Archivi categoria: Letture

Roger Abravanel, Luca D’Agnese – “Regole. Perché tutti gli italiani devono sviluppare quelle giuste e rispettarle per rilanciare il Paese” – Garzanti, Milano 2010

di Alfio Squillaci

Una delle favole che noi italiani amiamo raccontarci è quella di una società civile più rispettosa delle regole a fronte di un ceto politico che nel frattempo abbiamo imparato a chiamare con disprezzo “casta”. Invero di caste che prosperano grazie a proprie regole imposte alla collettività ce n’è più d’una. Gli autori in questo libro ne segnalano alcune, dopotutto quelle contro cui Bersani tentò un assalto con le famose “lenzuolate”: i tassisti, i farmacisti, gli avvocati delle tariffe minime, i geometri, gli editori di libri scolastici, insomma quei mestieri e quelle professioni rinserrati in ordini merlati come vecchi manieri. Ma l’intento degli autori non è quello di scagliare una categoria contro l’altra quanto difendere l’idea generale che rispettare le regole – non certo quelle che la propria casta impone agli altri ma quelle della concorrenza tra liberi competitori – è più conveniente e “paga” di più. Continua a leggere

Alcune cose. Carmine Vitale


Alcune cose. Carmine Vitale

* Appena sveglio

Sembra che debba entrare a far parte anch’io
della teoria del mazzo di carte;
una volta in acqua ho incontrato il lamento di una medusa –
la terra trasuda pini e tombe insieme,
un cumulo di ossa che nemmeno gli dei hanno saputo
collocare.
Ci nascondiamo nella paura,
è quel che ci riesce meglio;
il viaggio di Dante non è per niente finito –
era l’introduzione per presentare il mondo
prima dell’avvento del sole dopo la fine dei ghiacci. Continua a leggere

Amici per sempre

Segnalo la presentazione del nuovo libro di

Guglielmo Spirito ed Emanuele Rimoli

AMICI PER SEMPRE. CAPIRE E VIVERE IL DONO DELL’AMICIZIA (Porziuncola 2010)

Che si terrà ad

1- ASSISI,
SABATO 06 NOVEMBRE, alle ore 16.00
alla DOMUS PACIS, di Santa Maria degli Angeli.
Parlerà, assieme agli Autori, Roberta Vinerba.

2-ROMA
VENERDI’ 26 NOVEMBRE, alle ore 18.00
alla biblioteca del SERAPHICUM (via del Serafico 1, Roma EUR).
Parlerà, assieme agli Autori, Michelina Tenace

“Nunca fui a Blanes”, di Diego Trelles Paz

“Nunca fui a Blanes”
di Diego Trelles Paz

(trad. Carmelo Pinto)
(pubblicato su Il Manifesto del 29 ottobre 2010, a pag. 11)

La prima volta che lessi I detective selvaggi di Roberto Bolaño avevo 22 anni, vivevo a Lima con uno stipendio miserabile e l’unica cosa che facevo con la mia vita, oltre a ubriacarmi fino all’insensatezza, era leggere e scrivere, imitare e fare prove e anche sbattere la testa contro la porta ogni volta che comprovavo che ciò che intuivo fosse lo stile letterario mio proprio non era altro che una volgare e pallida eco delle voci dei miei scrittori di formazione: qualcosa come un collage polifonico di Vargas Llosa con Ribeyro, e di Onetti con Puig. Continua a leggere

Fotoscrittura. ‘La sposa del mare’. Giusy Calia e Bianca Madeccia


LA SPOSA DEL MARE

Decise di restare con noi, la donna gardenia caduta dal cielo con rumore di piedi. Passava il tempo a disegnare piccole croci sui muri. Ogni giorno ci mandava notizie delle ossa spente, del passo divorato dalla ruggine, della carena disastrata dalle mareggiate. E così cresceva in acque senza pace e ci allontanava il sonno. Tutte le notti assieme al cigolio degli alberi maestri e sartie che le occorrevano per sostenere il peso di stelle incalcolabili, si percepiva un gemito. Un canto umido che sembrava narrasse di un cuore logorato dal sale. Ma la sua bocca in realtà continuava a ripetere: “io voglio solo tornare”.

 

Il frammento originale di Maria Grazia Calandrone

Puoi vederla sul fondo del mare:
lei è coperta da solchi di ruggine. A ogni passo
il suo cuore batteva più pesante,
più inzuppato
di acqua marina. Ma la bocca
ripeteva io voglio
solo tornare.


