Archivio mensile:Ottobre 2022

Gianni Ruscio e Riccardo Renzi

 

a cura di Alberto Fraccacreta

 

 

Gianni Ruscio, Mutazioni, Terra d’ulivi Edizioni

 

Mi accarezzavi le pupille
e da loro apparve un abbraccio 

luminosissimo. Poi ti scioglievi 

nel gioco
scappando qua e là
per nasconderti.
Risalivi la spuma che ti rideva 

nel grembo
e così era alito di mare
nelle tue manine
di sabbia. I capelli al vento 

rinascevano
in una brezza oltremare. 

 

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Equivoci


Gesù ci educa alla generosità: c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Spesso, invece, il dare è vissuto come peso, dovere, qualcosa che serve a mettere a posto la coscienza. Vivere vuol dire sciogliere i nodi degli equivoci.

Vivalascuola. La scuola per la pace

Il mondo della scuola non può rimanere insensibile di fronte alla possibilità di una guerra nucleare né può accettare lo stato di guerra in cui versano tante, troppe parti del mondo. Lanciamo un appello a studenti, insegnanti, lavoratori della scuola affinché si facciano parte attiva di un movimento popolare e dal basso che reclami a gran voce il rispetto dell’articolo 11 della nostra Costituzione. Il nostro slogan è già scritto nella Carta costituzionale: “L’Italia ripudia la guerra”. A partire da questa affermazione inequivocabile chiediamo che si cessi di alimentare i conflitti, che il nostro Paese lavori seriamente per la soluzione diplomatica del conflitto tra Russia ed Ucraina e che si arrivi, in tempi brevissimi, ad una tregua. L’ombra scura di un conflitto nucleare non deve incombere sul nostro futuro. La barbarie della guerra, alla quale i potenti del mondo guardano con cinica ed interessata indifferenza, ci ripugna. Vogliamo la pace! Comincia da Torino una protesta che speriamo tocchi tanti altri luoghi d’Italia, d’Europa, del mondo. Presidio di fronte al Comune di Torino, Piazza Palazzo di Città, sabato 15 ottobre, ore 15.00. Per firmare l’appello: [email protected] Continua a leggere

Quattro poesie di W.B. Yeats tradotte da Luigi Paglia

Le quattro poesie di William Butler Yeats presentate appartengono tutte alla raccolta The Rose (1893) e, sono le  prime liriche “ il cui ritmo abbia qualcosa della mia musica”, come afferma lo stesso poeta. Si è voluto, quindi proporre il primo manifestarsi della grande poesia del poeta irlandese. Le traduzioni di Luigi Paglia, tratte dall’antologia, ancora inedita, di 111 poesie di Yeats, sono state eseguite metricamente (per la prima volta in Italia, a differenza delle traduzioni con versi liberi di Marianni, Sanesi e Melchiori) per conferire loro il necessario impulso ritmico. In particolare, sono stati tradotti  quasi sempre i dimetri con settenari, i trimetri con novenari, i tetrametri con endecasillabi,  i pentametri giambici con versi di 16 sillabe, seguendo l’esempio di Ungaretti che tradusse i Sonetti di Shakespeare, appunto, con versi di 16 sillabe e i tetrametri di Donne con endecasillabi. Luigi Paglia ha insegnato Letteratura italiana contemporanea Teoria e prassi dell’intertestualità  nella Facoltà di Lettere dell’Università di Foggia. Ha pubblicato 13 “libri d’artista” (con suoi testi poetici, sue traduzioni di poeti stranieri, suoi commenti e con incisioni di artisti italiani).  Altre traduzioni da Yeats sono apparse nell’ultimo numero della rivista “Poeti e poesia”. Per la saggistica ha pubblicato una quindicina di monografie in volume, tra cui: Invito alla lettura di Marinetti (Mursia, 1977), L’urlo e lo stupore. Lettura di Ungaretti. L’Allegria (Le Monnier, 2003);  Il grido e l’ultragrido. Lettura di Ungaretti (Mondadori, 2009); La scrittura e l’immagine (FBM, 2012).  Una cinquantina di suoi saggi, relativi alle letterature  italiana  e inglese (l’ultimo su Eliot uscirà nel n. 1/2023 di “Strumenti critici”), è apparsa in qualificate riviste italiane e straniere  Inoltre, ha composto una silloge di poesie, dedicate ai maggiori poeti italiani e stranieri, una sorta di originale storia personale in versi della letteratura occidentale. Continua a leggere

