Archivio mensile:Gennaio 2009

Purgatoriale – di Maria Pia QUINTAVALLA

         Purgatoriale

     Stamane, mi sono svegliata già stanca e un po’ agitata come da un sonno duro e senza pace, e avrei voluto parlare con te, madre: mi sento così strana senza il nostro telefono senza fili che quei fili ho cercato amorosi nel buio, per un po’ senza trovarli.  
Intanto risentivo la tua bella voce sensuosa avvolgermi, un po’ solare, ma l’aria pareva potesse smarrire quei tesori se non li afferravo presto, come quel tuo ondeggiare lieve.
Eravamo sole, e questa immagine mi ha dato la carica nervosa, senza parole ancora, che per giorni mi avrebbe lasciata in tormento.
Allora ho sentito che non ci sarebbe stata un’altra possibilità, se non ti avessi presa così di forza, e con la mia attenzione costretta a sedere qui, a portata di orecchio.

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Il gusto relativo

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di Mauro Baldrati

Potenza della pubblicità?
Persuasione occulta?
Il nostro gusto è plasmabile?
Da un ufficio della nuova sede del Comune di Bologna, che i dipendenti chiamano L’Inferno di cristallo, si vede un capannone del vecchio mercato ortofrutticolo, una copertura con linee curve, come onde nere, o gobbe nere, poiché è interamente coperto di bitume.
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“Del dialetto siciliano” di Marco SCALABRINO

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La concezione del dialetto quale codice dei parlanti di un ristretto consesso sociale, un codice chiuso, non contaminato e/o contaminabile, un codice sinonimo di sottocultura, è tuttora diffusa. Concezione fondata sul luogo comune, sul pregiudizio, sulla sconoscenza di quanto invece c’era – c’è – di bello, di prezioso, di antico nel nostro dialetto.
E allora, perché il Dialetto? E si può – si deve – scegliere fra l’uno, il Dialetto, o l’altro idioma, l’Italiano? E in relazione a che? All’argomento, al destinatario, al caso …? E dulcis in fundo, zumando sulla specificità che più da vicino ci coinvolge, l’annosa questione: il Siciliano è Dialetto o Lingua? Continua a leggere→

Dopo Mumbai, il mostro allo specchio

di Arundhati Roy*

Se stavate guardando la televisione magari non avrete sentito che anche molte persone semplici sono state uccise a Mumbai. Sono state sterminate in una stazione ferroviaria e in un ospedale pubblico, i terroristi non hanno distinto tra ricchi e poveri. Hanno ucciso entrambi
con lo stesso sangue freddo. I media indiani sono stati fulminati
dall’onda di terrore che si intravedeva attraverso le baracche lucenti dell’India scintillante e spargeva la sua puzza sui marmi e le sale da ballo di due incredibili hotel di lusso e in un piccolo centro ebraico. Continua a leggere→

Diario: le parole

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di Davide Bregola

Le parole

Per capire le cose, e in generale quelle della vita, basta pensare alle parole che si pronunciano per comprenderne il significato, non alle loro definizioni, ma proprio all’unità “parola”. Se noi pensassimo le parole che diciamo avremmo una capacità di capire le cose molto più alta di quella concessa dalle definizioni di comodo. Pensare alle parole è una delle verità che ci aiuta a capire il mondo. Uno scrittore che pensa alle parole, un poeta, un artista, se ci pensa realmente e fermanete, compie un’operazione di rispetto imprescindibile e senza la quale non può definirsi artista. Non mi riferisco tanto alle frasi, alla sintassi, o almeno non faccio riferimento solo a quello perché più in particolare penso alle parole. Una ad una. Una davanti all’altra, prese singolarmente. In questi giorni le parole che ho usato e delle quali ho prestato più attenzione sono: Inizio, Luce, Ombra, Vento, Emozione, Acqua, Cielo, Calore, Uomo, Fine.  Diventeranno  capitoli di una storia.

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L’addio al meticciato

di Cecilia Pannacini

Parla Jean-Loup Amselle
Il paradosso contemporaneo – spiega l’antropologo francese – è che mentre gli etnologi e gli scienziati sociali insistono sulla mutevolezza dell’identità etnica e culturale, le «minoranze» rifiutano totalmente questo orientamento, affermando la purezza della loro discendenza, spesso per avanzare rivendicazioni territoriali
Responsabile di avere indotto un dibattito fondamentale per le scienze umane, il libro titolato L’invenzione dell’etnia è curato da Jean-Loup Amselle e Elikia M’Bokolo (Meltemi, 2008) e ha denunciato la natura storica, costruita e talvolta finzionale del concetto, appunto, di etnia. Attraverso l’analisi di alcuni casi africani, gli autori – storici e antropologi – descrivono i processi che hanno portato all’emergere, durante l’amministrazione coloniale, di determinati gruppi, nonché i successivi irrigidimenti, gli scontri e la moltiplicazione delle identità etniche. L’etnicizzazione del mondo appare in effetti in costante aumento, sia nelle ex colonie sia in Occidente, dove le politiche migratorie e l’esigenza di gestire e controllare la convivenza tra gruppi di diversa origine rischiano di riprodurre percorsi ed errori già compiuti in passato. Continua a leggere→

