[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=-tiVFs5_ZTI]
La mia immensa modestia
è qualcosa di celestiale,
e io sono così modesto
da diventare divino. Continua a leggere
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La mia immensa modestia
è qualcosa di celestiale,
e io sono così modesto
da diventare divino. Continua a leggere
I. Madonne contemporanee
Qualche sera fa ho guardato alla televisione un programma condotto da Antonella Clerici, Il treno dei desideri. Ero annoiato, non sapevo cosa fare, le otto ore di lavoro trascorse in ufficio avevano indebolito la mia volontà, ottundendomi la percezione di ciò che normalmente ritengo davvero interessante: nella lettura, nella musica, nel cibo, nella stessa televisione. Con un vasetto di Jocca ed un cucchiaio in mano, ho iniziato a pormi una domanda. «Perché guardo questa cosa?».
«La ragione populista» del filosofo marxista Ernesto Laclau e «Populismo globale» del giornalista italiano Guido Caldiron. Due saggi per aiutare a comprendere una forma politica che ha acquisto forza nella crisi della democrazia e nei punti «alti» dello sviluppo capitalista
di Benedetto Vecchi
Il populismo, ovvero il nodo scorsoio della democrazia contemporanea. A scioglierlo ci provano in molti, da chi lo ritiene un residuo del passato che sarà rimosso dopo avere adeguatamente riformato le istituzioni politiche in termini di semplificazione e di centralità del potere esecutivo rispetto a quelli legislativo e giudiziario. Oppure, come manifestazione politica di quei paesi poco avvezzi alla democrazia. Letture tuttavia non convincenti. Continua a leggere
[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=DyIx9smNc7c]
[Ho il piacere di pubblicare qui un inedito di Gianpaolo Serino, noto critico letterario e “patron” della rivista letteraria Satisfiction. Una volta tanto, gli rubo il mestiere… Grazie dell’attenzione. Franz Krauspenhaar.]
di Gianpaolo Serino
Mio padre un falco mia madre un pagliaio
stanno sulla collina
i loro occhi senza fondo seguono la mia luna
notte notte notte sola
sola come il mio fuoco
piega la testa sul mio cuore e spegnilo poco a poco.
Fabrizio De Andrè, Canto del servo pastore
Sono tornato oggi in questa città ora crudele. La città dove siamo cresciuti insieme, padre. Davanti a me le strade deserte; e il tempo intristito, il tempo fermo e molto più triste di quando i tuoi occhi, chiari di verde, accarezzavano questa luce ora crudele, di quando i tuoi occhi parlavano in silenzio e il mondo non voleva essere altro che esistere. E, intanto, tutto come se continuasse. La vita crudele perché vita. Come all’ospedale. Continua a leggere
La storia di Eufrosina Valdaura Siracusa, dama del XVI secolo protagonista di alcune vicende di sangue e d’amore, sembra fatta apposta per essere raccontata in un romanzo. Sciascia le dedica alcune pagine ne “Il mare colore del vino” e le intitola, appunto, Eufrosina. La dice “giovane e bella certamente, molto probabilmente sciocca e crudele, poca gioia ebbe e diede nella sua breve vita; e fu anzi, nel destino degli altri e nel proprio, un farfalla di morte“. Nello stesso breve saggio, richiama le parole di un altro letterato autorevole, Stendhal, che di Eufrosina scrisse, anche se solo per registrarne l’uccisione per mano dei due figli di Lelio Massimo, suo marito in seconde nozze.
