Archivi categoria: Letture

Tolkien, il “coraggio nordico” e… quel piccolo ignorante di Adolf Hitler

Articolo di Wu Ming 4

(prefazione all’opera di J.R.R. Tolkien Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm, appena uscita per Bompiani – già pubblicata in rete sul sito della Wu Ming Foundation)

[E’ in libreria la nuova edizione del testo di J.R.R. Tolkien Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm (Bompiani) a cura di Wu Ming 4. Oltre al testo di Tolkien, emendato da alcuni smaccati errori di traduzione presenti nella precedente edizione (Albero e Foglia, 2000), il libro contiene la traduzione italiana del poema breve La Battaglia di Maldon e un articolo monografico di Tom Shippey, massimo esperto tolkieniano vivente.
Di seguito, la prefazione di Wu Ming 4, che oltre a riprendere ed estendere le argomentazioni già presenti in Un giorno a Maldon (L’eroe imperfetto, Bompiani 2010), passa in rassegna alcuni dei più marchiani equivoci su Tolkien accumulatisi nel corso dei decenni.] Continua a leggere

E allora puoi solo parlare della tua vita o di quella degli altri

Di Adelelmo Ruggieri

*

Il tempo allevia agli uomini il dolore.

Terenzio

*

Svariatissimi sono i modi di morire, eppure a tale impensabile varietà si oppongono un po’ di cose certe: una di loro, per esempio, è che a ognuno toccherà, si spera il più tardi possibile per ognuno, il proprio modo e solo quello. Per l’ipocondriaco non è così. Continua a leggere

Chiara Baldini – Inediti

Dalla silloge inedita 30+1 in soffitta proponiamo una scelta di testi poetici di Chiara Baldini.

La scala

Con le movenze pie
e fame d’affetti materici
stancamente dismessi in un tetto
l’anima-Mosè
ascende già
dal passato remoto al Sinai legnoso
di polvere e penombra.
Intona un cigolio
pesando a ogni piede
marcato a fuoco: tavole incise
di comandamenti tarlati.
La terra promessa
in pochi passi.

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Scritture dal mondo arabo #2: Dunyazad

di Ramona Ciucani

Dunyazad è un nome-simbolo, Dunyazad è la figlia-angelo, Dunyazad è un romanzo, Dunyazad è il punto di svolta nella vita di una madre, di una scrittrice, Dunyazad è la salvezza, la presa di coscienza della vita nonostante la perdita.
Unico rimedio contro l’amarezza divorante del lutto e dei sensi di colpa è raccontare-scrivere, per mantenere vivo il ricordo ma, allo stesso tempo, per liberarsi dallo strazio del dolore. Una “cura” universale, come universali sono oramai le Mille e una notte, caposaldo della tradizione letteraria mediorentale, a cui allude con delicatezza il nome-titolo Dunyazad, omaggiando più il genio femminile del narrare che i facili echi esotici prediletti dal gusto occidentale. Continua a leggere

John Barleycorn. Memorie alcoliche

In libreria dal 9 dicembre

Jack London: John Barleycorn. Memorie alcoliche (ed. Mattioli 1885)

(traduzione e prefazione a cura di Davide Sapienza)

pp. 240, € 15,90


L’autobiografia di un bevitore: dal rifiuto dell’alcol all’impossibilità di vivere senza.

Pubblicato per la prima volta nel 1913 viene qui ripresentato nella nuovissima traduzione del massimo esperto italiano di Jack London: Davide Sapienza.

“Il John Barleycorn di queste pagine è un vero e proprio personaggio che si incunea nella personalità, che spezza in due l’essere umano, che lo aiuta ad autoingannarsi: una figura che appartiene alla vita di milioni di persone, e non per forza sotto forma di dipendenza dall’alcol (la lobotomia della televisione odierna, è probabilmente il nostro John Barleycorn più insidioso che addormenta le coscienze e distrugge i sentimenti profondi). London scrisse John Barleycorn consapevole di dare scandalo, perché mai prima di allora uno scrittore così famoso aveva fatto un simile coming out nel nome del popolo, che nel libro egli definisce come la sua ultima illusione”. [dalla prefazione di Davide Sapienza]

Distassie folgoranti e tarsie. Poesie de desegnio et meglio finitte

Copertina

di Giovanni Fontana



Quando infuria la peste si ammucchiano corpi nei quadrivi. Verranno i carri a caricarli. Con maschere a becco. Del malaugurio. E brancicheranno su carteggio spurio.

Cialtroneggiano insipienti praticanti di rimedi fasulli. Dispensatori balordi di pappe vane. Sterili panacee. Idee balzane. Marchiane.

