Archivi autore: fabrizio centofanti

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro


Il poco e il tutto

In quei giorni, da Baal-Salisà venne un uomo, che portò pane di primizie all’uomo di Dio: venti pani d’orzo e grano novello che aveva nella bisaccia.
Eliseo disse: «Dallo da mangiare alla gente». Ma il suo servitore disse: «Come posso mettere questo davanti a cento persone?». Egli replicò: «Dallo da mangiare alla gente. Poiché così dice il Signore: “Ne mangeranno e ne faranno avanzare”».
Lo pose davanti a quelli, che mangiarono e ne fecero avanzare, secondo la parola del Signore [2Re 4,42-44] Continua a leggere→

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Lo stato dell’arte. Federica Maria d’Amato

È la seconda volta che Fabrizio Centofanti mi rivolge domande scomode. La prima volta mi chiese della mia esperienza di scrittura, e le risposte cercai di condensarle QUI. Ora, Fabrizio, ha alzato la posta in gioco: «Qual è lo stato dell’arte? La poesia ha ancora qualcosa da dire? È uno strumento che aiuta a ritrovare la strada? C’è ancora una strada? La poesia, l’arte, la letteratura, aspirano a risvegliare la speranza in un presente migliore? Sono domande difficili: ma se aprissero spiragli di senso in un’epoca che sembra perderlo ogni giorno di più?».  Continua a leggere→

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Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. Il Silenzio. 5

Duemila. La tribù delle storie

Il Silenzio 5.   Rumori di fondo

 

   La radio che trasmette pubblicità e notizie; il rombo delle macchine che si inseguono nelle strade, nelle piazze, negli stretti vicoli e che si scontrano e si capovolgono; un campanello che suona, con insistenza; i passi sul pavimento, il bastone/stampella che accompagna quei passi; il crepitio infernale delle armi, armi di qualsiasi tipo; i colpi dati e ricevuti nella lotta corpo a corpo che si protrae, ferina, animalesca, di stanza in stanza. E poi il Silenzio. 

   Un silenzio che pervade l’intera pellicola. Che avvolge come una cappa, come un sudario luoghi e personaggi. Il silenzio di chi non riesce ad esprimersi ed il silenzio di chi non può più esprimersi. Nel giorno di Natale uno scontro tra bande, in strada, provoca la morte accidentale di un bambino e il ferimento grave del padre, che si è gettato all’inseguimento delle gang; salvo per miracolo, dimesso dall’ospedale in precarie condizioni ed ormai muto, l’uomo prepara la sua vendetta; allontana la moglie, che non riesce più a stargli accanto, riacquista il suo vigore fisico, diviene esperto d’armi e finalmente, il natale successivo alla tragedia, si mette alla caccia di coloro che gli hanno cambiato la vita.  Continua a leggere→

Lo stato dell’arte. Lorenzo Mari

Sono domande difficili, molto difficili. Per questo motivo, funzionano molto meglio, per me, se restano in forma di domanda e non come spunto per un mio, inevitabilmente banale, tentativo di risposta. 

Provo comunque a svolgere un ragionamento che mi riporti, in chiusura, alle domande iniziali.

Parlare di stato dell’arte implica poter descrivere un intero campo letterario con le dovute accortezze critiche (ma anche: culturali, politiche, esistenziali, etc.), cosa che resta assai lontana dalle mie competenze. Qui e altrove, in ogni caso, leggo in vari termini di una certa stasi, di una frammentazione o polverizzazione e di un accomodamento conformistico che si fanno generalizzati.  Continua a leggere→

Lo stato dell’arte. Anna Rita Merico

Lo stato dell’arte riguardante la poesia: non credo di poter dire cosa sia ma solo, rispetto ad esso, cosa ne sento e come mi si palesa nel mio percorso di vita. Parto, dunque, dalla mia parzialità.

Rifletto sullo spazio di indagine continua sull’essere. Spazio di apprendimento della possibilità di allontanamento dal giudizio. Spazio di autenticità all’interno del quale muovo lo sguardo  di una disciplina conquistata nel corso del tempo, la disciplina del possibile vedere–sentire il mondo e sé in relazione. Disciplina di forte tensione alla comunicazione, alla connessione con l’altro. Spazio non definitivamente circoscritto, spazio in continua evoluzione, spazio di mobili limiti. E’ lo spazio del nascere a sé. Spazio all’interno del quale vive il senso e la determinazione della propria spiritualità.  Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Riposatevi un po’

«In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.

Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.» [Mc 6,30-34] Continua a leggere→

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L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 11

In un clima culturale caratterizzato dal più assoluto disinteresse per la dimensione formale del testo letterario e da un contenutismo altrettanto esasperato che anacronistico (il cui unico progetto parrebbe nientemeno quello di degradare la materialità dell’opera — cioè l’opera — a puro accidente, sostituendo le leggi delle cose alle leggi dei segni verbali che le esprimono) è quanto mai necessario ribadire un principio che dovrebbe esser noto e addirittura scontato: la poesia è una testura verbale, un atto di parola, un’opera di sofisticata ingegneria cui può accedere solo e soltanto chi possiede gl’indispensabili strumenti tecnici, storici e culturali per decodificarla (ma attenzione: chi asserisce l’assoluta identità di stile e cosa non decreta affatto la signoria del suono sul senso, divaricando inconciliabilmente i due termini: intende semplicemente che i contenuti-significati non possono non essere condizionati — ergo potenziati, se non perfino suscitati — dall’organizzazione formale del testo poetico).

 

Lo stato dell’arte. Nicola Vitale

Le domande e ipotesi poste come interrogazione collettiva sulla poesia, in un confronto che ritengo oggi fondamentale, aprono necessariamente a una domanda di senso, portando il discorso su un piano non solo letterario, ma esistenziale e filosofico.

A questo proposito Severino scriveva in Essenza del nichilismo:

“L’occidente è una nave che affonda dove tutti ignorano la falla e lavorano assiduamente per rendere sempre più comoda la navigazione e non si vuole discutere che di problemi immediati, là dove sono presenti gli strumenti per soluzioni immediate.
Ma la vera salute non sopraggiunge forse perché si è capaci di scoprire la vera malattia?” (1)

Così è nella civiltà occidentale, nella cultura in genere, e in particolare nelle arti.

Da una parte si fa finta di nulla per incrementare il mercato, o quantomeno non alimentare nel pubblico il sospetto di una crisi, controproducente per chi vuole fare affari e per chi vuole emergere. Continua a leggere→

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Decalogo 4. Onora il padre e la madre

 

di Alida Airaghi

Se c’è scritto “da leggere dopo la mia morte”
non si dovrebbe aprire la busta
di una lettera trovata per caso in un cassetto,
e lì nascosta chissà da quanto tempo.
Riconoscendo la calligrafia, la sua evidenza
fa tremare gli occhi, le dita impaurite
di fronte a una finzione insopportabile,
inaccettabile sentenza di vita.
Si teme solo quello che si sa:
cos’è la verità, se non maledizione? Continua a leggere→