Archivi autore: fabrizio centofanti

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La parola ai poeti. Eugenio Griffoni

“L’opinione comune che fugge l’ignoto / e non conosce di quanto si possa sopravanzare la profondità della luce / attraverso la disciplina del buio.”

Versi di Franco Ferrara, questi, che tuonano dai fondali del sogno. Un sogno (il mio) che attende assopito nell’incavo dell’ombra dove soffiano le grave, e la goccia, precipitando, rende forma all’ignoto riempiendone di vita l’implacabile silenzio.

E’ l’incontro con questo autore, per cui ringrazio il lavoro editoriale di Argolibri, a fecondare il mio presente di piccolo poeta alla ricerca di una verità ancora perlopiù ignota: ricerca a tratti spasmodica, strizzata nel sudore di corde nell’abisso, e a tratti nembosa, sperduta nell’olezzo di luoghi comuni, che ancora fa a pugni con un ego che mai davvero muore.

Credo che sulla superficie molto oramai, se non tutto, sia stato detto e ad essere sincero fatico a collocarmi nel baccanale di voci presente. Così mi sono rintanato ancora una volta nelle Terre della Notte (quanto avrei voluto chiaccherare con te, Giovanni Badino!) a seguire il richiamo fascinoso ed intraducibile della grotta. Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro


L’Immagine

[Is. 45,1.4-6; Mt. 22 15-21]

 E’ tutta in un verbo, la possibilità interpretativa di questo passo del vangelo di Matteo.

Il verbo di cui parliamo è apodìdomi (rendere, restituire) del verso 21.

Non si tratta di pagare o, anche semplicemente, di dare qualcosa a qualcuno. Si tratta di restituire. Si restituisce ciò che non è di proprietà di chi dispone di un bene, ma che appartiene ad un altro, il legittimo proprietario, a cui il bene va restituito. Continua a leggere→

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La parola ai poeti. Luca Bresciani

Scrivo in versi da venti anni e ho pubblicato sei libri di poesia, troppi. In Italia si produce un numero spropositato di libri perché quasi nessuno confessa, per profitto o ipocrisia, che quello che scrivi non vale assolutamente niente. Per molti anni ho utilizzato la poesia come esercizio intellettuale per dare voce alle mie frustrazioni e per lungo tempo mi sono considerato un essere umano dotato di una sensibilità superiore, un uomo migliore degli altri. Finalmente rileggendo le mie opere, un giorno mi sono ritrovato ridicolo e inutile, soffocato da tutto quel personalismo e da quella visione claustrofobica che traeva nutrimento dalle mie misere vicende di giovane uomo arrabbiato con il mondo. Infatti in quel periodo ho incominciato a realizzare che la poesia non poteva limitarsi a un’analisi sterile delle proprie disgrazie ma che poteva e doveva diventare un luogo d’incontro dove svestire i propri egoismi alla ricerca di una giustizia che potesse risuonare in tutti gli esseri viventi. Così ho deciso di continuare a scrivere solo con l’impegno e l’obbligo di non usare più la parola io e ho avuto enormi difficoltà a portare a termine un testo perché da troppi anni cercavo la poesia non più lontano della distanza tra il mio corpo e la mia ombra. Chi davvero insegue una nuova strada con impegno e sincerità viene sempre accolto dalla provvidenza e in quel periodo di sperimentazione mi è giunto in lettura il libro “Sulla poesia” di Giorgio Caproni che è per me l’opera di riferimento a cui devo tutto il mio scrivere attuale. Continua a leggere→

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Sorprese


Il Cristo è gioia: è questa la sorpresa del Vangelo, la perla preziosa, il tesoro nascosto nel campo. In mezzo alle sofferenze della vita, di fronte alla paura della morte, brilla un’inattesa novità: Gesù è gioia, contro tutti i pronostici e tutti i pessimismi.

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Fare un passo (e cambiare l’alfabeto)

di Raffaela Fazio

 

  1. Il passo in avanti: per superare la delusione

 

A ben riflettere, la persona, la cosa che ci delude non è responsabile del sentimento che noi proviamo. Il sentimento è “nostro”.

Quando ci rendiamo conto di questo, ecco allora che spesso ci sentiamo in colpa. In colpa perché non abbiamo guardato con sufficiente attenzione chi/cosa ci stava davanti, perché abbiamo visto ciò che volevamo vedere, perché, insomma, non siamo stati in grado di valutare in modo obiettivo la situazione senza lasciarci influenzare dai nostri desideri. 

