Archivi categoria: Letture

“Gli occhi degli alberi”

GLI OCCHI DEGLI ALBERI

Ponte alle Grazie, 2010

Testi di Chicca Gagliardo
Fotografie di Massimiliano Tappari

Recensione di Davide Sapienza

Il legame tra immagine e testo viene in questo libro di Chicca Gagliardo e Massimiliano Tappari portato a importanti livelli espressivi. È subito chiaro che si tratta di una collaborazione dove l’unità di intenti mira a mostrare le cose della natura e della creazione (anche umana) nella loro perdurante qualità intrinseca, profonda, insondabile, misteriosa, e in definitiva capace di aprire orizzonti e imporre riflessioni. Continua a leggere

“L’amavo troppo la mia patria non la tradite…”


[ ? prima facciata dell’ultima lettera scritta da Giancarlo Puecher ]
di Orsola Puecher

In questo tardo Novembre di governi e valori al tramonto, le sorprese non finiscono mai, ma l’ultima cosa che mi sarei aspettata era di trovare, citato su Il Fatto Quotidiano del 14 novembre scorso, il nome, per di più storpiato in Aldo Pucher, di Giancarlo Puecher, partigiano, Prima Medaglia d’Oro al Valor Militare della Resistenza, fucilato a vent’anni, il 23 dicembre 1943 dai miliziani della Repubblica di Salò, e non in un articolo sulla Resistenza, sul valore della memoria, ma, accusato di un omicidio che non ha mai commesso, in un’intervista di Luca Telese ad Alessandro Sallusti, direttore del Il giornale, sobriamente intitolata ? I topi scappano. Per il dopo c’è solo Marina, in cui si promuove l’investitura di Marina Berlusconi a futuro premier del sultanato Italia, come se ormai anche il potere politico si potesse trasmettere per via dinastica.    Lo scopo, il modo, la strumentalizzazione e le falsità storiche con cui Giancarlo Puecher viene chiamato in causa sono un vero e proprio vulnus alla sua memoria e alla sua figura luminosa. Bisogna in qualche modo rimediare. Ristabilire la verità.    Lo storpiare i nomi è il primo, sottile, vigliacco, metodo di infangare, in certi ambienti, odioso, se fatto intenzionlamente, come una pugnalata alle spalle, ma doppiamente insopportabile se fatto per ignoranza o incuria e nei confronti di una persona scomparsa. Un giornalista serio, prima di lasciar sbandierare nomi e fatti tanto gravi, ha il dovere di controllare ciò che pubblica, almeno per quel che riguarda l’ortografia. Continua a leggere

Dino Campana: tradotto in italiano il saggio della tedesca Monika Antes

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È stato finalmente tradotto in italiano Tra sogno e realtà, il saggio di Monika Antes su Dino Campana uscito in Germania nel 2006 col titolo Zwischen Traum und Wirklichkeit. Leben und Werk Dino Campanas die Canti Orfici. Continua a leggere

David Butali. My Tuscany

di Cristina Annino

Queste foto di David Butali, negando concettualmente ogni presenza umana, mi ricordano le pitture rupestri del Neolitico dove gli animali venivano raffigurati senza alberi, rifugi o altro, in modo tale che era escluso ogni riferimento veramente descrittivo dell’oggetto presentato. Il loro scopo era infatti solo quello di informare, quindi, “necessario”. Con una specie di salto rovesciato, azzarderei un’ipotesi paradossale: che quelle pitture rupestri possano essere le antesignane, oltre che di tutta la storia della pittura, anche di una certa soluzione fotografica. Idea, ripeto, non rigorosa, ma molto suggestiva. Continua a leggere

Il Capitano Mario (XXVI)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV)


