso» della Siberia. Piange, perché capisce che nulla sarà più come prima e perché intuisce che è giusto così. Il destino, quando è autentico, è sempre misterioso. Continua a leggere→

Strambo confronto fra Drago Jan?ar e il primo Boris Pahor

di Sergio Sozi
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La Slovenia non confina con l’Italia, con noi, proprio quanto il mare non bagna Napoli.
La Seconda Guerra Mondiale invece ci ha invasi entrambi, anche se spesso in maniera diametralmente opposta, anche a giudicare dalla sensibilità degli scrittori sloveni che ne hanno trattato: una maniera che esala in primis dalle scelte linguistiche e dall’età dei due autori di cui parliamo (Drago Jan?ar, nato a Maribor nel 1948, e Boris Pahor, Trieste 1913) e parallelamente dal punto di vista cronologico in cui l’ultima guerra viene da costoro inquadrata o adombrata (Jan?ar la adombra, Pahor la vede postea): se Aurora boreale (Bompiani 2008) di Drago Jan?ar sta pressoché tutto nel 1938, La villa sul lago di Boris Pahor (scritto nel 1952, tradotto da Nicolodi solo nel 2002) si sviluppa entro tre giorni di un aprile del 1948. Continua a leggere→

dalla camera accanto: Material Girls

di Francesco Forlani e Antonio Sparzani

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Della parola rete ci piace la dimensione oculare. Rete / rétina, ovvero guardarsi intorno, e scoprire QUI, con un solo sguardo d’insieme, opere e scritti di femmine toste. Da scaricare, subito, il dossier creato da Francesca Matteoni per Nazione Indiana.