E sono sempre i migliori che se ne vanno. Dice qualcuno. Quelli che sanno. Come il gran Zorzo. Cui mirava Isabella di Mantova. Celeste. Luminosa marchesa D’Este. Che aspirava a «una pictura de una nocte molto bella et singulare». E Zorzo ne fece. Per Thadeo Contarini. Una. «De miglior desegnio et meglio finitta». Un’altra. Per tal Becharo. Victorio. Cui caro era il lavoro. Per notizia rara. Ora. E ignota dimora. Entrambe le notti indisponibili. Continua a leggere

Il Capitano Mario (XXVIII)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV, XXVI, XXVII)


Era sempre più difficile vivere…


Quantunque al castello la vita trascorresse relativamente tranquilla, tuttavia in quell’estate 1944 le comunicazioni divenivano sempre più precarie specialmente per me che dovevo recarmi spesso a Pavia. In città avevo lasciato, come facevamo in molti, l’indispensabile per dormire e per cucinare: l’appartamento era quasi vuoto. Avevo traslocato nel cascinale di un’amica i mobili migliori e i libri temendo la distruzione della casa, situata, come già dissi, all’ultimo piano fra due caserme. Mario tornava a casa dall’ospedale soltanto quando c’ero io, che dovetti trattenermi più del solito a Pavia per gli esami di riparazione al primi di settembre.

Fu proprio allora che subimmo il bombardamento più terrificante. Continua a leggere

Miljana Cunta. Za pol neba (Per metà del cielo)

Poesia in giallo e nero e rosso. Di Francesco Tomada

L’autrice slovena Miljana Cunta giunge alla sua prima raccolta, “Za pol neba” (Per metà del cielo), dopo un percorso lungo e importante in campo letterario: sebbene giovane (è nata nel ’76), è stata infatti per anni responsabile del festival internazionale di Vilenica, e si è impegnata in diversi settori della vita culturale slovena. Difficile dire quanti stimoli esterni siano dunque confluiti nella sua scrittura e forse poco importa saperlo, perché in ogni caso Miljana Cunta dimostra una spiccata capacità di interiorizzare e riproporre impulsi che a volte, nell’arco di poche parole, aprono gli orizzonti in direzioni diametralmente opposte (“Sulla parete ad alta voce tace / il tempo trattenuto”). Continua a leggere

L’egemonia sottoculturale

di Massimiliano Panarari

Metamorfosi della società e dirompente passaggio di cultura. È così che possiamo classificare il mutamento socio-culturale (e, per certi versi, persino antropologico) prodottosi in Italia a partire dagli anni Ottanta del Novecento, il trionfo anche da noi dell’edonismo reaganiano (all’insegna, naturalmente, di alcune specificità classicamente nazionali). Continua a leggere

Murene, il secondo volume: Ingo Schulze, “L’angelo, le arance e il polipo”

[Sta per essere spedita la seconda Murena. Ancora uno splendido testo, in una grande traduzione di Stefano Zangrando e Valentina Di Rosa, e con copertina sempre più trendy disegnata da Mattia Paganelli, stavolta astutamente comprensiva (abbiamo capito come gira il mondo) di pubblicità occulta alla Fanta. È sempre possibile abbonarsi qui. E ancora una volta, grazie a tutti. a. s.]

di Stefano Zangrando

Ingo Schulze non sarà forse un «autore importante di cui nessuno in Italia si stia curando», com’era negli obiettivi di Nazione indiana nella fase ancora embrionale del progetto poi concretatosi con le Murene, ma è da molti anni un amico e un compagno di strada. Fin da quando, nel 2005, lo invitammo a proporre al blog un racconto inedito, poi confluito nella raccolta Bolero berlinese (Feltrinelli 2008), Schulze ha sempre partecipato con piacere e gratitudine a pubblicazioni più o meno vicine a NI e ai suoi membri – nel 2007 uscì un suo bell’intervento sul numero 9 di «Sud»; più tardi intervenne al Seminario Internazionale sul Romanzo di Trento, per il cui volume collettaneo ci donò un ricco saggio sulla sua poetica (apparso anche qui). Continua a leggere

Lia Albricci, Spegnete la luce, per favore

Questa è una storia gotica, se avete voglia di leggerla, per favore, spegnete la luce

Ma voi lo sapete davvero perché di notte lasciano accese le luci di alcune botteghe? Naturalmente, sì certo, è evidente, per motivi di sicurezza, è un deterrente per i malintenzionati, perché i possibili clienti possano guardare le vetrine anche se il negozio è chiuso, perché se no le strade sono troppo buie e le città sembrano disabitate, può succedere persino che si dimentichino accese, le luci, qualche volta, oppure non so, non ne ho idea, sai, la gente racconta un sacco di cose strane, dicono che se le luci sono spente possa accadere che…, mi sembra di ricordare di una volta in cui… Continua a leggere

Intervista a Bruno Coppola

di Giovanni Agnoloni


Bruno Coppola, Professore di Filosofia di origini napoletane, ora vive a Firenze. Ho avuto occasione di conoscerlo a un seminario organizzato dal Gabinetto Vieusseux sul tema della letteratura gialla nel mondo. Da qui mi è venuto lo spunto per leggere il suo ultimo romanzo, pubblicato da Rizzoli: Clotilde e l’estate dei delitti, che segue ai precedenti Clotilde e la donna senza nome, Clotilde sulle tracce del minotauro, Clotilde e il segreto di San Rocco, Clotilde e la maledizione degli Altamura, Clotilde e il passato non passato, editi da Le Lettere. Continua a leggere

L’Italia a pezzi.

