Il fisico passa la vita a formulare e verificare ipotesi su come interagiscono corpi e corpuscoli; il narratore, lo storico, il filosofo, passano la vita a fare altrettanto con gli esseri umani. È una analogia che può sembrare calzante oppure tirata per i capelli. Fino a che punto si può spingerla? Stiamo pure attenti a non esagerare, ma forse vale la pena di portarla piuttosto a fondo. È utile. Ed è pure divertente.
Non lasciamoci condizionare dal fatto che la fisica è parente prossima della matematica. È vero: alla base dell’analogia tra fisica e umanistica c’è il “modo di ragionare della matematica”. Ma nessuno ci chiede di dimostrare teoremi o risolvere equazioni. Per approfondire la nostra analogia basta rifarsi al modello che tutte le scienze hanno in comune. Cioè la logica. Di questo, o meglio, di tante cose scollegate che reclamavano una sintesi, ho chiacchierato con Antonio Sparzani. Continua a leggere
Contro la fame
Oggi, all’apertura del Vertice sulla sicurezza alimentare, il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf, ha detto che “è finito il tempo delle parole, bisogna passare ai fatti”; ha detto, rivolto ai capi di stato presenti, che nel 2006 il mondo ha speso 1200 miliardi di dollari per gli armamenti mentre il cibo sprecato in un singolo paese è stato pari a 100 miliardi di dollari e l’obesità nel mondo provoca un eccesso di consumi quantificabile a 20 miliardi di dollari; ha detto: “Di fronte a questo scenario, come possiamo spiegare alla gente di buon senso ed in buona fede che non è stato possibile trovare 30 miliardi di dollari all’anno per permettere a 862 milioni di affamati di godere del diritto umano più basilare: il diritto al cibo e quindi il diritto alla vita?”
I capi di stato, al termine dei lavori, sono sciamati nei ristoranti, ai ricevimenti, decisi a gustare le delizie della migliore cucina italiana: il Presidente Sarkozy (senza la first lady Carla Bruni), ha offerto un déjeuner in onore del presidente egiziano Mubarak nella veranda della Casina Valadier con sformatino di melanzane, involtini di rombo alla mugnaia con punte di asparagi, cesto croccante di zabaione e frutti di bosco; vini rigorosamente italiani; Kofi Annan invece, ex segretario generale dell’Onu, alloggiato nella vip-suite dell’Hassler di Trinità dei Monti, ha apprezzato gli amuse-bouche dello chef Francesco Apreda; la presidente argentina Cristina Kirchner, al ristorante Bolognese di piazza del Popolo, ha ordinato culatello e tagliatelle al ragu; invece da George’s, stile old england, specializzato nella preparazione di tagliolini di mare e champagne, il presidente dominicano Fernandez ha cenato con millefoglie di vitello con asparagi e robiola (due porzioni) preparato dallo chef Antonio Sciullo.
Maria Grazia Calandrone
da Questa probabile persona (inedito)
Se il calice del sorriso
reggerà alla luce del mattino
porteremo la luce nelle ossa come sposalizio segreto
e nella parte vuota e chiara della nostra ombra
sarà consumato come incenso l’odore delle armi
e dei ferri chirurgici, una piccola schiera di scomparsi
uscirà alla luce dietro di noi
come il sole sui prati di marzo
come un popolo d’aria sui travi
e i corpi che furono
bruciati come combustibili e sepolti
con uccelli salati e farine di farro
con un cono di grasso sulle parrucche e con ditali
d’oro, tutti i corpi bellissimi che furono
formati da una donna
usciranno nel giorno interamente
e formeranno scie,
una bava di immortalità.
“Gli incendi” di Filippo DAVOLI
Nudo. E la nudità che ti distingue
dagli altri crocifissi della Terra
è il sublime ed altissimo vedere
di chi scolpendosi nel legno rinunciava
a ogni cosa di sé. Non hai nemmeno
ferite, solo silenzio
che copre la superficie liscia, opaca
di chi ascolta.
Sei nudo interamente, come la vita
che il mistero compatta
negli iniqui dolori, nei percorsi
labili della notte. Soltanto nudo
e totalmente altro. Continua a leggere
Teresa Zuccaro, “Fabbriche”
Quattro poesie inedite di Teresa Zuccaro
La fabbrica di solitudine
Questa fiorente azienda
ha pochi dipendenti
un decina di operai
ben selezionati, abili
manipolatori di cuori,
fra i più instancabili.
