Archivio mensile:Dicembre 2008

Lisez Cases. Vite.

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Il più bel libro di critica letteraria è uscito quest’anno a maggio ed è apparso come fascicolo speciale de ‘L’Indice dei libri del mese’. Una silloge di 56 recensioni a firma di Cesare Cases che l’illustre germanista, morto nel 2005 a 85 anni, aveva pubblicato per circa un ventennio sulla rivista torinese, di cui fu prima collaboratore e poi anche direttore nel periodo 1990-1994. Ma perché una miscellanea di articoli che si occupano di libri vecchi ed inattuali va considerata come il più bel libro di critica letteraria uscito quest’anno?

Per almeno cinque motivi che adesso tenterò di spiegare. Continua a leggere→

Viva la scuola. Tremonti dà i numeri; la scuola, giudizi

L’on. Gelmini va su you tube e si dice disponibile a confronto e critiche (?), il 12 dicembre la scuola va in piazza e gliene dice tante (vedi qui, qui, qui, qui, qui). Bisogna vedere se anche la scuola pubblica è un “diritto inalienabile” (?). Vivalascuola propone un appello sulla valutazione, un articolo di Daniela Bertocchi sulla storia della valutazione nella scuola italiana, confronti e segnalazioni.

Alcune considerazioni sulla valutazione degli apprendimenti nella storia della nostra scuola
di Daniela Bertocchi

Correva l’anno 1993 quando le molte sperimentazioni (già in corso dalla fine degli Anni Settanta, a partire dalla Legge 517/77, per sostituire la “pagella con voti” con uno strumento capace non solo e non tanto di “quantificare” i risultati finali quanto di descrivere processi e risultati nella loro evoluzione) trovarono una ufficializzazione e codificazione nella cosiddetta “scheda di valutazione” impiegata dal 1993-94 in tutte le scuole elementari e medie. Continua a leggere→

Quando la scienza si allontana da se stessa, di Giorgio Israel

 

«Vediam bene che “la Scienza per la Scienza” è formula vuota di contenuto sociale. E d’altra parte che il sapere può porgere alla volontà soltanto i mezzi dell’operare non i fini; che è assurdo cercare nella Scienza le norme della vita. Ma riteniamo che la volontà scientifica, all’infuori dello scopo utilitario, ponga essa stessa una norma significativa, quando riconosce, ed afferma il vero come indipendente dal timore o dal desiderio e promuove così lo sviluppo pieno della persona umana, la coscienza, oltreché la potenza, di un volere capace di riguardare al di là dei fini transitorii del presente, verso un più alto progresso futuro».

Così scriveva un secolo fa il matematico italiano Federigo Enriques nel suo più celebre libro “I problemi della scienza”, declinando nel suo linguaggio di scienziato alcuni dei temi al centro del discorso di Benedetto XVI che ha suscitato polemiche in questi giorni. Dire che «è assurdo cercare nella scienza le norme della vita» è solo un modo più forte di dire che «la scienza non è in grado di elaborare principi etici». Non è nella scienza che possiamo trovare il senso del mondo e dell’esistenza. Continua a leggere→

Dialoghi d’amore 3: un chiaro di luna

di Antonio Sparzani

Robert Musil

Robert Musil

 

Ulrich (in una precedente stesura Anders) e Agathe sono fratelli, in qualche versione del romanzo anche gemelli, e sono sempre più i protagonisti di quel romanzo dove nulla sembra accadere che è L’uomo senza qualità, di Robert Musil (1880 – 1942). Come si sa, fu l’opera della sua vita, rimasta incompiuta alla sua morte e del cui proseguimento possediamo vari abbozzi non ancora rivisti dall’autore con quella cura minuziosa che metteva nel portare alla stesura definitiva qualsiasi suo scritto.
Nell’edizione italiana (Einaudi, gli Struzzi 1979) il secondo volume è quello nel quale appare per la prima volta la figura della “sorella dimenticata”, che così è presentata (inizio del capitolo 2): «Non si erano abbracciati per salutarsi, ma avevano sostato cordialmente l’uno di fronte all’altra, poi cambiarono posizione e Ulrich poté esaminare la sorella; di statura stavano bene insieme, i capelli di Agathe erano più chiari dei suoi, ma anch’ella aveva la stessa profumata secchezza di pelle che era l’unica cosa che Ulrich amava del proprio corpo. Il suo petto non si perdeva in sinuosità, era invece sottile e vigoroso, e le membra parevano avere l’affusolata snellezza in cui si fondono beltà e agilità naturale.» Continua a leggere→