Già nel saggio “Un amore di quattro secoli fa” (che chiude a mo’ di appendice il libro di cui parleremo tra poco) Licia Cardillo mostra di essersi lasciata affascinare dalla relazione tra Marco Antonio Colonna, maturo viceré ed eroe della cristianità a Lepanto, ed Eufrosina, maritata a Calcerano Corbera, figlio di don Antonio, barone del Miserendino. Personaggio importante, quest’ultimo, sia, all’epoca dei fatti raccontati, per rango, sia narrativamente, per le conseguenze che il suo arresto e la successiva morte, porteranno a Marco Antonio Colonna. Il quale, per poterlo trarre in arresto, dovette chiedere all’inquisitore Diego de Haedo di sospendere il nobile dal privilegio di familiare dell’Inquisizione. Il viceré dovette addurre pretesti svelatisi tali dopo l’incarceramento per debiti di Don Antonio, e ciò gli attirò l’ira dell’inquisitore. E proprio all’iniziativa dell’inquisitore si deve la caduta in disgrazia del viceré, che costretto a recarsi a Madrid per giustificare il proprio operato direttamente al sovrano, non vi giungerà mai, morendo a Medinaceli, scrive Sciascia, “con sospetto di veleno“. Continua a leggere
di Benedetta Craveri
Non accade spesso che una raccolta di saggi consacrati alla letteratura entusiasmi lettori e critici e si imponga subito come un best-seller. Ma davvero non è sorprendente che ciò sia potuto accadere a Un coeur intelligent del filosofoe giornalista francese Alain Finkielkraut (Sock/Flammarion, pagg. 289, euro 20; in Italia uscirà da Adelphi), perché basta scorrere le prime pagine del libro per capire la sua non comune forza di attrazione. Finkielkraut ci propone la sua lettura di nove grandi storie: Lo scherzo di M. Kundera, Tutto scorre di V. Grossman, Storia di un tedesco di S. Haffner, Il primo uomo di A. Camus, La macchia umana di Ph. Roth, Lord Jim di J. Conrad, le Memorie del sottosuolo di F. Dostoevskij, Washington Square di H. James, Il pranzo di Babette di K. Blixen. Continua a leggere
di Eric J. Hobsbawm
Pubblichiamo parte della relazione che Eric J. Hobsbawm terrà oggi (9/10/09 ndr) nella prima giornata del World Political Forum a Bosco Marengo (Alessandria). Al Forum di quest’ anno, sul tema “L’ Est, quale futuro dopo il comunismo”, partecipano tra gli altri Mikhail Gorbaciov e Yuri Afanasiev. Il “secolo breve”, il XX, è stato un periodo contrassegnato da un conflitto religioso tra ideologie laiche. Per ragioni più storiche che logicheè stato dominato dalla contrapposizione di due modelli economici – e soltanto due modelli vicendevolmente esclusivi – il “Socialismo”, identificabile con economie a pianificazione centrale di tipo sovietico, e il “Capitalismo”, che copriva tutto il resto. Tale contrapposizione, apparentemente fondamentale, tra un sistema che ambiva a togliere di mezzo le imprese private interessate agli utili (il mercato, per esempio) e uno che intendeva affrancare il mercato da ogni restrizione ufficiale o di altro tipo, non è mai stata realistica. Tutte le economie moderne devono abbinare pubblico e privato in vario modo e in vario grado, e di fatto così fanno. Entrambi i tentativi di vivere all’ altezza di questa logica del tutto binaria di queste definizioni di “capitalismo” e “socialismo” sono falliti. Continua a leggere

Metromorfosi free magazine di infocritica
col la nuova uscita 2009gennaioVENTI
non festeggia i due anni di attività editoriale
perché sogna di instaurare con il tempo un rapporto paritario
Raffigurata come una bella signora che tiene nella sinistra una bilancia e nella destra una spada, la Giustizia ha a volte gli occhi bene aperti, a volte nascosti da una benda che le impedisce di vedere. Da qui ha preso le mosse Adriano Prosperi nel suo ultimo saggio, «Giustizia bendata», uscito per Einaudi, che analizza i mutevoli significati di un concetto centrale per la nostra società.
Adriano Prosperi è uno di quei maghi che prende un frammento di storia e, girandolo fra le mani come un cristallo, ne moltiplica faccette e riflessi. In Giustizia bendata (Einaudi, 2008) la domanda che ha mosso la sua curiosità sembra semplice: perché la Giustizia, sempre raffigurata come una bella donna (il codice maschile ci ha considerate inferiori e però ha dato vesti femminili a idee, valori, virtù, arti, eccetera, va a capire) a volte è bendata e a volte no? Di regola è una bella signora che tiene nella sinistra una bilancia e nella destra una spada, ma sugli occhi può avere una benda o non averla. Proprio lei che deve discernere il torto dalla ragione! Continua a leggere

Chi arriva a Tecla, poco vede della città, dietro gli steccati di tavole, i ripari di tela di sacco, le impalcature, le armature metalliche, i ponti di legno sospesi a funi o sostenuti da cavalletti, le scale a pioli, i tralicci. Alla domanda: – Perché la costruzione di Tecla continua così a lungo? – gli abitanti senza smettere d’issare secchi, di calare fili a piombo, di muovere in su e in giù lunghi pennelli, – Perché non cominci la distruzione, – rispondono.