La parola ai poeti. Lucianna Argentino

Ogni poeta ha con la poesia un legame unico, profondo e personalissimo che sfiora l’indicibile e per descriverlo ci si serve di parole che mai riescono a dirne la pienezza. La poesia è dunque qualcosa che vive nelle profondità della mia anima e la apre alla molteplicità e alla complessità della realtà. Qualcosa di intimo e personale che, tuttavia, amplia e feconda il rapporto con il mondo e con gli esseri che lo abitano, uno stare esposta a quanto del e dal mondo  mi giunge. Mondo che pur essendosi fatto più piccolo non ha però diminuito la distanza tra gli esseri umani. Distanza che ha molte fisionomie, alle quali la poesia tenta di dare un volto in cui poter rispecchiare il nostro volto e sentire che quelle distanze sono fallaci creazioni della stupidità umana, di dirci che non è lì che sta la nostra umanità, la nostra verità di esseri umani chiamati alla fratellanza, alla sorellanza

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La parola ai poeti. Luca Pizzolitto

La parola poetica è una parola che, all’interno del mio personale percorso di scrittura, ha la propria gestazione e nasce dal silenzio, dall’approssimarsi al vuoto, alla solitudine, alla mancanza; la parola poetica diventa, in questa misura, un qualcosa di imprescindibile, necessario.

La parola poetica, come scrive in maniera stupenda Bonnefoy, “avvicina soltanto ma è, nello stesso tempo, quella parola che salva il mondo dall’abbandono, trasforma l’esilio in speranza, ritesse il filo spezzato della vita.”

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Lettera da Berlino

di Stefanie Golisch
Berlino, 8.10.2022

Caro lettore sconosciuto,

certo, preferirei parlare dei colori dell’autunno, del sapore dell’aria mattutina e del cielo azzurro intenso di certe giornate fredde e limpide.
Ma i tempi sono di guerra e, parafrasando liberamente un famoso verso di Brecht, ci sono delle situazioni in cui una conversazione sui colori degli alberi diventa inadeguata, si vieta quasi da sé, perché sembra che ignori tutto il resto.
Brecht scrisse questa poesia che s’intitola Ai posteri in esilio, tra il 1934 e 1938.

Io, in questo autunno del 2022, mi trovo a Berlino e, pur volendo lavorare piuttosto sulla mia pace interiore anziché immergermi in sempre nuovi conflitti, in questi tempi non è possibile rimanere fuori da ciò che succede intorno a noi: questa volta non, come al solito, in qualche parte del mondo lontano, ma proprio in Europa.

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Si vis pacem, para pacem. Contro la minaccia nucleare: scendere in piazza in massa, ora

Il Parlamento europeo ci invita a prepararci a un attacco nucleare. Mi rifornisco di viveri? Di pillole? Di armi? Scavo un rifugio in casa mia? Non dice che vuole intraprendere, con sette mesi di ritardo, una iniziativa diplomatica, questo non lo dice; ci invita a prepararci a un attacco nucleare. Nonostante l’ennesimo appello di papa Francesco a fermare la “pazzia” della guerra che è sempre in sé un «errore e un orrore». Ancora una volta sono gli Usa a fare e disfare: prima i maggiori sostenitori del proseguimento della guerra, adesso disponibili a trattare. Tutto sulla testa dell’Unione Europea. Propongo un appello di Tomaso Montanari: “I cuori pulsanti delle democrazie sono i parlamenti, ma ci sono dei momenti così gravi da pretendere che il popolo faccia sentire direttamente la propria voce: in questo caso, la propria voglia di vivere“. Continua a leggere

Istante


Gesù attende le anime: è l’Emmanuele nei fatti, non per modo di dire. La Sua vicinanza ci fa santi, se invochiamo lo Spirito, se lasciamo che l’amore penetri ogni cellula, se accettiamo che Dio sia il respiro di ogni istante.

