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Archivio mensile:Dicembre 2008
NABABBO NATALE [ è inutile sai, il male che fa… ]
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Stimato Santa,
posso capire che, dopo secoli di servizio, essere un Claus come tanti – non sia: facile. E non credere sia felice di averti sostituito in toto. I tuoi protetti palesano richieste assurde… Il taglio del personale ci ha danneggiati entrambi, credi. Come tutti gli anni ho confezionato con cura: armi più potenti, per distruggere più popoli; messe in scena tutte nere da gustare col terrore; morse salde e maglie strette, incubi solidi e corpi cinici. Come ogni anno ho chiuso bene ogni sacco di polvere – perché fosse davvero – un bianco fondale [ che tu sai la cocaina è per la mala arte è medicina ]. Continua a leggere
Lettura di “Livorno” di Mauro Germani
LA PATRIA DELLE OMBRE
Lettura di Livorno di Mauro Germani (L’Arcolaio, 2008)
di Fabio Botto
Livorno, fin dai primi componimenti, si offre come una “città invisibile”, che in quanto tale non si lascia mai di fatto incontrare nella scrittura di Mauro Germani. Livorno ci viene offerta più come un non-luogo, la traccia di un’assenza o dell’assentarsi di ciò che, per inerzia fruitoria, ci si potrebbe attendere di incontrare in una raccolta di poesie che porta il nome di una città. Per esempio, qualcosa come il “ terreno delle radici”, le “ reliquie di una memoria”, la “genesi di un’identità a venire”… Continua a leggere
La rivolta dello stile

Per gli spiritelli bolognesi: oggi alla libreria Modo Infoshop, in Via Mascarella 24/b, alle ore 21.00, Vincenzo Sparagna parlerà del libro Frigidaire. L’incredibile storia e le sorprendenti avventure della più rivoluzionaria rivista d’arte del mondo. Frigidaire è stato una macchina di comunicazione totale, un contenitore di fumetti, musica, letteratura, pittura, teatro, politica, réportage, un pezzo di storia dell’arte e dello stile di questo paese: uno stile “contro”, provocatorio e situazionista e surrealista, costantemente in rapporto con la propria abolizione, ma che sapeva essere leggero e con un’attenzione particolare alla bellezza.
Marina Pizzi: L’inchino del predone, 2008-
L’inchino del predone
ho un sesto senso che mi fa rapace
pace già panica e forse già logica.
non basto al mondo non ribasso
il prezzo che non incasso. ho una
lapide vermiglia intorno alla gola.
qui mi meraviglio di essere la viva
vedetta di me che già guarda
dormire gl’indici e le vette.
padre conserto madre senza latte
le verità ataviche del palmo.
Jenny!
LE IMMAGINI DELLA POESIA. Due modelli di descrizione lirica: Bartolo Cattafi e Mario Benedetti.

1. Da Greenwich alla ricerca dell’anima: i viaggi nella poesia di Bartolo Cattafi
«La sua poesia ha qualcosa delle combustioni di Burri o delle blasfeme solitudini di Bacon. Figurativa e insieme informale, ha un’evidenza che investe l’occhio, più che il dominio della parola scritta. Voglio dire che il suo leopardismo (intendo il rifiuto di ogni pur minima concessione) non ha mai niente, come nel possibile modello, di deduttivo o di riflessivo. E’ un’immagine secca, un fotogramma fissato oppure ossessivamente ripetuto […]. Cattafi, quando è più vero, cioè quasi sempre, tralascia, nel suo linguaggio, ogni relazione analogica; donde la sua perfino sconcertante chiarezza, che riflette il suo bisogno di comunicare: sia pure l’ineluttabilità della tragedia»
(Luigi Baldacci, recensione a La discesa al trono, 1975)
E’ venuto il momento di ritornare alla poesia di Cattafi per parlarne di nuovo in maniera più serena e meno occasionale di quanto si sia fatto un tempo. Dopo (qualche) entusiasmo iniziale, dopo (poche) occasioni critiche e dopo (parecchio se non molto) silenzio dovuto alla sua scomparsa repentina e al disinteresse degli storici della poesia novecentesca italiana troppo impegnati in altre relazioni critiche, è giunta l’ora di analizzarne (nei limiti del possibile) il progetto di scrittura e la proposta di poesia visivamente composta che emerge anche da una lettura superficiale dell’opera cattafiana.
Il campanile dello scrittore

