
Gesù non si abitua alla conversazione. Il dialogo con l’anima, per Lui, è sempre nuovo, e dona sempre più. Vale la pena regalargli il tempo.
Flutto ebbro, di Gottfried Benn
Flutto ebbro,
macchiato di trance e di sogno, o Assoluto
che mi copre la fronte,
per cui mi cimento,
da cui ho il premio
delle profonde cose
che l’anima sa.
In febbre di stelle
che occhio mai misurò,
in notti, o caro,
che ci scordammo la morte, nell’uno dei tempi,
nel grido della creazione
viene l’unificazione
e porta via passato.
Poi tu da solo
dopo una grande notte,
grano e vino
già offerti,
giù per i boschi,
con i corni vuoti,
torna ai sepolcri
Demetra,
ancor nelle tue spalle
e dentro le tue ossa,
e poi è un’estasi,
un golfo d’azzurro,
di lacrime antico,
da infermità e miseria
un creatore nasce
che ci fa vivere,
che molto sofferse,
che molto vide,
sempre in cammino
lungo le rive
del flutto ebbro
che copre l’anima,
vasto come la digitale
che macchia d’estate i monti.
Costi
Angelo Andreotti, da “L’attenzione”
a cura di Luca Pizzolitto
Da L’attenzione (Puntoacapo, 2019)
L’indifferenza
E se per un istante tu guardassi
quegli occhi che nei tuoi cercano indugio,
l’incandescenza di un contatto, breve
indizio del sentirsi a te presente.
Se per davvero ne guardassi il volto
senza saperlo una cosa già vista
coglieresti quella curva, quello spigolo,
quel pianto mite e muto che ha il dolore
quando invisibile muove dal cuore
mostrando il buio, e nel buio il perdersi…
Se soltanto sfiorassi quella vita
certo non per distratta consuetudine,
forse sarebbe tardi, ma nel farlo
l’avresti vista, non abbandonata. Continua a leggere
Ecco
La stessa persona, di Antonio FIORI. Recensione di Giovanni Nuscis

Antonio FIORI
La stessa persona
peQuod 2024
Collana Portosepolto
Volume a cura di Luca Pizzolitto
Ci sono, nella poesia di Antonio Fiori, delle caratteristiche che ricorrono raccolta dopo raccolta; come il raccontarsi intimamente, il disvelarsi senza infingimenti. Non parliamo naturalmente di temerarietà, di coraggio, ma di altro, di qualcosa di complesso che pertiene alla sua etica, alla sua idea di civiltà, di rapporti umani, di umiltà senza compiacimento; ciò è indubbiamente legato alla sua fede religiosa, e dunque alla consapevolezza di un giudizio finale per il quale dovremo giocoforza spogliarci di tutto, mostrandoci per ciò che realmente siamo. Continua a leggere
SCIENZA E FEDE: UN DIALOGO POSSIBILE
Il 25 gennaio 2018 sulla rivista “Journal for the Scientific Study of Religion” viene pubblicato l’articolo “Perceptions of Religions Discrimination Among U. S. Scientists” dove si dimostra che negli Stati Uniti gli scienziati che manifestano un sentimento religioso sono esposti a discriminazioni rispetto ai loro colleghi che prudentemente si astengono dal manifestarli.
Eppure non c’è una scienza “cattolica” o “protestante”; “socialista”, “nazista” o “laica”; c’è la scienza e basta. Giustamente la scienza rifiuta ogni qualificazione confessionale o ideologica. L’accettazione o meno di una tesi, che aspira alla scientificità, dipende solo dalle prove razionali e dalle corrispondenze tra le implicazioni della teoria con la realtà osservabile.
