Buchenwald

greu1

di Giulia Colavolpe Severi

Fra i suoni che mi ricordano l’infanzia c’è anche quello della parola Buchenwald. La leggevo tutte le mattine su una targa di marmo, prima di entrare in classe. Ho frequentato le elementari in una scuola che portava il nome di Mafalda di Savoia, principessa d’Assia: era crepata proprio lì, a Buchenwald. Quando entrai in quell’istituto, il fatto che fosse intitolato a una principessa mi apparve subito come qualcosa di cui vantarmi. Per un sistema di vasi comunicanti, per una specie di magia simpatica, ciò conferiva anche a me un che di regale, in fondo. Una spanna sopra le amiche di famiglia, che andavano in scuole intitolate a eroi del Risorgimento o a sante bambine o a pedagoghe malvestite. Continua a leggere→

Diario di un editore inCorreggibile

di Alberto Pezzini

Marco Cassini, Diario di un editore inCorreggibile, Laterza,  2008 – pagg. 116 – Euro 9,50.
** * **
La storia della Minimum Fax. Detta in due parole, o in una espressione sintetica, sembra cosa da poco. Ci sta una vita intera dietro, invece. Un’esistenza di chi studia giurisprudenza e poi pensa di fare qualcosa d’altro. Di concreto, di tattile, da toccare con il cuore soprattutto. Dopo l’officina Einaudi di Pavese, Calvino e Vittorini, ma soprattutto Pavese, in Italia non è stato più registrato dal senso comune una attività editoriale così fresca, indipendente.
Così Marco Cassini ci parla di Minimum Fax. Nasce da un fax, all’inizio. Fu un fax. Anzi una rivista da inviare attraverso il fax. Una pagine secca, una pagina contenuta in un formato A4. Da quell’invio arriva una serie differenziata e volente di richieste. Segno che quella trovata solitaria ha funzionato. Segno che anche nell’editoria c’è bisogno di un fremito nascosto che vibri all’imbrunire. Per attirare e stupire un poco. Per sembrare anche un poco di più diversi dagli altri. Continua a leggere→

UNITA’ DI LUOGO, di Carlos Vitale

(Testi di Carlos Vitale, tradotti dallo spagnolo da Marino Magliani)

I

Nozioni di realtà
Occorrono troppe vite per farne una.
Eugenio Montale

Il cacciatore si apposta
Misura tempo e distanza
Il bersaglio succede alla morte
ed è la morte Continua a leggere→

Appello del Parroco cattolico di Gaza

di Antonio Sparzani
gaza-massacro

Quello in corso a Gaza è un massacro, non un bombardamento, è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice. Tra le molte testimonianze, pubblico questo appello del parroco cattolico di Gaza City, che mi sembra non abbia bisogno di miei commenti:.

“Un inferno di orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta abbattendo in queste ore sulla Striscia di Gaza e sul territorio israeliano adiacente. A voi, capi politici e militari israeliani, chiediamo di considerare che insieme ai ‘miliziani’ di Hamas state colpendo, uccidendo e ferendo centinaia di civili palestinesi. Non potete non averlo calcolato. Non potete non sapere che a Gaza non esistono obiettivi da mirare chirurgicamente. Non potete non aver messo in conto che da troppo tempo è la popolazione di Gaza a vivere sotto embargo, senza corrente elettrica, senza cibo, senza medicine, senza possibilità di fuga. Le vostre crudeli operazioni di guerra compiono opera di morte su donne, bambini e uomini che non possono scappare né curarsi e sopravvivere, essendo strapieni gli ospedali e vuoti i forni del pane. Ascoltate i vostri stessi concittadini che operano nelle organizzazioni israeliane per la pace: “Siamo responsabili della disperazione di un popolo sotto assedio. Hamas da settimane aveva dichiarato che sarebbe stato possibile ripristinare la tregua a condizione che Israele riaprisse le frontiere e permettesse agli aiuti umanitari di entrare. Il governo d’Israele ha scelto consapevolmente di ignorare le dichiarazioni di Hamas e ha cinicamente scelto, per fini elettorali, la strada della guerra”.

P. Manauel Musallam, parroco a Gaza – Dicembre 29, 2008.

Due poesie sull’Iraq e non soltanto – di Tiziano Fratus

[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=GkZe39sbaww&NR=1]

[Pubblico qui due poesie in anticipazione di Tiziano Fratus che credo siano oggi come non mai attuali. FK]

PICTA I
[58193 e 4142]

interpretare cifre dici
per penetrare qualcosa che non è mai penetrato a fondo nella tua vita
dici che qua la gente non conosce
si occupa di schemi delle partite di basket
di come risparmiare sul tragitto per andare al lavoro
di come pagare il mutuo della casa nuova a tre piani
di votare contro l’aborto e l’unione in matrimonio degli omosessuali
di portare i figli a disneyland e alla fiera annuale
di mettere la mano sul petto ogni volta che in televisione c’è un accenno di inno nazionale Continua a leggere→

Un seme che rimarrà per sempre

colloquio1

Domma, sarai sempre con noi.