E richiesti se temono che appena tolte le impalcature la città cominci a sgretolarsi e a andare in pezzi, soggiungono in fretta, sottovoce: – Non soltanto la città.
Se, insoddisfatto delle risposte, qualcuno applica l’occhio alla fessura d’una staccionata, vede gru che tirano su altre gru, incastellature che rivestono altre incastellature, travi che puntellano altre travi. – Che senso ha il vostro costruire? – domanda. – Qual è il fine d’una città in costruzione se non una città? Dov’è il piano che seguite, il progetto?
– Te lo mostreremo appena termina la giornata; ora non possiamo interrompere, – rispondono.
Il lavoro cessa al tramonto. Scende la notte sul cantiere. E’ una notte stellata. – Ecco il progetto, – dicono.
(I. Calvino, Le città invisibili, in: Calvino racconti e romanzi II, I Meridiani Mondadori, p.466 )
“Umanità! Popolo italiano!
Siete tutti in vacanza, siete in ferie, eh? Con la social card, eh! Social Card, due parole inglesi per prendervi per il culo in italiano.
Siete in ferie, ma non lo siete solo voi: è l’Italia che è in ferie. L’Italia va in ferie un mese, riaprirà il 12 gennaio… chissà se riaprirà, l’Italia.
Signori, abbiamo una grande occasione: il 2009 andremo contro un muro, ci sbatteremo una facciata pazzesca ma ci farà svegliare da questo coma e ci farà capire in che situazione siamo.Ci farà solo bene, questo shock. Sarà uno shock traumatico. Siamo tutti nel tunnel, e c’è gente che va in televisione a dire: “bisogna uscire dal tunnel, ci usciremo nel 2010”.State nel tunnel! State nel tunnel! Fuori è ancora peggio! Continua a leggere
di Giuliano Battiston
Autorevole economista e sociologo filippino, docente universitario e direttore di Focus in the Global South , Walden Bello ha fatto della combinazione tra la ricerca intellettuale e la militanza politica una vera e propria cifra distintiva, che gli ha fatto meritare nel 2003 il Right Livelihood Award (il Premio Nobel alternativo) e prima ancora la stima di molti di quelli che si battono per un’altra globalizzazione. Quanti non hanno occasione di incontrarlo nelle manifestazioni di piazza o nelle affollate assemblee del World Social Forum lo possono conoscere attraverso i suoi libri (tra cui Domination , Nuovi Mondi Media 2005; Deglobalizzazione , Baldini Castoldi Dalai 2004; Il futuro incerto: globalizzazione e nuova resistenza 2002) dedicati all’analisi delle diseguaglianze create dal sistema capitalistico contemporaneo e alla critica dei progetti imperialistici dello stato a stelle e strisce. Continua a leggere
Auguro buon anno con questa poesia di Attila Jozsef
Gli uomini dell’avvenire
Essi saranno la mitezza e la forza.
Strapperanno la maschera di ferro
del sapere, perché sul volto l’anima
si veda. Baceranno il pane, il latte:
carezzeranno il capo dei bambini
ed estrarranno con le stesse mani
ferro ed altri metalli dalle pietre.
Formeranno città dalle montagne
ed i loro polmoni quieti e immensi
assorbiranno tempeste, uragani;
si placherà ogni oceano. Saranno
sempre in attesa d’ospite imprevisto:
anche per lui prepareranno il desco
e gli apriranno il cuore.
Siate simili ad essi, perché i vostri
piccoli, che han di giglio i piedi, il mare
di sangue che dinanzi a loro giace,
possano da innocenti attraversare.

Perché nascere ancora? –
sembra si rivolti il giorno –
a illuminare che scempio
oppure che tripudio
nell’eterna
universale alternanza?