Intervista a Chavez

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L’attore americano ha intervistato il presidente del Venezuela. «Se Ombama mi chiama? Corro a Washingon»

Chavez: «Mi piaceva John Kennedy, ho imparato da Fidel, non sono comunista…»

(Sean Penn decide di partire per un viaggio in Venezuela e Cuba per incontrare i due presidenti. Insieme a lui partono Douglas Brinkley, storico conduttore della rete televisiva Cbs, e Chirstopher Hitchens giornalista di Vanitiy Fair )

Quando arriviamo all’aeroporto di Caracas Fernando è lì ad aspettarci. Ci accompagna in un terminal privato dove aspettiamo l’arrivo di Chavez che ci porterà con lui nel tour elettorale per le elezioni regionali sull’isola Margherita. Continua a leggere→

SE LA MEMORIA DIVENTA ROUTINE

L’Israele DI AVRAHAM BURG – SE LA MEMORIA DIVENTA ROUTINE
Incontro con l’autore del libro «Sconfiggere Hitler», appena pubblicato da Neri Pozza. Ha aderito al «partito degli scrittori» che nascerà a il 6 dicembre. «Ho notato – dice – una somiglianza fra quanto sta accadendo in Israele e ciò che avvenne in Germania fra Bismark e la fine della Repubblica di Weimar: allora come oggi si oscilla fra trauma e speranza»

di Massimo Raffaeli

Non è così semplice definire il libro di Avraham Burg Sconfiggere Hitler. Per un nuovo universalismo e umanesimo ebraico, che esce da Neri Pozza (pp. 407, euro 19.00) nella puntuale traduzione di Elena Loewenthal. Due sequenze differenti vi si sommano o, meglio, vi entrano in intersezione: da un lato, un lungo memoriale autobiografico, dettato dall’ammirazione e dalla pietas rerum, su suo padre Yossef, ebreo tedesco e pioniere di Israele, notabile e ministro della generazione di David Ben Gurion, la cui parabola politica culmina tra la Guerra dei Sei Giorni e quella successiva del Kippur, dunque nel frangente che precede l’ascesa delle destre e il primo gabinetto di Menahem Begin; dall’altro, un’accanita riflessione sul presente di Israele, non solo e non tanto sulle scelte politiche dell’ultimo trentennio, quanto sulla ideologia che le avvalora e, anzi, le iscrive come fatti ineluttabili nel senso comune. Continua a leggere→

Domenico Protino: un giovane cantautore, un nuovo araldo della musica!

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di Stefano Donno

Primo cd. Primo lavoro. Dunque Esordio. Mi verrebbe da dire Esordio, ergo sum … Eh già, perché sono piuttosto scettico sugli esordi, quelli che hanno a che fare con la letteratura, e quelli che hanno a che fare con la musica. Anzi forse soprattutto con la musica, perché quello è un discorso che ha che fare in maniera più diretta con l’anima e con i sensi … se un brano, una melodia non te la ritrovi in testa a “canticchiarla” la cosa non funziona. Non è il caso di Domenico Protino, questo giovane cantautore originario di Torre Santa Susanna nel brindisino, che oggi vive e lavora tra Lecce e Reggio Emilia. Il lavoro (l’album prende il nome del cantautore) nel suo complesso è interessante, e non perché cavalca solo le scie del pop rock melodico italiano, che in un modo o nell’altro attecchisce su una fascia più o meno larga di aficionados del genere, in parole povere piace.

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Il ragazzo del Lingotto – di Andrea MALABAILA

neveglizStasera glielo dice. Non gli ha preparato nessuna cenetta speciale e niente potrebbe far pensare a un’occasione importante. Non ci sono candele sul tavolo, non ha indossato un vestito particolare, non ha scelto nessun profumo ricercato, non si è truccata più di quanto non faccia normalmente, non ha inserito nel lettore il cd con la loro canzone, non ha fatto, insomma, niente che possa stupirlo o ingannarlo od obbligarlo a dire e fare qualcosa che non voglia davvero. Non deve dirle di sì solo per via di qualche trucchetto da quattro soldi.
Dalla finestra si vedono gli scavi per la metropolitana, sembra che i lavori non finiscano mai. Quando si sono inventati lo slogan “Torino non sta mai ferma” non pensavano certo ai cantieri. Continua a leggere→