La parola ai poeti. Pietro Romano



Oggi gli eventi sono prospettati in un flusso di continua imminenza. Tutto è
ora, in uno scorrere privo di scarti tra passato e futuro, poiché così deve essere: l’uomo contemporaneo, e mi riferisco a quello occidentale in particolare, deve essere posto dinanzi al disfacimento costante dell’attimo. L’istante non è colto nella sua significazione epifanica, ma scarnificato e ceduto a uno sguardo provvisorio. L’uomo di quest’epoca non crede nel futuro, perché ha smesso di ascoltare l’effimero.

L’effimero ha espressione nel canto, ma luogo nell’esperienza. È un rimosso di cui la poesia costituisce un segno parziale. E tuttavia, il poeta se ne fa custode, lo evoca a suggello della propria lingua, prova a rimarginare una perdita per sua natura irredimibile.

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La parola ai poeti. Domenico Lombardini

 

 

C’è un fenomeno della biologia che prende il nome di ipertrofia compensatoria: se una regione dell’organismo – un rene, una parte del cervello, un muscolo – viene meno o per qualche motivo non funziona come prima, allora un’altra parte dell’organismo, ipertrofizzandosi, ne assume le funzioni. Persone colpite da ictus reimparano a parlare, arti anchilosati riprendono a camminare. La poesia è ed è stata per me la stessa cosa. L’incapacità a comunicare in maniera adeguata ha causato l’ipertrofia di un’altra parte. Il ritiro dal mondo, a cui indulgevo da bambino, ha prodotto la poesia. Non c’è nulla di notevole in tutto questo: è fisiologia. Avrei preferito di gran lunga comunicare come fanno gli altri. La poesia è, infatti, un buon modo per complicare il pane (Samuele Bersani). Pian piano mi accorsi che avrei potuto far finta di essere come gli altri: I’m not like them, but I can pretend (Kurt Cobain). La poesia è il mio modo elettivo per simulare una comunicazione. Non c’è nulla di amabile in un mezzo che complica il pane e che simula, complicandola, una comunicazione altrimenti semplice, come il pane. A che pro questa inutile sofisticazione? Avrei preferito abbracci.

[Poesia come sintomo].

E il mezzo è il messaggio (Marshall McLuhan): leggi un verso e non lo capisci. Lo rileggi e credi di capirlo. Pensi: non avrebbe potuto scrivere semplicemente così e così? Il mezzo è la poesia, il messaggio è: devi sforzarti di capire. Nessuno ha così tanta pazienza. Ci limitiamo ad aspettare il nostro turno. E spesso capire non basta. La poesia non è un mezzo per comunicare: la poesia è un gioco linguistico.

Avete mai fatto caso ai bambini immersi nel gioco? Ecco, la poesia, che è gioco linguistico, è come l’ipnosi del fachiro sul serpente. Il fachiro, solo e povero (dall’arabo faqir significa appunto “povero”), ipnotizza il serpente con l’oscillazione del suo flauto. Il poeta, diverso e solo, giocando con le parole ipnotizza e ammansisce il bambino che lo abita.

[Poesia come autismo].

 

https://www.youtube.com/watch?v=llA-nMYPORg

Padre Elia Spezzano. Due poesie


Amore del mio ottobre, sei luce

Che a sera accarezza i colli

E poi cede la scena alla notte

Celandosi in un mucchio di stelle.

Sei la pioggia sottile al mattino

Che cade con piccolissime gocce

Ed irriga e feconda la terra

Arata e seminata da poco.

Sei le foglie che si posano mute

Sulle strade dove l’uomo cammina

Intessendo un tappeto dorato,

Volandogli attorno con il vento.

Sei l’odore secco del melograno,

Il suo sapore dolce e asprigno.

Il muschio che cresce sulla corteccia

Delle piú alte centenarie querce.

Il contorto ulivo che matura

E si incorona di perle nere.

La nebbia che si alza silenziosa.

Il colore di un cielo che varia

Di continuo, passando d’improvviso

Dal grigiastro al limpido azzurro.

Amore d’ottobre, nel mio silenzio

Sei voce amabile e nascosta,

Nel fondo dell’anima che sussurra,

Tutto ció che io vorrei sentire.

E sei speranza che i nostri giorni

Siano sempre lieti e sereni,

Che vivendo alla tua presenza,

Scopra quant’é bella ogni stagione.

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