Perché? – quasi s’incorna,
giorno recalcitrante
alla dura norma…
Rompe la fedeltà
a quell’alto tedio –
non c ‘è precorrimento
di canto nella smania degli uccelli,
non c’è acume vigilante
nei pensieri degli insonni
ma sale, giorno nuovo,
giorno prima mai visto
sulla cresta del tempo
al lavoro necessario.
(M.Luzi) Continua a leggere
Sì, lo so, ho sbagliato, sono il primo ad ammetterlo, non ho scusanti. Meriterò tutte le punizioni che mi vorrai assegnare, papà. Però ti prego, lascia che ti racconti com’è andata. Anche se tu sai già tutto, perché sei onnisciente, saggezza vivente, niente ti sfugge e sai leggere dentro a chiunque, io voglio provare a spiegare, anche a me stesso, se non a te, cosa è successo e perché.
Sento il tuo sguardo accigliato su di me. Hai un cipiglio così severo, a volte, che fa tremare. Eppure io so quanto sei buono, riesci a perdonare ogni cosa a tutti, perciò concedimi di farmi ascoltare da te, senza fulminarmi a priori con quello sguardo terribile… Continua a leggere
FINE DEL ‘68
Ho contemplato dalla luna, o quasi,
il modesto pianeta che contiene
filosofia, teologia, politica,
pornografia, letteratura, scienze
palesi o arcane. Dentro c’è anche l’uomo,
ed io tra questi. E tutto è molto strano.
Tra poche ore sarà notte e l’anno
finirà tra esplosioni di spumanti
e di petardi. Forse di bombe o peggio,
ma non qui dove sto. Se uno muore
non importa a nessuno purché sia
sconosciuto e lontano.
Eugenio Montale (da Satura)
«L’improvviso impeto con cui il desiderio di andare a vedere se le iniziali da me incise più di vent’anni prima nello sportello di uno dei gabinetti nel bagno dell’Art Building fossero ancora lì, l’improvviso e inatteso e irresistibile impeto che mi aveva pervaso con tanta urgenza appena sceso dal taxi, davanti al dormitorio, con Lenore, era una cosa agghiacciante».
di Guido Caldiron
Quando la mattina del 14 settembre di quest’anno è arrivata la notizia che David Foster Wallace si era impiccato nella sua casa di Clermont nel sud della California, al dolore si è unita rapidamente la consapevolezza che l’America stava perdendo uno dei suoi maggiori geni letterari. Si è capito subito che se n’era andato uno degli interpreti più lucidi e autentici di quella perpetua ricerca di sé che sembra essere una delle caratteristiche principali della migliore letteratura statunitense. Continua a leggere
Se il desiderio di cose sempre nuove si fermasse, il capitalismo morirebbe di sovrapproduzione. E’ solo promettendoci continuamente una felicità che passa per gli oggetti ma non si raggiunge mai, che il sistema sopravvive.
Quindi non solo l’atto del comprare ma quello del disfarci di cumuli di merci caratterizzano la nostra inquietudine.
In libreria “Consumo dunque sono” di Zygmunt Bauman
di Tonino Bucci
Nella sinistra ci sono due anime che da sempre si confrontano. Una è la tendenza al produttivismo, l’idea che quanto più si sviluppano le forze produttive tanto più il futuro dell’umanità tende al meglio. L’altra è la cultura della sobrietà e della critica al consumismo. Lo slogan della decrescita, coniato dall’economista Serge Latouche, ha avuto negli ultimi anni una certa fortuna politica perché è apparsa l’unica alternativa possibile al dramma dell’inquinamento ambientale. Per i sostenitori della decrescita la società sarà costretta in futuro a consumare di meno se non vorrà distruggere le basi materiali e ambientali della propria riproduzione. Continua a leggere
[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=8TTVPHquXDI&feature=related]
Se dico “divertente” dico una parolaccia? A volte, nel jazz, pare di sì.
Ho sentito con le mie orecchie esimi critici biasimare Stefano Bollani perché “non fa musica seria”. Ossia: è divertente, quindi non è abbastanza “rispettabile”.
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