Pensieri sull’amore davanti alla tele (I/III), di Andrea Sartori

I. Madonne contemporanee

Qualche sera fa ho guardato alla televisione un programma condotto da Antonella Clerici, Il treno dei desideri. Ero annoiato, non sapevo cosa fare, le otto ore di lavoro trascorse in ufficio avevano indebolito la mia volontà, ottundendomi la percezione di ciò che normalmente ritengo davvero interessante: nella lettura, nella musica, nel cibo, nella stessa televisione. Con un vasetto di Jocca ed un cucchiaio in mano, ho iniziato a pormi una domanda. «Perché guardo questa cosa?».

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I fanatici del popolo da Putin a Berlusconi, il populismo è globale.

«La ragione populista» del filosofo marxista Ernesto Laclau e «Populismo globale» del giornalista italiano Guido Caldiron. Due saggi per aiutare a comprendere una forma politica che ha acquisto forza nella crisi della democrazia e nei punti «alti» dello sviluppo capitalista

di Benedetto Vecchi

Il populismo, ovvero il nodo scorsoio della democrazia contemporanea. A scioglierlo ci provano in molti, da chi lo ritiene un residuo del passato che sarà rimosso dopo avere adeguatamente riformato le istituzioni politiche in termini di semplificazione e di centralità del potere esecutivo rispetto a quelli legislativo e giudiziario. Oppure, come manifestazione politica di quei paesi poco avvezzi alla democrazia. Letture tuttavia non convincenti. Continua a leggere→

Echi

[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=DyIx9smNc7c]

[Ho il piacere di pubblicare qui un inedito di Gianpaolo Serino, noto critico letterario e “patron” della rivista letteraria Satisfiction. Una volta tanto, gli rubo il mestiere… Grazie dell’attenzione. Franz Krauspenhaar.]

di Gianpaolo Serino

Mio padre un falco mia madre un pagliaio

stanno sulla collina

i loro occhi senza fondo seguono la mia luna

notte notte notte sola

sola come il mio fuoco

piega la testa sul mio cuore e spegnilo poco a poco.

Fabrizio De Andrè, Canto del servo pastore

Sono tornato oggi in questa città ora crudele. La città dove siamo cresciuti insieme, padre. Davanti a me le strade deserte; e il tempo intristito, il tempo fermo e molto più triste di quando i tuoi occhi, chiari di verde, accarezzavano questa luce ora crudele, di quando i tuoi occhi parlavano in silenzio e il mondo non voleva essere altro che esistere. E, intanto, tutto come se continuasse. La vita crudele perché vita. Come all’ospedale. Continua a leggere→

Licia Cardillo Di Prima. Eufrosina

di Mauro Mirci

copertina_eufrosinaLa storia di Eufrosina Valdaura Siracusa, dama del XVI secolo protagonista di alcune vicende di sangue e d’amore, sembra fatta apposta per essere raccontata in un romanzo. Sciascia le dedica alcune pagine ne “Il mare colore del vino” e le intitola, appunto, Eufrosina. La dice “giovane e bella certamente, molto probabilmente sciocca e crudele, poca gioia ebbe e diede nella sua breve vita; e fu anzi, nel destino degli altri e nel proprio, un farfalla di morte“. Nello stesso breve saggio, richiama le parole di un altro letterato autorevole, Stendhal, che di Eufrosina scrisse, anche se solo per registrarne l’uccisione per mano dei due figli di Lelio Massimo, suo marito in seconde nozze.
Già nel saggio “Un amore di quattro secoli fa” (che chiude a mo’ di appendice il libro di cui parleremo tra poco) Licia Cardillo mostra di essersi lasciata affascinare dalla relazione tra Marco Antonio Colonna, maturo viceré ed eroe della cristianità a Lepanto, ed Eufrosina, maritata a Calcerano Corbera, figlio di don Antonio, barone del Miserendino. Personaggio importante, quest’ultimo, sia, all’epoca dei fatti raccontati, per rango, sia narrativamente, per le conseguenze che il suo arresto e la successiva morte, porteranno a Marco Antonio Colonna. Il quale, per poterlo trarre in arresto, dovette chiedere all’inquisitore Diego de Haedo di sospendere il nobile dal privilegio di familiare dell’Inquisizione. Il viceré dovette addurre pretesti svelatisi tali dopo l’incarceramento per debiti di Don Antonio, e ciò gli attirò l’ira dell’inquisitore. E proprio all’iniziativa dell’inquisitore si deve la caduta in disgrazia del viceré, che costretto a recarsi a Madrid per giustificare il proprio operato direttamente al sovrano, non vi giungerà mai, morendo a Medinaceli, scrive Sciascia, “con sospetto di veleno“. Continua a leggere→