In principio furono Cesare Pavese, Primo levi, Italo Calvino, Beppe Fenoglio e Natalia Ginzburg, così inizia un articoletto uscito giorni fa sul Sole 24 Ore, nell’inserto dedicato al Piemonte (e già cominciamo maluccio dimenticando un Grande come Giovanni Arpino).
Titolo: Gli scrittori piemontesi scalano le classifiche.
Sottotitolo: L’area subalpina si conferma terreno fertile per giovani talenti.
Segue elenco di autori subalpini più o meno piedistallati, dal più stagionato al più giovane, da Carlo Fruttero alla rivelazione dell’anno, Paolo Giordano. I nomi citati sono parecchi, tutti più o meno noti, anche se mancano i due che prediligo, Sebastiano Vassalli e Davide Longo. Continua a leggere
I racconti della libertà, di Agnes Heller
In questo testo farò ricorso al concetto di grand récit (”grande narrazione”) nello spirito di Pierre Nora e della sua scuola di Storia e Memoria. Con ciò alludo ai racconti, alle storie, alle fantasie, ai modelli dell’immaginario che funzionano come una sorta di archetipo in una data cultura […]. Le grandi narrazioni europee sono da una parte la Bibbia, dall’altra la filosofia e la storiografia grecoromana. Si tratta di testi perché è l’unico approccio possibile a eventi, azioni e lingua parlata. Anche se oggi ne sappiamo di più grazie agli scavi archeologici e ai ritrovamenti, queste conoscenze aggiuntive non influiscono minimamente sul nostro rapporto con le grandi narrazioni. I testi, e non i reperti archeologici, vengono ancora oggi continuamente reinterpretati, presentati ed elaborati nella letteratura, nella pittura, nella filosofia, nella politica e anche nella vita quotidiana […] Continua a leggere
Basta essere
Federigo Tozzi
Non è bastato un “Meridiano” (curato da Marco Marchi per Mondadori nel 1987), non è bastato un film (Con gli occhi chiusi, diretto da Francesca Archibugi nel 1995) per fare di Federigo Tozzi un classico universalmente riconosciuto. È uno scrittore rispettato in sede critica, questo sì, per quell’intreccio di introspezione e rudezza che lo isola all’interno di un’epoca – il primo Novecento italiano – niente affatto avara di forti esperienze narrative. Eppure, nonostante tutto, Tozzi continua a essere compresso fra Svevo e Pirandello, due maestri con cui condivide lo spaesamento di fronte alla realtà e l’inettitudine al cospetto del mondo, ma che per altri versi ci appaiono oggi meno attuali di questo senese irregolare e visionario. Continua a leggere
(adieu) etc.
(adieu)
E’ disincanto del rintocco, campanario
squarta l’asciutto espianto della lingua –
dentro un paesaggio che lo pasce e nega.
Il debito che non s’estingue, la pingue
larva della catena – una coperta
che la terra tesse.
***
(l’ordine)
“degli anni e dei mondi” – per una convenzione
fissi al tempo, ad un’ostensione della macchia,
sia fuoco d’artificio castellario e, dietro, notte
vuoto mestiere e mistero dell’inganno,
ché sia la detta materia della fuga.
“Poesia e Spiritualità” n. 2

Giovedì 11 dicembre alle ore 21 presso lo Spazio Tadini, in via Jommelli 24 a Milano, sarà presentato il secondo numero della rivista Poesia e Spiritualità (Viennepierre edizioni). Saranno presenti per la rivista Donatella Bisutti, Sandro Boccardi, Alberto Casiraghi, Paola Lagazzi, Carlo Maria Marinoni, Daniela Muti, Giancarlo Pontiggia, Luciano Ragozzino. Con la partecipazione di Guido Oldani e Mario Santagostini. Letture di Livia Candiani, Franco Loi e Cesare Viviani. Seguirà proiezione e reading.
Ringraziando per la gentile concessione, presentiamo le poesie inedite di Livia Candiani presenti nel presente numero della rivista.
Livia Candiani, da Versi d’asino
Mio rifugio
mia rondine senza capo né coda
puro volo; Continua a leggere
PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 90
Egregio Direttore,
è la prima volta che scrivo a un giornale, e sarà anche l’ultima: sto morendo di AIDS, e con la testa piena di pidocchi.
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Il mio migliore amico
Bocche
di Gaja Cenciarelli
Sì, lo amavo. Lo amavo con il corpo, con un corpo che si portava dietro la testa e mi faceva sentire tutta intera per la prima volta nella vita.
I miei sensi reagivano prima che la mente potesse capire cosa stesse succedendo e questo mi sconvolgeva. Lo stomaco si contraeva, la pelle si accapponava, avevo freddo alle mani e caldo addosso. Ero bellissima, il desiderio mi faceva scoprire parti del mio corpo e centimetri di pelle che non conoscevo. Continua a leggere
Li ho visti
Questo breve racconto (il mio primo tentativo narrativo messo in pubblico senza ricorrere a un nick, arrivato tardi, con i capelli grigi) è “uscito” sul sito Doctor Blue and Sister Robinia circa un anno fa. Una bizzarra circostanza lo ha visto apparire qualche giorno dopo su un giornale locale, Il Giornale di Vicenza. Come se questa sovraesposizione (parzialmente pseudoepigrafica, come si vedrà) non fosse stata sufficiente, lo si ripropone qui, come un addobbo natalizio riciclato. Continua a leggere
La società dei senza fili, di Benedetto Vecchi
L’homo cablato è ormai in rete
La società dei senza fili
Un sentiero di lettura a partire da una inchiesta mondiale coordinata dallo studioso Manuel Castells su «Mobile communication e trasformazione sociale». Un pianeta dove blog, chat-room e sms possono far cadere e eleggere presidenti o dare vita a «comunità intime a tempo pieno»
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Quando la musica finisce
Davanti al Duomo, di Vito Mancuso
Qualche giorno fa, mercoledì 19 novembre, ho partecipato a un evento organizzato dall’Assessore alla Cultura di Milano, Massimiliano Finazzer Flory, per celebrare il completamento dei lavori di restauro della facciata del Duomo, finalmente tornata a offrirsi in tutta la sua maestosità. Prima di me erano intervenuti l’arciprete del Duomo, monsignor Luigi Manganini, il Presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo, Angelo Caloia, e il noto filosofo Stefano Zecchi, titolare della cattedra di estetica presso l’Università degli Studi di Milano. La serata prevedeva anche poesie di Alda Merini e di David Maria Turoldo, e una formidabile performance musicale del maestro Matteo Fedeli su uno Stradivari del 1681. Qui di seguito riporto il mio contributo alla serata, sperando che possa interessare anche i lettori del Foglio, milanesi e non. Continua a leggere


