di Pasquale Vitagliano

Mauro Liggi è un altro poeta-comunità. È difficile separare nettamente l’ispirazione della sua scrittura dalla sua appassionata e generosa attività di promozione poetica, forse addirittura dalla sua professione di medico. Non è un elemento secondario in una stagione in cui la poesia è spesso autistica promozione di sé stessi. La raccolta Alla terra i miei occhi (Interno Libri, 2024) è un breviario laico che ci sostiene e ci orienta. C’è da fidarsi della natura della sua poesia. Ciò che vuole lo vuole con onestà. Questa tenerezza, se non è una cura, è un pharmakon di sopravvivenza. La garza umida sul comò/ (…) ho custodito il miele/ che ora spalmo sulle tue labbra d’autunno. È di pietra, la poesia di Mauro Liggi, ma anche di mirto, di sale, di lava e di ogni elemento naturale senza diluizione. È efficace la definizione che ne dà Anna Segre nella prefazione.





