Ci hanno cotti a puntino
rosolati per bene, e poi
al massimo grado di fusione,
ci hanno fatti a fette Continua a leggere
Dallo stesso altrove di Marina Pizzi La camera verde 2008
[Collana Felix a cura di Marco Giovenale]
per ogni richiesta:
La camera verde
via G. Miani 20 (Roma)
tel. 340-5263877
per tutte le informazioni, si può fare riferimento anche a
http://felixseries.blogspot.com
http://web.tiscali.it/lacameraverde/
Giovanni Giudici
da La vita in versi
La vita in versi
Metti in versi la vita, trascrivi
fedelmente, senza tacere
particolare alcuno, l’evidenza dei vivi.
Ma non dimenticare che vedere non è
sapere, né potere, bensì ridicolo
un altro voler essere che te.
Nel sotto e nel soprammondo s’allacciano
complicità di visceri, saettando occhiate
d’accordi. E gli astanti s’affacciano
al limbo delle intermedie balaustre:
applaudono, compiangono entrambi i sensi
del sublime – l’infame, l’illustre.
Inoltre metti in versi che morire
è possibile più che nascere
e in ogni caso l’essere è più del dire.
“2 giugno…”
La festa di chi è vivo nonostante.
La festa di chi è in carica alla faccia
bardato di nomi e di speranze d’altri. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 62
Ci siamo amati, credo, in ogni caso se non era amore quello non so davvero che cosa mai possa essere amore. Quando venivi era una festa, anche se eri sempre corrucciato per qualcosa e facevi scenate galattiche per ogni nonnulla. Eri geloso, volevi fedeltà, benché andassi e venissi senza regole: le regole le dettavi solo tu, mentre le promesse oltre a pretenderle le facevi pure, ma ahi quanto ambigue, e quanto incomprensibili, solo tuoi, i tuoi tempi. Continua a leggere
Il dono di Eraclito – Jibril AL-HALIM

(Un rarissimo ritratto di Jibril Al-Halim. Dalla collezione privata del Prof. Franz Doch Gebrochen, per gentile concessione.)
Jibril Al-Halim (Gibraltar, 1454 – Rákóczy, 1532) – Il dono di Eraclito (1507)
Traduzione a cura del Prof. Franz Doch Gebrochen (Univ. di Sárospatak) e del Prof. Ugolino Conte (Univ. di Tozeur)
1.
trama volti dove traspare il taglio
il grumo arso di graffi
che alla pietà si stempera
e declina
in piume e acerbe fedi
di memoria Continua a leggere
Mistica e tecnica
di Marco Guzzi
Oggi più che mai, con la velocità e le potenzialità crescenti delle comunicazioni telematiche, diventa indispensabile conquistare spazi interiori di silenzio e di pace, un baricentro spirituale.
La donna e l’uomo del XXI secolo, educati fin da bambini all’attività mentale propria del computer, per sua natura estremamente frammentata e pericolosamente incline ad una navigazione caotica e senza rotte, dovranno necessariamente apprendere meglio come funziona la nostra mente, per disattivarne o almeno rallentarne i vortici angosciosi, e per ritrovare la quiete interiore, ogni volta che vorranno staccare lo sguardo dal web. Continua a leggere
Lettera…
Natalia Lisi
Pergamena di pioggia
ti porgo la dimora che abiti
la faccio silenzio, ci scrivo
con le vene e con le labbra
ho un campo nel brivido, verso
tutta la luce del creato
nella amara piaga dei discorsi
fuochi del grembo ctonio
ci tennero alle redini d’un canto
la pelle contro il tuono
guadata dagli sguardi
con la guancia strappata alla marea
parli alle parole, le dici di innervarsi
di fare note, sangue
di spegnere nelle vene il nostro liquido
bollente
nudo nome, che ci sovrasti
penetri il largo dorso delle mani
penetri a fondo nella carne e stai
disteso come in estasi.
