Dimentichiamo l’anima, la sola cosa che conti. Esprimere la grazia ricordandosi del mondo interiore: ecco il progetto.
Visar Zhiti, Rrugë që rrjedhin nga duart e mia / Strade che scorrono dalle mie mani
Visar Zhiti, Rrugë që rrjedhin nga duart e mia / Strade che scorrono dalle mie mani, traduzione di Elio Miracco, pp. 344, € 25,00.
Tralasciando ogni giudizio sulla dittatura albanese, già abbondantemente espressa dalla Storia, per comprendere la poesia di Visar Zhiti, poeta di ampio riconoscimento internazionale, è utile concentrarsi sui tre punti dell’accusa, che in sostanza convergono su uno solo: la libertà dell’artista. Un’arte che non è libera non è arte.
Uno Zhiti ventenne termina la sua prima raccolta di poesie intitolata Rapsodia della vita delle rose, la consegna alla casa editrice statale Naim Frashëri, ai fini di un’eventuale pubblicazione e viene arrestato perché Continua a leggere
La strana distrazione
Luigi Maria Corsanico legge Pablo Neruda. 22
Uno straordinario compagno di viaggio. Su “I visitatori celesti” di Chandra Candiani

Uno straordinario compagno di viaggio. Su I visitatori celesti di Chandra Candiani
di Giorgio Morale
“Imparerai la vita delicata”. Questa è l’indicazione che il ciliegio dà a Chandra Candiani a cui, “prima di partire per una vacanza al mare, la schiena doleva tanto e ogni passo era difficile”. La vita delicata richiede di non forzare, di fare sì che “i gesti diventino forme di cura e di creazione di nuovi passaggi per attutire il dolore e vivere pienamente l’attività”. La lezione del ciliegio è di quelle “che ’ntender no la può chi no la prova”, e così tante piccole e grandi scoperte e constatazioni che questo libro custodisce. Continua a leggere
Dove
Francesco Giuntini, I colori dell’ombra
L’ostaggio
Il mio nome è nessuno, uno qualsiasi
preso per caso in questo sporco gioco.
Tocca stavolta a me, non conta il nome,
la famiglia, la storia. Ignote mura e
quattro corde mi legano e nessuno
si muoverà per me, la fine è scritta
nella sfida impossibile, vicenda
che si ripete ovunque, sempre uguale.
Il suo nome è nessuno, uno straniero,
faceva affari in qualche sporco gioco.
Di lui diremo al mondo per notizia
l’identità, daremo poche immagini,
per quanto basta. Attenderemo i giorni
inutilmente. È lotta e nulla più. Continua a leggere
Non c’entrano
Lorenzo Mari, “In ordine sparso”
Recensione di Giovanni Agnoloni
Lorenzo Mari, In ordine sparso, Galaad Edizioni, 2023
Mi sono trovato a completare la lettura di questo nuovo libro di Lorenzo Mari – che ho conosciuto anni fa prima di tutto come traduttore del comune amico poeta irlandese Billy Ramsell – in un periodo di relativa calma, dovuta sia ai fastidi da cambio-stagione, sia a una nuova presa di coscienza interiore in atto in queste settimane. Così, oltre a riuscire ad aver più tempo per leggere (nonostante il lavoro che chiama), sono entrato nello stato mentale giusto per interpretare questa singolare raccolta di racconti che è quasi un concept-book, dato che tutti gli scritti che la formano – pur originariamente pubblicati in sedi diverse – hanno un unico filo conduttore. Ed è proprio questo a collimare con le mie riflessioni di questi giorni.
In ordine sparso raffigura da diverse angolazioni le varie situazioni di vita in un immaginario (ma chissà quanto, poi), paese dal nome “oscurato”, ovvero P***, che già in quanto tale diventa una sorta di simbolo, o di archetipo, della vita di provincia (mi viene quasi da pensarlo come una “Macondo in P-otenza”). È dunque, in qualche modo, un emblema della dimensione del “limite”, del presente sempre uguale a se stesso e proprio per questo, in sé, “pena esistenziale” – se è vero che, come diceva sempre il mio professore d’italiano al liceo, le anime dannate di Dante avevano proprio nell’essere sempre uguale del loro castigo il proprio maggior tormento.
Cose che non si raccontano. Raccontate benissimo da Antonella Lattanzi
Autrice: Antonella Lattanzi
Titolo: Cose che non si raccontano
Editore: Einaudi 2023
Pagine: 216
Prezzo: 19 euro
La vita è quello che succede mentre combatti contro la paura? Oppure sono tutti gli attimi di gioia e inconsapevolezza che riesci a ricavarti per non farti prendere dalla paura?
Cose che non si raccontano è la storia di una donna che sceglie, con il compagno, di intraprendere il percorso tortuoso della PMA, Procreazione Medicalmente Assistita. Si apre una finestra su un mondo di personaggi (persone), avvenimenti, dinamiche che chi non ne è stato mai toccato non riesce nemmeno a immaginare.
Ogni volta che leggo un libro di Antonella Lattanzi penso che vorrei scriverle per dirle quanto mi abbia spaccato il cuore, quanto si sia infilato nella mia testa. Il suo ultimo romanzo è il racconto di un dolore, forte, fortissimo, che spiazza, lascia senza fiato, uccide perfino la speranza di riuscire a venirne fuori, prima o poi. Non ci si immedesima nella vicenda (troppo rispetto per lei per dire “ti capisco”), ma si riconoscono tratti comuni nel provare dolore, e ci si mette in ascolto. Lei, che non ha raccontato mai se non a pochi (prima di scrivere questo libro) la sua esperienza, chiede di essere letta, ascoltata.
Forse non lo chiede nemmeno, ma non si può non stare in silenzio e leggere, leggere, dimenticando ogni altro impegno.
Il romanzo racconta anche il processo creativo, la genesi della storia, delle storie, il lavoro della scrittrice mentre avviene:
La puntura fermerà il cuore di (scrivo, cancello, riscrivo).
Maestre e maestri per la pace. Osanna Andreasi
Servizio
Charles Bukowski
E così vorresti fare lo scrittore
E cosi vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
Se devi startene li a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.
se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.
non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare
dall’autocompiacimento
le biblioteche del mondo
hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te
non aggiungerti a loro
non farlo
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sè e continuerà finchè tu morirai o
morirà
in te.
non c’è altro modo
e non c’è mai stato.
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
«In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue». [Mc.9,38-48]
[vedi anche Numeri 11,25-29]m Continua a leggere
Postille alla poesia, di Maurizio Soldini 3. Maurizio Cucchi