Scaldasole


Trovammo un rifugio insperato e benedetto, che migliore non poteva essere, a Scaldasole. Nel cuore della Lomellina e delle sue ricche, fertili campagne, Scaldasole è un piccolo paese che porta con sé, nel suo stesso nome, non soltanto il calore del sole, ma anche quello umano dei suoi abitanti. Restaurato e rimodernato, oggi il castello che lo domina è museo archeologico di chiara fama, frequentato e ammirato; allora non era così. I suoi numerosissimi vasti locali erano adibiti quasi esclusivamente all’agricoltura, magazzini specialmente di vari prodotti della campagna, assai copiosi nella vasta tenuta da cui era circondato. Era imponente a vedersi, con i suoi torrioni, su cui dormivano e russavano i gufi, e il suo vasto arco d’ingresso a cui si accedeva da un ponte sopra un fossato perimetrale in cui c’era soltanto erba e che immetteva in un enorme, rustico cortile. C’era, di fianco, la residenza padronale, chiusa da un portone che, se bussavi, si apriva a tutti e ti portava in un vasto giardino ben tenuto e in un’abitazione molto signorile. Sul retro del castello c’erano le case degli affittuari della tenuta e quelle dei braccianti, le numerose stalle, gli orti. I proprietari, i nobili signori Strada, erano amabilissimi: diventammo subito molto amici. Ci assegnarono un appartamento, che non era proprio una reggia, quantunque vi si arrivasse, dall’interno del castello, su per un grande, imponente scalone, e non vollero assolutamente che ne pagassimo l’affitto, scusandosi perché l’alloggio era alquanto scalcinato e, secondo loro, troppo modesto per noi. La proprietaria poi, la cara signora Esterina, scovava quasi ogni giorno qualche mobile da portarmi: un grande tavolo rotondo con le sedie, un divano abbastanza confortevole, una poltrona “per la mamma”. La moglie del medico condotto di Sannazzaro, che ci aveva presentato, aveva provveduto a completare del necessario la non lussuosa dimora, che a me, in quel frangente, pareva proprio principesca. Lo spessore delle mura ne custodiva il caldo d’inverno e il fresco d’estate, ed era veramente il sentirsi in una reggia l’atmosfera in cui fioriva la generosità semplice e buona.
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Il re è nudo, vestiamolo col luogocomunismo!

Manuale della Cultura Italiana (cose da dire, da fare e da pensare per ben figurare nei salotti letterari)
di Luigi Mascheroni
Excelsior 1881
2010
(Su ibs lo trovate come “Dizionario della cultura italiana”, gli errori di ibs rientrano a pieno titolo nel luogocomunismo)

La copertina è piuttosto seria e quasi spaventa, eppure quel che dovrebbe spaventarci sta all’interno. Aldo Grasso ci avverte che, nell’inerzia della lingua, si nasconde tutta la nostra paura delle cose. Del resto lo si nota, e non ditemi che vi succede solo accendendo la tv! Come dice Grasso, infatti, l’idiozia diventa alfabeto del mondo e la conversazione in pubblico uno sterminato archivio di frasi fatte. A voi non è mai capitato di trovarvi davanti degli Hal 9000? Personaggi che parlano come Wikipedia, che sanno quale posata adoperare ai rinfreschi post presentazioni letterarie, ma magari non hanno la più vaga idea di quale libro li abbia condotti a scroccare lo spritz… Continua a leggere

Gabriel Ferrater: Curriculum Vitae

di Antonio Sparzani

«Sono nato a Reus il 20 maggio del ’22. Gli altri fatti della mia vita non sono così facili da descrivere e più difficili da datare. Mi piace il gin con ghiaccio, la pittura di Rembrandt, le caviglie giovani e il silenzio. Detesto le case dove fa freddo e le ideologie.»

Questo l’incipit di una brevissima nota che Gabriel Ferrater i Soler scrive sulla sua vita, e che troviamo alla fine di questa raccolta di suoi versi intitolata Curriculum vitae: Poesie 1960 — 1968, ora pubblicata dall’editrice Metauro, nella bella collana Biblioteca di poesia diretta da Massimo Rizzante; edizione curata, tradotta dal catalano e annotata da Pietro U. Dini. Il volume si conclude con una evocazione di Jaime Salinas.

Voglio parlarvi di questo volume soprattutto facendo parlare lui, il suo autore, con le sue poesie ma anche con le parole che più volte ha scelto per dire della propria vita.

Una vera scoperta, per me, Gabriel Ferrater: mi sembra una delle voci alte della poesia del Novecento, che non riesco ad accostare ad altre voci, a collocare in una qualche corrente. Cominciate a leggere questa:

A TRAVÉS DELS TEMPERAMENTS

Uns pins massa sensibles es revinclen
deixant sentir com se saben patètics
mentre compleixen aquest deure líric
d’expressió del vent, que arriba net.
Les arrels cruixen sordes, i les branques
exulten de dolor, per proclamar
que és greu que bufi l’esperit. Ei vent,
quan surt del bosc, va tot podrit de queixes.

ATI’RAVERSO I TEMPERAMENTI
Alcuni pini troppo sensibili si contorcono
lasciando intendere come si sentano patetici
mentre compiono questo dovere lirico
di esprimere il vento, che pure giunge limpido.
Le radici scricchiolano sorde, e i rami
esultano di dolore per proclamare
che è grave che soffi lo spirito. Il vento,
quando esce dai bosco, è tutto marcio di lamenti.