All along the watchtower – supercover

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di Loris Pattuelli

Disgraziatamente (o fortunatamente?) siamo in dicembre e il quarantennale del Sessantotto ha ancora qualche settimana di vita. Colgo l’occasione per ricordare una canzone uscita proprio in quell’anno. Sto parlando di All along the watchtower, certamente una delle cose meglio riuscite del secolo appena trascorso. A scriverla è stato Bob Dylan, a renderla immortale ci ha pensato invece Jimi Hendrix.
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“Po essiri” di Flora RESTIVO

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MAZZAMAREDDU

Fu dda ghiotta
di pisci
carrica d’agghia e spezzi
ddu mari di vinu e minchiati
                   chi ni sacciu…

Strata strata
truppicava nna fantasimi
nsivati di tossicu
e fumeri
sintìa ieni scaccaniari
squartariannu
caddozzi di ragiuni ancora viva…
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Grandi esploratori: intervista a Mirella Tenderini

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Mirella Tenderini è una scrittrice-viaggiatrice che viaggia attraverso i viaggi.
Sembra un gioco di parole, ma è solo un modo per rendere la ricchezza e la complessità dei suoi interessi e delle sue opere. È infatti autrice di numerose biografie sulla vita di famosi esploratori del passato, oltre che curatrice della collana di narrativa di viaggio “Le Tracce” della Casa Editrice CDA&Vivalda (ora diventata Vivalda) e traduttrice di numerose opere. Continua a leggere→

La faccia di Gimondi

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Il mare di Ostia per me era il Belsito, i panini preparati dalla mamma e la cabina per cambiarsi, mentre mio padre, allo stabilimento, ci arrivava in giacca e cravatta, direttamente dal lavoro. Il mio rapporto con la vita dipendeva da queste apparizioni: noi bambini rotolavamo nella sabbia come le biglie dei ciclisti; la figura scura di mio padre ci trascinava nel mondo degli adulti, la sua durezza, il giudizio, quella che allora chiamavamo la spina dorsale. Della spina dorsale a me importava poco. Mi occupavo più della biglia con la faccia di Gimondi, delle sue lunghe giravolte sulla pista di sabbia, la sua sicurezza affascinante per me che ne sentivo la mancanza. Il Belsito era un luogo, uno dei tanti, dell’inadeguatezza di fronte all’ombra di mio padre, che aleggiava per poi materializzarsi all’improvviso come un deus ex machina a strapparmi dai sogni di bambino. Di spiagge, poi, ne ho viste tante, fino a Isolabella, nella baia di Taormina, dove i ricchi discorrono con l’erre moscia e le signore ti squadrano dall’alto in basso; ma il mare è così bello che cancellavo il resto e guardavo i panfili e le ragazze in bikini come si guarda la luna-occhio di pantera e tutto, tutto sembrava dire: c’è un mondo che non sarà mai il tuo, perché sei sempre quello del Belsito, anche se ormai, nella cabina, ci porti la ragazza che hai rubato a Ciro; lui ti aspetta davanti al Venezia con la banda di bulli al gran completo e tu vorresti essere la biglia con la faccia di Gimondi, imitarne le lunghe giravolte sulla pista di sabbia, la sicurezza struggente, per correre correre e attaccarti alla cravatta di papà che torna direttamente dal lavoro col giudizio e il mondo degli adulti, con la spina dorsale che a te interessava così poco, ma che vorresti avere adesso, per una volta sola, nella vita.

La foto è tratta da qui

(versione audio)

C’è etichetta e… etichetta

 

L’etichetta intesa come “cartellino apposto su bottiglie, vasetti ecc. per indicarne il contenuto” oppure la “marca di fabbricazione” ecc. e l’etichetta nell’accezione di “cerimoniale” hanno la medesima “matrice” iberica pur avendo, per l’appunto, due significati distinti? La risposta è: sí e no. Ma vediamo di spiegarci. La maggior parte degli iberismi sono entrati nel nostro idioma attorno al Seicento. Proprio in quel periodo uno squisito scrittore – anche se non molto conosciuto – si recò in Spagna per studio e per diporto. Essendo un “uomo di mondo” ebbe modo di frequentare i salotti piú raffinati e alla moda di quel Paese apprendendo, cosí, usi e costumi che “spedí” in Italia attraverso lettere indirizzate a parenti e amici. Continua a leggere→