da “Davanzali di pietà”, #2, 2008, di Marina Pizzi

37.

sotto la volta di un nodo di stoppia

barcolla il trave della cella.

il veto del sole sotto l’alluce

indica la strada del dietrofront.

l’azzurro mendìco del cielo nero

al bar del coro non grida mai.

appieno vuoto questo dividendo

la sa con pena la promessa livida.

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Lansdale a Massenzio

La serata è calda. Intendo metereologicamente. La temperatura, anche sceso il sole, gigiona intorno ai 27-28°. La gente prende posto fra le sedie, disposte a semicerchio davanti al palco.Il palco è ricavato in una cornice unica. Chissà se l’architetto romano che ha disegnato Massenzio avesse previsto che diversi secoli dopo ciò che maestosamente resta della sua opera dovesse ospitare, nell’ambito di una manifestazione come il festival delle letterature, due fra gli autori fra i più lontani da tutto ciò che è storico (intendendo qui l’accezione più rigorosa del termine).Sale sul palco Gibson. Continua a leggere→

Gli Idioti

di Nadia Agustoni

Amare i libri e amare un libro. Questa storia potrebbe iniziare così. Incomincia però negli anni Ottanta quando era difficile vivere in provincia con grandi ideali e con poche prospettive. In parte mi salvò la ricerca interiore a base di letture, camminate in collina, amicizie lontane. Dimenticavo: c’era anche la bicicletta. Dalle mie parti, nei paesi intorno a Bergamo, ci sono state subito ragazze nel ciclismo agonistico. Uno dei miei fratelli seguì da tifoso un giro d’Italia femminile a cui partecipava la figlia di un suo amico. Mi teneva aggiornata. La bicicletta era evasione. Non sognavo gare. Sognavo però delle storie.

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Villa Dominica BALBINOT – Quattro poesie


FEBBRE LESSICALE

Incateno allora le parole
al canone impuro
di febbre lessicale,
all’invisibile vaglio
di intendimento sotterraneo.
Poi le inanello
– decerebrate e affossate
come conche –
in nevrosi esangue,
nella rassegnazione contemplativa,
nel quietismo del sermone,
rivelatrici chimiche
di ipotesi congelata.
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Poesia e Spiritualita’ – Una nuova rivista

E’ uscito il primo numero della rivista “Poesia e Spiritualità” (Redazione: Via Anelli n.8 – Milano) con interventi di poeti e critici come Donatella Bisutti, Paolo Lagazzi, Giuseppe Conte, Giancarlo Pontiggia, Bernard Noel, Angel Darìo Carrero, Antonella Anedda, Ellen Hinsey, Gianni D’Elia, Franco Loi, e molti altri.
Questo è il mio intervento alla tavola rotonda su “La Poesia nella società mediatica”, che apre la Rivista. Continua a leggere→

Milo De Angelis

da Tema dell’addio

a Giovanna

Vedremo domenica

*

Tutto era già in cammino. Da allora a qui. Tutto
il tempo, luminoso, sfiorava le labbra. Tutti
i respiri si riunivano nella collana. Le ombre
di Lambrate chiusero la porta. Tutta la stanza,
assorta, diventò il primo battito. Il nero
dei tuoi capelli contro il giallo dell’ultimo raggio.
Da allora a qui. Era il primo giorno dell’estate.
Il silenzio ci riempiva la fronte. Tutto era
già in cammino, da allora, tutto era qui, unico
e perduto, nostro e remoto, ardente. Tutto chiedeva
di essere atteso, di tornare nel suo vero nome. Continua a leggere→

Una serata diversa

Mentre gli arrivavano i pugni e i calci di quegli scatenati pensò alla sua vita. Poteva finire così, in una strada di periferia, una notte come tante, solo che per lui sarebbe stata l’ultima. Provò a guardare in faccia i suoi aggressori, poi pensò che gli aggressori sono tutti uguali, hanno tutti quella smorfia che tradisce la rimozione del pensiero. In effetti, anche gli energumeni che lo stavano pestando avevano la stessa smorfia, e i pugni e i calci erano meccanismi di un ingranaggio che andava avanti da solo, non c’era bisogno dei loro piedi e delle loro mani, era un’idea, una politica, che concedeva uno dei suoi spettacoli in una notte di maggio come tante, in una periferia qualsiasi di una qualsiasi città del mondo. A volte ci si vorrebbe mettere nei panni degli altri, per capire come vivono, come sentono le cose. Ma lui nei panni di quei ragazzi non ci voleva stare: preferiva i suoi, impregnati di polvere e sangue, a forza di essere rotolato nella via dai lampioni altissimi e dai palazzi dallo sguardo grigio. Nessuno sarebbe venuto ad aiutarlo. Neanche la ragazza che ora intravedeva e si avvicinava sempre più rapidamente. Era tanto che non la incontrava, proprio ora doveva venire, ora che gli occhi non riuscivano più a restare aperti, ora che un calcio in bocca gli toglieva l’ultima luce di pietà, l’ultimo disperato tentativo di perdono, in balia di quei ragazzi che avevano scelto lui per trascorrere una serata diversa.