Certo, uno sguardo lucido aiuta. In qualsiasi rapporto, sarebbe bene non percepire l’altro come azionato da meccanismi interni uguali ai nostri e sarebbe sano non pensare che tali meccanismi trovino un unico canale di espressione. Ma, anche se ci sforziamo di ripulire il nostro sguardo, rimane il fatto che siamo esseri complessi, animati da aspettative.  Continua a leggere→

La parola ai poeti. Raffaele Floris


“Non ci deve essere una parola inutile: tutto deve dire qualche cosa […]”. Così scriveva Giuseppe Verdi a Francesco Maria Piave mentre il libretto del
Macbeth stava cominciando a prender forma.

Così anche a me piacerebbe scrivere: nessun aggettivo superfluo, nessuna espressione arcaica o ridondante, ma – di converso – nessun cedimento alle mode o alle correnti. A me piace utilizzare il verso tradizionale (endecasillabi, settenari…) perché non riesco davvero a scrivere in assenza di un ritmo, e non mi sento di dover recitare il mea culpa per questo. Continua a leggere→

Limiti


Ci sentiamo così poveri e fragili, ma Gesù ci accoglie come siamo: consegniamogli tutto nelle mani, perché la Sua benedizione ci trasformi. È il vantaggio di un Dio che non ha limiti, e dai limiti libera noi umani.

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Poetry Therapy, di Dome Bulfaro

Quale scuola vogliamo?

Dietro i tanti percorsi di poesiaterapia e non solo che sono raccolti in questo numero, ci sono volti e storie di bambini, adolescenti, adulti e anziani che, nelle scuole, nelle carceri, nelle corsie degli ospedali, hanno molto da raccontarci e insegnarci. Leggerli significa incontrarli e darsi l’occasione di arricchire di molto sia la nostra mescola di carne e spirito, sia questo nostro breve viaggio che chiamiamo vita. Una vita-Itaca che, come dice Kavafis, al di là di come si presenta, vale sempre tanto visto che ci “ha dato il bel viaggio”.

Con il gessetto traccio una linea azzurra sull’asfalto e la percorro come se camminassi su un declivio. Alla mia destra c’è la valle coltivata del mondo pre covid e alla mia sinistra c’è la valle ancora tutta da coltivare del mondo post covid. La valle del pre covid è verdeggiante solo in alcuni, isolati, tratti. Si presenta come una terra contrastante, a tratti brulla e grigia, con diverse zone depresse; zone che il covid non ha fatto altro che allargare a macchia d’olio. Continua a leggere→

La parola ai poeti. Gregorio Tenti


La definizione più interessante di poesia l’ho sentita da
Francesco Muzzioli [01:10:00], ed è: “Poesia: plaf” (la poesia come morale è tutto ciò che si deve evitare in prima istanza). 

Per un certo periodo sono stato convinto che una buona definizione di poesia potesse basarsi sull’ecceità linguistica e testuale. In questo senso poesia sarebbe una modalità dell’ostensione del “questo”, gesto deittico che al quesito del lettore (“Cosa mi vuoi dire?”) risponde tautologicamente con la sua stessa presenza. Ora mi sembra che questa soluzione sia poco più che un adagio anti-idealistico, un dispettuccio a Hegel brandito un po’ da chiunque. Continua a leggere→

L’altra riva


Siamo nel cuore di Gesù: accorgersene è cominciare a vivere. È Lui l’evento che interrompe l’eterno ritorno, i corsi e ricorsi della storia, la catena di cause ed effetti che non porta a nulla di buono. Ripartire da qui vuol dire riscoprire quella che Lui chiama l’altra riva.

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La parola ai poeti. Valentina Calista

Avvicinarsi alla poesia è stata una salvezza arrivata molto presto nella mia vita e grazie ad una figura che rimarrà, per me, sempre il suo simbolo: la poetessa Paola Malavasi, prematuramente scomparsa, nonché mia insegnante di Letteratura Italiana durante gli anni del liceo. Con i miei quaranta anni di oggi, posso affermare che la poesia è entrata definitivamente in forma scritta nella mia vita nel periodo dell’adolescenza. La poesia e la musica mi hanno salvata. Avevo quindici anni e frequentavo la terza superiore e Paola Malavasi (Viterbo 1965 – Venezia 2005) fece una cosa che tutti gli insegnanti dovrebbero fare: credette in me e mi diede la chiave di accesso al mondo della poesia. Conobbi Paola in III liceo, quando avevo 15 anni. Fu la mia “poetessa guida”, come amo definirla. La nostra amicizia scavalcò le aule del liceo. Mentre preparavo il mio primo esame di letteratura italiana all’Università, l’andai a trovare per un consiglio. Stava facendo il pane per il figlio. Un giorno, tra le barriere dei libri nel suo studio pieno di carte scoprii alcune sue poesie pubblicate nelle edizioni Pulcino Elefante dai titoli Dolce (1999) e Paese Passato (2000). Mi sembrarono un piccolo miracolo. Mi introdusse alla lettura di Alda Merini, un giorno, sulla porta, mentre me ne stavo andando per tornare a casa. Continua a leggere→

