PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 63

Quando Erre va dal suo medico, strano ibrido fra un mago rinascimentale e uno 007 postmoderno, costui gli dice sempre: “Caro Erre, lei soffre perché s’identifica. Questo è male, è “il” male. Se soltanto riuscisse a disidentificarsi le cose cambierebbero, e di molto”. In genere a quel punto Erre ribatte che quello suggerito non è che un maldestro tentativo di eludere la responsabilità penale; al che ridono entrambi, e ad Erre pare che per un attimo si allenti la morsa che da quando è al mondo lo tortura . Continua a leggere→

sei giugno

La mia gatta tutta arrotolata, una coccarda,
la mia leoparda d’argento,
si stirò, si allungò, mi disse “Non piangere,
avrai tragedie più grandi, non è ancora il momento,
bevi il Campari, grattami!”. Allora Continua a leggere→

Replica a Scalfari – di Vito Mancuso

Caro Scalfari, anzitutto la ringrazio dell’attenzione e delle belle parole riservate al mio lavoro. È un onore per me venire a sapere che Lei ha letto il mio ultimo libro, e per di più, come Lei scrive, “con vivo interesse”. La sua replica alla mia recensione ha toccato tre punti: il logos, la libertà e l’amore, con un’appendice finale dove mi consiglia la lettura di La Rochefoucauld. Per quanto attiene a quest’ultimo, Lei scrive che leggendolo io giungerei ad apprendere “molte cose che la teologia non include nel suo sapere”. Continua a leggere→

Voltare pagina

La Storia incomincia con la scrittura. Così mi hanno insegnato a scuola. Prima della scrittura – inventata dai Sumeri circa 5000 anni fa – c’era la Preistoria, c’erano i cavernicoli, poveri esseri che si distinguevano a malapena dagli animali a cui davano la caccia. E’ la scrittura il discrimine, lo spartiacque. Non è sufficiente vivere per avere una storia. Senza scrittura si esiste solo in quanto specie, come le formiche o gli insetti. Bisogna scrivere, dare una forma scritta alla propria vita, solo in questo modo si ha una storia e se ne è protagonista. Continua a leggere→

La via per Murano

di Giovanni Agnoloni

La via per Murano era fatta d’acqua, e il traghetto la solcava pigramente. L’aria puzzava di alghe, mentre il sole l’attraversava con i suoi raggi solidi. Faceva molto caldo. Philippos si sporse dalla ringhiera per cercare sollievo nell’attrito dell’aria. Aveva ottant’anni, e adesso voleva solo realizzare il suo desiderio. Continua a leggere→

L’uomo che non credeva in Dio – di Vito Mancuso

Il titolo L’uomo che non credeva in Dio ha un sapore di eterno, nel senso che Scalfari vuole essere ricordato come l’uomo che, appunto, non credeva in Dio. Sarebbe del tutto fuorviante leggervi un’apertura tipo “ma che ora invece ci crede”. Il titolo intende scolpire il fatto che il rapporto di Scalfari con Dio è chiuso, e tale per sempre resterà.
Un ruolo decisivo nel libro lo ricopre Friedrich Nietzsche, il pensatore al quale Scalfari dedica più spazio e con cui si dichiara più in debito, più di Cartesio, Spinoza, Kant, Freud, che pure hanno giocato un ruolo di primo piano nella sua formazione. Ma mentre questi filosofi hanno contribuito a formare Scalfari che poi li ha per così dire superati, Nietzsche sembra rimanere il faro, la stella attorno a cui gravita il suo pensiero. Continua a leggere→

La camera verde

sabato 7 giugno, La camera verde (Roma, via G.Miani 20/a)

“PORNO DADA 1929”

ore 19.00 presentazione dei libri

Blu di prussia di Francesco Forlani e Dina Rosa

Figure di reato di Giulio Marzaioli

SMS/MMS di Francesca Vitale

Las calles de l’alma di Gerardo Di Fabrizio

La terza riva del fiume – Melquíades Fermín HERRERA


(Una delle pochissime immagini esistenti di Melquíades Fermín Herrera. Il ritratto fu eseguito, in stato di trance, a distanza di migliaia di chilometri, e senza aver mai conosciuto o visto il soggetto, da Jean Giraud/Moebius.)