Coscienza
Luigi Maria Corsanico legge Pier Paolo Pasolini. 14
Un tormento
Bibbia e poesia, di Valentina Calista. David Maria Turoldo: tra poesia e liturgia
David Maria Turoldo: tra poesia e liturgia
di Valentina Calista
(Il testo è tratto dallo libro monografico di prossima pubblicazione Valentina Calista, La salmodia di David Maria Turoldo: uno studio interdisciplinare, Delta3Edizioni, 2024)
David MariaTuroldo è stato molto devoto al genere innico, ma per comprendere la complessità della sua produzione letteraria bisognerà fare una distinzione tra ciò che è una composizione poetica ispirata ai Salmi biblici e ciò che è un inno vero e proprio destinato all’uso e al rinnovamento liturgico. Per questo, bisognerà affrontare l’analisi letteraria dei testi turoldiani sempre alla luce di specifici modelli di riferimento della tradizione biblica, tenendo conto della moltitudine di riferimenti ai testi sacri e delle relative sfumature interpretative dei testi poetici di Turoldo. La produzione poetica di padre Turoldo si può definire una costante lode a Dio e dunque una perenne salmodia. Nella produzione letteraria turoldiana, ricca di impegno sociale e liturgico, il mondo dei Salmi e quello degli inni si intersecano, si intrecciano, si sovrappongono, si uniscono all’universo poetico dell’autore e spesso combaciano: un genere letterario dentro l’altro. Tuttavia, la produzione editoriale degli inni turoldiani sembra separarsi da quella di salmodica, intraprendendo una strada simile ma “altra”. Infatti, le date editoriali delle traduzioni dei Salmi (1973 – 1987) e quelle della produzione innica (1975 – 1989), sono la traccia di questo lavoro che Turoldo ha svolto parallelamente durante agli anni di cambiamento post-conciliari. La produzione innica turoldiana è raccolta nei seguenti volumi: La nostra preghiera. Liturgia dei giorni (Bologna: EDB, 1976; Gorle (BG), Servitium, 2001), tuttora in uso al Priorato di Sant’Egidio a Sotto il Monte, e scritta in collaborazione con i compagni della Comunità del Priorato di Sant’Egidio; Chiesa che canta. Inni sacri e cantici della liturgia delle Ore (Bologna: EDB, 1975); Chiesa che canta: contributo alla liturgia domenicale e festiva: per contemplare e cantare la parola (Bologna: EDB, 1981-1982) e Opere e giorni del Signore. Commento alle letture liturgiche (Cinisello Balsamo: Edizioni Paoline, 1989), in collaborazione con l’amico esegeta Gianfranco Ravasi. Continua a leggere
Il contrario
Carlo Michelstaedter
Le cose ch’io vidi nel fondo del mare,
i baratri oscuri, le luci lontane
e grovigli d’alghe e creature strane,
Senia, a te sola lo voglio narrare.
Ché a brevi fiate nel tempo passato
nel fondo del mare mi sono tuffato.
A dare or la patria all’esule sirena,
la patria a me stesso e all’uomo abbattuto
svelare la via del suo regno perduto,
mi voglio tuffare con più forte lena,
ché ogni uom manifeste le tenebre arcane
conosca e vicine le cose lontane.
Ma quel che già vidi nel fondo del mare,
i baratri oscuri, le luci lontane
e grovigli d’alghe e creature strane,
Senia, a te sola lo voglio narrare.
Il successo
Monologo di re Salomone, di Francesco Macciò
da qui
Marcantonio Franceschini, Salomone adora gli idoli (?1697), Genova, Palazzo Spinola
Al tempo della vecchiaia di Salomone, le sue mogli gli
fecero volgere il cuore verso altri dèi; e il suo cuore
non appartenne interamente al Signore suo Dio.
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
«In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: “La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva”. Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
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Getsemani, di Luca Pizzolitto
La notte dell’uomo nella notte di Dio
nota di lettura a cura di Emilia Barbato
La notte dalla quale scrive nel suo ultimo libro, Getsemani edito da PeQuod, Luca Pizzolitto, ribadisce la più antica pena dell’uomo perché “solo i nostri occhi sono/ come volti all’indietro. […] La morte la vediamo noi soli. Il libero animale/ha sempre la sua fine dietro a sé, /e Dio davanti. E quando va, va in eterno/ come le fonti. /Noi non abbiamo mai, /nemmeno per un giorno, lo spazio puro/ (1)
Ciascuno, e prima di ognuno, l’Uno ha conosciuto la vulnerabilità. La perdita, dal Monte degli Ulivi ai nostri giorni, continua a piegarci, a farci provare la gravità di un peso invisibile, la mancanza, quell’atroce sofferenza che non colpisce il corpo ma l’anima. La nostra, quella di Gesù lasciato solo nell’oliveto. Continua a leggere
Inutili
Dal nuovo romanzo

L’amore è un mistero, pensavo. Soprattutto l’amore divino, così distante, a volte, dai sentimenti umani, belli e inaffidabili. Il criterio di discernimento era ancora la salvezza, l’istante in cui si prova qualcosa che ti cambia, quando comprendi, senza paura di sbagliare -: ecco, è questo che cercavo. Finché non accade, inseguiamo dettagli secondari, incapaci di riempire il cuore. Cominciavo ad afferrare meglio ciò che i Padri ci raccomandavano: il ricordo di Dio, la memoria dell’amore. Mi tornavano in mente le sensazioni delle mie passeggiate con don Mario, gli scenari che si aprivano una volta per tutte, i colori e i sapori che s’incidevano nell’anima, per formare una riserva di confidenza e intimità a cui attingere non solo nei momenti più difficili. Pensavo: è questa l’arma con cui affrontare l’armagheddon, lo scontro che richiede la forza invincibile di Dio.













