Archivio mensile:Maggio 2021

Poesia italiana del XXI secolo

Tiziana Cera Rosco, poetessa e artista, è nata nel 1973 in Abruzzo e vive a Milano. Ospite di numerosi festival nazionali e internazionali ha per anni portato la parola poetica in luoghi di eremitaggio e solo tramite voce. Ha pubblicato Il Commento alle Sette Ultime Parole di Gesú sulla Croce, ed. Papero, 2017, Dio Il Macedone, Lietocolle, 2009, Il Compito, La Vita Felice, curato da Milo De Angelis, 2008, Lluvia, Lietocolle, 2006, Il Sangue Trattenere, Atelier, 2003, Calco Dei Tuoi Arti,  Lietocolle, curato da Giuseppe Conte e Giampiero Neri, 2003.

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CRESTOMAZIA (novità): Ron Padgett, “Non praticare il cannibalismo”

Ron Padgett, Non praticare il cannibalismo. 100 poesie, a cura di Cristina Consiglio, Paola Del Zoppo e Riccardo Frolloni, Del Vecchio Editore, 2021, pp.370, € 19,00

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di Francesco Sasso

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Confesso che il recensore di questo libro ha scoperto da poco l’esistenza di Ron Padgett (1942), poeta americano che vive a New York, insignito di numerosi riconoscimenti. La sua opera è stata tradotta in diciotto lingue. Sette poesie di Padgett compaiono nel film “Paterson” di Jim Jarmusch. Ed è giusto, è utile che Ron Padgett appaia da noi come una scoperta, una boccata d’aria fresca grazie a Non praticare il cannibalismo. 100 poesie, libro pubblicato da Del Vecchio Editore.

Le squisite traduzioni di Cristina Consiglio, Paola Del Zoppo e Riccardo Frolloni insieme ad apparati di lettura, ad un saggio e un’intervista al poeta, ci offrono l’accesso ad un poeta incantevole e ironico, che affronta il lettore con una serie di modi (lirica e prosa), mescolando i temi dell’amore, della frustrazione, dell’amicizia, del gioco, saldati tutti nel tema dominante della morte, immagine significante della vita.

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Davide Barilli, “Alchimia (Ars moriendi)”

Davide Barilli, Alchimia (Ars moriendi), (ed. Diabasis 2021)

Gli ultimi giorni del Parmigianino raccontati come in una folle corsa contro il tempo, tra alchimisti del Po, scalpellini, magiche figure rintanate sulle Apuane, visioni surreali e dipinti enigmatici. Personaggi reali e frutto d’invenzione i cui destini sono legati da un filo invisibile in un libro fatto di storie apocrife, leggende, imposture, interpretazioni e immaginazioni ardite.
”Trascinato da una lucida e febbrile rêverie, o da un desiderio inquieto di avvoltolarsi nelle spire delle magie ermetiche, Barilli ci offre in questa nuova, originalissima short story tutta una serie di segni, cifre, figure che evocano il mondo visionario, ambiguo e corrusco degli avventurieri delle manipolazioni alchemiche, degli esploratori dei metalli e della loro anima cosmica, terrestre e astrale”. (dalla postfazione di Paolo Lagazzi)

Un estratto:

Piove da tre giorni e altrettante notti.
Morbino, rintanato nella grotta alta, sta guardando il buio, come una bestia accecata. E? salito fin lassu?, a piedi, trascinando col cordame il mazzuolo e il martello di ferro dell’apuano, lo scalpellino che conosce i suoi segreti.
Erano trascorsi pochi giri di luna da quando si era avventurato, cercandolo, fino alla cava delle paludi. L’aveva chiamato due o tre volte. Ma la voce si era persa nei refoli di vento, rimbalzando contro le pareti lucide d’ardesia.
In una crepa del marmo, Morbino aveva infine trovato gli attrezzi dell’apuano. “Mi servono le tue armi”, gli aveva lasciato scritto, con un graffio di chiodo, sulla roccia. Caricati in spalla i ferri, era tornato alla grotta del drago. Da tempo non si vedevano, lui e lo scalpellino. Ma ora che possiede i suoi arnesi da picca, capaci di sfondare una parete di roccia vecchia di secoli, sa gia? quale uso farne. Continua a leggere→

Lirico terapia. Vicente Huidobro, Arte poetica

Arte poetica

Che il verso sia come una chiave

Che apre mille porte.

Cade una foglia; qualcosa passa in volo;

Quanto guardano gli occhi sia creato,

E l’anima di chi ascolta resti a tremare.

 

Inventa nuovi mondi e cura la parola;

L’aggettivo, quando non dà vita, uccide.

 

Siamo nel ciclo dei nervi.

Il muscolo pende,

Come un ricordo, nei musei;

Ma non per questo abbiamo meno forza:

Il vero vigore

Risiede nella testa.

 

Perché cantate la rosa, o Poeti!

Fatela fiorire nella poesia;

Solo per noi

Vivono tutte le cose sotto il Sole.

 

II poeta è un piccolo Dio.

***

Può la poesia creare un mondo parallelo? Può il poeta sfidare la creazione, proporre una sua alternativa? Questi versi pongono interrogativi inquietanti ma, come sempre, utili per capire chi siamo.

