20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Mauro Liggi è un altro poeta-comunità. È difficile separare nettamente l’ispirazione della sua scrittura dalla sua appassionata e generosa attività di promozione poetica, forse addirittura dalla sua professione di medico. Non è un elemento secondario in una stagione in cui la poesia è spesso autistica promozione di sé stessi. La raccolta Alla terra i miei occhi (Interno Libri, 2024) è un breviario laico che ci sostiene e ci orienta. C’è da fidarsi della natura della sua poesia. Ciò che vuole lo vuole con onestà. Questa tenerezza, se non è una cura, è un pharmakon di sopravvivenza. La garza umida sul comò/ (…) ho custodito il miele/ che ora spalmo sulle tue labbra d’autunno. È di pietra, la poesia di Mauro Liggi, ma anche di mirto, di sale, di lava e di ogni elemento naturale senza diluizione. È efficace la definizione che ne dà Anna Segre nella prefazione.

Continua a leggere

10

Tre fisse a… (domande semplici e concrete)

di Patrizia Baglione

 

Tre fisse ad Anna Segre

 

  • Quanto influisce bellezza, dolore e amore nella tua poesia? 

 

Bellezza, dolore e amore, sarebbe come dire sale acqua e farina, senza i quali nessun pane sarebbe possibile. Sarebbe come dire i nucleotidi, cioè i monomeri che formano il DNA, le informazioni fondamentali per narrare la storia personale di ognuno. Sono strumenti di conoscenza, bellezza dolore e amore, che ci rivelano a noi stessi, che ci spiegano il mondo, partiamo da lì. Perlomeno io, di sicuro.

Continua a leggere

Narratori del Nuovo Millennio – Yari Selvetella

Nell’appuntamento di oggi incontriamo Yari Selvetella, uno dei miei scrittori italiani preferiti di tutti i tempi.
Data la quantità di cose di cui volevo parlare con lui, e consapevole della densità delle sue risposte, ho deciso per questo appuntamento della mia rubrica di condurre  un’intervista online, che potete guardare qui su YT, o ascoltare come pod da questo link, oppure leggere in una versione condensata qui sotto.

Grazie mille di essere qui, è un’intervista di cui parliamo da un pezzo! Sei uno dei pochi scrittori che ho conosciuto prima che fosse un autore di romanzi: quando ci siamo conosciuti avevi pubblicato soltanto un libro di poesia, nel ‘97 – cosa che mi era completamente sfuggita e poi la poesia l’hai ripresa soltanto quasi dieci anni dopo. Come mai?

Ma guarda in realtà io sin da ragazzo faccio sempre le stesse cose. Continua a leggere

Anatomia di un tramonto, di Marina Torossi Tevini

di Chiara Mattioni

A cosa serve la poesia? E poi: cos’è la poesia? E’ l’anima in presa diretta di un singolo, attenzione estrema alle cose dentro e fuori, rivelazione fulminea del profondo e dell’universale? E’ ingegneria della parola? La poesia è il progetto, il programma prima della realizzazione – basti pensare che le grandi rivoluzioni hanno trovano sempre il loro poeta – o bilancio e rilancio? Di certo, in poesia, il tempo non è algebrico e non finisce, pertanto c’è un solo bilancio che può stabilire ed è il bilancio dell’avvenire. Sta comunque sempre tra i due fronti della poetica e dell’estetica, della rapsodia e della prosodia. In ogni caso sempre difficile da afferrare e da definire, tanto più se si tratta di raccolte di versi scritti in un arco più o meno lungo di anni, ed è difficile trovare un filo di Arianna che ci guidi. Continua a leggere

Ugo Mauthe, L’equilibrio del niente

di Mauro Ferrari

Ugo Mauthe, L’equilibrio del niente, Prefazione di Alfredo Rienzi, puntoacapo 2024

La prima annotazione che mi sembra pertinente è riferita al titolo: Niente è un termine ben diverso da Nulla, che rimanda a una dimensione filosofica e scientifica, laddove Niente è più vicina al parlato quotidiano: Mauthe non vuole fare filosofia in versi bensì proporre riflessioni poetiche, in una raccolta in cui uno dei denominatori comuni è l’uso di un linguaggio basso, mai esibito nei toni e nelle scelte. Ci avvicina al tema, ce lo presenta senza ostentare. Ma la riflessione c’è, ed è forte, oltre che ben calata nei versi.
Continua a leggere

La poesia vista dalla luna. Trenta righe di Alberto Bertoni 2. Edoardo Zuccato

Due constatazioni coinvolgono la poesia neo-dialettale, ora che ha felicemente oltrepassato il mezzo secolo di vita, se continuiamo a individuare il suo anno d’inizio nel 1972 dei libri di due poeti-sceneggiatori cinematografici: Tonino Guerra e Cesare Zavattini. La prima riguarda il passaggio di testimone generazionale che – a considerare eccellenze “di transito” un Rentocchini e una Grisoni – coinvolge almeno due romagnoli costantemente bravi come Gabellini e Teodorani, assieme a un trevigiano votato a un’energica pronuncia civile come Fabio Franzin. La seconda constatazione concerne proprio l’amplissima gamma di tecniche poetiche che distingue le molteplici scritture neo-dialettali, oscillanti tra gli estremi del lirismo puro e dell’epos (comprendendo vocazioni teatrali ed emergenze di romanzo in versi), come peraltro fu proprio dell’archetipo della scrittura dialettale novecentesca, vale a dire l’incommensurabile Pascoli. Continua a leggere

Lirico terapia. Giovanni Giudici

Da Fortezza

Andare a Roma

Però se gli dicessi
Brevi ordinate parole – lasciami
Andare a Roma ti giuro che torno
E a nuovi pesi
Non dubitare non temere chinerò
Il capo entrando al barile di chiodi
Io pure e rotolando e le palpebre
Al sole a punture di vespe cosparso di miele
Offrendo e nei supplizi
Cantando prigioniero tuo e usignolo:
Pur che mi lasci ma ti giuro che torno
Cosa mai vuoi che sia appena un giorno

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Unità e Differenza

 

«In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.» [Mc 10,2-16]

[vedi anche Gn 2,18-24] Continua a leggere

13

Lirico terapia. Roberto Carifi

La senti, la puoi sentire
ora che a mezzogiorno si spezza la ciminiera
e nei cantieri un popolo di terra è devastato,
la sentirai più prossima del lume
quando si abbassa sulle tempie ed è la morte
e tu non sai che ritornare nel ventre di tua madre,
prendi per questa via che non conduce
ora che a mezzogiorno il sole è una vendetta
e la memoria secca come fango,
avanzerai dove non c’è cammino
e la miseria splende.

(da Europa, Jaca Book, 1999)