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“Gli intervistatori” di Fabio Viola

Intenso, intelligente e misterioso, questo romanzo dalla scrittura nitida e brillante pone molte più domande di quelle a cui risponde, fortunatamente. E si ha l’impressione che Fabio Viola si sia divertito a comporlo, seguendo Gli Intervistatori in domande impensate che lo trascinavano in una direzione nuova e misteriosamente perfetta all’interno di una trama che pur giocata sull’assurdo e il surreale non si disconnette mai dalla vita vera, dalla concretezza dello spessore umano a favore di quello scenico. Continua a leggere

Perle e pirla

Perle, 280 sublimi strafalcioni scolastici, ovvero c’è del genio nell’ignoranza crassa

di Gianmarco Perboni

Rizzoli 2010

11,90 euro

 

Perle e pirla, il gioco di parole è talmente semplice che riuscirebbe anche agli studenti di cui si narra in questo scrigno di “maialate scolastiche” (il termine me lo suggerisce la copertina).

Gianmarco Perboni (Cuore e De Amicis, ma al peperoncino) esce in libreria con la sua seconda raccolta, dice d’averlo fatto per soldi, non stento a crederlo. E’ una lettura veloce, ridi per non piangere, piangi se pensi che qualche perla potrebbe essere scappata a tuo figlio, ridi perché a scuola non ci va più e, al massimo, le tue perle vengono raccolte su facebook. Confesso di fare una simile carognata, salvando intere videate di errori e orrori, e non lo faccio nemmeno per soldi! Continua a leggere

“Variazioni sul buio” di Bianca MADECCIA

Canto con i tuoi petali in gola
signora del sentiero, antitesi del giglio,
vetro che vibri di tutti i suoni del mondo,
nuvola che appare sulle città maledette,
legno che presiedi i patiboli,
ferro forgiato dai lampi,
o rosa mistica,
preserva la nostra voce,
non restituirci
alla bianca sequenza delle ore morte
rendi fertile questa miseria
insegnaci una lingua
che questo secolo comprenda
oppure che termini ora il cantico
perché non ha più senso
questo monotono lamento
torni dunque il silenzio
a bruciare come il sale.

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“Il bambino che sognava i cavalli”, di Pino Nazio

Pino Nazio

Il bambino che sognava i cavalli

ed. Sovera

Recensione di Giovanni Agnoloni

Un libro sulla mafia non è una novità. Potrebbe sembrare qualcosa di già detto. Qualcosa che non aggiunge nulla. Il bambino che sognava i cavalli sembra tener conto di questo, perché invece spiazza il lettore. La storia di Santino De Matteo e di suo figlio Giuseppe, il bambino rapito nel 1993 e sequestrato per 779 giorni, per poi essere ucciso e sciolto nell’acido, parla attraverso una storia che è figlia dell’esperienza e della dettagliata documentazione giornalistica dell’autore, Pino Nazio. Continua a leggere

Veronica Tomassini, “Sangue di cane” – di Alessandra Sarchi

L’amore, l’amore della vita, come lo immaginiamo? Pulito, per bene, che compensi i nostri difetti e che esalti i nostri pregi, che ci consenta di vivere una vita interessante, di avanzare nella professione e di consolidare uno status sociale magari migliorandolo. Pensiamo in genere a un rispettabile e giudizioso miscuglio di quello che già siamo e di quello che, ragionevolmente, aspiriamo a diventare. Niente di male in tutto questo, infatti così sono, perlopiù, composte le coppie. Non a caso, si dice, ben assortite. Continua a leggere

Il Capitano Mario (XXV)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, XXIII, XXIV)


Da Mantova mi venne un’altra notizia tristissima.


Don Eugenio Leoni, un prete umile, timido e semplice, un uomo di grande valore, insigne come grecista e cultore di musica, che aveva una venerazione per mio zio santo e veniva spesso da noi perché abitava dirimpetto a casa nostra presso l’antica chiesa della Madonna delle Vittorie, era stato arrestato perché aveva nascosto in chiesa due partigiani ricercati. I Tedeschi l’avevano poi condotto, a furia di bastonate lungo tutto il non breve tragitto, fino all’Ara dei Martiri di Belfiore, fuori città, dove giunse stremato, e morì prima ancora che alzassero il capestro per impiccarlo.
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Calpestare l’oblio /Ancona 14/11/2010

Calpestare l’oblio. Cento poeti italiani contro la minaccia
incostituzionale: una grande opera di poesia civile, recensita dai
maggiori media nazionali e internazionali.

Dopo due versioni elettroniche, domenica 14 novembre verrà presentata
ad Ancona l’edizione integrale (Collana Argo, ed. Cattedrale).