Antologia dei nuovi poeti italiani in dialetto e in altre lingue

Gentile Autore,

la Redazione della rivista “Argo” (Edizioni Cattedrale, Ancona), in collaborazione con critici letterari ed esperti del settore, sta lavorando alla realizzazione di una Antologia di poesia che faccia riferimento alle lingue e dialetti presenti sul territorio italiano, un’operazione che possa rispecchiare nel modo più completo ed esauriente possibile il panorama della produzione delle “parlate” della poesia contemporanea, diverse dall’italiano.

ll nostro intento è quello di offrire una mappatura degli scrittori che hanno scelto come lingua per i propri versi il dialetto (o il neodialetto) o la lingua della loro area di appartenenza. I testi selezionati e le note critiche verranno pubblicati in una Antologia che uscirà nell’anno 2011, in occasione dei 150 dall’Unità d’Italia.

Le chiediamo la sua disponibilità a partecipare al nostro progetto, che consiste in questo:

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Il segreto del mondo

Il segreto del mondo- Messico 2010

un radiodocumentario di Maurizio Braucci


Che cosa accade in Messico? Sono circa 28.000 i morti di mafia degli ultimi 4 anni, da quando il Presidente Felìpe Calderòn ha messo in campo l’esercito e la marina contro lo strapotere dei narcotrafficanti. E’ una guerra per la legalità? Ma intanto i morti innocenti aumentano, le critiche al goveno crescono, il paese è in fiamme. Continua a leggere

Su cosa scriverò e no

Di Marino Magliani

Non ho quasi mai scritto nella tristezza. Nella tristezza solitamente leggo. Devo ammettere che scrivo più di quanto non legga. Non è una dichiarazione di contentezza. Cosa sia non lo so e comunque so che questo del quanto scrivo non sta bene ammetterlo.
Scrivere più di quanto non si legga significa che per poco che uno legga legge almeno un libro al mese e altrettanto, un libro e una vocale o un libro e una consonante al mese per scrivere di più dovrebbe scrivere. E questo è molto anche per uno come me che scrive tanto. Continua a leggere

Il Capitano Mario (XXVII)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV, XXVI)


Mario, quando veniva, incontrava a volte delle donne che aveva conosciuto e curato nella Clinica ostetrico-ginecologica. Gli chiedevano, con umili scuse, qualche consiglio o qualche prescrizione e noi, in cambio, eravamo sempre rifornite dai loro omaggi provenienti dal pollaio o dall’orto, molto apprezzati in quei tempi di carestia.

Mi ero messa in testa di allevare anch’io dei polli, con grande gioia delle bambine che trovavano divertenti i pulcini. Ma fu un disastro: quando cominciavano a crescere, ed erano pollastri, a un certo momento non mangiavano più, facevano uno strano balletto e cadevano stecchiti. Era che si era diffusa in paese un’epidemia e scarseggiavano anche le medicine per i polli. Chiusa l’esperienza di allevatrice di pollame, andavo con le bambine a cercarne nei casolari isolati dei dintorni, dove erano immuni da ogni malattia e raggiungevo spesso un mulino accanto ad una roggia, circondato da un bosco che rendeva il paesaggio molto pittoresco. Sembrava un’antica stampa della campagna nordica: qualche volta è la natura che imita il dipinto. Là comperavo anche la farina e facevo il pane bianco e devo ammettere che come fornarina superavo con successo l’allevatrice di polli.
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L’eleganza del turpiloquio

Elogio del turpiloquio. Letteratura, politica e parolacce
a cura di Romolo Giovanni Capuano
Nuovi Equlibri, 2010

Ecco un post che si potrebbe cominciare con un bel porco d’un cane, ma non sarebbe chic, perché il turpiloquio, pure lui, non manca d’una certa etichetta. Lo veniamo a sapere leggendo “Elogio del turpiloquio – Letteratura, politica e parolacce” a cura di Romolo Giovanni Capuano.

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“L’invisibile canto del silenzio”

Martedì 30 novembre, alle ore 14,30, in Largo Gemelli 1, Milano, presso l’Università Cattolica, nell’aula G117 D. Scoto, presentazione del volume L’invisibile canto del silenzio – Parole e immagini nell’Abbazia di Chiaravalle (v. qui), con testi di Davide Sapienza e foto di Andrea Aschedamini, Introdurrà la Prof.ssa Giovanna Salvioni e saranno presenti gli Autori.

INVITO UNI CATTOLICA 30.11.2010