L’arte


Dio ci incoraggia: siamo testardi, complicati, ma Lui ci incoraggia. Cos’è l’amore se non questo aprire le porte della vita, questo mettere legna nel fuoco dei giorni, un far gonfiare le vele già ammainate? Dovremmo imparare anche noi l’arte difficile della speranza.

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La redazione di La Poesia e lo Spirito

Lirico terapia. Andrea Zanzotto, Ormai.


Ormai

Ormai la primula e il calore

ai piedi e il verde acume del mondo

 

I tappeti scoperti

le logge vibrate dal vento ed il sole

tranquillo baco di spinosi boschi;

il mio male lontano, la sete distinta

come un’altra vita nel petto

 

Qui non resta che cingersi intorno il paesaggio

qui volgere le spalle.

***

È possibile che si apra una frattura tra noi e il mondo? Che il paesaggio sia qualcosa di estraneo, lontano, di cui, semplicemente, “cingersi”? Lasciamoci interrogare, come sempre.

Coscienza

L’esame di coscienza è un’abitudine che va perdendosi. È difficile persino, nel XXI secolo, mettersi d’accordo sul termine coscienza. Eppure sarebbe semplice: interrogarsi sul bene e sull’amore a Gesù. Perché non cominciare?

Lirico terapia. Elicura Chihuailaf Nahuelpan, Su questo suolo abitano le stelle.

Su questo suolo abitano le stelle

in questo cielo canta l’acqua

dell’immaginazione

oltre le nubi che sorgono

da queste acque e questi suoli

ci sognano gli avi

il loro spirito – dicono – è la luna piena

Il silenzio il loro cuore che batte.

***

Un ritorno alle radici che invita anche noi a fare lo stesso: da dove veniamo? Quando abbiamo vissuto la nostra vera nascita? È lì che abitano le stelle, è lì che il silenzio è il cuore che batte.

Lirico terapia. Kostantin Vaghinov. Un dono è la poesia nella prigione della notte d’archi.

Un dono è la poesia nella prigione della notte d’archi,

Ardente, inatteso e sordo.

La saggia natura di tutto mi privò,

I rumorosi talenti come argento si prese.

Ed io, dalla torre sporgendomi nel deserto,

Mi sovvengo della scala in fiore,
Su di essa montai io con un laborioso violino,

Per dirigere le onde ed il mondo.
Così in gioventù aspiravo alla follia,

Ricacciai in lontana tenebra la mia conoscenza,
Perché il fiore della splendida poesia

Di essa si cibasse come del suolo patrio.

***

È una poesia di difficile interpretazione, ma proprio per questo comunica qualcosa che non si potrebbe esprimere altrimenti. Qual è il deposito a cui attinge il poeta? Al lettore, come sempre, la risposta.

Intervista ad Alessandro Pertosa

 

 

In una nostra primissima conversazione, hai menzionato due termini: “filosofia poetica” e “poesia filosofica”. Quale significato e importanza rivestono per te?

Definire qualcosa è sempre problematico, e lo è ancor più quando si tratta di poesia. Provo a spiegare però in che senso ti ho parlato di «poesia filosofica». Dico spesso ai miei allievi, che – per fare un esempio – non amo l’Infinito di Leopardi perché leggendo quei quindici endecasillabi sciolti comprendo meglio il modo in cui il poeta recanatese intendeva l’infinito. Non mi interessa nulla dell’infinito di Leopardi. A me interessa l’infinito che risuona e balugina nel mio cuore, ogni volta che quei versi me lo schiantano davanti agli occhi. È il rifiorire delle immagini; è il sentire l’eco di quel vento e di quelle foglie, a spalancare in me la voragine sublime e vorticosa dell’infinito.

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Noi stessi

Ci dobbiamo nutrire, e ciò è scontato. Anche chi sta a dieta o digiuna si nutre, in qualche modo. Per sopravvivere bisogna mangiare. E per vivere? Dobbiamo cibarci della Vita. La svolta sta in questa comprensione: da allora in poi, più niente è come prima, perché siamo noi stessi, veramente.

Lirico terapia. Fabio Pusterla, Breve omaggio a Plutone, II.

Breve omaggio a Plutone, II

Perché la pioggia, perché il vento e le pianure 

notturne, l’erba gialla, il respiro. Quell’acqua 

che scroscia nei vicoli, e i prati. Perché 

non c’è tregua, o domani. Soltanto

le sbarre, la gabbia di un io.

L’inferno è non essere gli altri,

guardarli passare e sparire nel niente: 

un posteggio che piano si svuota, 

il cantiere del vento.

***

L’inferno sono gli altri, ha scritto Sartre nell’opera teatrale A porte chiuse. Per Pusterla, invece, l’inferno è l’assenza degli altri, è il loro svanire nel nulla, il lasciare vuoto il parcheggio, la casa, il cuore.

Esercizio

Dio si sente e non si sente: a volte ci sembra vicinissimo, altre lontano o totalmente assente. Questo ci turba, ci scoraggia, insinua una vena pessimistica che intristisce le giornate. Bisogna sapere, tuttavia, che Gesù è sempre lì, non ci lascia un momento. L’esercizio spirituale è sempre un esercizio di presenza.