Postille al libro di Maurizio Cucchi, La scatola onirica, Mondadori, collana Lo Specchio, 2024
Per chi conosce l’opera in versi, nonché i romanzi e altri scritti, compresi gli interventi di militanza critica pressoché quotidiani, di Maurizio Cucchi, non c’è alcuna meraviglia nel ritrovare nel suo nuovo libro di poesia appena uscito, La scatola onirica, Mondadori, Collana Lo Specchio, 2024, il filo rosso dei leitmotiv che hanno caratterizzato il suo percorso di poeta e di scrittore con la stretta vicinanza a una poetica imbevuta di fenomenologia, con il suo ritorno stringente alle cose e di conseguenza con il caratteristico minimalismo descrittivo, l’oggettivismo e l’epochè, tutte cose così presenti nel nostro autore, che tendono a sbriciolare e a eludere per quanto possibile la soggettività. Come, del resto, da scuola di appartenenza. Continua a leggere
Possibile
20 righe (per niente) facili
di Pasquale Vitagliano

Per sempre vivi (Luigi Pellegrini Editore, 2024), l’ultima raccolta di Alessandro Moscè, è una Recherche poetica molto intima. Mi sono quindi messo a cercare il suo personale sapore di madeleine. Ho scoperto, invece, che il suo tempo perduto si ritrova grazie agli odori, che addolciscono come quello di vaniglia, oppure che curano come l’odore di alcool. Nelle prime tre sezioni – Silenzi, Sogni e Apparizioni – leggiamo una poesia descrittiva, scarna fino all’osso, prosastica e quotidiana. Questo andamento ordinario possiede una sorprendente forza ipnotica. Potremmo definirlo il canto di una sirena urbana che ciascun lettore sente familiare e profondamente magnetico. Eppure, penetrati dentro questo luogo domestico, veniamo ridestati da improvvisi cambi di forma. Inattesi versi compongono costruzioni inusitate e visionarie che ci proiettano in un altro mondo, immateriale se non irreale. Ritrovo solo l’ippocastano del millennio/ respirare nel suo regno di terra e fuoco/ fino al cuscino del letto vuoto/ mentre un taxi passa ancora tra le case.
Un passo
L’era dell’Immacolata
L’era dell’Immacolata
Luci del borgo antico nella notte,
gialle come la pietra di queste case
oranti da sempre nel semplice ora!
Voi altro non ricordate che segreti
che sciolgono nodi, aprono strade,
per questo un dì venni a cercarvi.
Era quando perso in oscuro cielo
seppi che v’era l’inarrivabile oltre
che veniva pur dove non si poteva…