Il gioco a somma zero

Si parla tanto di “emergenza sicurezza”. Un giorno si invocano leggi, espulsioni, ronde notturne, provvedimenti eccezionali; il giorno dopo gira il vento e si chiedono indulti, benefici, tolleranza. Un giorno ci si scaglia contro i rom, il giorno dopo si invoca la solidarietà. Forse mi sono perso qualcosa, ma mi rode il dubbio che questo dibattito non serva per capire qual è la cosa migliore da fare e che i clandestini, i rom, i cittadini impauriti/incazzati, siano tutti strumenti di un gioco politico.
Sbaglierò, ma sono convinto che, prima di invocare provvedimenti severi o di assolvere a priori, sarebbe il caso di ricuperare il senso di parole come “colpa” e “responsabilità”. Ripeto: sbaglierò. Ma secondo me abbiamo finito per attribuire a queste parole un significato distorto.
Se vi sembra che la prendo troppo alla lontana vi chiedo scusa, ma non saprei come fare diversamente. Partiamo da un caso pratico. Continua a leggere→

Per Sidney Pollack

di Mario Pandiani

“Beviamo alla vita…”
“Cioè alla fine della bella vita….”

Questo breve scambio di battute in Come eravamo me lo giro in testa da un paio d’ore, sembra tanto, sembra poco, puoi liquidarlo facilmente eppure è profondo.
E’ che non riesco ad abituarmi al fatto che non ci sia più.
penso a lui e c’è l’ho negli occhi nella sua arte di attore, quella capacità assoluta di interpretare il suo nemico, nemico che conosceva da vicino, che aveva dentro. Continua a leggere→

Disumanesimo (Scuola di poesia, 3: 1)

di Massimo Sannelli

[lettore, tutto è in tutto. e dire “non c’è niente che non sia poesia” è esagerato, *forse*; ma non c’è niente che non possa visto *anche* dal punto di vista della poesia, che istituisce le sue filologie fantastiche, o i suoi scandagli, o il suo delirio. il primo testo, che segue e uscì su una rivista da combattimento – che altro significa *militante*? – è quasi un allegato interiore ad un dubbio sugli «intellettuali», e indirettamente sulla scrittura, attraverso il paradosso – vero –dell’intellettuale-filologo-archivista che si sforza di negare l’evidenza dell’Olocausto. non è che la cultura salvi *di per sé*, allora. e il tema ambiguo della forza – dalla «disperata vitalità» alla «banalità del male» – è sempre implicito, anche nelle *humanae litterae*. qui trovi il primo allegato di una cosa che si chiama ancora «scuola di poesia», ed è bene che si chiami così: nel prossimo, o in uno dei prossimi, vedrai che la scorza si ingentilisce, e diventa fiori o «lezioni inevitabili» della natura, non *sulla* natura] Continua a leggere→

PRINCIPESSA

di Blackjack

Mi ero alzato soddisfatto. Non capita tutti i giorni di sedersi al tavolo con uno dei migliori giocatori di poker del mondo che, fra le altre cose, è anche il russo ricercato dalle polizie e dai servizi di mezzo mondo per traffico d’armi, e vincere. Il mio ego era più che appagato, galleggiava, anzi volteggiava leggero e invincibile. Continua a leggere→

L’UNA o L’ALTRA

Da un seminario interuniversitario da me condotto intorno al tema dell’importanza di essere umani. Il seminario intendeva portare l’attenzione su cosa accade quando diveniamo vittime dell’impulso all’elusione, quando diveniamo incapaci di riconoscere il dolore, la sofferenza, la tristezza nel volto di un altro. In questa negazione e indifferenza dimentichiamo il tratto distintivo della nostra umanità, che ritengo sia proprio abbandonare la nostra “persona”, cioè la nostra personalità, per accogliere il transpersonale. Lasciare attraversare la propria (?) identità dalla presenza altrui come presenza umana, divenire capaci di risponderle. Nell’incontro con l’altro scoprire le risorse simboliche della propria identità, raccogliere la brezza dello Spirito che pervade ogni cosa, fare esperienza del divino. Qui è il paradosso: si è veramente umani solo se si abbandona la nostra, presunta umanità!