Affidatevi al pensiero del cuore

di Benedetta Craveri

Non accade spesso che una raccolta di saggi consacrati alla letteratura entusiasmi lettori e critici e si imponga subito come un best-seller. Ma davvero non è sorprendente che ciò sia potuto accadere a Un coeur intelligent del filosofoe giornalista francese Alain Finkielkraut (Sock/Flammarion, pagg. 289, euro 20; in Italia uscirà da Adelphi), perché basta scorrere le prime pagine del libro per capire la sua non comune forza di attrazione. Finkielkraut ci propone la sua lettura di nove grandi storie: Lo scherzo di M. Kundera, Tutto scorre di V. Grossman, Storia di un tedesco di S. Haffner, Il primo uomo di A. Camus, La macchia umana di Ph. Roth, Lord Jim di J. Conrad, le Memorie del sottosuolo di F. Dostoevskij, Washington Square di H. James, Il pranzo di Babette di K. Blixen. Continua a leggere→

La giustizia del XXI secolo. Una nuova uguaglianza dopo la crisi

di Eric J. Hobsbawm

Pubblichiamo parte della relazione che Eric J. Hobsbawm terrà oggi (9/10/09 ndr) nella prima giornata del World Political Forum a Bosco Marengo (Alessandria). Al Forum di quest’ anno, sul tema “L’ Est, quale futuro dopo il comunismo”, partecipano tra gli altri Mikhail Gorbaciov e Yuri Afanasiev. Il “secolo breve”, il XX, è stato un periodo contrassegnato da un conflitto religioso tra ideologie laiche. Per ragioni più storiche che logicheè stato dominato dalla contrapposizione di due modelli economici – e soltanto due modelli vicendevolmente esclusivi – il “Socialismo”, identificabile con economie a pianificazione centrale di tipo sovietico, e il “Capitalismo”, che copriva tutto il resto. Tale contrapposizione, apparentemente fondamentale, tra un sistema che ambiva a togliere di mezzo le imprese private interessate agli utili (il mercato, per esempio) e uno che intendeva affrancare il mercato da ogni restrizione ufficiale o di altro tipo, non è mai stata realistica. Tutte le economie moderne devono abbinare pubblico e privato in vario modo e in vario grado, e di fatto così fanno. Entrambi i tentativi di vivere all’ altezza di questa logica del tutto binaria di queste definizioni di “capitalismo” e “socialismo” sono falliti. Continua a leggere→

METROMORFOSI 20

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Metromorfosi free magazine di infocritica
col la nuova uscita 2009gennaioVENTI
non festeggia i due anni di attività editoriale
perché sogna di instaurare con il tempo un rapporto paritario

www.metromorfosi.com

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La bilancia e il velo, di Rossana Rossanda

Raffigurata come una bella signora che tiene nella sinistra una bilancia e nella destra una spada, la Giustizia ha a volte gli occhi bene aperti, a volte nascosti da una benda che le impedisce di vedere. Da qui ha preso le mosse Adriano Prosperi nel suo ultimo saggio, «Giustizia bendata», uscito per Einaudi, che analizza i mutevoli significati di un concetto centrale per la nostra società.

Adriano Prosperi è uno di quei maghi che prende un frammento di storia e, girandolo fra le mani come un cristallo, ne moltiplica faccette e riflessi. In Giustizia bendata (Einaudi, 2008) la domanda che ha mosso la sua curiosità sembra semplice: perché la Giustizia, sempre raffigurata come una bella donna (il codice maschile ci ha considerate inferiori e però ha dato vesti femminili a idee, valori, virtù, arti, eccetera, va a capire) a volte è bendata e a volte no? Di regola è una bella signora che tiene nella sinistra una bilancia e nella destra una spada, ma sugli occhi può avere una benda o non averla. Proprio lei che deve discernere il torto dalla ragione! Continua a leggere→

Ecco il progetto

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Chi arriva a Tecla, poco vede della città, dietro gli steccati di tavole, i ripari di tela di sacco, le impalcature, le armature metalliche, i ponti di legno sospesi a funi o sostenuti da cavalletti, le scale a pioli, i tralicci. Alla domanda: – Perché la costruzione di Tecla continua così a lungo? –  gli abitanti senza smettere d’issare secchi, di calare fili a piombo, di muovere in su e in giù lunghi pennelli, – Perché non cominci la distruzione, – rispondono.
E richiesti se temono che appena tolte le impalcature la città cominci a sgretolarsi e a andare in pezzi, soggiungono in fretta, sottovoce: –  Non soltanto la città.
Se, insoddisfatto delle risposte, qualcuno applica l’occhio alla fessura d’una staccionata, vede gru che tirano su altre gru, incastellature che rivestono altre incastellature, travi che puntellano altre travi. – Che senso ha il vostro costruire? – domanda. – Qual è il fine d’una città in costruzione se non una città? Dov’è il piano che seguite, il progetto?
– Te lo mostreremo appena termina la giornata; ora non possiamo interrompere, – rispondono.
Il lavoro cessa al tramonto. Scende la notte sul cantiere. E’ una notte stellata. – Ecco il progetto, – dicono.

(I. Calvino, Le città invisibili, in: Calvino racconti e romanzi II, I Meridiani Mondadori, p.466 )