Breve nota di presentazione

Nonostante la mole sempre crescente di pubblicazioni e di studi a lui dedicati, sono ancora moltissime le zone d’ombra che avvolgono la figura e l’opera di Melquíades Fermín Herrera, e pochi, veramente pochi, anche se di grandissima importanza (soprattutto sul piano dell’intelligenza complessiva dei testi che ci ha lasciato), i dati certi e inoppugnabili in nostro possesso. Continua a leggere→

Osip MANDEL’STAM – Tre poesie

Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese,
a dieci passi le nostre voci sono già bell’e sperse,
e dovunque ci sia spazio per una conversazioncina
eccoli ad evocarti il montanaro del Cremlino.
Le sue tozze dita come vermi sono grasse
e sono esatte le sue parole come i pesi d’un ginnasta.
Se la ridono i suoi occhiacci da blatta
e i suoi gambali scoccano neri lampi.

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«Ama e taci». Il Bardo continua, 3.

a cura di Gaja Cenciarelli e Antonio Sparzani.

[brano tratto dal Re Lear, a cura di Giorgio Melchiori, Biblioteca Mondadori. Atto I, scena I. Le parentesi quadre sono state riportate esattamente come compaiono nella versione pubblicata da Mondadori nel 1976]
Nella foto: il Globe]

LEAR – Now, our joy,
Although our last and least, to whose young love
[The vines of France and milk of Burgundy
Strive to be interessed:] what can you say to draw
A third more opulent than your sisters’? [Speak!]

CORDELIA Nothing, my lord.

[LEAR Nothing?

CORDELIA Nothing.]

LEAR Nothing will come of nothing. Speak again.

CORDELIA Unhappy that I am, I cannot heave
My heart into my mouth. I love your majesty
According to my bond, nor more nor less. Continua a leggere→

Potenze dell’Anima

Elémire Zolla se n’è andato il 29 di maggio ed è uscito da qualche giorno la riedizione curata da Grazia Marchianò di Potenze dell’anima , un altro dei suoi libri-chiave (1968), esce per i tipi della BUR Rizzoli.

Si tratta a mio parere di un grande libro.

Verrà presentato nella Giornata di studio:”La tradizione spirituale in Italia:Zolla ritrovato”,in programma a Pietrarubbia, nel Montefeltro sabato 7 giugno (vedi allegato).

invito-zolla-def

METROMORFOSI 15

E’ uscito il nuovo numero di Metromorfosi, rivista di infocritica distribuita gratuitamente a Roma e dintorni.

In questo numero di giugno: Nick Cave, Dinosaur Jr, Unnaddarrè, Matteo Garrone, Antigone,
Miracolo a Milano, Gianni Piacentino, Zachary Shomburg…

Copertina: Steven Smith.

www.metromorfosi.com

Viaggi e miraggi

Il mare di notte è una pelle tesa di tamburo, è la tua mano che afferra l’aria controcorrente dei sogni ostinati, la stella che segui come i passi lunghi di tuo padre, sempre irraggiungibile, sempre troppo bravo, la risacca della tua fragilità, che ora si perde all’orizzonte di questo viaggio in cui ti sembra che ogni dolore evapori, come il ricordo delle cose comuni, il saluto al negoziante o la parola detta all’angolo di strada, il mare ha questo dono dell’oblio, e più ti allontani dalle immagini solite delle tue giornate, più questo vuoto si allarga e fa spazio al fantasma del futuro, al volto che hai sempre cercato, fin da bambino, quando lei ti guardava con quegli occhi verdi che non riuscivi a decifrare, e li abbassavi sul suo grembiule bianco, increspato come un mare mai visto, in cui immaginavi di nuotare, di suonare come su una pelle di tamburo, tesa nella notte, e questo viaggio è precisamente il viaggio in quell’immagine che ora torna a tradimento, mentre gli altri che ti si accalcano vicino hanno un moto improvviso e tu, che sognavi con gli stessi occhi verdi della enigmatica bambina, senti la mano dello scafista tesa come la pelle del tamburo, e la musica è il tonfo del tuo corpo nell’acqua, bianca come il suo grembiule, per le bolle di ossigeno esplose dalla bocca spalancata, e rimpiangi fino alle lacrime di non aver imparato mai a nuotare, proprio tu, che avresti nuotato per sempre nel grembiule bianco della bambina occhi verdi che ti guarda, ti guarda, mentre sei ormai della stessa materia delle onde e dei sogni che svaniscono come assurdi fantasmi, nella notte che ha il rumore della lancia grigia dei finanzieri, dalle divise simili al vestito di tuo padre, così perfetto e irraggiungibile, anche ora che hai toccato la profondità massima di questa vita di sogni e tradimenti, di occhi verdi che non si staccano più, che ti accompagnano nel viaggio che ora, solo ora, comincia.

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