Chi si rinserra nell’umano soffoca. Chi si proietta nel cosmo da cui è avvolto, si annulla estaticamente (Elèmire Zolla)

“Nella misura in cui si accetta, l’uomo scende nella profondità della propria natura che è negazione. Per questa ragione, non essere te stesso se non vuoi essere perduto”.

Sai che non è la ricerca della felicità il grande movente delle azioni degli uomini, ma il desiderio inerente a ciascuno dei tuoi atti “Non essere colui che sono”

(Basile Sureau) 

  Chiudevo il seminario invitando a una meditazione su questa poesia di Bousquet. Continua a leggere→

La poesia creatrice e redentrice di Arturo Onofri

di Magda Vigilante

Sulla poesia di Arturo Onofri gravano ancora numerose incomprensioni. In generale la critica tradizionale ha riconosciuto l’influenza che Onofri ha esercitato sui poeti ermetici, ma non ha approfondito, tranne alcune eccezioni, l’analisi della Terrestrità del sole, ultimo ciclo lirico composto dal poeta alla fine degli anni Venti (1) , giudicandolo una troppo programmata costruzione poetica il cui intento spiritualistico finisce per sopraffare l’espressione artistica. Solamente in anni recenti sono stati riscoperti il valore e l’originalità dell’ultima fase poetica onofriana per merito anche della ristampa dei 6 volumi che compongono il ciclo, eseguita tra il 1998 e il 1999 dalla casa editrice La Finestra di Trento. Continua a leggere→

Ermanno Cavazzoni: “Consigli a rovescio” [da: “Griselda on line, portale di letteratura”]

Se dovessi dare dei consigli ad uno a cui viene voglia di scrivere, gli direi: parti dalle interiezioni, che forse sono la parte più negletta della lingua scritta: ah, ahimè, porco cane eccetera, sono la parte più trascurata e invisa alla scuola. Gli direi: parti da un bel “oh perbacco”, da cui poi ne consegue qualcosa; non ogni persona dice “oh perbacco”, e lo si dice in situazioni particolari, con addosso una carica di sorpresa e anche di perbenismo, per cui c’è già tutto un abbozzo di personalità del personaggio parlante, che se avesse detto invece “vacca d’un cane”, io lo avrei già classificato come un rozzo e un banale, con tutto quello che ne consegue, anche un po’ di schifo per una tale greve personalità. Preferisco in genere i tipi che dicono perbacco. Continua a leggere→

LIBERI IN RETE – ibrid@prosa, ibrid@poesia

Da Ibridamenti

LIBERI IN RETE – ibrid@prosa, ibrid@poesia
Tre novità per Ibrid@prosa e Ibrid@poesia.
La prima è che anticipiamo il tema Libertà in rete perché vorremmo raccogliere i vostri testi su questo argomento, prima di lanciare la seconda fase del progetto Ibridamenti.
La seconda è che unifichiamo le due iniziative e perciò i vostri testi andranno inviati sia che si tratti di versi o di prosa, o di testi sperimentali basati sull’uso di immagini e suoni a: [email protected]
La terza è che avete più tempo.
Scadenza invio testi: non oltre le ore 24.00 del 30 giugno 2008

Tema:Libertà in rete
Virtualità significa possibilità di una libertà che non abbiamo mai conosciuto nel mondo off-line. Grazie alle tecnologie digitali, diventa possibile comporre, costruire un mondo artificiale, che ha carattere di singolarità: un mondo che è fatto soltanto per me, o per me e te, un mondo condiviso da un piccolo numero di persone (Franco Berardi)

Si tratta questa volta di dare ali all’immaginazione e di usare il testo per creare nuovi mondi. Perciò lo staff di Ibridamenti vi invita caldamente a partecipare perché abbiamo bisogno di sognare con voi.

I dettagli del regolamento sono qui per Ibridapoesia e qui per Ibridaprosa