(Immagine di Giusy Calia. Rielaborazione in prosa di Bianca Madeccia di un frammento poetico tratto da “Le metafore dell’amor perduto”, poemetto inedito di Maria Grazia Calandrone.)

Poesie per un no. Roberto Rossi Testa

Di Nadia Agustoni

Da “una distanza ampiamente inferiore a quella di sicurezza” Roberto Rossi Testa perviene con Poesie per un no Aragno Edizioni 2010, a un colloquio con il proprio doppio che nel lettore suscita sentimenti di riconoscimento e disconoscimento davanti a quell’io che “ Se anche tornasse indietro,/ se pure risalisse,/ non riconoscerebbe;/ non riconoscerebbero/”. Tanto più quell’io ci costringe a una dura riflessione, nel suo non riconoscere e nell’essere così “solo”, perché per Rossi Testa l’io e il tu sembrano assumere il significato di un duello interiore con il poeta che dice a se stesso:” finalmente a noi due”. Nel due c’è la finzione della lingua, un prendersi gioco di se stessi non più con l’interrogazione, ma in uno specchio spezzato. La figura si osserva e sembra indicare una colpa, un errore compiuto, senza dirci quale. Continua a leggere

Il Capitano Mario (XXIII)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII)


La Checca


Primo maggio: festa dei lavoratori. Ma era stata abolita nel ventennio e guai a parlarne: peggio, se un fascista avesse visto una bandiera rossa si sarebbe infuriato come un toro nell’arena.

Ed ecco cosa ti inventa quel fantasioso scanzonato di Franco, detto la Checca. Eravamo, sempre nella primavera del ‘44, alla vigilia del I maggio. Riesce a farsi rinchiudere, insieme con la fidanzata, l’Ornella Dentici (la sorella di Jacopo, ucciso più tardi dai nazifascisti, colei che poi divenne la moglie di Franco) nel cortile dell’Università, quell’enorme palazzo neoclassico che è di fronte alla Questura, ricco di loggiati, finestre e balconi. I due sono letteralmente imbottiti di bandiere rosse e, conseguentemente incappottati, entrano nell’Università inavvertiti fra il via-vai degli studenti, vi si nascondono e lavorano tutta la notte con pile, chiodi martelli e altri arnesi, per poi dileguarsi di primo mattino, all’apertura dei portoni, lasciando quello che è il palazzo più centrale della città rivestito tutto di rosso. Stupore dei Pavesi che si chiamano l’un l’altro: “Venite a vedere”, sfilano lungo il Corso (detto Stra noeva), divertiti e compiaciuti, con gli occhi ridenti, furbescamente fissi verso l’alto su tutto quel rosso, davanti ai poliziotti in camicia nera radunati nella piazzetta antistante, con le facce tirate, livide di un’ira contenuta e impotente. Chi era stato? Non lo si seppe mai.
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IN MEMORIA DI UN MEDICO DI CAMPAGNA, di Gianluca Bonazzi

L’articolo che segue è di Gianluca Bonazzi, autore di Pensieri viandanti, edito dalla Libreria Editrice La Memoria del Mondo.

IN MEMORIA DI UN MEDICO DI CAMPAGNA, di Gianluca Bonazzi

Desidero ricordare la figura di un uomo che ho avuto la fortuna di conoscere per un breve istante della mia vita, in una circostanza alquanto bizzarra, poco prima che morisse.
Mentre scrivo di getto, a poche ore dalla tragedia, per raccogliere tutte le intime sensazioni avvertite, mi vengono i brividi al pensare come, una volta di più, ciò che vado sostenendo da tempo sia assolutamente vero, nel bene e, in questo caso, nel male.
La vita per ognuno di noi è come un granello di sabbia, che preso nella sua singolarità sembra il nulla, in balia del vento, del caso, della fortuna e della sfortuna, del destino o di che altro, ma presi insieme agli altri formano il tutto della vita, ciò che è senso e significato, assieme. Continua a leggere

Giornata di studi su Giorgio Manganelli

Ricevo dal Centro Studi Giorgio Manganelli e volentieri diffondo, pregando autori e lettori di LPELS di accorrere in massa:


UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PAVIA
Centro di ricerca sulla tradizione manoscritta
di autori moderni e contemporanei

