Archivio mensile:Novembre 2018

La poesia del vinile

Alcune riflessioni sulla bellezza discografica

di Guido Michelone

Negli ultimissimi anni stanno uscendo, anche in Italia, diversi libri legati al vinile: di recente c’è pure un romanzo, Lacrime bianche dell’inglese Hari Kunzru, il quale narra di un misterioso collezionista alla ricerca di un disco perduto di un fantomatico cantante blues; prontamente uscito nel novembre 2018, un anno dopo l’edizione britannica, il testo fa quasi da pendant alla raccolta di racconti Vinyl, curata in parallelo da Luca Martini e Gianluca Morozzi, che lanciano la sfida (prontamente accettata) a venti loro colleghi (fra critici e romanzieri) di narrare vicende legata al vinile della propria vita, giacché, in fondo, basta un ascolto per iniziare a raccontare, come indica il sottotitolo, ‘storie di dischi che cambiano la vita’: e succede appunto a Massimo Cotto, Gianluca Morozzi, Francesca Presti e tutti gli altri presenti nella raccolta.

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Quali occhi

Il mondo è menzognero. I santi sembrano marziani perché lo vedono con altri occhi, quelli dell’amore. Bisogna entrare in questo amore, che merita fiducia. Sentire su di sé gli occhi di Gesù, che sono una forza, una benedizione. Anzi: la forza, la benedizione. È semplice: provare per credere. 

Frammenti di Cinema # 9

Un tema molto presente nel cinema è quello del doppio. In particolare, nel loro l’intreccio con la scrittura, è frequente vedere storie di ghostwriter, di intriganti vicende di sostituzione d’autore. Se il tuo “doppio” è tua moglie, la vicenda può caricarsi di implicazioni psicologiche e private imbarazzanti. E’ il caso di Wife di Bjorn Runge, interpretato da Glenn Close e Jonathan Pryce. Lui addirittura ha vinto il premio Nobel grazie alla penna nascosta di sua moglie. Immaginate quale conflitto latente o solo celato può star dietro un rapporto di questo tipo. E’ la storia di Francis Scott Fitzgerald e Zelda Sayre, su cui Hollywood sta realizzando due film di prossima uscita.

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Le nostre mani

Prestiamo a Gesù le nostre mani, il nostro corpo, la nostra intelligenza e volontà: Lui farà tutto e si renderà, così, presente in mezzo agli altri, qui, sulla terra. Potremo dire, allora, che non siamo stati noi a parlare, a fare, ma Lui: ciò è necessario per restare umili e, come dice il Cristo alla Bossis, l’umiltà è la verità.

Ultime

I sentimenti di Gesù nell’ultima cena dovrebbero essere la bussola della nostra coscienza: quale intensità in quegli sguardi estremi, nelle parole di Uno che sarebbe morto il giorno dopo. Dovremmo riversare la nostra miseria nella ricchezza del Suo amore, e allora tutto si chiarirebbe per miracolo.

Gian Piero Stefanoni

‘AL MÛT  LABBEN

sull'(aria) del morire per il figlio

GALILEA-GIORDANIA, Ottobre 2018

DISCENDI COL BASTONE

I.

Pregami Tu, innalzami al Tuo salmo veleggiati alla notte,                                                                         la sposa ha il sorriso naturale del Tuo credo                                                                                       nella terra dove dall’inizio ci scegliesti .                                                                                    

Non contrastare nulla non ovviare a nulla                                                                       offerti al Tuo paesaggio sospesi alla tua attesa.

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Nebbia

Non è bello guidare nella nebbia: non vedi nulla del paesaggio circostante; ti sfuggono i prati, le colline, l’azzurro del cielo che mette allegria, gli uccelli che attraversano l’aria. Nella vita, guidiamo così, in una cecità che ci impedisce di vedere il Cristo, il tesoro della sua presenza, le mille sfumature del suo esserci vicino. Approfittiamo di questa miseria per donargliela: Lui trasforma tutto nell’oro del suo amore.

Uscire presto

anto

(Antonello da Messina, part., Museo di Bucarest- Sibiu)

*

Uscire presto a Messina per i Santi,
Piove, non è bello, si arriva a Muricello,
Da sempre, e non è triste, coi Morti davanti,
Là vicino c’era Mollica, e Pirandello.
(1 novembre 2018)

Si cunzava,  vivi e morituri, la sera dei Santi,
Una cena tardiva ai morti di famiglia,
Quelli che ci guardavano festanti
O seri, dai muri, da un tempo che ci somiglia.
(3 novembre 2018)

Tasta la fronte ed è un dio di febbre,
E un dio, o Dio, si lancia
Nella tromba delle scale, a capofitto,
Un Dio mortale, che fugge e lascia
Il mondo al suo male di essere tale,
Vivo e corroso, un Dio
Amoroso, sconfitto.
(8 novembre 2018)

Aspettative


Dobbiamo attenderci di più, siamo troppo poveri nelle aspettative, l’amore infinito del Cristo sa darci quello che non immaginiamo. È così che aumenta la fede: aspettandoci di più. È un cammino che non sarà interrotto dalla morte: anche in quel momento sarà Lui ad aiutarci; e non ammette che abbiamo paura. Temere sarebbe per Lui un’offesa, una grave mancanza di fiducia.