*****
[Il blog di Natalia Lisi ha per titolo: raDa delle Folgori: http://dearibelle.splinder.com]
Philologia Pauli
di Pietro Pancamo
A luglio del 2006, è uscito a Santarcangelo di Romagna un saggio intitolato Philologia Pauli. Il corpo e le ceneri di Pasolini. Si tratta indubbiamente di un volume esemplare, il cui autore (il critico e poeta Massimo Sannelli) investe ed investiga con intensità amorosa – di sicuro filiale – un accadimento chiave, consumatosi all’idroscalo di Ostia Lido nel 1975, quando Pier Paolo Pasolini perì in circostanze controverse, e a tutt’oggi da chiarire a pieno, nelle quali Sannelli, dopo aver confrontato le opere dello scrittore bolognese con le cronache giornalistiche del delitto, scorge il compiersi annunciato, se non forse ineluttabile, di un destino tanto mi(s)tico quanto presumibilmente cri(s)tico. Continua a leggere
Il profeta cieco (scuola di poesia 3:2)
di Massimo Sannelli
1
Gramsci studia la profezia in due «tempi bui»: nell’aprile 1918 (*Sotto la Mole*, Einaudi, Torino 1975, pp. 392-393) e nel terzo anno di carcere, con il Quaderno 4 e con la lettera a Tatiana del 21 settembre 1931. I dati sono sempre gli stessi: il cieco Tiresia e i personaggi danteschi, la storia recente, la poesia popolare e il valore della poesia. Nel 1918 il problema è già chiaro: due bambini diventati ciechi, dopo aver predetto la fine della guerra, sembrano Tiresia, cieco e credibile, e Cassandra, vedente ma non creduta. E Dante incontra due dannati nel canto X dell’*Inferno*. Uno, Cavalcante, chiede: *e mio figlio, Guido, il tuo amico, perché non ti accompagna?* Dante risponde con un verbo al passato: *egli ebbe*. Cavalcante fa il ragionamento più semplice: azione conclusa, figlio morto. Crede di capire e crolla: il figlio è morto, il padre tace e non si alza, come se fosse morto un’altra volta. Continua a leggere
Il maestro del buonumore
di Pasquale Giannino
Quando mi sento giù ascolto un disco di Renato Carosone. L’ho visto nel ’91 al teatro di Altomonte. È un paesotto del cosentino a una manciata di chilometri dal mio. A differenza degli altri comuni della zona, che stanno morendo, ad Altomonte negli anni Ottanta c’era un vecchio professore di lettere che ebbe un’idea particolare. Disse: Noi non abbiamo niente in questo piccolo paese, neanche gli occhi per piangere. Però abbiamo un borgo che molti ci invidiano: da una parte le case a forma di presepe naturale, dall’altra un belvedere da restare senza fiato. Per di più siamo nella Magna Grecia, l’unica cosa che ci manca è un teatro. Continua a leggere
Salvatore Toma
Ciclo di Giuda – di Lorenzo CARLUCCI

(Untitled, 2002, immagine fotografica di Marco Mazzi)
[Lorenzo Carlucci, Ciclo di Giuda e altre poesie, postfazione di Matteo Veronesi, Forlì, Editrice L’Arcolaio, “Il Laboratorio”, 2008.
Dall’opera è stato tratto un video d’arte curato e prodotto da Marco Mazzi.]
IL MISTERO DEL TRADIMENTO. NOTE PER IL GIUDA DI CARLUCCI
Il Vangelo di Giuda, di cui le sabbie di Nag Hammadi hanno da poco restituito una versione copta, era già indirettamente noto attraverso gli eresiologi della prima età cristiana. Ne parlava, in particolare, Ireneo di Lione nell’Adversus haereses, accennando ai Cainiti, che, in chiave gnostica, consideravano Giuda un illuminato, profondamente compartecipe dei misteri del divino, detentore di una sapienza assoluta ed arcana, e coinvolto, in modo essenziale e necessario quanto paradossale, nel disegno della salvezza e della redenzione, e celebravano il mysterium proditionis, l’arcano e tragico mistero (forse nel duplice senso di segreto e di rito, di enigma e di festa mistica, di viluppo inesplicabile e di via d’accesso al regno del sacro) del tradimento decisivo e fatale, senza il quale, del resto, il disegno della salvezza sarebbe rimasto incompiuto. Continua a leggere
Umanità
di Blackjack
“Porca puttana! Che cazzo fai?”
Esistono luoghi, in questo nostro mondo, abilmente ignorati. Nessuno ne parla, nessuno è interessato a parlarne: nessuno ne vuole parlare. Zone franche comode a tutti. Devi triangolare denaro? Spostare organi? Acquistare un party intimo per amici perversi e bimbe con meno di dieci anni? Giocare cifre improponibili? Vi serve uno stinger? Qualche kalashnikov d’occasione? Una Rolls scontata, e rubata, per sentirvi Re in trasferta? Luoghi così esistono. Continua a leggere