Giorgio Manganelli (1922-1990)
La “scommemorazione”
GIORNATA di studi
nel ventennale della scomparsa

Università degli Studi di Pavia, Strada Nuova 65
Aula Foscolo
Giovedì 11 novembre 2010 Continua a leggere

Un inedito di Giorgio Manganelli

L’inedito qui offerto ai lettori di LPELS da Lietta Manganelli e dal neonato Centro Studi intitolato a suo padre (vedi) è stato rinvenuto – con la preziosa collaborazione di Emanuele Dattilo e della dottoressa Carla Nardi – nel Fondo del Movimento di Collaborazione Civica annesso all’Archivio Nazionale di Roma,  busta 9.41. “Il Movimento di collaborazione civica – si legge nel sito dei Beni Culturali – si occupò nell’immediato dopoguerra dell’educazione degli adulti e, per mezzo dell’Umanitaria e del Fronte della cultura, diede impulso alla fondazione dell’Unione italiana della cultura popolare”.

Chi desiderasse cooperare col Centro Studi Giorgio Manganelli e contribuire a mantenerlo in vita può rivolgersi al seguente indirizzo: [email protected]

Il libro e la lettura

Giorgio Manganelli

Giorgio Manganelli

In Piazza del Popolo, a Roma, una lapide affissa alle mura verso piazzale Flaminio rammenta il sacrificio di due carbonari, giustiziati nell’800; la lapide non si rivolge a nessuno in particolare, ma tutti possono leggerla; coloro che la leggono provano emozioni, e forse la ricorderanno a lungo, o forse quelle due morti “vere” resteranno nella memoria solo come poche, anonime parole incise sul marmo. Quella lapide ha qualcosa che fa pensare ad una pagina; la pagina di un libro; forse è un libro minuscolo e insieme vasto; le sue parole, ingenue e grandi, appartengono a tutti coloro che vogliono leggerle. Noi viviamo in un mondo di messaggi scritti: nella stessa piazza, certamente, ci sono manifesti che annunciano eventi prossimi, e anche manifesti che si riferiscono ad eventi ormai dimenticati. Sono parole destinate a scomparire insieme a ciò di cui parlano. Le ascoltiamo rapidamente, se ci interessa ne prendiamo nota, e procediamo. Altre parole ammoniscono automobilisti e pedoni. Sono parole utili, ed è bene porvi attenzione. Ma quella lapide è diversa. Continua a leggere

La memoria e lo sdegno – ” I quanti del suicidio” di Helle Busacca

«Ed io non posso maledire morte/ se tu l’hai scelta/ e, pur dubbiosa, in lei soltanto guardo/ se mi ti renda in qualche modo. Tanto/ scialbo e infantile il mio sogno di allora, / poter partire sull’eterea nave/ che ci traesse sulle nebulose/ cercando…». Volge quasi un quarantennio da quando, nel 1972, Helle Busacca faceva stampare I quanti del suicidio presso una tipografia romana. Il ricorso all’autopubblicazione si legava alla strenua volontà di non finire nel «sottobosco editoriale» e di non svendere un’opera sentita come propria, dovuta ad un’impellente necessità di lasciar traccia. Come scrisse Murasaki nel Giappone di mille anni fa: «Qualche cosa della sua vita, o di quella che lo circonda, appare allo scrittore così importante, che non può sopportare di lasciarla cadere nell’oblio». Continua a leggere

“Il bambino che sognava i cavalli”, di Pino Nazio

Riporto qui il comunicato stampa della casa editrice Sovera inerente alla pubblicazione del libro Il bambino che sognava i cavalli, del giornalista e scrittore Pino Nazio.

Pino Nazio

Il bambino che sognava i cavalli
779 giorni ostaggio dei corleonesi

Roma, martedì 26 ottobre, ore 16:30? – Camera dei Deputati – Sala Mappamondo Continua a leggere

Il Capitano Mario (XXII)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI)


Cronache famigliari


Avvicinandosi l’autunno del 1943, si pensò di fare rientrare in città le bambine con mia madre: ce lo suggeriva l’opportunità della stagione e il conseguente diradarsi, sia pur temporaneo, dei bombardamenti, che a Pavia avevamo fino allora potuto evitare. “A Pavia i vegnan no” diceva la gente: troppo presto per credervi. Confidavamo sopra tutto nella nebbia, la fitta nebbia padana che io non avevo mai tanto amata, né tanto desiderata come allora. Lo stesso dicasi della pioggia: quelle uggiose giornate autunnali che nemmero per un’ora lasciavano intravvedere un raggio di sole, erano salutate così (in rito ebraico): “Ti ringraziamo, Signore, che ci hai mandato la pioggia”.
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La poesia è un culo – di Franz Krauspenhaar

La poesia è un culo.
Un semicerchio attorno alla cravatta del signore
giovedi, al centro, che ha finito di scavarsi i vermi
dal culo.