[C’è anche l’audio dell’intervista.

La foto è tratta da qui.

Scriverò una biografia; l’incipit è questo:

Fabrizio Centofanti
La sedia a rotelle del Re
Vita di don Mario Torregrossa

Il piazzale del cimitero era circondato da portici rinascimentali di raffinata eleganza. La bara in ghisa con la salma di don Mario fu issata sulla tomba dei parroci romani. Gli operai avevano tute blu e gesti sbrigativi. Quando don Fabrizio disse che voleva fare una preghiera, sbuffarono e si fecero di lato. Tirava un vento freddo, che ghiacciava le lacrime. Il testo recitato era quello del rito al sepolcro, ma il sacerdote volle aggiungere che don Mario sarebbe sopravvissuto a quella fossa; uno come lui non poteva andarsene per sempre. Poi fece cenno agli uomini dalle tute blu, che ripresero l’ opera. Legarono la cassa e, non senza difficoltà, la calarono nell’apertura. La bara sparì alla vista e le persone cominciarono a rivolgersi le une alle altre, con sorrisi mesti, abbracci e parole di conforto. Don Mario non c’era più, neanche sotto forma di salma. Si apriva un’altra epoca, piena d’interrogativi e d’incertezze. Il freddo era il segno di un’incombente era glaciale o di un’alba nuova che si profilava all’orizzonte con la discrezione delle cose vere?]

Chiedo scusa per la mia assenza, che si protrarrà nel tempo, ma questo evento ha rivoluzionato la mia vita.
Ringrazio tutti quelli che mi sono stati e mi sono vicini.

CUORI SENZA FRONTIERE

ar-palORE 23.00.
Yesser era stufo di studiare. Nella tiepida notte mediorientale mille aromi: profumo di fiori, di primavera, di vita. Tutto invogliava a uscire, a camminare fischiettando e ringraziando Allah per la sua grande e illuminata presenza. C’era gente per strada. Non si udiva sparare nel cuore di Gerusalemme; la paura poteva essere accantonata, almeno per quella sera. Yesser decise di raggiungere il bar e cercare qualche amico. Continua a leggere→

Quid de nocte?

di Anna Maria Curci
cappella-sistina-profeta-isaia

I fili che legano chi è in costante ricerca sono tanto insondabili quanto tenaci. Qualche giorno fa ricevo, in forma di augurio, versi che si imprimono nella mente e nel cuore per la loro severa bellezza e che ripropongono con urgenza l’interrogativo “Sentinella, quanto resta della notte?”. Giungono come un invito esplicito a vigilare e riaccendono una domanda che in realtà ronza in testa da tempo, esattamente da quando l’emergenza si è fatta cifra del viver quotidiano, nella dimensione individuale così come in quella collettiva. Due giorni dopo, Fabrizio Centofanti pubblica su La poesia e lo spirito l’articolo di Ugo Mattei, apparso su “Il manifesto” del 2 dicembre 2008, I guardiani del mercato in nome dell’impresa. Beni a perdere. L’interrogativo si ripropone in altra forma e per un altro ambito dell’esistenza. La domanda, stavolta, riguarda anche l’affidabilità delle “sentinelle”. Il segnale è ora chiaro: non posso sottrarmi alla ricerca e comincio a sfogliare le tre edizioni della Bibbia che ho tra i miei scaffali. Sono precisamente la Bibbia di Gerusalemme, con una presentazione di Gianfranco Ravasi, una Bibel in tedesco a cura della Deutsche Bibelgesellschaft – e che comunque prende le mosse dalla traduzione di Lutero – e la Bibbia in lingua corrente nella traduzione interconfessionale; il brano in questione è Isaia, 21, 11-12: Continua a leggere→

Gianrico Carofiglio, Né qui né altrove / Una notte a Bari

Né qui né altrove / Una notte a Bari – Gianrico Carofiglio – Editori Laterza 2008 – pagg. 159 – Troppo pochi euro per tanta storia.

** * **

di Alberto Pezzini

Gianrico Carofiglio sa scrivere. E bene. Diciamo che in Italia è divenuto quello che Scott Turow – con Presunto Innocente – è stato negli Stati Uniti. Un narratore della realtà processuale dentro la realtà vera e propria. I due universi sembrano lontani, quello del processo e quello della realtà. Sono due mondi effettivamente distinti. Ma che poi finiscono per intrecciarsi. Con la teoria del testimone inconsapevole – secondo cui una persona che mente mentre testimonia non lo fa consapevolmente se segue un proprio inconscio sistema visivo interiore capace di deformare la realtà – ha creato la figura del legal thriller italiano. Che non può mai non essere autobiografico, peraltro. Continua a leggere→

Purgatoriale – di Maria Pia QUINTAVALLA

         Purgatoriale

     Stamane, mi sono svegliata già stanca e un po’ agitata come da un sonno duro e senza pace, e avrei voluto parlare con te, madre: mi sento così strana senza il nostro telefono senza fili che quei fili ho cercato amorosi nel buio, per un po’ senza trovarli.  
Intanto risentivo la tua bella voce sensuosa avvolgermi, un po’ solare, ma l’aria pareva potesse smarrire quei tesori se non li afferravo presto, come quel tuo ondeggiare lieve.
Eravamo sole, e questa immagine mi ha dato la carica nervosa, senza parole ancora, che per giorni mi avrebbe lasciata in tormento.
Allora ho sentito che non ci sarebbe stata un’altra possibilità, se non ti avessi presa così di forza, e con la mia attenzione costretta a sedere qui, a portata di orecchio.

