Archivi autore: fabrizio centofanti

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Certi ingaggi (New economics foundation)

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Non mi pare una cattiva idea: calcolare lo stipendio sul contributo reale alla società civile. Scopriremmo che certi ingaggi sono un’escrescenza anomala che prescinde da ogni incidenza nella realtà del paese. Sarebbero a rischio presentatori, calciatori, politici, veline. Si capirebbe chi lavora perché riconosce dignità all’operare umano e chi cerca una scorciatoia per paradisi contraffatti e artificiali.

Quel qualcosa che non esiste, c’è.

di Barbara Gozzi

1.
C’è qualcosa.
Qualcosa di buono e confuso.
Mentre si stringono sul divano. Fuori fa freddo, in molti dormono. Molti che non sono loro.
C’è appena una lampada accesa, in un angolo.
Il ticchettio ovattato di un orologio che da un’altra stanza insiste.
Il calore tra loro potrebbe espandersi.
Ma non si muovono.
Nessuno dei due accenna, agisce su muscoli, ossa e dita.
Nessuno dei due si decide a mutare ciò che c’è tra loro, ciò che sono. Continua a leggere→

Soltanto le spine (Alberto Stasi)

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Per noi è un giallo, magari avvincente: chi sarà stato? Quali prove fanno propendere per l’una o l’altra soluzione? Siamo in attesa della novità, del dettaglio che poteva essere sfuggito, quello che incastra una volta per tutte il colpevole di turno. Un gioco. E’ la tensione che fonda il successo del thriller, anche quello nobile, come Il nome della rosa, uno sguardo ludico sulle geometrie brillanti del delitto. Ma dalla parte della storia la vista è diversa, si affaccia sull’angolo oscuro dei rifiuti, il tanfo dei residui rancidi, l’angoscia senza nome, che della rosa non ha più le tracce del profumo che fu, ma soltanto le spine.

Franz Krauspenhaar e l’inquietudine esistenziale

di Marilù Oliva

“L’inquieto vivere segreto” (Transeuropa, 2009) si sostanzia di un surrealismo che mette insieme atmosfere alla Alberto Savinio con un sordo pessimismo di stampo bernhardiano, in una sintesi tutta personale che avvicina il grido disperato del romanzo di Krauspenhaar “Le cose come stanno” (2003) con l’analisi del rapporto padre-figlio di “Era mio padre” (2008) rovesciando il tutto specularmente, tentando così di andare all’osso di quel fenomeno di incubo illusionistico che è spesso la vita.

“L’inquieto vivere segreto” (Transeuropa, 2009), due aggettivi che rimandano a due condizioni, l’inquietudine e la segretezza. Ti chiediamo di spiegarci in che senso il vivere è segreto, nell’esistenza fittizia dei protagonisti narrativi e in quella reale da cui la narrazione prende avvio. Continua a leggere→

L’unico peso (ladri di supermercati)

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Ci sono giorni che non c’è da mangiare. Non tutti sono disposti a un digiuno d’avvento, soprattutto se la vita è una penitenza continua. Allora ti tocca decidere: trasgredire il settimo comandamento, la legge umana, la buona educazione, l’immagine sociale; o morire di fame, tu e i tuoi, l’unico possesso che rimane, l’unico peso che grava sul cuore.

In questo mondo (nuove norme su cortei e siti)

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Sulla libertà si condensano le opinioni più diverse: difficile che un militare e un anarchico la pensino allo stesso modo. Quando poi bisogna decidere per tutti, la questione si fa ancora più spinosa: come distinguere tra repressione e garanzia del vivere civile? Da quale parte sbilanciarsi? Da quella del divieto, che rischia di soffocare la libera espressione nel suo nascere, o della fiducia, col dubbio che venga tradita in modi intollerabili? Per me la libertà è adesione al bene e alla giustizia: ma abbiamo tutti la stessa idea di bene e di giustizia in questo mondo?

Il crocifisso e il risorto

di Tiziano Scarpa

E se si sostituisse il crocifisso con il risorto? E’ uno spunto che ricevo dal bellissimo libro della teologa Maria Caterina Jacobelli, Risus Paschalis (edito da Queriniana): Se i cristiani fossero coerenti con la loro fede, toglierebbero tutti i crocifissi dai muri delle loro case. E vi sostituirebbero un’immagine del Risorto. Sarebbe un gesto logico, se si riflette sulle parole di Paolo: “se Cristo non è risuscitato, vana è la nostra fede” (1 Cor 15, 14). Nella storia dell’umanità sono stati in molti, uomini e donne, a dare la vita per un altro; e i giusti uccisi innocentemente sono stati e saranno sempre un numero tragicamente grande. Ma uno solo è il risorto. Continua a leggere→

Missionari in parlamento (a proposito di Giorgio Napolitano)

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La ricerca di una logica nel caos è segno inequivocabile di civiltà. Ogni realtà dell’essere parte imperfetta e tende alla propria perfezione. Così dovrebbe essere in politica: mettere ordine dove c’è ingiustizia, far crescere il bene, il rispetto, l’uguaglianza, rifiutare ogni forma di violenza, e negare che questo sia utopia. Non sono la giustizia e il bene a non avere un luogo: è l’essere umano che fa spazio al loro dispiegarsi. Qualcuno chiede di mandare missionari in parlamento: ecco, questa è la missione necessaria. Solo così può cambiare qualcosa in questa brutta storia.