Riccardo Ferrazzi, N.B. Un teppista di successo

di Roberto Plevano

Ad alcuni esseri umani, assai pochi, tocca la sorte di essere trasformati in mitologie. Ogni evento della loro vita è trasfigurato in un emblema di destino individuale e collettivo, i confini tra i fatti e l’invenzione si fanno confusi, i sentimenti comuni prendono proposito, e forma di forze nell’accadere storico.
L’ascesa al potere e la caduta di Napoleone Buonaparte divennero oggetto di culto, e popolare e presso gli intellettuali, contemporaneo degli stessi avvenimenti.

All’indomani della vittoria di Napoleone a Jena e dell’assoggettamento della Prussia (13 ottobre 1806) Hegel, allora trentaseienne, scrisse all’amico Niethammer: “Ho visto l’Imperatore, quest’anima del mondo, uscire dalla città per andare in ricognizione. È una sensazione meravigliosa vedere un tale individuo che qui, concentrato in un punto, seduto su un cavallo, si protende sul mondo e lo domina… da giovedì a lunedì progressi così grandi (si riferisce ai rivolgimenti politici nell’area tedesca dopo Jena) sono stati possibili solo grazie a quest’uomo straordinario che è impossibile non ammirare”.
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Pensarsi

Gesù ci aspetta: sta nel tabernacolo, solo e orante, e attende il nostro arrivo. Se capissimo questo! Non potremmo resistere un istante senza pronunciarne  il Nome, senza pensare a una sua qualità, senza, insomma, renderlo presente. Noi pensiamo a Lui, Lui pensa a noi: questa è la Vita.

Il libro

Il libro che vorrei scrivere non c’è.
È la foglia sull’albero,
che cade,
la bottiglia poggiata per terra,
la voce di uno che chiama,
di là dalla parete.
Il libro da scrivere
lo porto in me,
come lo zaino del bambino
che entra a scuola;
per lui – il bambino –
è tutto nuovo,
non sente che paura e gioia:
la vita,
di là dalle parole.

Gusti


Lui è nostro e noi siamo suoi: non dobbiamo temere di esagerare nell’amore. Gesù fa di tutto per fondersi con noi; nei racconti degli evangelisti troviamo certamente ciò che nel Maestro risponde, addirittura, ai nostri gusti, alle nostre inclinazioni: la gloria, l’umiltà, l’abnegazione, la misericordia, lo zelo, la preghiera. Il Cristo raccomanda alla Bossis di prendere, al mattino, un brano di Vangelo e di portarlo con sé nella giornata: diventerà la chiave  dell’imitazione, il perfezionamento dell’intimità. Lui è nostro, e noi siamo suoi.

Follie


Gesù è folle d’amore, su questo non ci piove. O forse pioveva quel giorno, sul Calvario, chi lo sa. La pioggia lava il dolore, purifica come l’acqua del battesimo, in cui siamo abilitati alla stessa follia, a compiere ogni atto, a lasciare che ogni battito del cuore si succeda, a disporsi ad accogliere pensieri e sentimenti con l’identica nota, l’unica motivazione: l’amore. È più dolce vivere per l’altro, per il nostro Dio che per sé stessi. Una mattina ti alzi e lo capisci. Allora tutto cambia, la vita diventa un’altra cosa.

EDUCAZIONE SENTIMENTALE #10

Tutto cominciò il giorno in cui mio padre tornò a casa con I pirati della Malesia sottobraccio.
Il celebre romanzo di Salgari era in vendita dal suo giornalaio di fiducia e non aveva resistito alla tentazione di comprarmelo. È il primo, chiaro ricordo che ho di un regalo. Sulla prima pagina scrisse una dedica: A Matteo, con affetto, papà. D.O.C. dimenticandosi di aggiungere la data. Così ogni volta che lo riprendo tra le mani la mia ricerca del tempo perduto arranca tra dettagli chiarissimi ma di scarsa utilità (cosa intendeva poi con quel D.O.C?) quali l’emozione di possedere il mio primo libro ‘da adulto’ e le due righe iniziali “Mastro Bill, dove siamo?” “In piena Malesia, mio caro Kammamuri”, infine mia madre che mi chiama per andare a tavola, risvegliandomi da un viaggio che avrebbe continuato ad accompagnarmi negli anni a seguire. “Dov’eri finito?” mi chiese non appena entrai in cucina.
“In Malesia” risposi chinandomi con aria da furfante sul piatto.
Resta il mistero di quanti anni avessi.
L’unica memoria certa (la mia seconda, vividissima immagine) è la reazione che ebbe la maestra quando seppe cosa stavo leggendo. Disse che Continua a leggere→

L’Uomo-Dio

sdr


Per tanto tempo ho pensato che il discepolo che Gesù amava non fosse san Giovanni, ma mi sono ricreduto. Solo chi ha messo il capo sul cuore di Gesù può aver avuto intuizioni profonde come lui. Solo lui può aver capito che l’impossibile, in noi, lo fa il nostro Salvatore: i sacrifici che ci inquietano, le parole che perdiamo, l’attenzione che sfugge, tutto è assunto da Lui, che lo compie, lo completa, lo trasforma. Al discepolo amato da Gesù chiediamo di poter sperimentare la stessa, feconda intimità con l’Uomo-Dio.