La poesia è un culo. I vermi si staccano, arbitrari
pensieri che prevendono parole silenziose,
alberi dove soffrire mentre la nostra morte
attira i vermi. Nel culo. Anche nel culo depositano
i vermi le ali delle loro fatiche, la bellezza strana
del definirsi per un povero privo, avio, avioprivo,
come fosse saltato su una mina, al vecchio formicaio. Continua a leggere

READING “INSUPERABILE” di Tiziano Fratus e Franz Krauspenhaar. A Milano.

?Stasera giovedì 21 all’ARCITURRO, via Rovetta 14 Milano (MM TURRO) reading “insuperabile”- come il tonno – di Tiziano Fratus e Franz Krauspenhaar. Reciteremo cose nuove, antiche, forse mai nemmeno pensate… Alle ore 21. Potete cenare al circolo con piatti tipici della cucina milanese e italiana.(Ovviamente prima – o dopo.) Numerosi e motivatissimi!

“IL SAPERE INUIT E I CAMBIAMENTI CLIMATICI”, di Davide Sapienza

IL SAPERE INUIT E I CAMBIAMENTI CLIMATICI: IL PRIMO DOCUMENTARIO INDIGENO LIVE IN STREAMING DA TORONTO IL 23 OTTOBRE 2010. E’ LA “TV CHE PENSA”

di Davide Sapienza

Quando i registi Zacharias Kunuk, nato a Igloolik nello sterminato territorio Inuit del Nunavut in Canada, e Norman Cohn, newyorkese doc, diedero vita alla Isuma Productions (www.isuma.ca), era la metà degli anni ’80. Allora, nel cuore del mondo Inuit, chi avrebbe creduto che il primo film prodotto dopo tanti documentari – Atanarjuat/The Fast Runner – avrebbe spopolato a Cannes nel 2000, facendone la pellicola dai maggiori incassi della stagione cinemtografica canadese? Nessuno, ovviamente.
“Isuma”, nella lingua degli Inuit significa “Pensa”. Continua a leggere

La legge delle acque

Heinrich von  Kleist ( 18.10 1877-21.11.1811) in memoriam

 


Un sogno – che altro?

 

Heinrich von Kleist, Il principe di Homburg

 

Qui finisce la sua vita.

In un prato sulle sponde del Wannsee, all’epoca non lontano da una locanda dove i berlinesi amavano fare la gita domenicale. Un posto tranquillo, nel verde, che Kleist, il drammaturgo, trasforma in un teatro. E’ qui che decide di mettere in scena l’ultimo atto di un lungo e complesso dramma nel quale un unico protagonista, Kleist stesso, incarna tutti i ruoli.  Quello del suicida è l’ultimo di questi, il compimento: con esso egli si rivela finalmente – e cancella per sempre –  l’essenza del suo io.

Eppure Kleist muore in pace. Continua a leggere

Il Capitano Mario (XXI)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX)


Ferruccio Parri (Maurizio)


Mario dal suo studio riceveva ordini e trasmetteva informazioni al suo grande amico Ferruccio Parri, il personaggio di primo piano nella Resistenza che aveva organizzato e dirigeva da Milano ed era detto “Maurizio”. La sua figura emerge e si afferma nel momento cruciale della lotta per la libertà a cui conferisce prestigio sopra tutto per la coerenza della sua vita esemplare, la sua alta statura morale, oltre che l’esperienza tecnico-militare acquisita come ufficiale di stato maggiore durante la prima guerra mondiale, più volte decorato.

Veniva dal Partito d’Azione a cui aveva dato l’impronta di ultimo partito del Risorgimento, non classista, che fu sciolto subito dopo la liberazione quando Parri divenne presidente del Consiglio, essendosi esaurito il compito delle formazioni combattenti di Giustizia e Libertà.
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