L’eco (Berlusconi aggredito)

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Arriveremo al cannibalismo. Ci mangeremo a vicenda, e forse allora ci troveremo buoni. Quando l’ultimo essere umano rimarrà in piedi, con le mani sporche di sangue, si guarderà intorno e si interrogherà sull’esistenza di un’alternativa a tutto questo. Gesù Cristo, Ghandi, Luther King hanno detto una parola la cui eco si perde tra le urla contrapposte di populismo, terrorismo e demenza.

O no? (Adriano Celentano)

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Che i poeti facciano i poeti, e i cantanti i cantanti. Che ne sanno di energie rinnovabili, di sistemi di sicurezza, di ritorno all’atomo? Richiameranno anche centomila spettatori, ma gli articoli sul nucleare è meglio che se li scrivano e leggano da soli, godendosi in privato gli scenari improbabili delle loro apocalissi. Ascoltino chi ne sa qualcosa, gli scienziati, i politici, gli esperti. Che i poeti facciano i poeti, e i cantanti i cantanti. O no?

Una tazza di tè quasi vuota.

(wanted)

Una tazza di tè quasi vuota

di Nadia Agustoni

Cinque minuti dopo la mezzanotte tra il due e tre dicembre 1984 a Bhopal si verificò il più grande disastro industriale della storia. Una nuvola di metilisocianato, composto chimico altamente tossico, fuoriuscì per l’esplosione di un serbatoio e uccise complessivamente 30.000 persone ( le prime 8.000 morirono in poche ore). I contaminati furono 500.000 e a 25 anni di distanza il tasso di inquinamento dell’area è sempre altissimo. In una recente intervista apparsa su Il Fatto Quotidiano del 3 dicembre 2009, lo scrittore Dominique Lapierre autore del romanzo-inchiesta Mezzanotte e cinque a Bhopal parla del suo ritorno nella città contaminata e racconta di avere provato a bere l’acqua di un pozzo, ma “ è bastato mezzo bicchiere per far infuocare le nostre bocche per diversi giorni”. Continua a leggere→

Don Chisciotte (politica italiana)

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La politica ormai è degenerata, non ci si meraviglia più di niente. Non si sa da chi o cosa si potrebbe ripartire. Eppure la risposta è elementare: dal bene comune. Ci sono bisogni da considerare, gente che non può più andare avanti, istituzioni fatiscenti, strutture che invocano interventi non procrastinabili. L’obiettivo esige la rinuncia agli interessi personali. Oggi è normale che la politica e la vita del paese corrano su binari paralleli. Non ci resta che agitare il fazzoletto in un malinconico saluto? O partire lancia in resta contro i primi mulini che incontriamo?

Lady Gaga

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Ma chi è ‘sta Lady Gaga? Provo un senso di fastidio ogni volta che appare tra le news. Ora addirittura col saluto alla regina Elisabetta. Poi scopro che è di origini italiane, come la Madonna, che il padre, imprenditore, rimase scioccato alla notizia delle sue esibizioni di streap tease, un mezzo, credo, per studiare e programmare il suo futuro. Pare sia un’icona venerata di questi nostri tempi. Una santa che intercede per un posto al paradiso del successo.

Religioni e non violenza

Sventare l’odio
sviluppo umano e diritti umani

Di Mara Macrì
Presidente ACTA POPULI – Istituto di Comunicazione Ricerca e Giornalismo – www.actapopuli.net

In un’epoca in cui la terra vacilla sull’orlo dell’annientamento nucleare e dei conflitti interni la questione di come trasformare l’odio in compassione, il sospetto in fiducia, la divisione in unità è di primaria importanza

Con la fine della divisione mondiale creata dalla guerra fredda ci stiamo ora confrontando con una realtà in cui nuovi conflitti e tensioni sembrano minacciare l’opera dell’essere umano. Gli odii di lunga data vengono alimentati in regioni in cui la precedente realpolitik della guerra fredda imponeva una scomoda tregua o una pace del tutto artificiale.
E dal momento in cui molteplici nuclei lottano per un cambiamento socio-economico, il più rapido possibile, non sorprende affatto che le società si rivolgano alle tradizioni culturali ed alla saggezza religiosa al fine di rafforzare la propria capacità di guardare al futuro con speranza. Tuttavia appare chiaro che tali tradizioni possono subire manipolazioni per giustificare ogni tipo di violenza, tra i quali il razzismo e la xenofobia, che negano l’integrità e l’umanità di chi è al di fuori di gruppi estremi di dubbie appartenenze. Continua a leggere→