Continua a leggere→

Il gusto relativo

comune_di_bologna

di Mauro Baldrati

Potenza della pubblicità?
Persuasione occulta?
Il nostro gusto è plasmabile?
Da un ufficio della nuova sede del Comune di Bologna, che i dipendenti chiamano L’Inferno di cristallo, si vede un capannone del vecchio mercato ortofrutticolo, una copertura con linee curve, come onde nere, o gobbe nere, poiché è interamente coperto di bitume.
Continua a leggere→

“Del dialetto siciliano” di Marco SCALABRINO

sanscrito1

La concezione del dialetto quale codice dei parlanti di un ristretto consesso sociale, un codice chiuso, non contaminato e/o contaminabile, un codice sinonimo di sottocultura, è tuttora diffusa. Concezione fondata sul luogo comune, sul pregiudizio, sulla sconoscenza di quanto invece c’era – c’è – di bello, di prezioso, di antico nel nostro dialetto.
E allora, perché il Dialetto? E si può – si deve – scegliere fra l’uno, il Dialetto, o l’altro idioma, l’Italiano? E in relazione a che? All’argomento, al destinatario, al caso …? E dulcis in fundo, zumando sulla specificità che più da vicino ci coinvolge, l’annosa questione: il Siciliano è Dialetto o Lingua? Continua a leggere→

Dopo Mumbai, il mostro allo specchio

di Arundhati Roy*

Se stavate guardando la televisione magari non avrete sentito che anche molte persone semplici sono state uccise a Mumbai. Sono state sterminate in una stazione ferroviaria e in un ospedale pubblico, i terroristi non hanno distinto tra ricchi e poveri. Hanno ucciso entrambi
con lo stesso sangue freddo. I media indiani sono stati fulminati
dall’onda di terrore che si intravedeva attraverso le baracche lucenti dell’India scintillante e spargeva la sua puzza sui marmi e le sale da ballo di due incredibili hotel di lusso e in un piccolo centro ebraico. Continua a leggere→

Diario: le parole

parole-dadi

di Davide Bregola

Le parole

Per capire le cose, e in generale quelle della vita, basta pensare alle parole che si pronunciano per comprenderne il significato, non alle loro definizioni, ma proprio all’unità “parola”. Se noi pensassimo le parole che diciamo avremmo una capacità di capire le cose molto più alta di quella concessa dalle definizioni di comodo. Pensare alle parole è una delle verità che ci aiuta a capire il mondo. Uno scrittore che pensa alle parole, un poeta, un artista, se ci pensa realmente e fermanete, compie un’operazione di rispetto imprescindibile e senza la quale non può definirsi artista. Non mi riferisco tanto alle frasi, alla sintassi, o almeno non faccio riferimento solo a quello perché più in particolare penso alle parole. Una ad una. Una davanti all’altra, prese singolarmente. In questi giorni le parole che ho usato e delle quali ho prestato più attenzione sono: Inizio, Luce, Ombra, Vento, Emozione, Acqua, Cielo, Calore, Uomo, Fine.  Diventeranno  capitoli di una storia.

Continua a leggere→

L’addio al meticciato

di Cecilia Pannacini

Parla Jean-Loup Amselle
Il paradosso contemporaneo – spiega l’antropologo francese – è che mentre gli etnologi e gli scienziati sociali insistono sulla mutevolezza dell’identità etnica e culturale, le «minoranze» rifiutano totalmente questo orientamento, affermando la purezza della loro discendenza, spesso per avanzare rivendicazioni territoriali
Responsabile di avere indotto un dibattito fondamentale per le scienze umane, il libro titolato L’invenzione dell’etnia è curato da Jean-Loup Amselle e Elikia M’Bokolo (Meltemi, 2008) e ha denunciato la natura storica, costruita e talvolta finzionale del concetto, appunto, di etnia. Attraverso l’analisi di alcuni casi africani, gli autori – storici e antropologi – descrivono i processi che hanno portato all’emergere, durante l’amministrazione coloniale, di determinati gruppi, nonché i successivi irrigidimenti, gli scontri e la moltiplicazione delle identità etniche. L’etnicizzazione del mondo appare in effetti in costante aumento, sia nelle ex colonie sia in Occidente, dove le politiche migratorie e l’esigenza di gestire e controllare la convivenza tra gruppi di diversa origine rischiano di riprodurre percorsi ed errori già compiuti in passato. Continua a leggere→