La parola ai poeti. Simone Migliazza

Senza che la loro presenza assicuri una perfetta riuscita, mi sembra che tre siano gli elementi necessari a fare poesia: esistenza, verità e lingua. 

Esistenza come campo d’indagine, verità come prospettiva e lingua, che è la poesia stessa, la sua essenza profonda. 

Quanto sappiamo della realtà lo sappiamo per esperienza diretta: nessuna conoscenza si dà fuori da ciò che ci ha intimamente toccato. Questo, per un poeta significa non poter scrivere che attraverso ciò che vive o ha vissuto avendo modo, solo attraverso l’effettivamente esperito, di poter entrare in contatto con una dimensione sovrapersonale, sebbene parziale. Ogni volta che si decidesse di bypassare il vissuto per entrare in relazione con un preteso universale (l’Esistenza, quella con la “e” maiuscola) l’operazione sfocerebbe necessariamente nel kitsch, nell’inautentico: scrivere una poesia sull’amore, sulla vita o “su” qualsiasi altra cosa, questo sarebbe assai inautentico. Allo stesso modo, ritenere ciò che si sente, si vive o ci accade l’oggetto della poesia equivarrebbe a relegare quest’ultima a cronaca del privato o diario intimo, fatto, quest’ultimo, da cui non sfugge buona parte del sottobosco poetico attuale.  Continua a leggere→

Una domanda


Gesù chiede attenzioni, ma noi non lo vediamo. È come se l’amore fosse più importante quanto meno è visibile. È come se gli occhi fossero dentro, e dovessimo deciderci ad aprirli. È come se una domanda si facesse largo, si proponesse con urgenza: io, chi sono?

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Meditazioni catalane su tempi e modi del divenire

di Riccardo Ferrazzi

Chissà perché non mancano mai i politicanti interessati a fomentare discordie in nome delle “piccole patrie”, anche se poi, quando conquistano un po’ di potere, tutti i cambiamenti si riducono a faccende puramente nominali, come i cartelli stradali nella lingua del posto.  

Tanto tempo fa, tornando in Spagna dopo una lunga assenza, rimasi disorientato dai nuovi cartelli indicatori. In autostrada ogni tanto vedevo apparire un cartello che indicava la distanza da una sconosciuta Lleyda. Che fosse il nome catalano di Lerida? Saperlo sarebbe stato utile. Per quel che ricordavo, Lerida doveva essere più o meno da quelle parti, ma non ce n’era traccia: Lleyda rimase Lleyda anche quando passai davanti allo svincolo di uscita. Avevo forse imboccato un’autostrada nuova, che andava in tutt’altra direzione? Solo quando cominciarono ad apparire i cartelli che indicavano la distanza da Saragozza (che, non essendo catalana, continuava a chiamarsi Zaragoza) mi tranquillizzai: ero sulla strada giusta.  Continua a leggere→

Sohrab Sepehri, “Un’oasi nell’attimo”

di Luca Pizzolitto

da Sohrab Sepehri, “Un’oasi nell’attimo” (Jouvence 2022, traduzione a cura di Faezeh Mardani e Francesco Occhetto)

(…) Così che il lettore scopre in lui la potenza circolare del sapere poetico e mitico che affratella i popoli piuttosto che separarli come fanno l’economia, la politica, e spesso anche le religioni quando diventano istituzioni e dogmi. Sepehri sa fondere il livello mistico e spirituale della sua esperienza con quello quotidiano: ed eccolo che si siede “sul bordo della vasca in cortile:/ pesciolini, luce, io, fiore, acqua”. Sembra che parli di un riflesso, forse parla proprio di questo, ma di un riflesso che ai suoi occhi è grappolo puro di vita. (…)
(dalla postfazione di Giuseppe Conte) Continua a leggere→