I passi dei poveri

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Comprendo la lotta: la mia vita è così, non si sa mai come andrà, un momento dopo. Sher Khan ha combattuto con l’anima fra i denti, anche al fianco di Di Liegro, un santo, per me, al pari di don Mario. Sher Khan: cinquantacinque anni di stenti e sacrifici, per diffondere la voce degli ultimi, dei disperati che nessuno ascolta. Nessuno? Vorrei lasciare a te, morto di freddo, le parole di Isaia: che ti siano di conforto.
Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna; perché egli ha abbattuto coloro che abitavano in alto; la città eccelsa l’ha rovesciata, rovesciata fino a terra, l’ha rasa al suolo. I piedi la calpestano, i piedi degli oppressi, i passi dei poveri.

Verso la rovina

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Se guardo il cielo, opera delle tue dita,
la luna e le stelle, che tu hai fissato,
che cos’è l’uomo, perché te ne curi,
il figlio dell’uomo perché te ne dia pensiero?

Un punto appena visibile, un insetto, una formica, una materia senza peso destinata a una discesa inevitabile verso la rovina.

Eppure l’hai fatto poco meno di un Dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.

Che ne pensi, don Claudio, del salmo che fa piangere ogni sacerdote? Dov’è la commozione dentro l’ultimo fotogramma oscuro della massa assassina e immacolata?

L’essenziale è invisibile agli occhi.

Il castagno di Anna Frank.

(L’albero)

IL CASTAGNO DI ANNA FRANK

di Nadia Agustoni

Il primo innesto di un ramo dell’albero di castagno che Anna Frank guardava dalla sua finestra è avvenuto in un parco cittadino di Amsterdam. Il castagno sta morendo e gli innesti serviranno a far crescere altri alberi. Altri 150 rami verranno piantati in diversi paesi del mondo in omaggio alla memoria di una ragazzina ebrea morta in un campo di concentramento nazista lasciando nella soffitta dove si nascondeva con la sua famiglia un diario. Quel diario ci ha raccontato la disfatta dell’umanità come pochi libri hanno potuto e saputo fare. Continua a leggere→

Un esempio come il suo (Italo Calvino)

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Ho sempre amato vocabolari, dizionari, lessici, repertori linguistici d’ogni tipo e natura. Forse per la lettura precoce di Italo Calvino, uno che tornava su una frase, una singola parola finché la sentiva meno imperfetta possibile, meno soggetta al disordine, all’entropia che tutto inghiotte. Il finale del Barone rampante è una testimonianza impressionante del campo di battaglia che era la sua pagina; ma anche in Se una notte d’inverno un viaggiatore il confronto tra lo scrittore produttivo e lo scrittore tormentato recava il segno di una lotta senza fine per portare alla luce il nitore di un vocabolo, il riflesso semantico di un giro di frase ben tornito. Oggi mi rendo conto di quanto sia necessario un esempio come il suo, quanto la nostra lingua abbia bisogno della sua ossessione, della guerra dichiarata al caos grammaticale, che ne trascina inesorabilmente altri, nella sua rovina.

Post-noir ? “Un romanzo è una storia inventata, dunque deve essere fasulla.”

di Riccardo Ferrazzi

Per chi vede la faccenda in questo modo, non c’è altro da dire. Eppure è un fatto che, periodicamente, gli scrittori si sentono soffocare in una camicia di forza e, di solito, la identificano nel genere letterario imperante. È così che sono nati il romanzo senza trama, il romanzo-saggio, il romanzo-in-cui-non-succede-niente, ecc. ecc. Ma è stato come fuggire da Scilla e andare a sbattere in Cariddi: cambiare genere significa evitare le caratteristiche formali di un cliché. Se però la sostanza è la stessa, a che serve vestirla di nero, di giallo o di rosa?

Uno scrittore che riflette su ciò che scrive vorrebbe raccontare storie che, invece di stare in piedi a base di metafore, siano esse stesse grandi metafore inspiegabili, come è senza spiegazioni la vita. Ma un romanzo non nasce da una scelta razionale: chi ha una storia in testa deve buttarla giù e finché non lo fa non può pensare ad altro. Solo più tardi, quando si rilegge, capisce di aver applicato questo o quello schema, e allora si guarda allo specchio e si domanda: sono contento di aver scritto un giallo (o un noir, un rosa, un romanzo storico, una tragedia borghese, un vaudeville…)? È davvero questo ciò che volevo scrivere? Continua a leggere→