Mostra | Reading | OpenMic-Microfono aperto. Continua a leggere

Se il ciapiner non va alla montagna…

Può una donna salvare il mondo? Forse no, eppure ne basterebbe una per sistemare le cose in quel paesino della Cevenne: baluardo d’aria buona e di arzilli vecchietti, uno più strambo dell’altro.
Da quelle parti i nonni si aggrappano alla vita e non vogliono saperne dell’eterno riposo. Eppure…

Eppure sono vecchi, in gamba finché volete, ma quelle gambette hanno percorso chilometri e ci si mette pure la strada dissestata! Quella via che porta al paesello accanto, fonte di delizie… almeno là hanno il supermercato. Mettetevi nei panni di questa decina di poveretti, per il sostentamento si appoggiano al giovanotto del luogo, cinquantenne sì, ma rispetto a loro è un ragazzino. Va a fare la spesa e si occupa delle piccole riparazioni, un buon diavolo insomma, il ciapiner (se la Cevenne comprendesse i colli bolognesi il tale si occuperebbe, appunto, dei ciapin). Continua a leggere

“Mia figlia follia” di Savina Dolores MASSA

“Ad essere stupidi si comanda il mondo e conto non se ne dà a nessuno, né di sbagli, né di meriti.” Maddalenina, la protagonista del secondo romanzo di Savina Dolores Massa, edito da Il Maestrale di Nuoro, è una minorata psichica, una reietta dalla comunità in cui vive. “Di bassa statura, vecchia e ossuta, gli occhi a fessura per una miopia che lei non sapeva essere un difetto correggibile della vista, un paio di scarpe deformi quanto chi le calzava” decide al compimento del cinquantesimo compleanno di generare una figlia. Non uno, ma tre coloro che dovrebbero fecondarla: Graziano Lucente, rampollo di una famiglia di notabili locali, Quirico Malannata, agricoltore e allevatore, Rocco delle Spezie, un insegnante. Nessuno dei tre potrà però fecondarla, “non uno che ha perso i genitali per disgrazia, non un ragazzino che ancora non si conosce il membro eretto, non un vecchio omosessuale, che a parte il suo rifiuto per le donne, immagino conservi il proprio contenuto di mutande assieme ad abbondante naftalina”. Ma il ventre di Maddalenina prende però a gonfiarsi; si scoprirà più tardi, per un tumore intestinale, come ne “L’inganno” di Thomas Mann. Continua a leggere

“Le due sponde”, di Guglielmo Spirito

 

Se non fossi egiziano, egiziano vorrei essere.
Mustafa Kamil

Dall’Egitto ho chiamato mio figlio

(Mt 2, 15)

Alessandria/Catanzaro,
agosto 2009

Sorvoliamo il Mediterraneo, in discesa verso la costa egiziana. Il mare scivola all’indietro e si perde fuori del finestrino. Un chiarore abbagliante, ovunque, appena attutito (o forse ingrandito, deformato?) dalla coltre di un giallastro sporco – pensavo fosse sabbia ed è invece smog-, che incombe come un lenzuolo lurido sul Cairo, avvolge l’arrivo nella terra dei copti. Continua a leggere

Con la tivù non rido più

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un post piuttosto divertente di Fabio Lotti, sul blog del Giallo Mondadori: “Riso e sorriso tra delitti e rapine”.
Sì, ok, ve la racconto tutta, cita pure me, ma non è questo il punto. Vi lascio “indagare” sui personaggi letterari raccontati da Lotti e sugli escamotage giallistici che strappano un sorriso. Continua a leggere

CARTOLINE DAI MORTI

*

Qui la fine della primavera e la fine dell’inverno sono piú o meno la stessa cosa. Il segnale sono le prime rose. Ne ho vista una mentre mi portavano nell’ambulanza. Ho chiuso gli occhi pensando a questa rosa mentre davanti l’autista e l’infermiera parlavano di un ristorante nuovo dove ti fanno abbuffare e si spende pochissimo. Continua a leggere

Il Capitano Mario (XXIV)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, XXIII)


ASSE MILANO-GENOVA E OLTRE


Noi avevamo notizie di quanto stava accadendo tra il Piemonte e la Lombardia occidentale, specialmente in una zona compresa tra Milano e Genova; avevamo i più frequenti contatti con l’Oltrepò, dove erano disseminati i nuclei armati partigiani più vicini a noi, purtroppo però vicini anche a certi castelli sull’Appennino: dominio delle SS che vi rinchiudevano i prigionieri per sottoporli alle più atroci torture. L’inverno si prolungava, terribile: alcuni gruppi furono annientati, altri si erano trasferiti al di là della linea gotica per unirsi ai combattenti regolari e agli alleati per fare la guerra ai Tedeschi; la stessa zona libera di Varzi fu abbandonata, poi però ripresa, con molto sacrificio. Difficile per noi avere notizie di quanto accadeva nella parte orientale dell’alta Italia, per esempio nell’Ampezzano, nel Friuli e nella Carnia, dove pure ferveva la lotta. Oppure le avevamo in ritardo.
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